Gli Arabi

Tra il primo millennio A.C e i primi secoli dell'era cristiana nell'Arabia meridionale si formarono alcuni regni prosperi. L'appellativo “Arabia felix” deriva dal fatto che era un territorio ricco e che era anche il centro nevralgico di una fitta rete di commerci che coinvolgevano l'Asia minore, l'Africa e l'India. Si ricordano il Regno di Saba, quello dei Nabatei che aveva come capitale Petra (e che nel 105 d.C divenne la provincia romana di Arabia) e il regno di Palmira (in Siria)
L'Arabia è formata da un vasto altopiano arido e desertico e proprio il deserto ha segnato alcuni tratti fondamentali del carattere e della popolazione nomade araba: senso di appartenenza al proprio clan, attaccamento alla propria libertà, fortissimo senso dell'ospitalità (essere ospitati nel deserto significava salvarsi la vita).
L'organizzazione sociale aveva come base la tribù con a capo uno sceicco che però non aveva grandi poteri. In tempo di guerra ad esempio veniva sostituito dal rais, un comandante militare. La donna aveva posizione paritaria all'uomo.

La tribù era responsabile degli atti di tutti coloro che ne facevano parte e per questo le guerre fra tribù erano frequenti.
Nelle zone desertiche ad esempio vivevano tribù nomadi di beduini ( dall'arabo bedawi che significava abitanti della steppa) che erano dediti alla pastorizie ma anche alle razzie.
Nelle oasi sul mar Rosso vivevano invece agricoltori, artigiani e commercianti

Ogni anno gli arabi si recavano alla città sacra della Mecca dove sorgeva il più importante santuario dedicato alle divinità. All'interno del santuario si trovava la Kaàba, un edificio cubico che custodiva la pietra nera che gli arabi credevano caduta dal cielo per volontà divina e che in origine era bianca ma poi era divenuta nera per i peccati.
Le ragioni che spingevano gli arabi alla Mecca non erano solo religiose ma anche economiche perché nell'occasione si organizzavano fiere e mercati.

Intorno al 570 alla Mecca nacque Maometto uomo di famiglia modesta ma dedito ai viaggi da quando aveva sposato Cadigia, una ricca vedova.
Durante i suoi viaggi Maometto ebbe modo di conoscere elementi del paganesimo, cristianesimo e ebraismo. Nel 610 si ritirò sul monte Hirà e fu lì che elaborò la religione monoteista dell'Islam che aveva il culto di un unico dio, Allah.
Tale religione trovò immediatamente ostilità sia perché essendo monoteista e negando quindi il culto delle divinità dei santuari, minacciava l'economia che girava attorno ai pellegrinaggi, sia perché negava le antiche tradizioni tribali in nome di un'unica comunità di fedeli.

A causa di queste ostilità nel 622 Maometto e i suoi seguaci si trasferirono a Medina e questo esodo fu chiamato egira (migrazione). Questa migrazione segnò una nuova epoca e inaugurò il calendario islamico.
A Medina, Maometto fu riconosciuto come capo religioso e militare e infatti egli stesso iniziò una guerra di imboscate e razzie contro i nemici della Mecca conquistando un alto numero di proseliti ( Nuovi seguaci di una dottrina)
Nel 630 rientrò trionfante alla Mecca ormai convertita all'islam dove abbatté tutti gli idoli. Le tribù si allearono e conquistarono l'Arabia centrale e lo Yemen arrivando ai confini dell'impero bizantino.
Maometto però morì nel 632.

I fondamenti dell'Islam
Islam significa “sottomissione” e “pace”, ma l'islamismo non nacque solo come religione, bensì come visione della vita e della società. L'unico profeta era maometto che aveva raccolto le sue parole nel Corano (che significa “recitazione” ovvero lettura enfatica) scritto dai suoi seguaci intorno al 650. Esso contiene una serie di visioni dette sure che riguardano tutti i fondamenti della società islamica ( diritto penale, matrimonio, leggi morali ecc.) a cui ogni fedele deve attenersi.
I cinque pilastri dell'Islam sono:
fede assoluta in Allah
digiuno nel mese sacro del ramadan
pellegrinaggio alla Mecca (almeno una volta nella vita)
preghiera cinque volte al giorno inginocchiati in direzione della Mecca
elemosina
Sono vietati:
usura
adulterio
idolatria ( Adorazione di oggetti o immagini considerati divini)
cibi impuri
vino
Ai credenti è promesso un paradiso di beatitudini allietato da delizie terrene e splendide fanciullo. Agli infedeli, inferno di fuoco e tormenti

