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Imperatori romani dopo Ottaviano Augusto

imperatori romani

Ecco gli imperatori romani che fecero parte della storia dell'impero romano dopo Ottaviano Augusto.

Tiberio

Tiberio non proveniva da una famiglia di ordine equestre, ma da una Gens patrizia; egli fu scelto come nuovo imperatore, poiché Augusto non aveva mai avuto figli maschi con Livia.
Nel 14 d.C. fu proclamato imperatore dell'Impero romano, ma si trovò davanti a una grande scelta: come affrontare la sua futura vita politica: egli, infatti, non sapeva se sarebbe stato meglio ripristinare la repubblica (e quindi riportare il caos e le guerre civili) o accettare il potere supremo. Alla fine scelse il trono, ma non si fece mai chiamare né imperator, né pater patriae . Tiberio visse sempre tormentato da pensieri e da angosce causate dalle sue difficili decisioni politiche, egli fu sempre molto attento e moderato.

Per quanto riguarda la politica estera, Tiberio fece diventare province Cilicia e Cappadocia e fortificò le difese ai confini dei territori romani in modo che il suo impero potesse vivere in una siotuazione di pace e sicurezza. Nel 27 d.C. egli si volle ritirarsi nella sua grande villa a Capri, poiché stanco e preoccupato dal fatto che la corte imperiale stesse diventando un luogo di trame, lotte per la successione e congiure di palazzo. Nonostante ciò egli continuò a tutelare l’impero fino al momento in cui apprese che Seiano spadroneggiava a Roma e tramava contro il Cesare.
Data la situazione, l’imperatore torno presso la Capitale e fece uccidere Seiano; gli ultimi anni del suo governo furono caratterizzati dal terrore e dal sospetto che molto spesso causarono vittime innocenti. Egli morì nel 37 d.C.

Caligola

A Tiberio successe l'imperatore romano Gaio Cesare Caligola soprannominato in questo modo a causa delle calzature che indossava quando era bambino. Già nel 37 d.C. , appena salito al potere, Caligola pose fine alla politica moderata di Tiberio. Egli assunse il titolo di pater patriae, impose il culto dell’imperatore vivente e iniziò a governare come un despota. Una grave malattia compromise la sua sanità mentale: nel periodo del suo Impero molte persone morirono senza giustificazione, vennero dilapidate le finanze pubbliche e il Senato venne umiliato in continuazione. I pretoriani senza scrupoli pagarono dei sicari per la sua uccisione e per porre fine alla pazzia che aveva imposto a tutto il suo impero per ben 5 anni. Caligola morì nel 41 d.C.

Claudio

Dopo l’assassinio di Caligola, i pretoriani trovarono suo zio Claudio nascosto tra le tende dell’ex imperatore per paura di essere ucciso ugualmente, invece essi lo proclamarono imperatore romano.
Claudio, eletto nel 41 d.C. era un uomo sui cinquanta anni considerato ottuso e stravagante, poiché molto studioso e poco socievole. Diventato imperatore egli si rivelò degno di un ruolo così importante e molto pronto ad assumersi le proprie responsabilità. In questo periodo al governo ebbero grande importanza i liberti imperiali: egli, infatti, diede loro da svolgere i compiti e le funzioni più importanti emarginando cosi il lavoro dei cavalieri e del Senato di cui diffidava. Claudio non aveva paura di cambiare sistema poiché era fermamente convinto che il segreto della grandezza di Roma consistesse nella sua capacità di resistere a trasformazioni e di riuscire sempre e comunque a mantenere la sua identità. La sua reputazione fu parzialmente rovinata dal comportamento negativo delle mogli Messalina e Agrippina. La prima, dopo esser stata per lui un motivo di scandalo a causa dei suoi comportamenti licenziosi e della sua infedeltà al patto matrimoniale, fece una congiura contro il marito ma esso la eliminò molto velocemente. La seconda invece fu accusata da alcuni storici di aver avvelenato il marito per far salire al trono il figlio nato da una relazione extraconiugale.
Claudio nella sua vita ampliò notevolmente le terre di proprietà romana facendo diventare province la Mauritania, la Tracia e la Britannia. Egli morì nel 54 d.C.


