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Appunti di Lettere e filosofia - Università degli Studi di Milano

Tesi di laurea incentrata sullo studio e l'analisi delle caratteristiche dello spagnolo andino del Perù. L'obiettivo di questa tesi è indagare le caratteristiche dello spagnolo andino del Perù, una varietà di contatto nata dall'incontro tra lo spagnolo e le principali lingue indigene andine (quechua e aymara) avvenuto a partire dal XVI secolo, con la conquista dell'America e del Perù. 1) Nella prima parte vengono presentati i concetti chiave della sociolinguistica e viene successivamente descritto il profilo sociolinguistico del Perù, caratterizzato da una molteplicità di lingue autoctone che sono entrate in contatto con lo spagnolo. 2) Di seguito viene offerta una spiegazione della formazione storica dello spagnolo andino, seguita dall'esposizione delle sue caratteristiche linguistiche. 3) Infine, nell'ultima parte, viene condotta un'analisi descrittiva dei tratti dello spagnolo andino a partire da un insieme di interviste a parlanti bilingui quechua-spagnolo, raccolte nel corpus COREC (Corpus Oral de Referencia del Español en Contacto). Come risultato, è stata dimostrata la complessità dei fenomeni di contatto presenti nelle interviste analizzate.
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La Guerra Fredda costituisce uno dei paradigmi interpretativi fondamentali della storia internazionale del secondo Novecento, in quanto ha modellato in profondità gli equilibri politici, militari e ideologici del sistema mondiale dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Essa non si configurò come un conflitto armato diretto tra le due superpotenze emerse dal secondo dopoguerra, gli Stati Uniti e l’URSS, bensì come una contrapposizione strutturale e permanente, alimentata dall’incompatibilità tra due modelli opposti di organizzazione politica, economica e sociale: da un lato il capitalismo liberaldemocratico occidentale, dall’altro il comunismo sovietico. All’interno di questo confronto bipolare, il fattore nucleare assunse un rilievo decisivo, fino a divenire il fulcro stesso della stabilità internazionale. L’introduzione dell’arma atomica e il successivo sviluppo di arsenali sempre più sofisticati trasformarono infatti la natura della guerra, rendendo la possibilità di uno scontro totale potenzialmente coincidente con la distruzione reciproca dei contendenti. In tale prospettiva, la deterrenza si impose come principio cardine delle relazioni strategiche tra i due blocchi, fondandosi sulla capacità di minacciare una rappresaglia devastante e, quindi, di impedire l’impiego effettivo della forza nucleare. La dimensione europea della Guerra Fredda si rivelò particolarmente significativa, poiché fu in Europa che la divisione del mondo in blocchi contrapposti trovò la sua espressione più evidente, dalla cortina di ferro alla questione tedesca, dalla crisi di Berlino alla costruzione di sistemi di alleanza rigidamente antagonisti, quali la NATO e il Patto di Varsavia. In questo quadro, il continente europeo non fu soltanto uno spazio geografico di separazione ideologica, ma anche il principale teatro di pianificazione militare, di schieramento di armamenti e di definizione delle strategie di contenimento e di risposta. In tale contesto, il caso italiano assume un rilievo storiografico e politico di particolare interesse. Per la propria collocazione geopolitica nel Mediterraneo e per il suo inserimento nel sistema di difesa euro-atlantico, l’Italia fu coinvolta in modo diretto nelle dinamiche strategiche della Guerra Fredda, fino a divenire uno dei principali luoghi di installazione di armi nucleari statunitensi in Europa occidentale. La Repubblica italiana partecipò attivamente alla struttura politico-militare dell’Alleanza Atlantica, cercando al contempo di non ridursi al ruolo di semplice territorio passivo di schieramento, ma di acquisire una propria rilevanza all’interno dei processi decisionali relativi alla sicurezza collettiva. Il presente lavoro si propone pertanto di analizzare la Guerra Fredda non solo come confronto ideologico tra due superpotenze, ma come sistema complesso di equilibri militari, strategie di deterrenza e dispositivi politico-istituzionali fondati sulla centralità dell’arma nucleare. Particolare attenzione sarà riservata all’evoluzione delle dottrine strategiche occidentali e sovietiche, nonché al ruolo svolto dall’Italia nell’ambito della NATO, al fine di mostrare come la dimensione nazionale si intrecci profondamente con quella internazionale. In questa prospettiva, lo studio delle strategie nucleari e della loro applicazione concreta consente di cogliere non soltanto la logica del confronto Est-Ovest, ma anche le modalità attraverso cui la minaccia atomica ha inciso sulle scelte politiche, militari e diplomatiche dell’Europa e dell’Italia nel secondo dopoguerra.
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Esame Letteratura italiana

Facoltà Lettere e filosofia

Dal corso del Prof. F. Comelli

Università Università degli Studi di Milano

Schemi e mappe concettuali
Appunti della parte teorica di Antologia della letteratura italiana: dalla scuola poetica siciliana a Alessandro Manzoni. Indicato per il corso di laurea di Scienze dei beni culturali aa 2025/2026 all'Università Statale.
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Riassunto per l'esame di Storia, basato sul corso e sullo studio autonomo del libro consigliato da Prof. Rimini Carlo Pirro: Apologia della storia, Bloch. Università degli Studi di Milano, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in PDF!
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Esame Storia della filosofia

Facoltà Lettere e filosofia

Dal corso del Prof. L. Calabresi

Università Università degli Studi di Milano

Schemi e mappe concettuali
Appunti di Storia della filosofia. Esistono tre principali prospettive teoriche per capire le organizzazioni: moderna, simbolica e postmoderna. - I modernisti ricorrono alla teoria per spiegare un determinato fenomeno; per questo motivo possiamo accostare la teoria modernista al metodo scientifico contemporaneo, ciò significa arrivare ad una realtà generale partendo da osservazioni scientifiche. - Secondo la prospettiva simbolica la teoria serve per approfondire un certo fenomeno, di conseguenza per i simbolici non risulta più importante generalizzare. - Per i postmoderni la teoria si trasforma in concetti non necessariamente legati tra loro e si preoccupano fare una valutazione critica di ciò che conosciamo, con l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo.
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La tesi indaga il rapporto tra Gabriele D’Annunzio e l’antica tradizione musicale italiana, mettendo in luce un aspetto finora marginalmente considerato dalla critica: il suo ruolo di precoce promotore della riscoperta dell'antico patrimonio musicale italiano. Attraverso l’analisi delle sue opere letterarie, delle sue fonti e dei rapporti con la Generazione dell’80, viene approfondito il ruolo di D’Annunzio nella valorizzazione e divulgazione della musica antica, con particolare attenzione alla direzione della Raccolta nazionale delle musiche italiane e dei Classici della musica italiana.
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