RIASSUNTI PARTE TEORICA DI “ANTOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA”
LA SCUOLA POETICA SICILIANA
L'Italia inizia a sviluppare la letteratura in ritardo rispetto agli altri Stati europei. Il primo movimento
italiano da cui ha origine la nostra tradizione letteraria è la scuola poetica siciliana. Ovviamente ne
facevano parte poeti meridionali, e la maggior parte facevano parte a loro volta della Corte di Federico II
di Svevia, che promuove questa scuola e la sviluppa negli anni della sua permanenza nel Sud Italia (1223-
1232). I poeti siciliani non sono stati i primi a comporre, ma sono stati i primi a comporre
consapevolmente, staccandosi dagli artisti del nord e centro Italia, che scrivevano principalmente a
scopo educativo e edificante. Modello fondamentale per i siciliani è stata la poesia dei trovatori, ovvero
quegli artisti che utilizzavano la lingua d’oc (che si era sviluppata in Provenza e si era di usa in Italia
settentrionale). I siciliani si concentrano principalmente sul tema amoroso, in particolare seguono la
corrente dell'amor cortese: la dimensione individuale dell'amore è vista su uno sfondo di Corte dove
l'uomo deve servire la donna come il cavaliere serve il signore, attendendo la ricompensa per il suo
servizio. La dimensione erotica viene abbandonata, il desiderio appare destinato a rimanere inappagato.
C'è l'abbandono del legame con la musica
La poesia siciliana vanta sia di componimenti più alti, (come ad esempio quelli di da Lentini oppure di
della Vigna), sia di componimenti di registro medio (come quelli di Pugliese), sia componimenti di registro
basso (come quelli di d’Alcamo, che scrive il famoso “contrasto”, che consiste nel dialogo tra un uomo e
una donna in cui quest’ultima alla fine cede alle seduzioni di lui). Tuttavia, sono poche le composizioni
che ci sono arrivate in lingua siciliana illustre (tra cui Pir meu cori alligrari di Protonotaro). Questo perché
i poemi della scuola siciliana sono stati trascritti e di usi da copisti toscani, che li adattarono al loro
sistema fonetico: quindi se in siciliano “diri” rimava con “taciri”, in toscano “dire” finiva per rimare con
“tacere”. Questo spostamento da una rima perfetta a una rima imperfetta dà origine alla cosiddetta rima
siciliana, per cui una parola che termina con la e chiusa può rimare con una che termina per i, come una
parola che termina per o chiusa può rimare con una in u. L'eredità più grande che ha lasciato questa
scuola è sicuramente il sonetto, inventato forse da da Lentini. Si tratta di un componimento formato da
14 endecasillabi, che vanno poi a formare due terzini e due quartine, e che veniva utilizzato solitamente
per gli scambi tra poeti. Celebre è il dibattito tra Jacopo Mostacci, Pier della Vigna e Giacomo da Lentini,
dove si confrontano sul seguente argomento: l'amore è sostanza (ente dotato di individualità propria)
oppure accidente (fenomeno che si verifica in determinate condizioni)?
LA POESIA NELL’ITALIA CENTRALE DEL 200
Successivamente alla scuola poetica siciliana ci sono i poeti siculo-toscani, che prendono temi e
contenuti dei poemi siciliani e li proiettano nel diverso contesto della Toscana comunale. In realtà questi
artisti provengono da realtà molto diverse (per esempio Guittone d’Arezzo o il fiorentino Brunetto Latini)
ma sono tutti accumunati da una cosa: raccontano la realtà dei Comuni, con i loro vanti sulle autonomie
e sulle loro istituzioni repubblicane ma anche con i loro conflitti esterni e interni. Infatti, molti di questi
personaggi sono noti per la loro attività civile. I poeti siculo-toscani ampliano i temi trattati (non parlano
più solo d'amore): questa tradizione viene trasmessa dal Manoscritto Laurenziano Rediano 9, che emette
in ordine gerarchico le composizioni di quell'epoca concentrandosi in particolare su Guittone d’Arezzo.
