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Pier Paolo Pasolini - Vita, personalità, opere

La vita di Pasolini inizia nel 1922 a Bologna dove nasce. Trascorre poi l’infanzia e l’adolescenza in diversi luoghi del nord Italia, mentre passa le estati a Casarsa, in Friuli, regione di origine della madre. Non ebbe un’infanzia molto serena a causa dei contrasti con il padre che ammirava ed amava sempre più il fratello Guido rispetto a Pier Paolo; tutto ciò sarà alla base di un profondo conflitto edipico al quale è da ricollegare la stessa omosessualità del poeta. Nel 1945 subisce un periodo di carcere per attività antifascista, perde il fratello Guido, partigiano, e nell’autunno si laureerà in lettere all’università di Bologna con una tesi su Pascoli, autore da lui molto ammirato per lo sperimentalismo linguistico e quindi per l’uso del linguaggio scientifico e delle onomatopee (la precedente tesi era sulla sua amata storia dell’arte, ma durante la guerra essa si perse).

Dopo ciò insegnerà alla scuola media in Friuli e ricoprirà la carica di segretario di una sezione del PCI. Due anni dopo fu accusato di atti osceni in luogo pubblico e di abuso di minori, per questo subirà un processo e verrà espulso dal PCI e dall’insegnamento. Durante il processo cercherà di difendersi dichiarando anche al pubblico la sua omosessualità. Il padre lo ripudierà e l’unica a rimanergli accanto sarà la madre, che lo seguirà a Roma dove dopo alcuni anni di difficoltà economiche comincerà ad insegnare in un parificato, conoscerà molti intellettuali, si inserirà nel mondo del cinema e scriverà uno dei romanzi più conosciuti: Ragazzi di vita per cui ancora una volta subirà un processo perché accusato di pornografia. Tutto ciò ovviamente gli fece perdere molta credibilità, nonostante sia stato difeso da molti intellettuali quali Contini, Ungaretti e Calvino. Nel 1955 fonda con alcuni amici L’Officina, una rivista aperta allo sperimentalismo formale e politicamente impegnata.
I temi trattati da tutti gli scrittori dell’officina rinviano alla distruzione del mondo contadino,ai cambiamenti prodotti dallo sviluppo economico da parte delle masse popolari (sempre più omologate dal sistema capitalistico, dal consumismo e dalla televisione) alle nuove forme di organizzazione industriale, alla delusione per la fine del clima eroico della resistenza e al conformismo dominante anche nei partiti di sinistra.
Pasolini, al culmine di una notorietà legata anche al suo anticonformismo, verrà ucciso nella notte del 2 novembre 1975 da un ragazzo; ancora oggi è aperta l’inchiesta.
Ogni scrittore che non limiti la sua attività a una pura operazione di mercato, ma voglia offrire una testimonianza autentica d’arte o di pensiero, si assume inevitabilmente un ruolo di coscienza critica nei confronti del suo tempo e della condizione umana. È il caso di Pasolini e Sciascia, due autori testimoni coraggiose e impietosi della crisi dell’Italia contemporanea.
La personalità di Pasolini è una delle più originalo della letteratura italiana. Egli è stato infatti poeta, narratore, regista e critico sotto alcuni punti di vista scomodo, anticonformista, ma capace di suscitare scandalo e raccogliere molti consensi, al punto che ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana del secondo Novecento.
Fu anche ideologo animato da volontà di denuncia e intellettuale trascinato dalla passione e dalla razionalità i cui risultati non lineari, e spesso incoerenti con le sue opere lo hanno trasformato in un personaggio irritante e discusso, ma anche in una delle figure più presenti e incisive del dibattito culturale del dopoguerra.
La sua carriera può essere suddivisa in due fasi. La prima fase è legata al simbolismo e all’impegno civile e ideologico e domina il tema dell’adolescenza diviso tra purezza e maturità peccaminosa: alla civiltà contadina si lega la prima; la seconda coincide con la moderna civiltà industriale. Tale dualismo purezza/peccato ha anche un’origine privata nel complesso edipico del poeta, infatti all’infanzia corrisponde l’innocenza correlata all’amatissima figura materna, mentre alla maturità corrisponde il peccato e la colpevolezza per l’amore esclusivo per la madre. Sarà questo, anche, il periodo del plurilinguismo in cui Pasolini ispirandosi a Pascoli scriverà i poemetti narrativi in terzine. Da un punto di vista ideologico Pasolini si avvicina al pensiero diGramsci di cui accetta l’idea Marxista, ma rifiuta la non valorizzazione della massa. Pasolini vanta anche una grande filmografia. Con i primi film degli anni sessanta infatti viene valorizzata al massimo la carica positiva delle pulsioni vitali del popolo, esaltata come alternativa possibile alla spietatezza del capitalismo.
Durante la seconda fase Pasolini mette in discussione la letteratura, incapace di rispondere ai nuovi bisogni della società di massa; per questo egli ricorrerà al cinema che non è solamente uno strumento alternativo alla letteratura, ma anche un modo di criticarla e rifiutarla.
Numerose sono le poesie scritte da Pier Pasolini. Egli, attraverso la poesia e il giornalismo, vuole mantenere vivo il divario esistente tra la dimensione pubblica e privata e cogliere la condizione alienata dell’uomo-massa.
Il tema della corporalità e del rilancio della dimensione privata non aveva in Pasolini il valore di un’alternativa alla politica, ma era una forma estrema di opposizione. La morte di Pier Pasolini avviene in data 2 novembre 1975 in circostanze misteriose.

