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Appunti di Diritto penale

Esame Diritto penale

Facoltà Giurisprudenza

Dal corso del Prof. G. Demuro

Università Università degli Studi di Sassari

Tesi
Trattasi dell'ormai abrogato reato di abuso di ufficio che tanto ha fatto discutere la dottrina e la giurisprudenza Italiana degli ultimi 20 anni. Si tratta l'argomento dal punto di vista storico e giuridico, analizzando quelle che sono state le evoluzioni di questo reato e le varie difficoltà interpretative affrontate, per arrivare fino alle varie proposte di legge, poi realizzatesi, di abrogazione.
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Il regime detentivo speciale di cui all’art. 41 Bis della legge 26 luglio 1975 n.354 (O.P.) costituisce indubbiamente un tema quanto mai attuale e assai dibattuto dall’opinione pubblica. Prima di volgere l’attenzione sulle peculiarità del regime in questione è doveroso ripercorrere brevemente le ragioni che hanno portato alla sua introduzione. All’indomani delle stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio dei primi anni novanta, il legislatore ha dovuto prendere atto della risposta insufficiente dei regimi detentivi ordinari rispetto alla repressione della capacità criminale delle organizzazioni di stampo mafioso. Si è toccato con mano come, in costanza di detenzione, i capi mafia non vedevano diminuito, ma anzi paradossalmente accresciuto, il proprio potere direzionale riuscendo a colpire lo Stato ai suoi massimi livelli. Il legislatore ha perciò affidato al secondo comma dell’art.41 Bis O.P. il compito di rispondere a tale esigenza: evitare, o quanto meno ostacolare, contatti e comunicazioni tra esponenti detenuti della criminalità organizzata con quelli ancora operanti all’esterno. Tale regime, definito di “carcere duro”, mira, infatti, attraverso la sospensione delle normali regole trattamentali e con la previsione di severe limitazioni, a rendere impermeabile la struttura carceraria rispetto a possibili contatti con la realtà esterna. Ciononostante, accertata la necessità dell’istituto in un’ottica di neutralizzazione dei detenuti per reati di stampo mafioso, si è discusso, e tutt’ora rappresenta una questione dibattuta, la compatibilità di tale regime con i principi cardine del nostro ordinamento. L’estrema afflittività della misura suscita interrogativi in ordine ai limiti entro i quali possono essere compressi i diritti fondamentali degli individui a favore di esigenze di prevenzione e di sicurezza. Nello specifico, appare estremamente arduo trovare un punto di equilibrio tra le due esigenze antitetiche. Il riconoscimento di esigenze general - preventive ha fatto sì che il regime ex art. 41 Bis O.P. venisse incanalato all’interno dei confini della legittimità costituzionale: la compressione dei diritti fondamentali del detenuto si giustifica in quanto volta a realizzare obiettivi di tutela dell’ordine e della pubblica sicurezza, secondo la logica del bilanciamento. La Corte Costituzionale, chiamata più volte a pronunciarsi sulla legittimità dell’art. 41 Bis comma 2 O.P., ha sempre “salvato” la norma riconoscendo come valore precipuo la finalità perseguita di contenere la pericolosità della tipologia di detenuti in discorso. L’immediata percezione dell’efficacia della disposizione, confermata dalla risposta terroristica di Cosa Nostra, ha fatto sì che la misura da “risposta emergenziale” sia divenuta uno strumento permanente di prevenzione speciale.
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Esame Diritto dell'esecuzione penale