Nerone

Nerone, figlio di Agrippina, salì al trono non ancora diciassettenne. Nei suoi primi anni di governo egli si fece fortemente influenzare dal suo maestro: il filosofo Seneca. Quest’ultimo era un senatore che intendeva ripristinare la repubblica e riportare l’equilibrata divisione dei poteri. All’inizio del suo governo il giovane ragazzo rimase ammaliato dalla grande personalità di Seneca e, infatti, lo rispettava molto e seguì tutti i suoi suggerimenti, ma ad un certo punto a corte esplose il grande contrasto tra il filosofo e la madre Agrippina la quale voleva esercitare un ruolo dominante al governo anche contro la fazione del figlio.

La situazione degenerò nel 59 d.C. quando Agrippina prese le parti di Ottavia (moglie dell’imperatore) contro Poppea (amante dell’imperatore); Nerone, consapevole che il filosofo l’avrebbe appoggiato, ordinò l’uccisione della madre. Dopo questo avvenimento egli cercò di emarginare sempre di più Seneca fino a al punto di esortarlo al suicidio. Intraprese così una politica autonoma, dispotica e crudele, dilapidò le finanze pubbliche per organizzare i Neronia (giochi e spettacoli) e si esibì molte volte in pubblico divenendo l’idolo delle folle. Sempre nello stesso periodo consigliato dal pretorio Tigellino fece uccidere Ottavia per poter finalmente sposare la sua amante Poppea. Nel 65 d.C. fu scoperta la congiura dei Pisoni per uccidere Nerone il quale iniziò a sterminare la classe dirigente tra cui Petronio,l’autore del Satyricon. Nel 64 d.C. Roma fu assalita da un enorme incendio che la rase al suolo e Nerone ne diede colpa ai Cristiani che, specialmente durante il suo governo, furono molto perseguitati.
Si dice che probabilmente fosse stato Nerone stesso ad appiccare l’incendio, poiché mirava a costruire la Domus Aurea in una zona già abitata. Comunque dopo l’incendio egli stabilì norme edili che prevedevano l’uso di materiali non infuocabili, criteri di costruzione e la distanza di sicurezza tra gli edifici. Attuò anche una riforma monetaria che migliorò notevolmente il potere d’acquisto e riorganizzò il sistema di approvvigionamento di Roma. In merito alla politica estera, egli non compì grandi azioni, ma fece riconoscere al re dei Parti, popolo con il quale si erano riaccesi i contrasti, il dominio romano sull’Armenia.
Nel 67 d.C. Nerone intraprese un viaggio in Grecia per imparare ancora il teatro e la poesia, ma anche per esibirsi, al suo ritorno a Roma però egli si ritrovò solo e indifeso: la sua città aveva complottato contro di lui. Si suicidò pur di non consegnarsi nel 68 d.C., ponendo fine alla dinastia Giulio-claudia.
Dopo l'epoca neroniana l’impero precipitò nel caos e tra il 68 e il 69 d.C. si ebbero ben quattro imperatori: Galba (Senato), Otone (pretoriani), Vitellio (legioni Germania superiore) e Vespasiano (legioni operanti in Giudea).
Dopo la guerra scatenatasi per il potere si ebbe come vincitore Flavio Vespasiano.

Flavio Vespasiano

Flavio Vespasiano diede inizio alla dinastia Flavia, una delle più note tra le dinastie degli imperatori romani. Egli salì al potere nel 69 d.C. e mirò prevalentemente a consolidare il potere imperiale e a risanare le finanze dello Stato. Emanò le "Lex de imperio Vespasiani" che formalizzavano il regime assoluto e la massima libertà dalle leggi dell’imperatore. Vespasiano finanziò una delle opere più significative di Roma: il Colosseo/Anfiteatro Flavio.
Egli morì nel 79 d.C.

