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Geopolitica

Appunti delle lezioni del corso di Geopolitica di Stefanachi, anno 2018 basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Scienze politiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Geopolitica docente Prof. C. Stefanachi

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geopolitica importante per superare queste ferite umane: grazie alla profondità strategica del

territorio, alla sua ampiezza e al suo clima è riuscita a respingere delle invasioni terribili. Questo

agli occhi dei dirigenti russi che solo la dilatazione dello spazio russo è l’unica difesa

confermò

efficace della Russia stessa. Non a caso, dopo l’ultima invasione, quella tedesca del 1941,

l’espansione russa toccherà il suo punto di massimo allargamento.

fili conduttori della politica spaziale nel segno dell’espansione che contrassegna la storia moderna

I

russa sono: la ricerca della profondità territoriale e quindi la sicurezza in senso stesso; per la

geografia emotiva il recupero delle antiche terre russe, come la Russia di Kiev, la Bielorussia e

l’Ucraina; l’espansione a fini economici in Siberia. La Siberia è stata la linea di minore resistenza,

non c’erano potenze insediate, temibili o che ostruissero la strada. Cercarono, ad esempio, terre,

il commercio e il sale. L’ultimo motivo che ha guidato l’espansione russa è stato lo

pellicce per

sbocco sul mare.

Questo ci dice molto della politica estera odierna della Russia: l’Ucraina è stata culla nazionale

della Russia moderna e la sua perdita è stata tragica, le aree circostanti come risorse geo-strategiche.

Questo ha fatto scattare un complesso di vulnerabilità, la Russia ha sperimentalo lo spazio come un

insieme di minacce, fonte di vulnerabilità e sperimenta la contrazione dello spazio.

Con Stalin la Russia ha toccato il punto di massima espansione territoriale. Non si limitò solo

all’annettere nuovi territori ma s’impegnò anche a creare all’esterno dei confini una fascia di piccoli

all’orbita egemonica di

e deboli Stati che fossero nominalmente indipendenti ma stabilmente legati

Mosca. Un’altra geo-strategia tipica dell’organizzazione dello spazio di sicurezza è la costruzione di

sfere d’influenza esclusiva nel proprio estero-vicino, ovvero creare uno spazio che possa funzionare

come area cuscinetto per la difesa del proprio territorio e dei propri confini. Anche in questo caso si

fa leva sul fattore della distanza che viene creata cercando di tenere uno stato di frammentazione

territoriale le aree vicino al proprio territorio (in modo tale che presi singolarmente non possano

rappresentare delle serie minacce alla sicurezza) e evitando che si solidifichi un importante potenza.

Questi territori vengono poi legati ed ancorati attraverso varie forme, come ad esempio il

protettorato, alla potenza che intende beneficiare di questo schermo protettivo. Viene loro impedito,

ad esempio, di legare la loro economia a potenze esterne che potrebbero poi trasformarsi in un

veicolo d’influenza politica da parte di altre potenze del sistema internazionale.

Già prima di Stalin la Russia aveva adottato la politica di allargamento della propria influenza,

come avvenne in Afghanistan e in Iran per tenere lontani gli inglesi che occupavano il sub-

continente indiano. L’Iran divideva l’area d’influenza russa da quella d’influenza britannica. Con

Stalin, dopo la 2GM brigò per avere una Cina fondamentalmente debole al confine con la Russia.

Stalin non appoggiò mai, ad esempio, il partito comunista cinese di Mao nonostante le comuni basi

ideologiche. La politica estera di Stalin nei confronti del partito comunista cinese è stata sempre

ambivalente: ai suoi occhi una Cina comunista governata da una élite numerosa e che avrebbe

portato ad un governo accentrato e con una leadership forte, avrebbe fatto della Cina un vicino

ingombrante. Nel calcolo geo-strategico di Stalin sarebbe stata meglio una Cina divisa in due tra un

nord comunista e satellite dell’URSS e un sud agganciato alle potenze occidentali. Optava quindi

per una soluzione alla coreana che avrebbe creato una cintura esterna di protezione del territorio

russo.

