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Impero di Caligola

Il testamento di Tiberio nominava coeredi, e di conseguenza li designava all’Impero, i nipoti Gaio (figlio di Germanico) e Tiberio (figlio del proprio fratello Druso), ma il Senato, a furor di popolo, annullò il testamento e acclamò imperatore Gaio, che a quell’epoca aveva venticinque anni. Gaio sarebbe poi passato alla storia come "Caligola”, dal nome della calzatura militare (la caliga) che da bambina portava, quando si trovava negli accampamenti con il padre.

La scelta del Senato, in effetti, era dettata dalla popolarità di cui godeva la famiglia di Germanico e nello stesso tempo dal desiderio di una svolta politica: agli occhi dell’opinione pubblica, infatti, Germanico era stato una vittima di Tiberio e le persecuzioni a cui dopo la morte era stata frutto della crudeltà del vecchio imperatore; Germanico per giunta, era stato un generale di grande valore, fautore di una politica estera aggressiva che andava incontro alle ambizioni dei militari e agli interessi di preda e di bottino di una certa parte della popolazione romana, in contrapposizione alla prudenza manifestata da Tiberio.

Ma il breve impero di Caligola fu caratterizzato dall’eliminazione fisica degli oppositori interni e da continui atti di umiliazione della classe senatoria: al punto che, secondo la tradizione, egli si sarebbe spinto fino a nominare senatore il proprio cavallo. Sebbene le fonti antiche vedano in ciò soprattutto un esempio di “pazzia” sanguinaria del giovane e immaturo principe, negli atti di Caligola è invece percepibile un disegno preciso: il desiderio di trasformarsi in un sovrano assoluto, cui bisognava rendere onori divini, sul modello delle monarchie orientali e in totale contrasto con le tradizioni romane. Caligola assunse, infatti, atteggiamenti autocratici e pretese che gli venisse eretto un tempio; esigeva inoltre l’osservanza di un minuzioso cerimoniale e l’obbligo dell’inchino davanti alla sua persona.
In sostanza, mentre gli altri imperatori affermavano formalmente di volere essere difensori delle leggi romane tradizionali, Caligola sembrava sostenere il principio assolutistico dell’identificazione dello Stato con la sola persona dell’imperatore.
Malgrado si fosse reso popolarissimo con elargizioni e giochi circensi (che per giunta dissestarono le finanze statali), Caligola ebbe molti oppositori e nel 41 d.C. finì per rimanere vittima di un colpo di Stato ordito dai pretoriani.
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