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Concetti Chiave

  • Elsa Morante, scrittrice di rilievo del Novecento italiano, vinse il Premio Strega nel 1957 con "L'Isola di Arturo", diventando la prima donna a ricevere questo riconoscimento.
  • La sua carriera letteraria ha inizio con "Menzogna e sortilegio", pubblicato nel 1948, che esplora le dinamiche complesse tra i personaggi femminili e maschili, riflettendo su temi di potere e vulnerabilità.
  • Morante ha vissuto un periodo di crisi artistica dopo il successo di "L'Isola di Arturo", caratterizzato da viaggi e relazioni tumultuose che influenzarono la sua scrittura.
  • In "Aracoeli", il suo ultimo romanzo, Morante ritorna a storie personali, esplorando il complesso rapporto tra madre e figlio e affrontando il dolore e la solitudine nella sua vita.

In questo appunto di Italiano si analizza la vita di Elsa Morante, la prima scrittrice ad aver vinto il Premio Strega con il romanzo "L’Isola di Arturo" e una delle più importanti autrici del Novecento italiano.
Elsa Morante: la sua biografia e le sue opere articolo

I primi anni e l'inizio del successo

Elsa Morante nacque a Roma nel 1912 da una famiglia modesta, nel quartiere popolare di Testaccio e fin da giovane dimostrò una spiccata attitudine per la scrittura, accompagnata da un grande desiderio di indipendenza. Terminato il liceo lasciò la famiglia e iniziò a scrivere fiabe e brevi poesie per bambini, collaborando contemporaneamente con giornali e riviste. Si iscrisse alla Facoltà di Lettere, ma per problemi economici non riuscì a terminare gli studi. Tra il 1939 e il 1941 lavorò assiduamente per il settimanale «Oggi». A questo periodo, negli anni ’30, risale l’incontro con Alberto Moravia, all’epoca già scrittore affermato grazie al romanzo “Gli Indifferenti” del 1929. Si sposarono nell’aprile del 1941; tra le frequentazioni della coppia spiccavano personalità e nomi quali Giorgio Bassani, Umberto Saba, Attilio Bertolucci e Pier Paolo Pasolini.
Per sfuggire alle rappresaglie belliche (Moravia era antifascista) si rifugiarono a Fondi. La Morante iniziò la stesura del suo romanzo “Menzogna e sortilegio” mentre Moravia trasse ispirazione per “La Ciociara”.
Per approfondimenti su Alberto Moravia vedi qua

Il primo romanzo: Menzogna e sortilegio

Pubblicato da Einaudi nel 1948 tramite l’aiuto di Natalia Ginzburg, suscitò gli apprezzamenti di molti critici e vinse il Premio Viareggio.
Il libro racconta la storia di Anna, figlia di un nobile decaduto e innamorata di Edoardo, un ricco cugino, con il quale comincia una relazione morbosa. Tanto Anna gli è devota, tanto lui è dispotico e capriccioso. Nel frattempo Francesco, amico di Edoardo, si innamora di Anna, allontanando Rosaria, una prostituta che lo ama e con la quale ha una relazione. Edoardo scompare improvvisamente e Anna, che versa in una difficile situazione economica, sposa Francesco benché ami ancora il cugino. I due hanno una figlia, Elisa, che come il padre adora la madre, ma Anna la ignora e pensa solo al suo grande amore. Alla morte dei genitori, Elisa verrà accolta da Rosaria, ancora innamorata di Francesco. Ed è proprio Elisa la voce narrante di tutta la storia.
Lo stile e la trama ricordano i grandi romanzi dell’Ottocento. Nonostante le connotazioni temporali ben precise, non si percepisce realmente né Palermo né l’epoca in cui si svolgono le vicende, come se l’intento della Morante fosse creare questa atmosfera un po' rarefatta, onirica, appunto menzognera. È una storia al femminile, dove le tre generazioni di donne sono appunto “afflitte” dal male delle bugie che esse stesse si raccontano per poter sopportare la realtà avvilente che le circonda. Elisa, la narratrice, è l’unica che ad un certo punto si rende conto di questa povertà di sentimenti che ha caratterizzato la vita sia della madre sia della nonna; i castelli di carta, costruiti nella mente delle due donne, le porta inevitabilmente alla follia. In tutto il libro emerge che a detenere il potere sono gli uomini: le donne agiscono in virtù dei sentimenti suscitati in loro dagli uomini, figure o malvagie o vittime delle donne, ma sempre e comunque motivo propulsivo.
Elsa Morante sarà per tutta la vita molto legata a questo primo romanzo, che le porterà quella stabilità economica necessaria a dedicarsi con tranquillità alla scrittura. Passeranno dieci anni prima dell’uscita del suo successivo romanzo.