La Germania (Prussia) rappresenta un altro caso paradigmatico di politica estera finalizzata alla

creazione di spazi cuscinetto, soprattutto sul versante orientale che era più difficile da difendere.

L’espansione della Russia era una conferma di una sensazione di vulnerabilità del suo territorio

pianeggiante e privo di confini naturali. I movimenti della Germania sono speculari a quelli della

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Nel 1848 il movimento liberale nazionale trasversale agli Stati tedeschi chiedeva l’unità, ma

Russia. attorno volevano opporsi perché questo avrebbe certato un’estrema rigidità nel

tutte le potenze

centro Europa; attraverso le guerre comunque lo Stato tedesco si fece.

L’UE ha sostenuto politiche di espansione degli Stati indipendenti collocati vicino alla Russia e poi

ha cercato di attirarli a sé; ha creato una politica del vicinato per legarli allo spazio comunitario

(Ucraina, Georgia, etc) e questo ha generato delle proteste da parte della Russia.

di confini e di un’area di

Anche la Francia ha aderito a questo codice geopolitico della creazione

Paesi neutralizzati da legare con qualche alleanza alla politica di Parigi; è stato così fino agli anni

’70.

Ci sono anche altri modi per mettere distanza e creare profondità, come quello del Pakistan. È un

sua vulnerabilità nei confronti dell’India e dalla mancanza di profondità

paese ossessionato dalla

strategica e territoriale sul confine orientale. I principali centri pakistani sono vicini alla frontiera

con l’India, mentre i centri indiani più importanti come New Delhi e Bombai si trovano ben lontani

dai confini. Il Pakistan, non potendo creare un cuscinetto sulla frontiera con l’India, cercò di crearlo

spalle nell’Afghanistan e da qui il suo intervento nel paese. L’idea è quella di costruirsi una

alle sue territoriale al Pakistan. Il Pakistan e l’India costituiscono

retrovia che dia profondità

fondamentalmente una pianura e il passo Tibet in Afghanistan apre la porta del sub-continente

indiano. Le paure pakistane si comprendono alla luce delle guerre del 65 che cominciò nel Kashmir

che era la posta in gioco. L’India estese il conflitto invadendo il cuore politico del Pakistan

sfruttando la sua posizione vicina al confine indiano. Questo portò alla sconfitta immediata del

Pakistan. Cercò così di crearsi una retrovia sicura usando lo spazio afgano e di costruire una

sul confine con la Cina. L’India ha a sua volta cercato la sponda

centralità geo-strategica

dell’URSS. Qui incontriamo una tipica logica spaziale della politica delle alleanze: questa è una

rappresentazione spaziale della costruzione delle alleanze, quelle che vengono chiamate le alleanze

scacchiera, ovvero l’alternanza tra alleati e nemici. Un altro esempio è l’intesa franco-russa per

contenere la Germania dopo la 1GM. C’è una generale tendenza da parte degli attori che si sentono

minacciati dai propri vicini la sponda agli attori che stanno più lontani, anche extra-regionali, per

contenere quelli vicini. Arginare quindi grazie agli attori esterni quelli vicini. Questo è il caso del

contenere l’India e l’India che si rivolge alla Russia per

Pakistan che porta dentro la Cina per

contenere il Pakistan. Gli USA vengono molto spesso cercati dagli attori in Europa e in Asia per

cercare di contenere e bilanciare i propri vicini.

La presenza del mare nei Paesi insulari e peninsulari crea distanza, è una prima barriera difensiva. I

Paesi insulari sono protetti dal mare e quindi non hanno un’urgenza della sicurezza. La sicurezza di

questi paesi è legata alla superiorità navale.ma questi Stati hanno sempre cercato di evitare grandi

formazioni nelle coste che stanno di fronte. Per esempio, il Regno Unito non voleva che Belgio e

Olanda venissero inglobate nelle potenze europee, visto che quei territori rappresentavano un

trampolino di lancio. Gli inglesi hanno appoggiato il movimento indipendentista olandese e

sostenuto la neutralità del Belgio.