Tito

A Vespasiano succedette il figlio Tito, già famoso durante il regno del padre per aver represso violentemente una rivolta giudaica che aveva sconvolto la Palestina e in particolare Gerusalemme. Egli venne ricordato anche per essere stato uno dei soccorritori più valorosi nel corso dell'eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. aveva raso al suolo le città di Pompei ed Ercolano. Fu definito “delizia del genere umano” grazie alla sua intelligenza, ai suoi modi accattivanti e al suo fascino. Il suo fu però un regno breve, poiché morì nell'81 d.C, solo dopo due anni che era al potere, a causa di un male improvviso.

Domiziano

Salito al potere nell' 81 d.C. , a differenza del fratello molto estroverso e aperto, egli era di carattere autoritario e molto riservato. Egli aspirava al rafforzamento del potere imperiale, amava farsi chiamare dominus et deus (signore e dio) e governò con il pugno di ferro. Egli portò avanti il risanamento delle finanze pubbliche iniziato dal padre, emanò leggi a favore dell’agricoltura e aumentò il salario dei soldati. Guadagnò la fiducia della popolazione italica, degli eserciti e dei pretoriani; il Senato invece non gradiva affatto il suo carattere dispotico e poco disposto a collaborare. Il contrasto con il governo degenerò e allora Domiziano temendo di essere prossimo a delle congiure scatenò il terrore tra la classe dirigente. Nel 96 d.C. una congiura pose fine all’ultimo erede della dinastia Flavia. Nei registri il Senato volle ricordare ingiustamente Domiziano e, infatti, questo venne paragonato a Nerone.

Nerva


Eliminato dalla scena politica Domiziano, i congiurati scelsero come successivo imperatore romano Nerva, un vecchio settantenne senza figli e tradizionalista. Il merito più grande della sua carriera che va dal 96 al 98 d.C. fu la scelta del suo successore, il legato della Germania Superiore Marco Ulpio Traiano.

Marco Ulpio Traiano

Traiano salì al potere nel 98 d.C. ed era un uomo autorevole. Fu il primo imperatore romano di origini non italica, infatti, proveniva dalla Spagna; la sua elezione fu dunque un evento molto importante poiché esprimeva l’allargamento della classe dirigente romana. Durante i venti anni del suo governo egli fu apprezzato da tutti, i senatori erano soliti chiamarlo Ottimo; era un uomo tollerante, collaborava con il Senato , distribuì denaro alla popolazione, fu un ottimo condottiero e fu molto gradito ai provinciali che per la prima volta si sentirono parte integrante del governo romano.
Per quanto riguarda la politica estera fu il primo dopo Nerone a intraprendere delle vere campagne, mise in atto una politica aggressiva con la quale tra il 101 e il 102 d.C. fece diventare uno Stato vassallo la Dacia e tra il 105 e il 106 d.C. tramutò lo Stato vassallo in provincia; per l’impresa fece erigere la Colonna traiana (che rimane tutt’oggi uno dei massimi capolavori dell’arte mondiale). Nel 106 d.C. conquistò l’Arabia.
In quegli anni i romani si ritrovarono in contrasto con la popolazione dei Parti, ma Traiano sia per la fama che per la volontà di trafficare con l’Asia direttamente, cercò lo scontro con questi. La campagna contro i Parti inizialmente portò dei clamorosi successi come quelli in Armenia e in Mesopotamia (ridotte a province). Fu espugnata la capitale nemica e la vittoria sembrava imminente, quando in Mesopotamia il popolo romani iniziò a ribellarsi al dominio troppo duro e oppressivo.
Allo stesso tempo all’interno dell’impero, in alcune regioni, si diede il via alle rivolte degli ebrei che furono tutte soffocate nel sangue. Traiano fu costretto a rinunciare alla politica estera e il confine dell’impero romano tornò ad essere segnato dall’Eufrate; Traiano morì nel 117 d.C. in Cilicia.

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