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MARC BLOCH, APOLOGIA DELLA STORIA

PREFAZIONE DI JACQUES LE GOFF

L’opera di Bloch è una difesa della storia, che deve far parte della cerchia

delle scienze. La scuola di Bloch pone il primato dell’uomo come soggetto

della storia, un uomo che si ritrova in società e quindi non è solitario, ma è

un uomo completo.

Due delle principali preoccupazioni di Bloch vengono risolte nel

secondo capitolo, quando l’autore definisce la storia non come scienza del

solo passato, ma come il risultato di un costante andirivieni tra passato e

presente e, dall’altra parte, nell’affermazione che la storia è scienza del

cambiamento e quindi non immobile. Altro andirivieni che Bloch pone come

centrale è quello tra i dati e la loro interpretazione: lo storico non può

lavorare senza testimonianze, ma queste diventano documenti solo se c’è

uno storico che dà loro importanza e vi lavora: i fatti non sono dei fenomeni

oggettivi esistenti senza lo storico, ma sono il risultato del suo lavoro: lo

storico è creatore di fatti storici. Lo storico deve porre delle domande alle

testimonianze: da qui l’importanza del questionario e la concezione della

storia-problema. Bisogna andare a caccia di dati, lo storico deve avere fiuto

nella ricerca degli uomini nella storia – si apre qui la metafora dello storico

come l’orco in cerca della carne umana.

Bloch è uno dei pionieri della storia comparativa: è attraverso la

comparazione dei fenomeni e dei sistemi storici che lo storico può

avvicinarsi all’ossatura della storia.

Lo storico deve rassegnarsi a non prevedere il futuro, ma comunque

debba porsi la questione del futuro: la storia è scienza degli uomini nel

tempo, ed il tempo comprende non solo il passato ed il presente, ma anche

il futuro. La questione del presente è centrale perché Bloch ammette senza

problemi che lo storico è influenzato dal proprio tempo – nelle sue stesse

pagine si vede una preoccupazione per quello che sarà il futuro della

Francia, e quindi lo storico deve saper trasformare il proprio vissuto

presente in riflessione storica.

Per Bloch l’insegnamento della storia è un dovere, ed insieme ad esso

l’obbligo per uno storico di diffondere e far conoscere i suoi lavori,

sapendosi spiegare a tutti.

Parlando del problema della legittimità della storia, Bloch evidenzia come

secondo lui lo storico abbia una responsabilità morale e civile, dato che la

ricerca storica è parte della civilizzazione di una società.

Se la storia è legittima, allora contemporaneamente è comunque

fragile: quando le società iniziano a dubitare di sé stesse, allora iniziano a

chiedersi se il passato possa essere colpevole dei loro problemi: o che la

storia abbia mentito, o che non le siano state fatte le domande giuste. Ed

anche se Bloch si trova proprio in una di quelle situazioni di difficoltà nelle

quali la storia viene accusata, comunque ne riafferma subito una delle virtù:

è divertente, e quindi il non poter essere ridotta a delle strutture o delle

leggi può avere dei lati di positività dato che la rende anche poetica.

Bloch si riferisce a degli storici ‘positivisti’, che cercano di offrire dei

fondamenti scientificamente oggettivi al procedimento storico – quello che

Bloch non accetta in questa impostazione è che fa cominciare il lavoro dello

storico dalla raccolta dei fatti, mentre Bloch pone ancora prima una

costruzione attiva della ricerca.

Degli storici positivisti critica anche lo studio solo di quello che ritengono

utile: Bloch si batte per lo sforzo intellettuale anche disinteressato, che si

interessi anche a quegli aspetti della storia che non sono necessariamente

convertibili in atto pratico presente. Lo storico deve essere un mangiatore di

uomini, non deve selezionare chirurgicamente le parti della storia che può

ritenere siano utili nel suo presente.

Anche se non positivistica, la storia è però comunque una scienza,

dato che riesce a costruire dei legami esplicativi tra i fenomeni. La storia

non deve definire delle leggi che risulterebbero comunque false per il

continuo intervento del caso, ma deve comunque darsi il compito di

aumentare l’intellegibilità dei fenomeni – la scientificità deve quindi essere

intrinseca al procedimento, al metodo storico.

