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I re Autari e Agilulfo

Dopo la morte di Alboino in seguito a una congiura (nel 572), i capi longobardi elessero re Clefi che morì a sua volta di morte violenta due anni più tardi. Dopo di lui i duchi longobardi si dedicarono ad ampliare le loro conquiste senza curarsi di nominare un nuovo re. Quando però gli imperatori d’Oriente fecero appello ai Franchi per scacciare dall’Italia i Longobardi, i duchi elessero un nuovo sovrano nella persona di Autari (nel 584), figlio di Clefi, e gli concessero una parte del proprio territorio per garantirgli una base economica sufficiente a esercitare il potere.

I Longobardi iniziavano a essere ormai consapevoli che, per resistere a Franchi e Bizantini, occorreva modificare l’impianto istituzionale del loro dominio in Italia, rendere più continui e omogenei i confini del Regno, limitare l’autonomia dei singoli duchi, migliorare i rapporti con la popolazione italica.

Respinti i Franchi, Autari (584-590) estese le conquiste longobarde a danno dei Bizantini. La popolazione romana assoggettata ai Longobardi fu costretta a versare ai Longobardi un regolare tributo: con questo atto, del resto, la condizione dei vinti, che sino a quel momento erano stati sottoposti a qualsiasi arbitrio da parte dei conquistatori, iniziò a essere regolamentata e quindi in qualche modo protetta. Inoltre, fu sotto il regno di Autari e per impulso di sua moglie, la principessa bavara Teodolinda, che incominciò anche la conversione dei Longobardi dall’arianesimo al cattolicesimo: un ulteriore motivo di miglioramento dei rapporti tra longobardi e Italici.

Dopo l’avvelenamento di Autari per opera di membri della corte, la sua vedova Teodolinda sposò Agilulfo, il duca di Torino, che fu uno dei più notevoli sovrani longobardi. (591 – 616) Agilulfo proseguì vigorosamente la sottomissione dell’Italia e giunse sino alle porte di Roma; quando l’esercito longobardo, proceduto da una folla di prigionieri con le mani mozzate, si avvicinò alle mura, ai Romani parve che fosse giunta la fine del mondo.
Agilulfo tuttavia ritenne più utile rinunciare alla conquista della città e venire a patti con papa Gregorio Magno, che l’incolumità di Roma con un forte tributo. I rapporti tra i Longobardi e il papa in seguito migliorarono: lo stesso figlio del re longobardo fu battezzato secondo il rito cattolico e da quell’epoca il processo di cattolicizzazione dei Longobardi si intensificò ulteriormente.

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