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Prima guerra mondiale

Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale: è un evento legato alla questione balcanica. Si dice che la prima guerra mondiale (chiamata anche Grande Guerra) sia stata una guerra totale perché vengono coinvolte per la prima volta potenze europee ed extraeuropee (stati Uniti, Giappone). Inoltre per la prima volta entrano a far parte degli eserciti uomini provenienti da territori extraeuropei. È chiamata guerra totale anche perché ci furono milioni di morti tra cui anche civili: infatti non solo vennero sacrificati gli eserciti al fronte ma anche le persone all’interno dei singoli paesi iniziarono a vivere in funzione della guerra e tutte le fabbriche vennero convertite in fabbriche belliche. Vennero inoltre utilizzate armi che non erano mai state usate prima come carri armati e aviazione.

Il motivo scatenante fu l’uccisione del principe Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria - Ungheria, avvenuta a Sarajevo il 28 giugno 1914 da parte di un rivoluzionario bosniaco. Questa uccisione suscitò una serie di reazioni a catena che diedero inizio alla Grande Guerra. L’Austria decise infatti di inviare un ultimatum alla Serbia, ma la Serbia non accettò e allora la Russia mobilitò l’esercito. La Germania a sua volta mobilitò il proprio esercito e questo equivaleva a una dichiarazione di guerra.
Quindi questa guerra inizia perché l’ambizione dell’Austria era di estendere la sua influenza nell’area balcanica. La Germania, che era giunta da poco all’unificazione e nel giro di trent’anni aveva conosciuto un grande sviluppo industriale, si dovette accontentare dei pochi territori rimasti. Inoltre l’aggressività della Germania era dovuta al fatto di voler creare dei mercati dove vendere i prodotti, così portò avanti questo progetto (chiamato pangermania, consisteva nell’inglobare dei territori che non erano ancora parte della Germania) in Europa. Inoltre voleva togliere alla Gran Bretagna il primato economico mondiale e per questo decise di intervenire al fianco dell’Austria.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in Europa si erano formate delle ideologie nazionaliste che criticavano la mentalità pacifista dei socialisti, la debolezza del ceto borghese e auspicavano a un rinnovamento della società e consideravano la guerra come il modo per imporre le nazioni a livello internazionale. Vedevano la guerra come l’occasione per uscire fuori dalla società borghese. Quindi tanti giovani consideravano la guerra come un modo per uscire dalla monotonia del quotidiano e per questo si arruolarono. Perciò la guerra non fu solo voluta dai governi, ma ebbe anche il consenso delle masse. Questo fa anche capire perché il partito socialista diede il proprio consenso ai crediti di guerra (ovvero era a favore dell’entrata in guerra dell’Italia).
Nel progetto dei protagonisti del conflitto, l’idea era che la guerra si concludesse in breve tempo. I tedeschi attaccarono prima il fronte occidentale, quindi la Francia, passando attraverso il Belgio dove si ebbe il primo scontro sulla Marna. Qui l’esercito francese riuscì a bloccare l’avanzata dell’esercito tedesco. E quella che doveva essere una guerra di movimento si trasformò in una guerra di posizione: infatti per tutta la durata della guerra questa si svolgerà su una linea immaginaria che andava dalle Alpi svizzere fino al Belgio. Su questa linea si rimase fermi per tre anni e per tre anni gli eserciti si fronteggiarono gli uni davanti agli altri senza avanzamenti. Si dice che milioni di soldati morirono lungo questa linea per conquistare pochi chilometri di terra e così divenne una guerra di trincea. Dopo aver chiuso il fronte occidentale la Germania voleva passare sul fronte orientale per affrontare la Russia. E per quanto riguarda il fronte orientale la situazione fu diversa perché gli Austriaci ebbero subito degli scontri con la Serbia e riuscirono a sconfiggerla. La Russia prevedeva di arrivare a Berlino nel giro di pochi giorni, invece i Tedeschi riuscirono a fermarla riportando due vittorie importanti: quella di Tannenberg e quella dei laghi Masuri e riuscì ad occupare territori dell’attuale Polonia arrivando fino a Minsk (cittadina occidentale della Russia). Questo perché la Russia aveva un esercito impreparato.