La storia va riposizionata in una duplice collocazione: da una parte

quella dello stato di sviluppo della disciplina, sempre irregolare dato che

Bloch rifiuta qualunque evoluzionismo; dall’altra l’atmosfera mentale

dell’epoca nella quale gli storici si trovano ad operare.

Bloch attacca quindi anche la scuola di Durkheim, che aveva deciso di

lasciare al di fuori degli obiettivi della loro conoscenza molte realtà umane

che non potevano studiare in quanto non potevano essere ricondotte ad un

sapere razionale: l’avvenimento. Bloch rifiuta comunque nettamente di

confondere storia e sociologia: della seconda criticherà ad esempio la

mancanza della dimensione del tempo.

Bloch rifiuta l’avvenimento che viene reso insignificante nell’analisi

sociologica, ma non rifiuta in tutto e per tutto l’avvenimento. Così come,

anche se riserva maggiore attenzione al collettivo piuttosto che

all’individuale, comunque rende l’individuo uno dei poli d’interesse della

storia – la richiesta storica deve rivolgersi o verso l’individuo o verso la

collettività: la storia non è solamente scienza delle società umane, ma deve

considerare anche il ruolo dell’individuo.

La storia che Bloch propone è allargata e spinta in profondità: in

opposizione alla storia superficiale dei positivisti c’è l’ampliamento e

l’approfondimento del campo della storia – nuovi problemi, nuovi approcci,

nuovi oggetti. Tra i nuovi approcci ed i nuovi oggetti c’è qua e là una

curiosità verso l’applicazione della psicoanalisi alla storia.

Per Bloch il momento della ricerca è fondamentale, tanto da definirsi

come un agricoltore che ama tanto la mietitura quanto la raccolta.

La storia stessa è prima di tutto ricerca. Il suo oggetto non è il passato, ma

gli uomini, in società, nel tempo – così che nemmeno il presente è di per sé

impossibile da studiare attraverso la storia, e non deve essere abbandonato

ad altre discipline come la sociologia o il giornalismo come vorrebbero gli

storici-antiquari. Se non si volge lo sguardo anche intorno a sé, sul presente,

non si può essere storici.

Perché il processo fondamentale del mestiere di storico è comprendere il

passato attraverso il presente ed il presente attraverso il passato.

Bloch si rivolge a tutti i membri della società, ammonendo che “l’ignoranza

del passato non si limita a danneggiare la conoscenza del presente, ma

compromette anche l’azione stessa nel presente”. A questo segue un

ulteriore consiglio: dato che l’uomo è cambiato molto nel suo spirito, nella

sua igiene ed alimentazione, è giusto studiare la mentalità come oggetto

della storia. In ultimo, Bloch sottolinea che nessuno può lavorare da solo, e

che quindi lo storico deve lavorare anche in équipe.

Lo storico deve smettere di essere ossessionato dai soli racconti, e

quindi le testimonianze scritte, come deve smettere di essere ossessionato

dall’avvenimento; deve invece porre una forte attenzione alle testimonianze

non scritte. Allo stesso tempo, deve rassegnarsi a non poter conoscere tutto

del passato, e quindi deve anche fare opera di ricostruzione: se il passato è

un dato per sua natura immodificabile, la sua conoscenza è invece in

continuo progresso.

Bisogna però ben sapere che i documenti non parlano se non sono

interrogati, e che quindi fin dai primi passi la ricerca storica deve avere una

direzione da seguire, anche perché lo storico è costretto ad usare un gran

numero di strumenti molto diversi tra di loro contemporaneamente, dato

che i fatti umani sono quelli più complessi da indagare.

Ogni libro di storia dovrebbe comprendere un capitolo o una serie di

paragrafi che spiegano come lo storico che scrive può sapere quello che sta

scrivendo.

In questo si inserisce la questione della psicologia delle testimonianze, che

per Bloch è molto importante avendo anche lui fatto direttamente

esperienza nel corso della grande guerra del problema delle false notizie ed

avendolo studiato circa ‘I re taumaturghi’.

Continuamente evidente è la sua fobia per la passività, che si esercita

anche circa la nomenclatura, dove non considera sufficiente limitarsi allo

studio dell’etimologia, ma propone uno studio dei vari significati che la

parola ha assunto nel tempo – dato che anche come si chiamano le cose ha

una sua grande importanza.