Non esiste classe sacerdotale. Il credente è detto musulmano e la sua vita deve basarsi sulla shari'a, la legge islamica le cui fonti principali sono Corano e la Sunna ossia le tradizioni che tramandano il comportamento del profeta.
Un altro concetto cardine della mentalità islamica è la gihad ossia l'impegno a raggiungere un obiettivo che impone ai musulmani di ricercare sempre un loro personale miglioramento dal punto di vista religioso e morale.
Questo precetto è stato inteso come dovere di difesa e espansione che ha portato a guerre sante finalizzate a convertire gli infedeli.
Nel Corano però si distinguono chiaramente gli idolatri che andavano convertiti oppure sterminati e i popoli del Libro ossia gli ebrei e i cristiani ai quali è concesso professare la propria fede.

Espansione dell'Islam dopo Maometto

La comune fede religiosa aveva unificato l'Arabia in un'unica confederazione di tribù. Per rafforzare l'unità degli arabi alla morte di Maometto si pose il problema della scelta di un califfo ( termine arabo che significa vicario ossia sostituto dotato di autorità come difensore dell'islam).
Ognuna delle principali componenti della società islamica aveva strategie e candidati propri:
l'aristocrazia della Mecca aspirava alla trasmissione del potere per via ereditaria e aveva designato come successore il genero di Maometto, Alì.
I compagni di Maometto propendevano per l'elezione del suo successore
Prevalse la soluzione dei compagni di Maometto e dal 632 al 661 succedettero 4 califfi elettivi: Abu Bakr, Omar, Othman, e infine lo stesso Alì.
Si formò uno stato solido in cui il potere religioso e il potere politico erano affidati alla medesima autorità quella del califfo.

Conformemente alle indicazioni del Profeta i califfi attuarono in modo deciso una politica espansionistica per imporre l'islamismo nel mondo.
Le nuove città islamiche
Nelle oasi e nei punti di incontro delle strade carovaniere, nacquero nuove città: all'inizio venivano costruite la Moschea e il Suk (il mercato) e poi intorno gli edifici. Le città erano centri amministrativi e giudiziari e il rispetto della legge islamica e delle norme del Corano era assicurato dagli ulema. La giustizia, i rapporti sociali, la famiglia, le regole del commercio e delle successioni erano esercitati e controllati dai cadì.
Gli emiri governavano la città in rappresentanza dei califfi.
Nella società islamica si distinguevano 4 classi sociali:
musulmani di più antica conversione ( rappresentavano i ceti dominanti che collaboravano con vecchi amministratori bizantini e persiani)
musulmani di nuova conversione
seguaci di altre religioni
schiavi ( che però venivano trattati con umanità e potevano essere riscattati)
La donna perse molta della sua libertà dovendosi sottomettere al marito, vivere spesso in stanze separate dal resto della casa e poteva essere ripudiata.


Tuttavia il periodo dei primi 4 califfi fu caratterizzato da forti lotte di potere . Il terzo califfo Othman della famiglia degli Omayyadi (legata all'aristocrazia mercantile della mecca) fu ucciso. Il suo successore Alì, genero di Maometto e coinvolto nell'uccisione di Othman iniziò una guerra civile contro gli Omayyadi che si concluse con lassassinio nel 661 di Alì stesso.
Con la dinastia degli Omayyadi la carica di califfo cessò di essere elettiva e divenne dinastica. Gli Omayyadi governarono l'islam per circa un secolo e durante il loro califfato furono conquistate l'Africa occidentale e la Spagna e a oriente Kabul e Samarcanda

Obiettivo furono anche i domini bizantini a cui furono strappati Siria, Egitto e Libia. La capitale del califfato fu trasferita a Damasco in Siria.
I popoli si sottomisero velocemente all'Islam non solo per motivi religiosi ma anche per motivazioni politiche e sociali legate al fatto che sia l'impero bizantino che persiano soggiogavano le popolazioni con tasse altissime; in più l'espansione dell'Islam fu anche favorita dalla tolleranza nei confronti di ebrei e cristiani; tuttavia chi si convertiva all'islam godeva di tutti i diritti civili, chi non si convertiva era sottoposto ad una maggior carico fiscale. (Per la resistenza ed espansione dell'impero bizantino vedi ultimo paragrafo)
All'islam appartenevano ora molte etnie non solo arabi In pochi anni fu abbattuto l'impero persiano dei Sasanidi
Mesopotamia e Iran furono presto islamizzati.
La promessa del paradiso a tutti i combattenti caduti durante le guerre sante, alimentò il fanatismo religioso, tuttavia le mire espansionistiche e di guerra erano legate anche agli ingenti bottini che ne ricavavano.