La difesa nazionale non si esaurisce nella difesa dei confini ma comporta altre cose, come l’accesso

alle risorse naturali e ai materiali strategici. Spykman definisce i materiali strategici come quelli che

(l’industria per la difesa, quindi armamenti) e

sono necessari alla difesa del paese in senso stretto

quelle che servono per il sostentamento del Paese e per i funzionamenti generali dell’economia.

Questo comporta una serie di geopolitiche estere e l’organizzazione di geo-strategie d’accesso a

quelle aree e territori a cui un attore si trova a dipendere geopoliticamente che possono spaziare

dalla conquista diretta o dall’instaurazione di un controllo diretto o meno o dalla costruzione di

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equilibri regionali e di assetti territoriali in aree che sono essenziali per precludere il controllo da

parte di altre grandi potenze. Si tratta di creare un sistema di collegamenti, quindi di trasporti, che

assicuri la capacità di proiezione e la protezione delle correnti di scambi con quelle aree. Si tratta di

organizzazione dello spazio per proteggere il movimento e la circolazione delle merci e delle

persone. Abbondano nella realtà internazionale di oggi esempi di politiche d’accesso alle risorse

importanti per la sicurezza nazionale. Es. accesso britannico al legno del Baltico per la costruzione

delle navi che dovevano difendere l’Impero. Oppure l’accesso al gas e al petrolio sono state al

centro della politica internazionale del 900 e hanno portato a determinate forme d’organizzazione

dello spazio internazionali finalizzate a guadagnare e preservare quelle risorse così importanti

precludendolo ad altri attori.

La geopolitica e l’accesso – L’organizzazione dello spazio marittimo

alle risorse naturali

Quello degli idrocarburi è il caso più evidente e scontato tra la questione geopolitica di accesso alle

risorse naturali. L’idropolitica è la geopolitica di accesso alle risorse idriche inteso come controllo e

sfruttamento dell’acqua (fiumi, falde acquifere). L’acqua muove le politiche estere di alcuni attori

regioni dove l’acqua è più importante del petrolio e del gas. Per esempio, le

locali in determinare

dispute per lo sfruttamento del Tigri e dell’Eufrate per la generazione di energia e l’irrigazione dei

campi. Quella dell’acqua è una questione cruciale nella divisione tra Israele e Palestina. Israele non

vuole che l’Iran metta un piede al di là dei suoi confini sfruttando la guerra civile; non vuole che

un’altra potenza prenda piena nella regione. Israele risente della mancanza di profondità territoriale

Oggi la questione petrolifera ed energetica si intreccia con quella idrica, visto che le nuove tecniche

di estrazione aumentano la pressione anche sulle risorse idriche. Nei processi di estrazione l’acqua

viene inquinata e poi rimessa in circolo: l’inquinamento è uno degli elementi rilevanti della

geopolitica per l’accesso alle risorse. Gli USA lo fanno regolarmente e lo fanno per ragioni

strategiche, di concorrenza, di sicurezza nazionale.

A proposito dell’accesso alle risorse naturali, si può parlare dell’acquisizione perpetrata dai governi

all’estero di risorse da destinare alla produzione di

- con varie forme (commerciali, politiche) -

biocarburanti. C’è il fenomeno dell’acquisizione di terreni all’estero da destinare alla produzione

agricola: la Cina soprattutto ricerca terreni in Africa per coltivare, ma anche cercare gas e petrolio.