Altro attacco che Bloch compie è sia all’idolo delle origini che all’idolo

della causa unica

In una società tutto si tiene e si condiziona reciprocamente: la

struttura politica e sociale, l’economia, le credenze, le manifestazioni della

mentalità – in questa riflessione Bloch evidenzia il tema delle

interconnessioni continue tra i vari fattori della società.

RIFLESSIONI SULLA STORIA di MARC BLOCH

Il problema della legittimità della storia è eterno, ma riaffiora regolarmente

specie in tempi di sconvolgimenti, quando la società annaspa alla ricerca di

strumenti che possano aiutarla a prevedere il futuro. La storia è

sicuramente un divertimento per chi trova soddisfazione nel vero e non in

un racconto inventato.

Comunque, perché una conoscenza sia utile serve che o ci aiuti a

comprendere il presente o ci aiuti a prevedere il futuro. E quindi riguardo

alla storia: chi potrebbe affermare che la società del tempo H non ha alcun

nesso con la società del tempo H meno un minuto?

APOLOGIA DELLA STORIA

INTRODUZIONE

L’apologia della storia è la risposta di Bloch alla domanda: “A cosa serve la

storia?”. È il problema delle legittimità della storia che Bloch sente di dover

affrontare sin dall’inizio – anche perché non è un problema che riguarda

solamente gli storici, ma tutta la civiltà, che ha sempre chiesto molto alla

propria memoria.

Ed ogni volta che le società si trovano in un momento di crisi, ecco che

iniziano a dubitare della storia: se l’abbiano consultata adeguatamente, o se

serva farlo.

Se anche la storia non fosse utile in nessun modo, secondo Bloch,

sarebbe comunque degna di attenzione in quanto divertente. Per questo

afferma che ancora prima dell’opera di scienza conscia dei suoi fini sta

l’istinto che vi conduce – una critica a chi ritiene che la storia sia degna di

attenzione solamene se utile.

Ma se fosse solo un gioco, non varrebbe la pena impegnarvisi così tanto.

Bisogna quindi chiedersi: cosa rende uno sforzo intellettuale utile, legittimo?

Sicuramente il valore di una ricerca non si misura in tutto e per tutto sulla

sua capacità di servire all’azione come dicevano i positivisti – anche perché

non sappiamo quale speculazione disinteressata un domani porterà risultati

homo

utili alla pratica. E comunque, se anche la storia fosse indifferente all’

faber all’homo politicus, all’homo

o comunque basterebbe che serva

sapiens.

La storia potrà rivendicare il suo posto tra le conoscenze degne di

impegno solamente quando non si limiterà ad essere una enumerazione,

ma svilupperà nessi tra le cose e quindi classificazioni razionali permettendo

una progressiva intelligibilità.

Comunque, bisogna rispondere anche al problema se la storia abbia

applicazioni pratiche, altrimenti resterà sempre e comunque in qualche

modo limitata rispetto alle altre scienze.

Difficilmente si può dire effettivamente a cosa la storia serva, dato che

più di tutte è una scienza in costante evoluzione e quindi costantemente

dinamica. In particolare, nel momento in cui scrive, Bloch ritiene che la

storia sia ancora una scienza in infanzia: per quanto sia vecchissima nel suo

oggetto, è giovane se considerata come analisi ragionata.

Le generazioni precedenti a quella di Bloch erano vissute dalla rigida

immagine delle scienze naturali: estendendo questa impostazione anche

alle scienze umane, credevano che la conoscenza autentica potesse

ottenersi solo attraverso dimostrazioni scientifiche – applicata agli studi

storici, questa impostazione diede vita a due tendenze: da una parte si

tentò di raggruppare la storia in modo rigorosamente scientifico, ma

dovendo arrendersi davanti a quelle realtà molto umane che sfuggivano a

qualunque sapere razionale: era ciò che essi chiamavano sdegnosamente

‘avvenimento’, e che pure ha un grande ruolo nella vita individuale: anche

se questo approccio ha avuto fine, comunque ha insegnato agli storici a

lavorare in modo molto più rigoroso di prima; dall’altra parte chi, non

riuscendo ad inserire la storia nel legalismo fisico, ritenne che la storiografia

non aveva davanti a sé margini di progresso.

Ogni scienza, presa da sola, rappresenta solamente un frammento del

moto universale verso la conoscenza.