Opere di Pasolini

Il pensiero e la poetica di Pasolini sono evidenti nelle sue opere principali. Ragazzi di vita pubblicato nel 1955, è formato da una serie di racconti ed è privo di una vera e propria vicenda narrativa. È incentrato sulla corporalità rappresentata dal proletariato romano. Vi è una forte partecipazione personale nel descrivere un mondo istintivo e brutale in cui Pasolini proietta la sua passionalità e il desiderio di libertà. Il protagonista è Riccetto, che vive in delle baracche alla periferia di Roma, in cui vige la totale miseria e degrado. Egli dopo varie imprese teppistiche, alla fine sceglie il lavoro e si inserisce nella società. Le borgate di Roma, miserabili e violente, diventano l’emblema di un universo a sé stante, ingenuo nelle sue barbarie,che contiene germi di spontaneità e conserva i valori positivi ormai cancellati dal progresso tecnologico. Pasolini ritiene che solo questo mondo grottesco sia quello autentico e rappresentante l’umanità nelle sua essenza. Anche il linguaggio è alquanto originale e vi è un misto di dialetto romanesco, utilizzato dai personaggi, e italiano borghese, utilizzato dal narratore. La narrazione è in terza persona.

Il romanzo suscitò vivaci polemiche per il modo crudo e lontano dal Neorealismo con cui veniva presentato il popolo e per le scene di sesso per cui l’autore venne addirittura accusato di pornografia.

Una vita violenta, pubblicato nel 1959, ha la stessa ambientazione del primo romanzo. Esso apparentemente sembra la continuazione del primo, ma in realtà è più articolato e imposta il problema della vita di borgata sotto il profilo sociale e non solo esistenziale.
Il protagonista è Tommaso, nato anch’egli nelle borgate romane che però, a differenza di Riccetto, vuole migliorare la sua condizione studiando e affermandosi nel PCI; quando quasi sta per ottenere tutto ciò muore compiendo un gesto eroico e quindi cercando di salvare una prostituta che si era gettata nel Tevere. Tale romanzo è meno grottesco rispetto al primo e il protagonista ha una dimensione umana di più spiccata individualità. La morte di Tommaso non è però negativa o meglio la sua salvezza sta proprio in questa morte eroica, non nella speranza di un futuro di lavoro e impegno politico.

All’atmosfera di ragazzi di vita riconducono le pagine dell’incompiuto Atti impuri, mentre Amado mio, anch’esso incompiuto, riconduce alle contemporanee esperienze di ispirazione autobiografica per il modo con cui l’autore descrive il Friuli.

Fra le poesie di Pasolini ricordiamo La meglio gioventù fu pubblicato nel 1954 e include anche le poesie a Casarsa, scritti giovanili in dialetto friulano. L’opera racchiude alcuni dei momenti più alti della produzione poetica di Pasolini: egli fa rivivere nella sua coscienza di adulto le prime esperienze di vita, ormai trasformate in nostalgico rimpianto e traduce in delicate immagini l’autenticità primitiva della sua adolescenza. Sono versi di profonda musicalità e dolcezza con cui l’autore si accosta a schemi stilistici vicini a quelli dell’ermetismo, ma anche a contemporanee esperienze neorealistiche e post ermetiche. I temi sono quelli dell’amore per Casarsa e della protezione che il paese gli offriva e quelli dell’amore per la madre. Probabilmente utilizza il dialetto friulano anche per motivi affettivi, perché esso gli ricordava i momenti felici dell’infanzia.

Le poesie in lingua pubblicate con il titolo L’usignolo della chiesa Cattolica, sono legate in parte ancora al mondo friulano e in parte al travaglio religioso di Pasolini in quel periodo.