Quindi si fa una politica di accesso a Paesi africani e di protezione degli interessi. Si riconfigura il

significato dello spazio geopolitico in Africa, che sta diventando un’appendice dei territori asiatici

affamati di risorse. Anche il mare è un contenitore di risorse alimentari e minerarie che tendono a

muovere la politica estere e geopolitica degli Stati. C’è la riorganizzazione dello spazio marittimo

delle risorse marittimo: la territorializzazione del mare, l’attuazione di

finalizzato allo sfruttamento L’alto mare,

(geo)politiche estere per la sovranità e lo sfruttamento del mare e del suo sottosuolo.

quello completamente libero, ha visto ridursi la sua estensione. Specialmente negli Stati costieri

asiatici assistiamo alla corsa per l’accaparramento di isole e territori che servono per ridisegnare

zone di sfruttamento esclusivo del mare. Il mare contiene risorse ed è anche una via di

comunicazione (per l’economia, la guerra): ha due aspetti geopolitici importanti; è il tessuto

connettivo dell’economia mondiale e della globalizzazione dell’economia. Gli Stati che non hanno

l’accesso al mare cercano di assicurarsene uno.

Mahan scrisse, prima della Grande guerra, dell’influenza del potere marittimo sulla storia: il

commercio a lunga distanza viaggia via mare e così sarà anche in futuro, poiché ha importanza

economica; il commercio è la base dell’economia, quindi gli attori politici cercheranno di avere

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potere sul mare, per controllare e mettere in sicurezza le rotte. Lo sviluppo economico passa per la

capacità di dominare il mare. La ricchezza viene dal controllo del mare, anche se le comunicazioni

via terra non smettono di avere un ruolo rilevante (ferrovia transiberiana, gasdotti, oleodotti). La

costruzione di gasdotti/oleodotti ha seguito logiche geopolitiche. L’organizzazione dello spazio

come connettore di luoghi, più che contenitore.

La Russia è un Paese paradigmatico da quanto punto di vista, la tensione verso il mare è un altro dei

fili conduttori della geopolitica estera russa. La sua tensione va verso il Baltico e influenza le sue

politiche espansionistiche; il Baltico è una porta sull’Occidente e su partner commerciali importanti.

marina commerciale e militare. Poi c’è anche la

Pietro il Grande ha dato alla Russia una moderna che diventa con Caterina un’altra grande porta

tensione verso il Mar Nero e gli stretti turchi,

commerciale e da cui sono dipese le esportazioni russe soprattutto di grado (oltre che le

seguito è arrivata anche la spinta verso il Golfo Persico e poi l’Oceano Indiano per

importazioni). In

costruire sfere di influenza per la difesa dei confini.

L’Etiopia – dopo la secessione con l’Eritrea - non ha un accesso al mare, ma cerca di

conquistarselo. È scoppiata una guerra tra i due Paesi per la ridefinizione dei confini finalizzata

anche alla riapertura di uno sbocco su mare. Il rapporto con la Somaliland, uno Stato piuttosto

stabile rispetto al resto della Somalia, sta garantendo attualmente uno sbocco sul mare: ci sono

rapporti commerciali e i porti di accesso per l’Etiopia sono sulle coste della Somalia.

L’Afghanistan ha cercato di ottenere l’accesso al mare, di un corridoio, attraverso il Pakistan e si è

attivato con varie politiche e richieste.

che uno sbocco ce l’hanno ma è vulnerabile e quindi cercano di renderlo più

Ci sono Paesi invece

sicuro, comodo e diversificare per evitare di congestionarlo o che sia oggetto di blocchi navali

durante una crisi internazionale. È il caso dell’Iraq, che ha immense risorse petrolifere e ha fatto di

questo la chiave per la sua svolta economica, esportando questa risorsa via mare, anche se ha un

accesso limitato nel Golfo Persico. È piuttosto facile per l’Iran fermare le esportazioni di petrolio

sono vicini alla frontiera. L’Iran invece ha lo sbocco diretto

irachene, perché tutti i porti

sull’Oceano Indiano.

