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I Longobardi

Dopo la caduta dell’impero Romano d’Occidente, l’Italia fu protagonista di invasioni di numerosi popoli barbarici (gli Ostrogoti in particolare), e come se non bastasse, ecco che giunse in Italia un popolo di stirpe scandinava: erano i Longobardi.
Secondo quanto racconta lo storico Paolo Diacono, autore di Historia Longobardum, il termine “longobardo” deriva da “persona con la barba lunga”.
In principio i longobardi si dichiararono fedeli all’impero bizantino, ottenendo così la regione della Pannonia (attuale Ungheria), dove si stanziarono.
Il popolo dei longobardi era un popolo basato sull’esercito, tenuto sotto stretto controllo del Re.
Poco dopo, nel 568, il Re longobardo Alboino decise di invadere l’Italia, abbattendo le ormai deboli difese bizantine che si trovavano al confine con il Friuli.
Dopo non molto tempo raggiunse Pavia, e dichiarò che tale città sarebbe stata la capitale.
L’invasione fu uno spargimento di sangue che non risparmiò nessuno: i longobardi sottomisero i Romani, tante terre furono confiscati agli aristocratici, e come se non bastasse, i Romani vennero considerati come persone indegne di godere dei diritti umani.
Al seguito di questa invasione, ci fu un periodo di anarchia generale perché i Longobardi vollero espandere maggiormente il loro territorio, infatti si spinsero verso il Sud e fondarono il Ducato di Spoleto e il Ducato di Benevento.
L’Italia era quindi all’epoca abitata da due popoli: i bizantini e i longobardi.
I bizantini avevano ancora dei territori in Italia nonostante l’inarrestabile dominio longobardo.
Si parla precisamente della laguna veneta dove poi fu fondata l’attuale Venezia.
Intanto l’espansione Longobarda si era fatta sempre più minacciosa e i territori appartenenti alla Chiesa furono accerchiati sempre di più.

Evento significativo della storia longobarda fu l’ascesa al trono del re Rotari.
Tale re emanò la prima legge scritta longobarda che fu scritta in latino, all’epoca (come anche oggi) ritenuta la lingua del diritto, poiché in precedenza le leggi venivano tramandate esclusivamente per via orale.
L’Editto di Rotari definiva la struttura sociale del popolo Longobardo mettendo al primo posto gli arimanni hi guerrieri, uomini liberi), al secondo piano le persone “normali”, senza averi: gli aldii, che erano uomini semi-liberi e infine i servi, definiti uomini non liberi.
Sulla base di questa suddivisione venne istituito il guidrigildo: per evitare che una persona si facesse giustizia da sola, se una persona recava un torto ad un’altra persona, la persona che ha recato il danno era tenuta a versare una somma di denaro all’altra persona, proporzionata in base, purtroppo, alla condizione sociale delle persone interessate.
Ciò ci fa capire che la giustizia longobarda non era così tanto equa.
Per quanto riguarda i reati, venne istituita l’ordalia.
Essa era una prova molto pericolosa nella quale ci si affidava alla divinità.
Se la persona condannata non avesse superato la prova, allora regnava la convinzione che la divinità non lo abbia aiutato a salvarsi, e quindi era certamente in torto.
L’economia longobarda era semplicissima, basata prevalentemente sull’agricoltura.
A Rotari succedette il re Liutprando, che fu protagonista di un avvenimento fondamentale alla fondazione dello Stato Pontificio: la donazione di Sutri.
Nella sua campagna espansionistica, Liutprando conquistò Sutri (che é una cittadina del Lazio) che decise però di non acquisire per non mettere in pericolo il rapporto che si era creato con il Papa. Tale territorio fu quindi assegnato successivamente allo Stato Pontificio.
Con il re Astolfo, successore di Liutprando, la dominazione longobarda era ormai accentuata, infatti Papa Stefano II fu preoccupato e decise di chiamare Pipino il Breve per farsi aiutare.
Tale avvenimento segnò l’inizio di una fine, la fine dell’impero Longobardo.
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