Le ceneri di Gramsci fu pubblicata nel periodo romano e costituisce una vera svolta.
Contiene 11 poemetti e costituisce il momento più alto e compiuto della poesia di Pasolini.
Il titolo fu ispirato proprio alla lapide di Gramsci in cui era inciso "ceneri di Gramsci" in lingua latina.
Uno dei temi dominanti è una nozione di popolo inserita in una dimensione preistorica di purezza e innocenza. Questa umanità miserabile ma allegra, ignorante ma saggia, non ancora contaminata dal conformismo piccolo borghese né deturpata dalle ossessioni consumistiche, è il punto di riferimento ideale di Pasolini, l’isola di libertà in cui, grazie alla sopravvivenza dei valori di un Italia popolare e contadina, “l’umile Italia”, è ancora possibile trovare scampo e riscatto dall’omologazione neocapitalista. In quest’opera inoltre Pasolini sviluppa un’analisi delle due componenti essenziali dell’universo popolare: il proletariato contadino e il sottoproletariato urbano; il primo, radicato nelle campagne dell’Italia settentrionale, conserva intatta la libertà della sua cultura non ancora degradata dalla società industriale di massa, il secondo, di cui si fa emblema il popolo delle brigate romane, è ormai contaminato e corrotto dai miti consumistici ai quali però riesce a contrapporre un primitivo istinto vitale; grazie a questo istinto riesce a difendere la propria identità e salvarsi dalla definiva omologazione. Domina il tema delle borgate con il quale si interseca un adesione al marxismo anche se non pienamente concorde con quella di Gramsci.
Lo stile è essenziale e si ravvicina alla tradizione ottocentesca, si avrà infatti un riferimenti ai poemetti di Pascoli. I temi sono di tipo ideologico-politico e in quest’opera viene fuori più che mai il pensiero politico di Pasolini. Tale romanzo sarà criticato e amato da molti intellettuali, quali Calvino che apprezzerà lo sperimentalismo linguistico, ma non il pensiero politico riguardante la massa di Pasolini.

Petrolio è l’ultimo romanzo rimasto incompiuto e rappresenta, come afferma lo stesso Pasolini, “una specie di summa delle sue esperienze e di tutte le sue memorie”. Il protagonista Carlo di cui si rappresenta la scissione psicologica sullo sfondo di un’Italia dominata dalla volgarità neocapitalista, è un personaggio largamente autobiografico e risulta essere anche un personaggio altamente contradditorio proprio come lo stesso Pasolini.

Le lettere luterane

Durante l’ultimo anno della sua vita (1975) Pasolini pubblicò nel corriere della sera e nel mondo articoli che suscitarono scalpore e polemiche. Essi, raccolti dopo la morte dello scrittore, sono confluiti in due libri: scritti corsari e lettere luterane che costituiscono una sorta di testamento morale in cui vengono affrontati tutti i temi dell’ideologia Pasoliana.
In particolare è analizzato e indagato il motivo dell’omologazione cioè lo smarrimento dei caratteri originari della cultura popolare a causa del consumismo neo capitalistico. In alcuni di questi articoli Pasolini giunge al provocatorio paradosso di proporre l’abolizione della scuola dell’obbligo e della televisione, da lui giudicati i principali strumenti di trasmissione dei modelli consumistici, che, come un nuovo fascismo, soffocano la libertà di coscienza e umiliano la dignità dell’uomo, ridotto a una stupida e infelice caricatura di se stesso. Risulta quindi ovvio che il filo conduttore dell’esperienze umane e artistiche di Pasolini è la sua battaglia contro l’omologazione per cui Pasolini passò momenti di durissimo scontro e doloroso isolamento. Ciò che veniva rimproverato allo scrittore era il rifiuto assoluto della modernità e il suo esplicito rimpianto del mondo contadino e pre-industriale. Pasolini inoltre non sa proporre altro che una fuga con l’esito fatale di una resa senza condizione, lo scrittore cerca salvezza negli angoli più remoti del pianeta non ancora contaminati dal capitalismo e quando la lebbra consumistica farà la sua apparizione anche lì non resterà che la disperazione.

Confronto tra Paolini, Montale ed Eliot sulla società di massa e l’uniformità linguistica

Il problema della società di massa e del conformismo fu ampiamente discusso da Pasolini come anche da Montale ed Eliot, anche se fra i tre vi è una sostanziale differenza: gli ultimi due difatti credevano che la diffusione della società di massa comportasse ai loro occhi la perdita dei valori borghesi su cui si era costruita la società occidentale moderna; Pasolini invece crede che le vittime dell’omologazione non siano tanto i borghesi quanto la massa.
Secondo Pasolini il problema non è tanto la perdita della grande civiltà borghese moderna ma piuttosto la perdita delle varie culture, soprattutto popolari, alternative a quelle borghesi dominanti. Quindi non è la borghesia, come dicevano Montale ed Eliot che si popolarizza a causa della civiltà di massa; ma il popolo che si “borghesizza”.
Tale omologazione è presente anche nella lingua che sta quasi divenendo una koiné anche a causa del modello televisivo che sta via via eliminando tutte le forme dialettali ed escludendo anche la lingua appartenente al registro medio alto proprio della letteratura.

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