Un’altra tendenza riguardante il problema dell’accesso al mare è quella dei Paesi la cui economia

sperimenta un aumento della quota delle esportazioni sull’economia cercano di ampliare l’orizzonte

della loro proiezione navale e a mettere in sicurezza le rotte marittime da cui dipendono. Cina e

India hanno sviluppato una dipendenza al commercio internazionale e da lì è cresciuta la tendenza a

far presenza in bacini marittimi in cui in precedenza erano assenti. Da qui una ridefinizione della

sicurezza nazionale della Cina che va verso la protezione dello spazio marittimo non sono adiacenti

al territorio cinese, ma anche lontani che rappresentano una connessione commerciale. La Cina dal

’94 non è più autosufficiente a livello energetico e quindi le importazioni di energia e petrolio

passano dal mare (arrivano dall’Africa e dal Golfo Persico).

Parlando della politica come fattore geografico, ci siamo imbattuti nelle politiche estere degli Stati

che tendono a proteggere le rotte marittime e a cercare in diversi modo l’accesso al mare. Si

inserisce nel discorso anche la questione della sicurezza nazionale: la protezione non è più solo

quella dei confini, ma anche quella degli scambi e delle interdipendenze economiche che passano

anche sul versante marittimo. Nel mare ci sono infinite rotte per collegare i luoghi, ma la

configurazione delle terre emerse e le loro strozzature creano dei passaggi obbligati, che diventano

quindi cruciali, come lo Stretto di Malacca e il Canale di Suez che collegano oceani e mari diverti.

Questi sono punti vulnerabili e rendono la navigazione prevedibile e sono a volte soggetti alla

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pirateria. Anche in caso di guerra si rivelano punti critici: chi li domani è in grado di precludere il

passaggio ad altre navi. È qui che si possono creare dei blocchi navali. Le potenze che si rendono

dipendenti dalle rotte marittime cercano di non cedere il controllo di questi punti cruciali per la

e di creare una marina forte; inoltre c’è bisogno di un sistema di basi

navigazione marittima

avanzate navali e aeronavali di cui si possono servire la marina mercantile e quella militare per la

protezione. Così vediamo l’organizzazione dello spazio in funzione del controllo del mare, lungo le

rotte e in prossimità di strozzature importanti. In più vengono così cercati alleati, si cerca di creare

zone neutrali, di non cedere il controllo ad altre potenze. Questi elementi sono il nucleo

dell’organizzazione geopolitica dello spazio in funzione del controllo del mare. Così sta facendo la

Cina.

La politica estera degli Stati Uniti

Applichiamo tutti questi concetti di geopolitica alla politica estera degli Stati Uniti, in particolare

nel periodo dell’internazionalismo americano, a partire dall’indebolimento dell’isolazionismo che

aveva contraddistinto la politica estera americana fino a fine ‘800.

Quali sono le cause geopolitiche, geografiche e spaziali dello sviluppo dell’internazionalismo? Qual

è stata la politica dell’organizzazione dello spazio americano dell’internazionalismo? Come e

perché gli USA hanno agito nel mondo per affermare la loro politica estera?

dell’internazionalismo

- Perché: cause geopolitiche

- Cosa: contenuti spaziali e geografici, organizzazione dello spazio secondo

l’internazionalismo

Come: modalità d’azione tipiche sul lato strategico-politico dell’internazionalismo

-

Il Perché geopolitico dell’internazionalismo: le cause della politica estera americana

Introduzione

Ci sono fattori di ordine spaziale e geografico che hanno innescato una rivoluzione della politica

estera americana, che per decenni si sono astenuti alla partecipazione degli affari del sistema

internazionale. Si trattava di un pezzo dell’identità nazionale, era un modo in cui gli americani

stessi. La vetrina dell’isolazionismo era stata scolpita nel discorso di congedo di

definivano sé

Washington che esortò i suoi connazionali a tenersi alla larga dalla politica di potenza europea e

dalle loro guerre, dalle alleanze, dai vincoli diplomatici. Egli ragiona in termini geopolitici:

abbiamo la fortuna di essere lontani dall’Europa e dal cuore del sistema internazionale, abbiamo il

privilegio di poter stare lontano dal gioco pericoloso e instabile delle potenze europee; possiamo