Facoltà Giurisprudenza

Dal corso del Prof. S. Carnevale

Università Università degli Studi di Ferrara

Tesi
Questa tesi offre un'analisi approfondita e critica dell'ergastolo ostativo, una pena perpetua che, di fatto, preclude l'accesso ai benefici penitenziari in assenza di collaborazione con la giustizia per specifici reati. Il lavoro ripercorre l'evoluzione storica dell'ergastolo dalle sue origini pre-codice Zanardelli fino alle più recenti modifiche normative del 2022, nate dal tentativo di superare le annose questioni di legittimità costituzionale. Attraverso un'attenta disamina normativa e giurisprudenziale, la tesi esplora la nascita del cosiddetto 'doppio binario penitenziario' e le diverse 'versioni' dell'ostatività che hanno caratterizzato la storia repubblicana, culminando con le pronunce che ne hanno messo in discussione il nucleo. Viene analizzato il travagliato percorso che ha portato all'intervento legislativo del 2022, destinato a riformare l'istituto dopo le significative pronunce di incostituzionalità. Il lavoro si concentra poi sulla disciplina attuale dell'ergastolo ostativo, evidenziandone le criticità ancora irrisolte, i presupposti per la liberazione condizionale e le differenze tra i regimi ostativi di 'prima', 'seconda' e 'terza fascia'. Un'attenzione particolare è dedicata alla nuova categoria dei reati 'ostativi per connessione' e alle stringenti condizioni di accesso ai benefici per i detenuti non collaboranti. Infine, la tesi propone riflessioni essenziali sull'ergastolo in generale, mettendolo a confronto con la pena di morte, interrogandosi sulla sua utilità e analizzando i diversi profili di incostituzionalità sollevati, tra cui il principio di rieducazione, l'umanità della pena e il diritto al silenzio. Le conclusioni valutano i risultati della recente riforma, cercando di delineare le direzioni auspicabili per il futuro di questo controverso istituto. Questa tesi rappresenta uno strumento prezioso per chiunque voglia comprendere a fondo la complessa evoluzione dell'ergastolo ostativo, le sue implicazioni giuridiche e le sfide che ancora oggi pone al sistema penale italiano.
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Esame Diritto penitenziario

