Leonardo Sciascia: chi è, opere e vita

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Chi è Leonardo Sciascia?
L'autore, protagonista delle tracce di prima prova maturità 2019, è uno dei principali scrittori del Novecento. Siciliano, nacque nel 1921 a Racalmuto (Agrigento) e muore nel 1989 a Palermo, all'età di 68 anni. In questo articolo parleremo di questo autore e di ciò che bisogna sapere su chi era, cosa ha fatto, la vita e la morte, e le opere principali.

La vita, la morte e le opere di Leonardo Sciascia

Sciascia è una delle grandi figure del Novecento italiano ed europeo. Fu scrittore impegnato e punto di riferimento anche in politica: nella sua opera ha affrontato i problemi della sua terra, la Sicilia. Si può inserire nella corrente letteraria e saggistica del "realismo critico".

Nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia siciliana. Primo di tre fratelli, sua madre viene da una famiglia di artigiani, mentre il padre è uno dei tanti operai impegnati nelle miniere di zolfo della zona agrigentina.
Nel 1935 si trasferisce a Caltanissetta, dove conosce l'autore Vitaliano Brancati e il giovane insegnante Giuseppe Granata, futuro senatore del Partito Comunista Italiano, che saranno importantissimi per la sua formazione.
Nel 1941, Sciascia supera l'esame per diventare maestro elementare. Nello stesso anno, viene assunto dall'ammasso del grano di Racalmuto, dove resta fino al 1948. Si sposa nel 1944 con Maria Andronico, con cui ha due figlie: Laura e Anna Maria.
In questi anni riceve il primo incarico come insegnante arriva presso la scuola elementare di Racalmuto, ma deve affrontare il suicidio del fratello Giuseppe, nel 1948.
A partire dagli anni '50, partecipa alla vita politica e letteraria del Paese. Nel 1952 la prima pubblicazione, "Favole della dittatura". Nel 1956 pubblica il suo primo, vero libro: "Le parrocchie di Regalpietra": si tratta di un'inchiesta della sua vita di insegnante in un paese che somiglia proprio a Racalmuto.



Per un biennio si trasferisce a Roma, al Ministero della Pubblica Istruzione. Al suo ritorno a Caltanissetta, scrive il famoso libro "Il giorno della civetta", da cui qualche anno dopo il regista Damiano Damiani trae un film. Il libro parla dell'assassinio del sindacalista comunista Miraglia, avvenuto nel 1947.
Nel 1967, Leonardo Sciascia si trasferisce a Palermo, dove si dedica totalmente alla scrittura e alla vita politica.

In poco tempo diventa l'emblema dell'intellettuale controcorrente, capace di guardare la realtà in modo oggettivo e a criticarla se necessario.
Nel decennio fra gli anni sessanta e settanta, pubblica opere impegnate e con un fondo storico alla base, come 'Il contesto' (1971), "Il consiglio d'Egitto" (1963), "A ciascuno il suo" (1966), "Morte dell'Inquisitore" (1967).

Nel 1970 pubblica anche la raccolta "La corda pazza" il cui tema principale è la "sicilitudine", termine coniato dall'autore per designare il tema che collega tutti i saggi contenuti nella raccolta.
Nel 1974, durante un referendum nazionale, viene pubblicato "Todo modo" che rivela i rapporti tra il Governo, e quindi il potere, e il Clero attraverso il racconto di un pittore che diventa una sorta di detective impegnato nell'indagine su alcuni misteriosi delitti avvenuti in un ex edificio religioso in cui si celebrano alcune strane pratiche spirituali. Si capisce quindi perché quest'opera fu osteggiata dalle gerarchie ecclesiastiche e dai vertici democristiani.

Nel 1975 scrive il romanzo "La scomparsa di Majorana", in cui espone alcune teorie sulla sparizione del celebre scienziato. Sempre nello stesso anno Sciascia si candida per le liste del Partito Comunista a Palermo e viene eletto anche se la carica dura solo due anni poiché decide di dimettersi a causa degli estremismi del partito e di compromessi politici, precedentemente aspramente criticati nei suoi scritti.
Nell'anno delle sue dimissioni, il 1977 viene dato alle stampe "Candido", con chiaro riferimento all'omonima opera di Voltaire.

Nel 1979, incoraggiato dai radicali, si candida sia in Europa che alla Camera. Occupa il suo posto quindi a Montecitorio, e lavora sull'inchiesta per il rapimento di Aldo Moro. Il suo interesse per questo rapimento dà vita al piccolo volume intitolato "L'affaire Moro", pubblicato nel 1978, nel quale l'autore esprime la sua visione dei fatti e aspira ad una trattativa con i terroristi.
A causa di contrasti con Berlinguer, il leader del Partito Comunista Italiano, lo scrittore abbandona definitivamente la carriera politica, al termine del suo mandato e decide di ritirarsi a Parigi.

Poco dopo gli viene diagnosticato un tumore che lo porta spesso a Milano per le cure che diventano sempre più pesanti. Anche negli ultimi anni, nonostante la malattia, non smette di scrivere e pubblica alcuni racconti come "Porte aperte", nel 1987, "Il cavaliere e la morte", nel 1988, e "Una storia semplice".
Il 20 novembre del 1989 all'età di 68 anni, Leonardo Sciascia si spegne a Palermo.

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