CAPITOLO PRIMO – LA STORIA, GLI UOMINI ED IL TEMPO

1. La scelta dello storico

Pur conservando lo stesso nome dai tempi dei greci, la nostra storia non

sarà simile a quella di Ecateo di Mileto quanto la fisica di oggi non sia la

stessa di quella di Aristotele.

Le definizioni non appassionano troppo Bloch, che ritiene si usino più che

altro per delimitare meglio lo spazio di azione – dovendo tuttavia

confrontarsi con i fenomeni umani, delimitare almeno in parte lo spazio di

azione della storia è sicuramente necessario.

2. La storia e gli uomini

Bloch rifiuta l’idea della storia come scienza del passato. Ma per questo

esistono le storie delle diverse discipline, come la storia del sistema solare

che è compito dell’astronomia – non degli storici. Ma anche in questo è

complicato fare delle distinzioni nette.

Si prenda l’esempio di un golfo che ad un certo punto si inabissa: a quale

disciplina appartiene lo studio di questo inabissamento? Si dirà, la geologia

– ma non è così semplice. Se ad esempio l’inabissamento è stato causato

dall’intervento umano, o se ha avuto conseguenze per la popolazione, allora

è materia di studio per gli storici.

Quando l’umano fa la sua comparsa, lì è la storia. Che è scienza degli

uomini.

Il bravo storico è come l’orco della fiaba – dove c’è carne umana, là è la sua

preda.

3. Il tempo storico

Ma non basta dire che la storia è scienza degli uomini. È scienza degli

uomini nel tempo.

L’atmosfera in cui respira il pensiero dello storico è quella della durata. La

storia non può esistere senza il tempo, nel quale galleggiano gli

avvenimenti – non è come una scienza fisica che può ridurlo ad una

costante infinitesimale.

Ad uno storico non può bastare sapere che Giulio Cesare ci mise otto anni a

conquistare la Gallia: vuole collocare la conquista della Gallia in un ordine

cronologico ed all’interno delle vicende complessive delle società europee.

continuum.

Il tempo che interessa allo storico è un

4. L’idolo delle origini

L’idea che le origini possano spiegare adeguatamente un fenomeno è molto

radicata, ma quando si tratta di fenomeni storici, prima di tutto, capire

quando iniziano è difficile. Forse per allinearsi con le religioni che sin dalle

origini spiegano il divenire futuro, si credeva che le origini da sole potessero

spiegare i fenomeni storici.

Ma questa ricerca per le origini nascondeva anche un nemico diabolico: la

mania del giudizio. Alcuni storici cercavano di condannare delle situazioni

malvagie facendole ricondurre a delle origini sbagliate.

Anche nel caso della religione cristiana, preso ad esempio, le origini

non bastano a spiegare molto. La questione non è sapere se Gesù sia stato

crocefisso e poi risorto, quel che conta è capire perché oggi in molti vi

credano.

La continuazione di un fenomeno è il risultato delle condizioni ambientali.

Così come la quercia nasce dalla ghianda (quindi le origini), ma diventa

quercia solamente se incontra condizioni ambientali favorevoli, che non

dipendono più dall’embriologia.

L’idolo delle origini era lo stesso degli studiosi di etimologia che

pretendevano di dire tutto di un termine mettendo, a fianco del significato

attuale, quello più antico conosciuto. Ma il ruolo di un termine è indicato

anche dallo stato contemporaneo del vocabolario, dai mutamenti avvenuti,

dallo stato sociale del momento.

Con grande disperazione degli storici, gli uomini non cambiano vocabolario

ogni volta che cambiano abitudini. Così sia in Germania che a Roma

esistevano dei rapporti di clientela che le generazioni seguenti mantennero,

non cambiandone i nomi, ma conferendo loro dei significati diversi man

mano che il tempo passava. Così una stessa parola si ritrova ad avere

significati anche molto diversi.

Inoltre, studiare solamente o principalmente le origini è deleterio: un

fenomeno storico si spiega pienamente solo all’interno del momento in cui

accade: gli uomini assomigliano più al loro tempo che ai loro padri.

5. Passato e presente

Agli antipodi dei cercatori delle origini si collocano i devoti dell’immediato,

che concepiscono la visione del presente come quasi del tutto distinta dal

passato. Ma già da subito si capisce l’assurdità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher quahagshshy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Rimini Carlo Pirro.
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