L’Italia, quando scoppia la guerra, decide di dichiarare la propria neutralità perché la Triplice Alleanza prevedeva l’intervento dell’Italia solo in caso di una guerra difensiva, mentre quella era una guerra offensiva. In questi mesi si aprì in Italia un dibattito tra chi voleva che l’Italia entrasse in guerra e chi no, cioè tra chi si proclamava interventista e chi neutralista. Tra gli interventisti c’erano i gruppi cosiddetti irredentisti (erano i gruppi del Trentino e del Friuli che chiedevano l’intervento italiano a fianco della Francia e dell’Inghilterra per arrivare all’unificazione), i gruppi più radicali di sinistra (che pensavano che la guerra avrebbe accelerato il processo rivoluzionario), gli ambienti militari, gli industriali e i nazionalisti italiani. Inoltre tra i socialisti, che nella loro maggioranza si dichiaravano neutralisti, emerge la figura di Mussolini che faceva parte dell’ala rivoluzionaria del partito e che si dichiarò a favore dell’intervento italiano. Per questo fu espulso dal partito e fondò un suo giornale “Il popolo d’Italia”.
Tra i neutralisti, invece, c’erano i socialisti, i cattolici (anche perché coloro che volevano la guerra la volevano contro l’Austria mentre i cattolici avevano dei rapporti diplomatici con l’Austria) e i liberali giolittiani: Giolitti era contrario perché non riteneva l’Italia in grado di sostenere un conflitto. Inoltre Giolitti in quei mesi sperava di ottenere il Friuli e il Trentino facendo trattative segrete con l’Austria. Giolitti non riuscì a imporre la propria posizione perché Salandra e Sonnino segretamente, iniziarono a trattare con l’Inghilterra e la Francia fino ad arrivare alla trattative nel 1915 con il Patto di Londra con cui l’Italia si impegnava a entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa nel giro di un mese. In cambio l’Italia avrebbe ottenuto il Trentino, il Friuli, l’Istria (fatta eccezione di Fiume) e la Dalmazia. Il Parlamento non venne interpellato ma venne informato a cose fatte. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra. L’esercito italiano (sicuramente impreparato) era guidato dal generale Cadorna che varcò il confine e subito ci furono delle battaglie: quella dell’Isonzo e quella nell’area del Carso. Anche questa diventa una guerra di trincea. Nel 1914 - 1915 il paese fu attraversato da una serie di crisi. Fattore importante fu quello delle piazze dove vediamo protagonisti personaggi come Mussolini e i nazionalisti. Questi movimenti di piazza servivano a fomentare la folla e Giolitti di fronte a queste manifestazioni cambiò posizione e decise a favore dell’intervento dell’Italia in guerra. Lui era l’unico che aveva capito che a guerra non sarebbe stata una guerra breve.
Il 1916 è un anno di battaglie soprattutto sul fronte occidentale. Infatti i soldati a un certo punto iniziarono a rendersi conto che la guerra non era rigeneratrice e che stava solo portando al massacro un’intera generazione di giovani. I soldati cominciarono così a manifestare il proprio disinteresse nei confronti del conflitto e non vollero più rispondere agli ordini dei loro ufficiali e per questo ci furono molti episodi di ribellione. Gli ufficiali reagirono con estrema durezza: attraverso processi per alto tradimento alcuni furono condannati ma molti furono fucilati.
Sul fronte interno cominciarono a manifestarsi le prime forme di disagio, di avversione nei confronti della guerra ed iniziarono ad esserci una serie di rivolte. In tutti i paesi si formarono così dei governi di unità nazionale: una sorta di governo appoggiato da tutte le forze politiche.