L'Isola di Arturo e il Premio Strega

Risale a quasi dieci anni dopo l’uscita del suo secondo romanzo, “L’isola di Arturo” (1957). Il successo è immediato, sia a livello di pubblico che di critica, tanto da farle vincere il Premio Strega, per la prima volta assegnato a una donna
Ambientato sull’isola di Procida (dove la scrittrice visse insieme a Moravia), alla fine degli anni ’30, anche qui, come nel romanzo precedente, si ha l’impressione che la narrazione scorra in un’epoca senza tempo. Il protagonista è Arturo Gerace, orfano di madre, che cresce quasi in totale solitudine tra i confini dell’isola; passa le sue giornate leggendo libri e studiando gli atlanti, cercando di immaginare i viaggi che un giorno farà, in terre lontane, magari in compagnia del padre. L’uomo, adorato e mitizzato da Arturo, è spesso in viaggio finché un giorno non rientra a casa in compagnia di una giovane donna, Nunziata. La nuova moglie del padre, che ha solo un paio d’anni più di Arturo, segna nel ragazzo il distacco dall’infanzia. Se inizialmente cerca dalla matrigna quelle attenzioni materne che non ha mai avuto, col tempo scopre una vera e propria attrazione nei suoi confronti. Respinto da Nunziata, deluso, si rifugia tra le braccia di una giovane vedova che lo inizia al sesso. Abbandonato ormai il mondo dell’infanzia, con le sue illusioni, ad Arturo non resta altra scelta che abbandonare l’isola in cerca di una nuova strada, senza più guardarsi indietro.
Il libro della Morante ha tutte le caratteristiche tipiche del romanzo di formazione: Arturo deve fare i conti con le proprie emozioni e le trasformazioni che lo portano a confrontarsi con la realtà che sgretola le sue fantasie, obbligandolo a crescere. Il tutto narrato con estrema maestria e scorrevolezza. Ma Elsa Morante non si ferma a questo: innovativa, affronta in modo esplicito i temi delle pulsioni sessuali e dell’omosessualità, segreta e rifiutata.

La crisi artistica e la sua opera più importante: La Storia

Dopo aver vinto il Premio Strega inizia un periodo di scarsa produttività letteraria; pubblica prima una raccolta di poesie, già incluse nei suoi romanzi, e una raccolta di racconti. Durante gli anni ’60 la scrittrice compie numerosi viaggi, tra Cina, Unione Sovietica, Messico, India, Stati Uniti e Brasile, spesso con amici e talvolta col marito, col quale i rapporti sono sempre più tesi. Nel 1961 dopo una relazione col regista Luchino Visconti e una storia col pittore americano Bill Morrow, si separa da Alberto Moravia, senza però divorziare.
Ad accentuare la sua crisi creativa contribuì la morte improvvisa di Morrow, precipitato da un grattacielo. Scossa dalla tragedia e sempre più terrorizzata dalla vecchiaia e dai pericoli che minacciano l’umanità, Elsa Morante si chiude sempre più in se stessa. Nel 1971 inizia a scrivere quello che sarà definito il suo romanzo più importante.
Nel 1974 esce “La Storia”, un romanzo corale ambientato a Roma durante la Seconda Guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi e che nasce dalla volontà di riscattare le persone che dalla storia e dalla vita sono schiacciate. Il successo è immediato. Protagonisti del romanzo sono Iduzza, una maestra per metà ebrea, e i suoi due figli, Giuseppe, e il maggiore, Nino, che da fascista diventa partigiano. Elsa Morante racconta tramite Iduzza gli orrori della guerra, le persecuzioni, le violenze (il figlio Giuseppe è frutto di uno stupro), offrendo così al lettore non solo la rappresentazione dei fatti bellici vissuti dagli ultimi, dal popolo umiliato, ma anche uno sguardo sulla psiche umana, su coloro che si ritrovano intrappolati da forze che sono al di fuori del loro controllo. A fare da sfondo ci sono i quartieri romani di Testaccio, San Lorenzo, il ghetto ebraico e Pietralata, distrutti dai bombardamenti mentre Nazifascisti e Partigiani si scontrano sui colli vicino la città.
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Per approfondimenti sulla Seconda Guerra Mondiale vedi qua