Vengono addirittura fatte delle sottocategorie, come le canzoni e i sonetti di “fra Guittone”, alludendo alla
sua entrata nel 1265 nella confraternita laica dei cavalieri della beata Maria Vergine Gloriosa
Guittone nelle sue poesie sperimenta tanto da un punto di vista metrico e linguistico. Spesso i suoi
componimenti hanno una vena oscura. Dante lo critica per l'artificiosità del suo modo di scrivere, per la
municipalità della lingua e sul fatto che utilizzasse altri temi oltre a quello amoroso. L'importanza di
Guittone rientra anche nell'ambito delle “laude”, delle ballate a carattere religioso. Nonostante ciò, il
migliore a comporre ballate è Jacopone da Todi, continuatore di una tradizione letteraria che a onda le
sue radici nelle opere di San Francesco. Con lui la poesia sacra assume anche un valore importante nella
sua autobiografia: infatti la sua conversione coincide con la morte della moglie. Cecco Angiolieri è invece
famoso per la poesia comico-realistica, dove unisce elementi di realtà con la rielaborazione dei motivi
tipici della società medievale (donne, vino, gioco). L'Io poetico si caratterizza per l'astio nei confronti dei
genitori, in particolare del padre che gli nega il denaro
IL DOLCE STIL NOVO
Nasce nel 1280, muore nei primi decenni del 1300, influenzando Petrarca, la lirica e la cerchia laurenziana
I maggiori esponenti sono Dante Alighieri, Guido cavalcanti (questi due consideravano loro padre
stilistico Guido Guinizzelli) Lapo Gianni, Cino da Pistoia, Gianni Alfani e Dino Frescobaldi. Questi
crearono un canone che è presente nel Codice Trecentesco Vaticano Chigiano L 8 305
L'etichetta storiografica è stata data da De Sanctis nell’Ottocento, secondo una parte del Purgatorio canto
ventiquattresimo, dove Dante parla con Bonagiunta e specifica la divisione tra Bonagiunta, da Lentini e
Guittone d’Arezzo dalla poesia stilnovistica, a cui Dante appartiene
Il gruppo degli stilnovisti oggi è considerato tale anche se gli stessi Dante e Cavalcanti avevano visioni
totalmente opposte sull'amore
Il legame che le accomuna, oltre a essere basato sull'amicizia, si basa sul fatto che loro rifiutano la poesia
precedente Toscana di Guittone d’Arezzo: ne criticano sia la retorica artificiosità e il fatto che la materia
poetica si sia ampliata così tanto. A di erenza, lo stile adottato da Dante e i suoi amici è dolce e limpido
e parla spesso, se non sempre, d'amore
Quest'ultimo è riservato a chi ha nobiltà, non di sangue ma di spirito. Guinizzelli, in Al cor gentile reimpera
sempre amore (molto chiaro dal punto di vista terminologico e profondo concettualmente grazie allo
sviluppo scientifico di quel tempo) tende a precisare che nei comuni italiani l'alto ceto non è definito da
un sovrano e a erma invece la superiorità della ra inatezza legata all'animo, che si esprime con la visione
di una donna angelicata, quasi paragonabile a Dio
Anche Cavalcanti la pensa così, ma per lui la donna è irraggiungibile per l'uomo e ciò provoca una forte
so erenza, soprattutto per il fatto che l'immagine della donna si insinua nella mente di lui e diventa un
desiderio ossessivo che non riesce a raggiungere.
Il dolore si insinua poi nel corpo e Cavalcanti descrive dei fenomeni interni comprendenti occhi, cuore,
anima ecc che portano eventualmente alla morte dell'individuo
Il più grande numero di composizioni è quello fatto da Cino da Pistoia, che era in contatto sia con
Cavalcanti che con Dante. Lui rivela una nuova sensibilità, meno astratta e intellettualistica
DANTE ALIGHIERI: LE OPERE
VITA NOVA: tra il 1292 e il 1295 Dante scrive Vita nova, un testo innovativo formato da 25 sonetti, 5 canzoni
e una ballata per un totale di 31 componimenti. In quest’opera Dante racconta tutta la storia tra lui stesso
e Beatrice, dal primo incontro a 9 anni, al secondo incontro a 18, alla creazione delle due “donne
schermo”, all’indignazione di lei e la negazione del saluto, poi la morte di Beatrice, il conforto dell’autore
nella “donna gentile” e il ritorno finale all’amata. Non si sa se l’ordine di composizione è lo stesso in cui
troviamo i testi oggi, né si sa se tutti i testi erano per Beatrice o no. Nel testo Dante è molto innovativo
perché mischia liriche e prosa. Il motivo della prosa è legare narrativamente i testi e fornire a questi un
contesto e un autocommento. In questo caso Dante si avvicina alle vitas (componimenti dove si racconta
la vita degli autori) e le razos (componimenti in cui si racconta il perché quest’ultimo è stato fatto). Dante,
usando il prosimetro (prosa + rime) si avvicina alla letteratura latina. Il prosimetro è quindi riguardante
Beatrice, che si sviluppa secondo la logica della donna angelicata, una donna dal valore alto, teologico,
alcuni tratti la trasformano addirittura in una figura teologica. Inoltre, l’amore di Dante rientra subito, dai
primi componimenti della raccolta, sotto la ragione. A ciò è anche legato il concetto della poesia della
lode, quella poesia che Dante scrive soltanto perché su iciente a sé stessa, e non per una ricompensa
da parte dell’amata (infatti in questo tipo di poesia viene elaborato dopo la negazione del saluto)
LE RIME: questa è una raccolta fatta postumi l’autore che racchiude tutti i componimenti di Dante che
non rientrano nelle caratteristiche della vita nova (quindi magari dove parla di un’altra donna o non usa
quella sacralità razionale). Di questi componimenti fatto parte anche le rime petrose, dove lo stile di
Dante diventa più duro e aspro e una serie di produzione di canzoni morali e allegoriche dove rimedita il
sistema etico tradizionale.
