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Il Sionismo: cause e obiettivi

Il termine sionismo deriva da Siòn, che è il nome della collina di Gerusalemme dove si estende la parte più antica della città e che corrisponde al termine con cui, gli Ebrei chiamano Gerusalemme; esso viene utilizzato per indicare il movimento politico moderno che sostiene la necessità di preservare, incrementare e diffondere la coscienza dell'appartenenza alla cultura ebraica mediante la creazione di uno Stato ebraico.

Al termine della Prima Guerra Mondiale, il trattato di Sèvres del 1920, concluso fra l’Impero Ottomano e le potenze vincitrici, costituisce le radici della questione palestinese che scoppierà molti anni dopo. Con tale accordo l’Impero Ottomano è smembrato e in Medio Oriente sono formati alcuni nuovi stati controllati dalla Francia e dalla Gran Bretagna, sotto forma di mandato: la Palestina e l’Iraq passano sotto il controllo della Gran Bretagna, che di fatto esercita già un dominio sulla penisola araba, mentre la Siria ed Libano sono affidati alla Francia.
All’interno di questi paesi, dal 1920 amministrati, pertanto, dalle potenze europee, si formano dei partiti politici il cui obiettivo è di eliminare la presenza straniera (obiettivo nazionalista) e di modernizzare lo stato come già stava avvenendo in Turchia con il generale Atatürk, pur conservando legge islamica. Per raggiungere questo scopo, si formano gruppi militanti islamici, chiamati Fratelli Musulmani. In Palestina il nazionalismo arabo si scontra con le esigenze degli emigrati ebrei che cercavano di creare uno stato ebraico (antico regno di Israele). Infatti, sia gli Ebrei che gli Arabi palestinesi consideravano la Palestina come la propria patria e, nel tempo, ciò causò atti di terrorismo sempre più violenti e sanguinosi. Gli Inglesi non riuscirono a gestire il problema e nel 1948 preferirono lasciare il mandato di amministrazione del territorio.
Da parte ebraica gli obiettivi erano molto chiari. Già nel periodo antecedente la Prima guerra mondiale, in Europa e in Russia, erano sorti dei movimenti di antisemitismo (= razzismo contro gli Ebrei), come per esempio i pogrom (= sommosse popolari antisemite con conseguenti devastazioni e saccheggi) in Russia, caratterizzati da persecuzioni e violenze per cui, molti Ebrei, per salvarsi, erano fuggiti in paesi più tolleranti, come negli USA. Queste violenze avevano spinto un giornalista ebreo austriaco, Theodor Herzel, a lottare affinché gli Ebrei si riappropriassero di un loro Stato. Egli aveva seguito molto da vicino il caso Dreyfus come corrispondente da Parigi di un giornale austriaco: lo sviluppo preso da tale caso nonché l’ondata di violenza scatenatasi in Europa contro gli Ebrei, lo convinsero che la soluzione della questione ebraica non poteva essere risolta con l’integrazione nei vari stati europei. Infatti, egli sosteneva che la patria per eccellenza degli Ebrei non poteva essere che la Palestina, in quanto terra promessa da Dio, come sta scritto nella Bibbia. Di conseguenza, si formò un partito politico (Sionismo) il cui scopo era di lottare per il ritorno degli Ebrei in Palestina. E’ così che molti Ebrei confluiranno in Palestina e compreranno delle terre dai ricchi proprietari arabi, formando un nuovo stato.
Di conseguenza, da allora in poi, gli Arabi palestinesi si sentiranno come derubati dalla presenza ebrea nel loro territorio ed inizierà in quella regione un lungo e sanguinoso conflitto fra due etnie.
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