(possibilismo). Anche la dottrina Monroe è un’enunciazione di

scegliere di essere indifferenti

questo modo di vedere, ma estende la politica americana all’America Latina: L’estero vicino rientra

nella sfera di influenza americana. Nasce la concezione del Western Hemisphere: l’interesse

e geopolitico americano è quello di escludere la presenza di altre potenze in quell’orizzonte

politico

regionale. La componente isolazionista era che in quell’orizzonte ristretto la politica estera

americana si dovesse esaurire. Non era necessario andare oltre al Western Hemisphere. Il governo

Monroe intima alle potenze europee come Spagna e Portogallo che avevano appena perso i

possedimenti di non cercare di riconquistare quello che avevano perduto. Il governo avverte che una

spedizione di riconquista contraria agli interessi fondamentali americani e che si sarebbero opposti.

Gli USA odierni hanno abbandonato queste idee isolazioniste; questa convenzione è stata dettata da

un dettaglio di fattori. In primis, la percezione tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 di una

profonda trasformazione dello spazio americano e della struttura del sistema internazionale: cambia

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lo spazio interno e quello esterno-globale. Queste trasformazioni convergono nel processo di

chiusura dello spazio, dell’esaurimento dello spazio. questa duplice chiusura viene letta

dell’establishment come una minaccia agli interessi fondamentali americani e questo rendeva

anacronistico il canone dell’isolazionismo. Questo avrebbe imposto, lentamente, il convincimento

che l’impegno al di fuori degli oceani era necessario.

Quindi, alle origini dell’internazionalismo americano – –

secondo una dimensione geopolitica ci

e la crisi dell’isolazionismo; è una duplice

sono le trasformazioni dello spazio politico-geografico

trasformazione: dello spazio americano e dello spazio globale.

Le trasformazioni dello spazio americano

Quando parliamo della chiusura dello spazio americano parliamo della chiusura della frontiera:

viene meno la frontiera mobile, aperta, sul lato ovest del territorio americano che aveva

caratterizzato la storia americana fin dall’epoca coloniale. La frontiera non era per gli USA un

confine rigido e fisso, come era in Europa, ma era mobile e aperta su uno spazio vuoto, tra la

Federazione americana e l’ambiente selvaggio del West. C’era uno spazio smisurato, scarsamente

popolato. La storia americana è caratterizzata dal continuo spostamento verso ovest di questa

viene meno alla fine dell’800, quando la proiezione

frontiera. Questo tipo di geo-struttura

americana raggiunge l’estremo limite della costa sul Pacifico. La chiusura assume importanza sulla

percezione che gli americani avevano di sé e di quello che avrebbero dovuto fare per preservare gli

interessi nazionali.

Turner, il più importante storico americano, aveva una spiccata sensibilità geografica ed è

considerato il padre della geografica storica. Egli propose un’interpretazione della storia americana

di taglio geopolitico: evidenziava l’importanza della frontiera per l’identità degli USA e parlava

come una minaccia all’american way of life, alle istituzioni

della scomparsa della frontiera

americani, all’identità nazionale. Le sue idee sono emblematiche di una percezione diffusa

nell’America di quegli anni. I suoi scritti erano molto popolari ed ebbero un ruolo nel dare un

fondamento ad un sentimento diffuso. Turner dice che gli USA come Paese dotato di una sua

identità/fisionomia nazionale autonoma da quella dell’Europa sono il prodotto tra i coloni americani

e lo specifico ambienta americano in cui si inserirono. Gli USA sono il prodotto della lotta

quotidiana intrapresa sulla frontiera per controllare quello spazio selvaggio (sia per la natura che per

la presenza dei nativi). Secondo lui non possiamo capire nulla degli USA se non pensiamo

all’ambiente in cui si sono formati come nazione; lì sulla frontiera hanno spesso di essere europei e

sono diventati un Paese nuovo con valori e istituzioni nuovi. La frontiera è un fattore di

americanizzazione dell’America. Quegli uomini hanno plasmato l’ambiente che hanno trovato