CONVIVIO: opera in cui dante doveva scrivere 14 canzoni auto commentate (ma ne scrive solo 3) (quindi
anche qui prosimetri) sempre sulla scia delle produzioni morali e allegoriche. Nelle prime 2 canzoni
rivaluta l’incontro con la donna gentile, ora considerandolo positivamente e allegoricamente come amore
per la filosofia. La terza invece la riserva per la nobiltà. Fa anche un’introduzione dove dice che i commenti
dell’opera saranno come un banchetto di sapere per quelle persone che non ne hanno mai avuto accesso
(motivo per cui l’insieme dei commenti è una specie di enciclopedia e scrive in volgare, a tutti più
accessibile)
DE VULGARI ELOQUENTIA: trattato in latino per mostrare strumenti e autorevolezza a chi scriveva in
volgare
DE MONARCHIA: fatto nel 1312/13, dove teorizza la provvidenzialità dell’Impero e la sua autonomia dalla
chiesa. Infatti, per il poeta l’impero doveva condurre l’uomo alla felicità terrena mediante la filosofia, la
chiesa lo doveva invece portare alla felicità ultraterrena attraverso la teologia
LA COMMEDIA DI DANTE
Dante si trova a scrivere la Commedia ispirandosi a due tipologie letterarie: da un lato i poemi classici in
cui l’eroe scendeva negli inferi (in primis nell’Eneide) e dall’altro le visioni cristiane (“Visio Pauli”) in cui il
peccatore andava nell’oltretomba per pentirsi e per vedere le pene inflitte nell’inferno e le gioie del
paradiso
Quindi Dante nella commedia è un uomo che ha 35 anni (specifico perché nel medioevo 35 anni era anno
di crinale dell’esistenza) e che si ritrova perso nella sua selva scura interiore, ma Virgilio e Beatrice lo
riconducono verso la retta via e verso la salvezza, fino a fargli incontrare Dio
Dante pone sé stesso come protagonista della storia, ma in realtà la Commedia è scritta in modo tale che
tutti gli uomini potrebbero immedesimarsi in lui (è valida per tutti gli uomini). È ambientata infatti nel 1300,
anno del primo Giubileo, e nel periodo pasquale
Dante stesso dice che la commedia si deve leggere su 3 piani: allegorico, morale e anagogico (“proiettato
nell’aldilà”). Questa stessa chiave di lettura si usa spesso per la Bibbia: ci sono infatti molti riferimenti al
mondo cristiano e il poema è ispirato proprio a Dio. Infatti, quando Dante lo incontra nel paradiso, lui gli
dice che deve essere portatore della volontà divina sulla terra. C’è poi molta presenza del 3 e del 10 (il tre
era la trinità e il 10 la perfezione): infatti sono 3 cantiche, rappresentanti i 3 mondi ultraterreni (inferno,
paradiso e purgatorio), ognuna è divisa in 33 canti, quindi totale 99 canti + un canto nel proemio,
nell’inferno= 100 canti.
Dante divide la commedia in inferno, purgatorio e paradiso: l’inferno è diviso tra fraudolenti, incontinenti
e violenti, a loro volta divisi in tre gruppi. Il paradiso è invece diviso in 7 cornici rappresentanti i 7 vizi
capitali, mentre il paradiso è formato da cieli concentrici sotto l'idea del sistema tolemaico. Ogni cielo è
governato da un diverso pianeta, le anime che vivono in questi cerchi hanno subito l'influenza del pianeta
corrispondente. Nel paradiso è poi presente l'immateriale empireo e la visione di Dio. L’aldilà, quindi, è
formato sotto una visione strutturalmente intellettuale e molto concreta da un punto di vista visivo
Nella commedia è racchiusa tutta la mentalità culturale del medioevo, spaziando dalla fisica, alla
geologia, alla filosofia e alla politica. La dottrina è spiegata spesso con lunghe descrizioni fatte da Virgilio
e Beatrice e queste lunghe descrizioni si alternano a momenti in cui Dante parla con le anime, dove viene
spiegata spesso la loro storie e perché si trovano in quella determinata zona. Anche lo stesso Dante è un
personaggio della Divina Commedia, infatti bisogna fare la distinzione tra Dante agens e Dante auctor: il
primo è il personaggio della storia, il secondo è l'autore. Dante rappresenta inoltre il personaggio
moderno che presenta anche una sua stessa introspezione e un'evoluzione nel corso della storia
La commedia è inoltre piena di modi di parlare di erenti (plurilinguismo): infatti Dante spazia da latinismi,
al parlare popolare, a diverse esperienze letterarie precedenti fino ad arrivare a un linguaggio molto alto
quando si trova in paradiso.