Non tutti i musulmani riconobbero il califfato degli Omayyadi; i seguaci di Alì anche dopo la sua morte si organizzarono nel “partito di Alì”, in arabo schi'a Ali e da qui il nome sciiti. Essi sostenevano che che il sovrano dei musulmani dovesse appartenere alla stirpe di Maometto.
I seguaci degli Omayyadi presero invece il nome di Sunniti per la grande importanza che davano alla Sunna ossia alla tradizione che tramandava il comportamento di Maometto.
Tale suddivisione era di tipo dottrinale ed è la più grande all'interno dell'islam. Gli sciiti riconoscono nell'imam il capo spirituale e politico della comunità; i sunniti invece riconoscono separatamente l'autorità civile, che deve applicare la legge islamica detta shari'a e quella religiosa calla quale invece spetta l'interpretazione dei testi sacri e la guida spirituale. Tale divisione sussiste ancora oggi ed è origine delle violenze nel mondo islamico.

La dinastia abbaside
Nel 750 la famiglia degli Abbasidi depose è massacrò la dinastia degli Omayyadi.
Questa rivolta ebbe conseguenze anche per l'Europa. Abd ar-Rahman, un omayyade scampato al massacro, si rifugiò in Spagna e si insediò nella città di Cordova e la trasformò prima in un emirato e poi successivamente in uno stato indipendente dall'impero islamico. Il califfato di Cordova fu caratterizzato da un forte esercito. Da un'amministrazione capace, da uno splendore culturale e dal commercio di tessuti.

Gli abbasidi sostenevano di essere parenti di Maometto e avere così diritto al trono e approfittarono del astio generale verso gli Arabi sostenuti dagli Omayyadi, che godevano di molti privilegi e ricoprivano tutti i posti di responsabilità nell'amministrazione dello stato islamico, e del malcontento per la forte tassazione riservata ai convertiti non arabi.
Con l'avvento della dinastia Abbaside, cessò il dominio degli arabi e il califfato divenne l'istituzione portante di uno stato cosmopolita amministrato da tutte le etnie che lo formavano e non solo da arabi.
La nuova capitale dell'impero fu Baghdad fondata nel 762.
L'avvento di questa nuova dinastia tuttavia diede inizio alla frammentazione del ondo islamico. Molti paesi come Marocco,Tunisia e Egitto si resero indipendenti. Questa frammentazione permise l'infiltrazione dei Turchi che provenivano dalle steppe del Turkestan che erano difficili da combattere sia perché erano forti militarmente sia perché erano convertiti all'islam e quindi non infedeli da combattere.
Nel X secolo la dinastia Abbaside entrò definitivamente in crisi per lotte interne.

Scienza e Cultura nel mondo arabo

Gli arabi ebbero un ruolo decisivo nella mediazione fra cultura occidentale e orientale. Essi rielaboravano tutto quello che apprendevano dai popoli con cui entravano in contatto. Fra l'VIII e l'XI il movimento culturale arabo prese il nome di rinascimento arabo. Esso fu dovuto sia al ritrovamento di antiche opere scientifiche e filosofiche greche nei territori conquistati,sia al mecenatismo dei califfi che ospitarono alle loro corti scienziati, traduttori e studiosi e investirono ingenti somme di denaro per procurarsi testi in altre lingue. Ci fu così un grande lavoro di traduzioni in lingua araba di opere greche.
Grande fioritura ebbero la filosofia, con Averroè, la medicina con Avicenna e la matematica con Al-Khuwarizmi da cui ha origine il termine matematico “algoritmo”.
Agli arabi si deve il sistema numerico posizionale ( ossia il valore della cifra dipende dalla posizione) della numerazione araba e l'impiego dello zero ( che gli arabi derivarono dagli Indiani)
Agli arabi si devono i progressi nel campo della navigazione con la realizzazione di carte nautiche dettagliate e di strumenti di precisione come l'astrolabio e la sfera armillare.
Anche nei paesi in cui gli arabi non riuscirono ad affermare il loro dominio, i mercanti arabi erano sempre presenti e diffusero prodotti come l'arancio, il limone, l'albicocca e il carciofo. Arrivarono anche spezie come noce moscata, cannella, zafferano e zenzero. Si diffusero tessuti e tappeti pregiati. Introdussero anche la tecnica di produzione della carta che avevano appreso dai cinesi.

