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Liutprando


Liutprando è stato re dei Longobardi e re d'Italia dal 712 al 744, nel momento in cui il dominio bizantino sembrava essere giunto alla fine. Egli era animato da uno spirito molto diverso dai re che lo avevano preceduto: influenzato dall’opera culturale dei monaci benedettini, era entrato in contatto con la popolazione romana e questo aveva creato in lui una forma mentale più aperta e più generosa nella confronti della civiltà romana. Durante il suo regno, con capitale Pavia, egli si rese conto della necessità di un ordinamento statale più evoluto ed è per questo che tentò di far valere la sua autorità sull’anarchia barbarica e soprattutto sull’ atteggiamento ostinatamente indocile e irrequieto dei duchi.
Approfittando della crisi del dominio bizantino in Italia, si affrettò ad allearsi con il Papa con l’obiettivo di riunire la penisola sotto il dominio longobardo. Infatti con una breve campagna militare, invase l’Esarcato e la Pentapoli, arrivando a minacciare da vicino Ravenna per spingersi anche in prossimità di Roma. A questo punto, però, si trovò di fronte l’ostilità delle popolazione che nel frattempo erano insorte e del Papa stesso: le popolazioni, se da un lato non volevano più sottostare al dispotismo bizantino non volevano nemmeno passare sotto il dominio del loro nemico tradizionale, mentre il Papa, Gregorio II, non intendeva affatto essere ridotto a vescovo longobardo. A tale tentativo di Liutprando, seguì tutta una serie di alleanze che videro anche il Papa aizzare i duchi di Spoleto e di Benevento contro il re Longobardo, precedentemente suo alleato. La situazione si risolse quando Liutprando preferì arrivare ad un accordo con il Papa per due motivi: da una parte il suo animo rispettoso verso la religione cattolica ed i suoi ministri e dall’altro il timore di pericolose reazioni all’interno del suo regno, anch’esso ormai solidamente cattolico. Fu così che il re longobardo fece sgomberare il Lazio dall’esercito ed in segno tangibile di pace donò al Papa il castello di Sutri. La tradizione vuole che tale donazione stia all’origine del potere temporale della Chiesa i cui possedimenti prendevano il nome di Patrimonio di San Pietro. Comunque le ostilità fra Papa, Liutbrando, Bizantini, province italiane in rivolta e duchi longobardi continuarono fino al 742.
Il successore di Gregorio II, Gregorio III, per porre fine all’obiettivo espansionistico di Liutprando pensò di incoraggiare la ribellione delle forze locali contro i Longobardi e contemporaneamente chiese l’intervento dei Franchi. Tuttavia, questo appello, cadde nel vuoto perché fra i Franchi ed i Longobardi esisteva una reciproca amicizia per arrivare a scacciare gli Arabi dalla Francia meridionale. Comunque, il Papa riuscì a tenere lontani i Longobardi sia da Roma che da Ravenna anche grazie all’aiuto di contingenti militari inviati da Venezia.
Nel 742, Liutprando concluse un ulteriore accordo con il Papa Zaccaria: al re longobardo era riconosciuto il possesso di diverse città appartenute precedentemente ai Bizantini. Tale accordo comportò una tregua di circa 20 anni fra stato longobardo e Papato.
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