Facoltà Giurisprudenza

Dal corso del Prof. O. Bruno

Università Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Tesi
Bozza di tesi sul diritto penitenziario in generale con attenzione ai temi come salute e carcere femminile e particolare attenzione alla nuova normativa in tema penitenziario e particolare alla salute.
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Tesi Master 2 livello Master Management delle Aziende Sanitarie. Profili di Responsabilità medica con particolare riferimento all'aspetto penale alla luce della legge Gelli Bianco da qualche anno entrata in vigore.
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La tesi affronta il tema della corruzione in ambito farmaceutico, reato che rappresenta la genesi del sistema di responsabilità da reato degli enti introdotto dal D.Lgs. 231/2001. Quest’ultimo nasce in attuazione di impegni assunti dall’Italia a livello internazionale, in particolare con la Convenzione OCSE del 1997, con l’obiettivo di rafforzare la lotta alla corruzione nelle relazioni tra imprese e pubblica amministrazione. A partire da questo contesto, il lavoro analizza l’evoluzione dei presidi introdotti per prevenire tali illeciti e si concentra sulle peculiarità del settore farmaceutico, un ambito particolarmente esposto al rischio corruttivo, approfondendo strumenti, criticità e modelli organizzativi.
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Il presente lavoro di tesi analizza il reato di scambio politico-mafioso, disciplinato dall’art. 416-ter del Codice Penale, seguendone l’evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi trent’anni. L’obiettivo della norma è reprimere il fenomeno del mercanteggiamento di voti tra organizzazioni mafiose e politici, pratica che alimenta legami di reciproco favore e rafforza la presenza mafiosa nei territori. Il reato si radica soprattutto in contesti in cui lo Stato e la politica mostrano carenze, generando zone grigie in cui sfuma la distinzione tra lecito e illecito. Il primo approfondisce la genesi del reato, partendo dal Decreto Martelli del 1992, e analizza gli elementi costitutivi della fattispecie e i primi orientamenti giurisprudenziali, tra cui le sentenze Demitry (1994) e Mannino (2005). Il secondo esamina la riforma del 2014 (legge n. 64), con particolare attenzione alle modifiche sui soggetti attivi e sul momento consumativo del reato, includendo l’analisi della sentenza Antinoro. Il terzo affronta la riforma del 2019 (legge n. 43), che ha introdotto ulteriori novità su pene, aggravanti e soggetti coinvolti, ridefinendo l’intero impianto dell’art. 416-ter c.p.
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La tesi approfondisce il diritto penale europeo e internazionale, con particolare attenzione alle fonti europee e al loro impatto sul sistema penale sovranazionale. Analizza come queste contribuiscano all’armonizzazione delle normative nazionali e alla cooperazione giudiziaria tra Stati, con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia nella repressione dei crimini transnazionali e garantire una tutela uniforme dei diritti fondamentali.
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Tesi Traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La legislazione penale italiana in tema di sostanze stupefacenti, le operazioni di polizia, la criminalità organizzata e traffico internazionale di droga.
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Il presente lavoro affronta, in chiave critica e sistematica, il tema del disastro ambientale e della responsabilità penale (personale e dell'ente) ad esso connessa, muovendo dalla constatazione che le catastrofi ambientali non costituiscono più eventi eccezionali, ma fenomeni sistemici di una modernità produttiva che fatica a governare le proprie esternalità (Porto Marghera, ICMESA di Seveso, ILVA di Taranto, Eternit, PFAS Miteni, Think Pink, Terra dei Fuochi). La ricerca si interroga sulla reale idoneità del diritto penale – cui il legislatore, unionale e nazionale, affida un ruolo via via più centrale – a porsi quale strumento elettivo di tutela dell'ambiente nell'interesse delle generazioni presenti e future, ovvero se esso non si traduca, piuttosto, in un presidio tanto inefficace quanto iniquo, in quanto sorretto e animato da una vocazione meramente simbolica. Il primo cap ricostruisce l'evoluzione del valore giuridico dell'ambiente, dalle forme di tutela indiretta al riconoscimento quale bene autonomo, soffermandosi sulla riforma costituzionale 11 febbraio 2022 n. 1 (artt. 9 e 41 Cost.), sul Testo Unico Ambiente (D.lgs. 152/2006), sulla legge 68/2015 sugli ecoreati, sull'interazione tra normativa penale ed extra-codicistica, e sulle più recenti fonti sovranazionali (Direttiva UE 2024/1203 e Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura). Il secondo cap ripercorre l'evoluzione della fattispecie di disastro: dalla originaria supplenza giurisprudenziale operata tramite l'art. 434 c.p. (il disastro innominato), passando per Corte cost. n. 327/2008, fino all'esame critico dell'art. 452-quater c.p., del quale si analizzano i nodi più controversi – clausola di abusività e sospetto ritorno alla tutela di funzioni, indeterminatezza descrittiva, anomalo rapporto col permanente disastro innominato – con uno sguardo comparatistico finale. Il terzo cap costituisce il cuore tecnico del lavoro: nella prima sezione si esaminano le possibili tecniche di tutela; nella seconda si affrontano i profili critici dell'imputazione – elemento oggettivo e oggetto di tutela (incolumità pubblica o ambiente in sé?), elemento soggettivo nelle sue varie declinazioni di dolo (con focus sulla problematica formula dell'accettazione del rischio nel dolo eventuale) e nell'ipotesi colposa (caso ILVA), tempus commissi delicti tra carattere istantaneo, permanente e a condotta frazionata, accertamento tecnico-scientifico e quantificazione del danno, rapporto tra causalità scientifica e giuridica, uso dell'epidemiologia (caso Eternit), causalità generale e individuale, causalità addizionale, cumulativa e multifattoriale. Il quarto cap affronta la responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001, con analisi dei modelli organizzativi e del ruolo dell'Organismo di Vigilanza, della sindacabilità giudiziale del modello e del problema del senno di poi, della difficile coniugazione di interesse e vantaggio rispetto alle fattispecie colpose, e della natura collegiale delle decisioni con il connesso dissolversi del contributo individuale. Il cap conclusivo è dedicato alle prospettive di riforma: riflessione critica sulla funzione di deterrenza, interrogativo sull'extrema ratio penale o sul congedo dal sistema penale, valutazione della maggiore idoneità del diritto amministrativo, enfasi su compliance, sorveglianza proattiva e principi ESG, sanzioni patrimoniali e interdittive incisive, e centralità del risarcimento del danno ambientale anche mediante fondi di garanzia. Il lavoro si colloca al crocevia tra diritto penale, governance aziendale e tutela dell'ambiente, con l'ambizione di fornire un inquadramento sistematico della materia e una riflessione critica sul modello di responsabilità oggi dominante, individuando le domande più significative da porsi in un campo destinato a divenire sempre più centrale nella coscienza giuridica del nostro tempo.
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Tesi riguardante il d.l. sicurezza n. 48 del 2025, con particolare riferimento alla fattispecie di resistenza a pubblico ufficiale e alla sanzione della resistenza passiva nei contesti dei carceri e dei CPR. Vi è anche un richiamo al lavoro dell'organizzazione Antigone.
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