(coltivato, disboscato, impiegato le praterie, sfruttato le risorse minerarie, etc), hanno cambiato lo

spazio americano, e nel farlo hanno modificato sé stessi e sono diventati una nuova nazione. La

come l’individualismo

frontiera ha definito la tavola dei valori, ruvido e aspro; sulla frontiera di

rompono i legali sociali e gli uomini contano su stessi, padroni del proprio destino. Qui si è fondato

il gusto americano per la libertà delle istituzioni precostituite, come quelle ecclesiastiche che

dominavano in Europa. Gli americani abbracciano il principio di uguaglianza, che riflette nel

contesto della frontiera il livellamento delle differenze: serve a poco il lignaggio e i titoli, nella

frontiera bisogna darsi da fare e crearsi da sé la propria esistenza. C’è una sostanziale parità delle

condizioni di partenza. Sulla frontiera cresce l’idea che il lavoro diventa il titolo di legittimazione

della proprietà privata: si è proprietari della terra perché la si fa fruttare. La frontiera ha plasmato le

politiche: la democrazia americana, non c’entra con quella europea, ma è il

principali istituzioni

prodotto dell’uguaglianza sociale che emerge sulla frontiera e della delegittimazione delle antiche

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gerarchie. La democrazia europea, nata dalla rivoluzione francese, è stata voluta a tavolino da

alcuni, in una società aristocratica inadatta a ospitarla (e infatti si è fatto ricordo al terrore, alla

violenza, che hanno snaturato la democrazia stessa). In America la democratizzazione politica è

stata la naturale conseguenza della democratizzazione sociale.

La frontiera e la sua espansione continua hanno funzionato come un fattore di rigenerazione della

società americana; nei nuovi territori “conquistati” si ricreavano le istituzioni americani. Ma c’era

sempre un nuovo west: la frontiera ha tenuto vivo il Paese, un modello che ha continuato a rendere

consapevoli gli americani della loro particolarità.

La frontiera ha funzionato anche come valvola di sfogo, di sicurezza: la società americana ha potuto

smaltire e scaricare alle periferie le tensioni che si sono generate e che avrebbero potuto

destabilizzare il Paese. La frontiera è stata uno spazio libero in cui è stato possibile dispendere il

le persone che non avevano trovano una strada per l’ascesa sociale

veleno del conflitto sociale: o

per realizzazione personale potevano mollare tutto e andare sulla frontiera per rifarsi una vita e

ottenere con lavoro e fortuna quello che agognavano. La frontiera come ascensore sociale che ha

garantito una platea di autodeterminazioni. L’operario sottopagato in quell’America non era

obbligato ad accettare condizioni umilianti o a covare ribellione, ma può andarsene sulla frontiera a

cercare nuove opportunità. Questo ha anche aiutato a non creare eccesso di manodopera e a non

abbassare i salari.

Turner fa differenza tra lo spazio sociale, politico e geografico chiuso e quello aperto e ne coglie le

diverse modalità di funzionamento. Le energie sociali che si accumulano in un sistema chiuso non

possono essere indirizzate in uno spazio vuoto, non si riesce a smaltire il surplus. Questo tipo di

geo-struttura dà vita a conflitti redistributivi tra i diversi attori (qualcuno prende, qualcuno perde):

per avere bisogna togliere a qualcun altro; questo è pericoloso e destabilizzante. In uno sistema

quello americano la sovrabbondanza di energie può essere proiettata all’esterno, sulla

aperto come

frontiera, dove ci sono nuove opportunità e spazi senza aver bisogno di redistribuire. Questo

processo è meno doloroso e più agevole (la torta continua ad avere nuove fette).