Non si sa quando Dante scrive la Divina Commedia, si suppone che l'inferno sia stato scritto tra il 1307 e
il 1308, e le altre cantiche a seguire. Si sa soltanto con certezza che lui scrive il paradiso fino alla sua
morte
FRANCESCO PETRARCA
Petrarca nasce il 20/07/1304, la stessa data della battaglia della Lastra, ovvero quando i guelfi Bianchi tentano
di rientrare a Firenze, subendo una brutta sconfitta. È figlio di uno di questi guelfi bianchi, esiliato insieme a
Dante. Non metterà mai piede a Firenze, nonostante venga invitato molte volte.
Da bambino si trasferisce con la famiglia ad Avignone. Lì è presente la provvisoria sede della Chiesa. La città
in cui si trova lo rende così il primo intellettuale europeo. Prende successivamente gli ordini minori, sotto la
guida del cardinale Giovanni Colonna. Lì compie la sua prima grande impresa, ovvero quella di recuperare e
restaurare un’opera di Tito Livio.
Il 6 aprile 1327 incontra per la pria volta Laura, che servirà a tutti i componimenti amorosi che lui scriverà in
seguito. Laura curiosamente muore esattamente lo stesso giorno ma 21 anni dopo, durante la peste nera del
1348. Non si è mai capito se Laura fosse una persona veramente esistita oppure un’invenzione del poeta. Nel
700 ci sono state prove per dire che lei appartenesse nientemeno che alla famiglia del marchese de Sade.
Oggi si suppone che Laura sia più un nome che incarna poeticamente il fantasma femminile: l’aurora, l’auro
(l’oro), l’aura (l’aria) e lauro (l’alloro). Quest’ultimo era fondamentale per i poeti, perché pianta di Apollo (Dafne
era stata trasformata proprio in alloro), dio della poesia.
Il secretum: è un’opera in latino in cui Petrarca si auto ispezione mediante 2 personaggi che dialogano,
proiezioni di egli stesso: Francesco e Sant’Agostino. Il secondo dice al primo che sia l’amore per Laura sia il
desiderio di gloria lo tengono legato al mondo terreno e alle sue passioni, mentre dovrebbe lasciarlo andare
per dedicarsi a un’autentica vita cristiana. Che sia per l’amore per Laura oppure per ambizione personale,
Petrarca riceve in Campidoglio la corona d’alloro l’8/04/1341. Oltre a premiarlo come poeta e rimettere in
circolo questa tradizione, la cerimonia serviva per mettere nuovamente Roma al centro d’Italia da un punto
di vista politico e culturale. Lui stesso scrive dei poemi per celebrare la Roma repubblicana, come l’Africa,
rimasto purtroppo incompiuto, dove tratta della seconda guerra punica. Agostino gli dice che ha sprecato fin
troppe energie su questi poemi e di concentrarsi un po’ di più su sé stesso. Francesco non se la sente di
lasciare quelle catene del mondo terreno, ma accetta volentieri il fatto di concentrarsi più su sé stesso
Il canzoniere: è la raccolta più Grande dell'artista. Presenta 366 testi, i giorni dell'anno +1, che si dividono tra
317 sonetti 29 canzoni 9 sestine 7 ballate e quattro madrigali. In quest'opera Petrarca fa un grande lavoro di
introspezione. I temi principali sono raccolti nel primo sonetto, che ha funzione di proemio. La storia
dell'anima del poeta non ha, come per Dante, un'evoluzione lineare, ma ci sono continue oscillazioni, tra
ricadute e ripensamenti. Queste oscillazioni si possono notare anche dalla forma in cui questo macrotesto
viene scritto: infatti inizialmente le rime erano poste in modo sparso, e scritte con uno stile vario. Soltanto
dopo vengono riordinate, da un Petrarca maturo, in un libro unico. Nel Secretum c'è già un indizio del titolo del
Canzoniere, o comunque degli argomenti trattati: infatti il nome originario del canzoniere è “frammenti di cose
in volgare”. Nel Can
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