L'Aracoeli e gli ultimi anni di vita

Se con “La Storia” la Morante si era voluta concentrare soprattutto sulla storia di una comunità, sulla storia d’Italia, sulla storia degli eventi bellici, insomma la storia con la “S” maiuscola, nel suo ultimo romanzo, “Aracoeli” la scrittrice ritorna a parlare di storie personali. Il protagonista è Manuele, un uomo di mezza età annoiato, stanco dalla vita, disilluso, ma soprattutto un grande inetto, che si piange addosso e che nonostante ciò continua a non fare nulla per cambiare. È un omosessuale represso che non ha mai conosciuto né l’amore né l’amicizia. Ossessionato dal ricordo della sua infanzia, trascorsa con la madre in Andalusia, decide di lasciare tutto e di recarsi in quei luoghi, in una sorta di viaggio della memoria. Viene sviscerato, in maniera complessa e dolorosa, il rapporto amorevole tra madre e figlio, e il rapporto genitoriale in generale.
Fu durante la scrittura di questo libro che Elsa Morante si fratturò un femore, vedendosi costretta a letto. Dopo la pubblicazione del romanzo, la scrittrice, incapace di muoversi e afflitta dai dolori, tentò di uccidersi. Sopravvisse in clinica fino al novembre 1985. Aveva 72 anni.
Elsa Morante ha inciso fortemente su una nuova visione della letteratura, basata sul realismo e sulla convinzione che lo scrittore debba, con le sue opere, testimoniare gli orrori e le ingiustizie del mondo e della società.
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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il primo grande successo di Elsa Morante?
  2. Il primo grande successo di Elsa Morante è stato il romanzo "Menzogna e sortilegio", pubblicato nel 1948, che vinse il Premio Viareggio e ricevette apprezzamenti da molti critici.

  3. In che modo "L'isola di Arturo" ha segnato la carriera di Elsa Morante?
  4. "L'isola di Arturo", pubblicato nel 1957, ha segnato la carriera di Elsa Morante con un immediato successo di pubblico e critica, facendole vincere il Premio Strega, il primo assegnato a una donna.

  5. Qual è il tema centrale del romanzo "La Storia"?
  6. "La Storia", pubblicato nel 1974, affronta gli orrori della Seconda Guerra mondiale attraverso le esperienze di Iduzza e dei suoi figli, offrendo una rappresentazione della vita degli ultimi e delle persecuzioni subite.

  7. Come si è evoluta la scrittura di Elsa Morante nel corso della sua carriera?
  8. Dopo il successo di "La Storia", Elsa Morante ha scritto "Aracoeli", un romanzo che torna a esplorare storie personali, evidenziando il rapporto tra madre e figlio e la crisi esistenziale del protagonista.

  9. Quali eventi personali hanno influenzato la vita e la scrittura di Elsa Morante?
  10. La vita di Elsa Morante è stata segnata da eventi personali come la separazione da Alberto Moravia e la morte di Bill Morrow, che hanno contribuito alla sua crisi creativa e alla sua chiusura in se stessa.

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