Nel 1917 ci furono due avvenimenti decisivi per la svolta del conflitto:
L’entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco della Triplice Intesa (in aprile);
• L’uscita dalla guerra della Russia (in ottobre)

Questi avvenimenti cambiano gli equilibri perché il potenziale bellico ed economico statunitense non era come quello europeo. Negli anni precedenti gli Stati Uniti avevano rifornito di armi Francia e Inghilterra attraverso le navi. La Germania bloccò queste navi affinché non arrivassero i rifornimenti. Nel 1917 la Germania aveva ufficialmente dichiarato l’inizio della guerra sottomarina. Con questa guerra sottomarina gli Stati Uniti vedevano compromessi i loro interessi economici. Questo li spinse ad entrare in guerra. Fu una contrapposizione tra modelli diversi di stati: da una parte l’Inghilterra e gli Stati Uniti rappresentanti del sistema economico democratico, dall’altra l’Austria e la Germania con un sistema economico autoritario. Questo conflitto si trasforma quindi in un conflitto ideologico. Inoltre con l’arrivo in guerra degli Stati Uniti faranno la loro comparsa per la prima volta gli aerei, l’aviazione militare e i gas asfissianti (e nascono anche le prime maschere a gas).
La disfatta di Caporetto vede gli Italiani arretrare di fronte all’offensiva austro-tedesca. L’esercito italiano in ritirata riesce a fermare l’avanzata nemica sul fronte del Piave. A seguito della disfatta di Caporetto si forma un governo di unità nazionale. Il comando italiano viene assunto da Diaz che concesse licenze anche più lunghe e attua una serie di misure che servivano per rinfrancare le truppe: vengono chiamati alle armi i ragazzi nati nel 1899. Inoltre Diaz promette ai contadini che a guerra conclusa ci sarebbe stata una ricompensa in termini territoriali.
La conclusione del conflitto avverrà a partire dall’estate del 1918 e fu decisiva la battaglia di Amiens. Nel mezzo del 1918 la Russia firma un trattato di pace con la Germania e questa pace fu fortemente punitiva per la Russia: la Germania gli toglie diversi territori che andavano dal mar Baltico fino al mar Nero dove c’erano le uniche industrie che la Russia aveva e con queste nuove annessioni la Germania pensava di avere il potere in mano. Con l’arrivo degli Stati Uniti la guerra ridiventa una guerra di movimento. Sul fronte italiano la battaglia decisiva fu la battaglia di Caporetto e la guerra in questo modo diventa una guerra di riscossa nazionale (difesa del proprio territorio).
L’intervento degli Stati Uniti fu determinante perché accentuò la sensazione che le sorti della guerra fossero ormai decisive a favore dell’Intesa e che il suo prolungamento sarebbe solo servito ad accrescere il numero dei morti.
Inoltre nell'agosto del 1917 il pontefice Benedetto XV rivolse ai capi delle potenze belligeranti un invito a porre fine al conflitto, che appariva ormai solo come un’inutile strage. La pace, secondo il pontefice, doveva essere conclusa sulla base di accordi internazionali fondati sulla giustizia. La sua presa di posizione destò l’irritazione e l’ira di tutte le forze nazionaliste ma andò incontro ai sentimenti popolari. I fronti interni stavano cedendo in tutti i paesi ma i governi delle potenze dell’Intesa sentivano vicina la vittoria e non volevano rinunciarvi. Nello stesso tempo Germania e Austria temevano l’imposizione di dure condizione di pace e traevano motivi di speranza dal sempre più accentuato disfacimento dell’esercito russo. L’uscita della Russia dal conflitto rese più forte l’illusione della Germania e dell’Austria di poter ancora vincere dato che ormai dovevano combattere solo sul fronte occidentale. Ma la propaganda per la pace svolta dai bolscevichi rafforzava l’avversione della guerra. Un effetto analogo ebbe la proposta di pace in 14 punti, presentata dal presidente degli Stati Uniti Wilson nel gennaio del 1918. Diversamente dalla Germania, gli Stati Uniti non nutrivano ambizioni territoriali. Inoltre i 14 punti di Wilson non costituivano le condizioni di pace dell’Intesa, ma un progetto di valore universale, basato su ideali come la democrazia, la giustizia e la libertà per i popoli. Nel progetto di Wilson, perciò, avrebbero potuto riconoscersi non solo i vincitori ma anche gli sconfitti. Tra i punti più importanti c’erano:
• Difendere il valore della pace e condannare la diplomazia segreta;
• Ripristinare la libertà di commercio;
• Ripristinare la libertà dei mari;
Autodeterminazione dei popoli (ogni popolo doveva scegliere liberamente a quale paese appartenere e proprio a seguito di questo principio di autodeterminazione nascono dei nuovi stati nati dalla disgregazione dell’Impero ottomano, austro-ungarico e tedesco: nascono la Jugoslavia (che riuniva tutte le popolazioni slave dei Balcani), la Polonia, la Cecoslovacchia, l’Ungheria;
• La nascita di un organismo internazionale chiamato la società delle nazioni che doveva risolvere i vari problemi tra gli Stati europei ed evitare un’altra guerra: non ne fanno parte gli Stati Uniti e la Germania quest’ultima perché ritenuta responsabile. Ma il ruolo della società delle nazioni sarà praticamente nullo perché non aveva poteri decisionali
Nel 1918 la guerra volse sempre più a favore dell’Intesa e il fronte interno tedesco crollò. In Germania si formò un nuovo governo guidato da socialdemocratici, che nell’ottobre del 1918 chiese la pace. Anche l’impero austro-ungarico si stava disfacendo sotto la spinta del malcontento popolare e delle rivendicazioni nazionalistiche dei popoli che lo componevano. Mentre i Francesi, Inglesi e Americani avanzavano ad ovest, gli Italiani passarono all’offensiva battendo gli Austriaci a Vittorio Veneto. Il 3 novembre 1918 i soldati italiani giunsero a Torino e Trieste e lo stesso giorno l’Austria firmò l’armistizio.
I trattati di pace si aprono nel gennaio del 1919 e furono discussi alla Conferenza di Parigi. Quello con la Germania fu firmato a Versailles il 28 giugno. Il testo fu elaborato dalle potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia. Wilson era a favore di una pace equilibrata, rispettosa, cercando di non punire eccessivamente le potenze che avevano perso. Invece prevalse la linea francese che ritenne la Germania l’unica responsabile del conflitto. Sia in termini monetari che territoriali la Germania venne punita in modo molto duro: le furono tolte l’Alsazia e la Lorena che vennero restituite alla Francia e la Renania venne smilitarizzata. Inoltre la Germania venne privata di territori anche sul fronte orientale e venne separata da una striscia di territorio chiamato corridoio di Danzica. Vennero inoltre creati degli stati cuscinetto che servivano per isolare la Russia. L’Austria venne proclamata Repubblica e venne rimpicciolita di molto.
L’Italia durante i trattati venne trattata in modo non adeguato: alcuni territori promessi non vengono dati come la Dalmazia che non venne data perché in quei territori erano presenti popolazioni slave e non si riteneva giusto ammetterle all’Italia (poiché per quanto riguarda l’Italia si fece valere il principio di autodeterminazione dei popoli). Di fronte a queste decisioni il ministro italiano Vittorio Emanuele Orlando lasciò la conferenza e quando vi tornò i territori erano già stati spartiti. Per questo si parlò di vittoria mutilata: nell’opinione pubblica si diffuse l’idea che l’Italia non era stata adeguatamente ricompensata per il sacrificio che aveva fatto e si diffuse un clima di delusione perché tante promesse non erano state mantenute. Portò avanti la bandiera della vittoria mutilata soprattutto l’ala nazionalista. Il mito della vittoria mutilata alimentò un clima di disagio e opposizione al governo, accusato di aver portato l’Italia al massacro. Tra le conseguenze di questo clima di disagio ci fu l’episodio della città di Fiume: D’Annunzio guidando un battaglione di arditi (ex combattenti, gruppo scelto all'interno della milizia italiana) occupa la città di Fiume con un atto illegale. Questa occupazione viene vista dai nazionalisti come il riscatto dell’Italia. Per un anno D’Annunzio è padrone della città di Fiume e solo nel 1920, quando risalì al potere Giolitti, Fiume sarà sgomberata. Giolitti riuscirà a fare questo perché nel frattempo era stato firmato il trattato di Rapallo: l’Italia ottenne l’Istria al posto della Dalmazia (che andava alla Jugoslavia). Fiume venne riconosciuta come città libera e nel 1924 fu connessa all'Italia.

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