Arte islamica
Nei paesi musulmani, per il divieto di idolatria, l'arte figurativa ebbe una diffusione minore. Si diffuse invece l'arabesco ossia quella tecnica decorativa che ripete infinite volte elementi vegetali, forme geometriche e motivi astratti. Altre forme espressive furono la miniatura, la calligrafia ( per la copia del corano) e l'architettura.

Influsso della civiltà araba sull' occidente
In Sicilia gli arabi dettero un nuovo impulso all'agricoltura razionando i latifondi, migliorando i sistemi di irrigazione, introducendo nuove colture come quelle del gelso della canna da zucchero, agrumi e cotone.
In Spagna venne costruita una grande moschea e il palazzo dell'Alhambra Granada.
Sia in Sicilia che in Spagna gli arabi dettero impulso alle lettere e alle scienze. Notevoli tracce della cultura araba restano in ambito linguistico (lessico geografico e linguistico)
La conquista araba influenzò quindi positivamente la cultura e l'economia occidentale , ma creò presupposti di futuri contrasti.


RESISTENZA ED ESPANSIONE DELL'IMPERO BIZANTINO

Gli arabi in Africa e in Europa

L'avanzata degli arabi continuò inesorabile senza che l'impero bizantino riuscisse a fermarla. Ad oriente gli arabi si impadronirono della Siria, della Palestina e dell'Egitto (639-640) ed in seguito, grazie ad una potente flotta, penetrarono nell'Egeo e conquistarono Cipro, Rodi, Creta e la Sicilia.
Nel 711, un luogotenente berbero, Tariq, partì alla conquista della Spagna e cacciò i Visigoti e la sua avanzata fu fermata solo da Carlo Martello a Poitiers (732).
Per 8 secoli gli arabi rimarrano saldamente in Europa.

La resistenza di Costantinopoli

L'Impero Bizantino riuscì comunque ad arrestare l'avanzata degli arabi grazie al sistema difensivo progettato da Eraclio , fondato sulla mobilitazione dei contadini, i quali dopo le incursioni nemiche rimediava ai danni subiti riadattando le fortificazioni e ricostruendo le case. L'obbiettivo principale era comunque la conquista di Costantinopoli poiché gli arabi pensavano che una volta caduta la capitale tutto l'impero si sarebbe sgretolato sotto gli attacchi arabi.
Nel 674 iniziò un assedio che durò 4 anni ma Costantinopoli riuscì a resistere e l'assedio fallì.
Nel 717 e nel 739 vi furono altri tentativi ma come il precedente andarono a vuoto e nel caso dell'attacco del 739, l'esercito arabo fu annientato dall'Imperatore Leone III ad Akroinos (sulla costa dell'odierna Turchia)
La vittoria dei Bizantini sugli Arabi costituisce un evento importantissimo nella storia mondiale: se infatti gli Arabi fossero riusciti a conquistare Costantinopoli, infatti, non vi sarebbe stato più nessun ostacolo alla loro penetrazione in Europa.

La questione dell'iconoclastia

Iconoclastia significa distruzione delle icone ossia delle immagini sacre.
L'impero Bizantino aveva respinto gli Arabi, ma ormai i suoi territori erano ridotti all'Asia Minore, a una parte dei Balcani e ad alcune regione dell'Italia e in più aveva perso il controllo delle rotte mediterranee.
Ci fu poi una grave crisi religiosa: nel 726 l'imperatore Leone III proibì il culto delle icone e ne ordinò la distruzione.
Tale decisione mirava a mettere a tacere i musulmani che condannavano il culto delle immagini proibito da Corano, ma aveva soprattutto motivi politici legati alla custodia delle icone da parte dei monaci. Leone III temeva la grande influenza che i monaci avevano sulle masse e che poteva costituire una minaccia per il suo potere.
Questa presa di posizione provocò una vera e propria guerra civile che si protrasse per più di un secolo fino cioè alla sconfitta dei sostenitori dell'iconoclastia. Nell'842 la regina Teodora ripristinò definitivamente il culto delle icone.

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