La chiusura della frontiera crea pessimismo: è venuta meno questa condizione fortunata e Turner si

interroga sulle conseguenze. Se l’identità americana si è formata e si preservata grazie alla frontiera,

la sua scomparsa non farà venire meno l’american way of life? La chiusura spaziale assume i

lineamenti di un pericolo, addirittura di una minaccia esistenziale per il Paese. È questo il tema

degli scritti di Turner. Questa interpretazione della chiusura della frontiera come fattore di crisi è

entrata nel discorso politico americano e che ha avuto impatto nella politica estera americana. In

più, gli scritti di Turner sembrano dare spiegazione alla crisi sociale ed economica che sta vivendo

l’America negli anni ’90 dell’800. L’apparato produttivo americano era arrivata a creare surplus e

questo ha comportato la diminuzione dei prezzi, la disoccupazione; sorgono i primi sindacati, nasce

il movimento populista e socialista, ci sono le prime manifestazione da parte dei lavoratori. La crisi

da sovrapproduzione si trasforma in un grave crisi sociali: chi è in difficoltà non ha più spazio per

trovare nuove opportunità. Turner mette in relazioni questa nuova situazione con la chiusura della

frontiera: è venuta meno la valvola di sfogo, non è più possibile smaltire la sovrabbondanza di

energie. I lavoratori si concentrano nelle città, i capitali si concentrano in poche mani. Turner

afferma che si sarebbe dovuto trovare un sostituto della frontiera aperta che funzionasse come

la proiezione commerciale dell’America all’estero.

valvola di sfogo e secondo lui era Secondo lo

studioso, bisogna aprire la porta del mondo mentre si sta chiudendo quella interna, per riuscire a

La risposta alla chiusura dello spazio americano è l’apertura al mondo, per

rimanere sé stessi.

trovare una valvola di sfogo e una nuova proiezione commerciale. 21

Le trasformazioni dello spazio globale

L’idea che l’America non bastasse più a sé stessa e che fosse necessario aprirsi al mondo si radica a

partire dal primo ‘900. È un paradosso, se si guarda alla vastità del territorio americano; c’era però

la percezione che fosse saturo e che questa situazione avrebbe messo in crisi la struttura politica e

sociale americana. Non è più possibile godere del lusso dell’indifferenza.

La politica della porta aperta nasce in questi anni ed è figlia di questa percezione spaziale, del

nuovo immaginario geografico americano. Così T. Roosevelt e W. Wilson, grandi estimatori di

Turner, furono i primi presidenti portavoce dell’internazionalismo americano. Anche la successiva

grande crisi, quella del ’29, viene letta da F.D. Roosevelt nel prisma delle idee turneriane.

Insieme al cambiamento dello spazio americano, avviene quello dello spazio globale, a cavallo tra i

due secoli. Quando gli americani iniziano a guardare al mondo come a un nuovo campo di

opportunità a cui è necessario attingere, scoprono che questo mondo sta cambiando rapidamente e

profondamente: vedono una rivoluzione della geo-struttura del mondo, percepiscono la prima

globalizzazione del sistema politico ed economico; essa consiste però in un colossale processo di

saturazione e di riempimento dello spazio. Così il mondo non sembra più una vasta prateria, ma si

presenta come un luogo sempre più pieno e meno ricco di opportunità. Lo spazio globale è

attraversato:

- da una proliferazione di interdipendenze e interconnessioni di tipo commerciale, economico

e finanziario, che crea un nuovo tessuto di rapporti, contatti e dipendenze.

- da una nuova proiezione coloniale delle potenze europee che finisce per condurre alla

spartizione delle ultime terre libere del pianeta e alla saturazione del territorio africano

da una corsa per l’accaparramento di spazi in Cina, per ottenere fette di mercato e

- opportunità di investimenti

dall’ingresso del Giappone in queste dinamiche, sottolineando il risveglio dell’Asia e la fine

- della centralità europea

- dalle innovazioni tecnologiche che mettono in contatto zone lontane tra loro del mondo;

importanza crescente delle ferrovie transcontinentali e della navigazione a vapore che

accrescono la densità degli scambi commerciali

Tutto questo crea una percezione di affollamento del mondo, di claustrofobia. Questa rivoluzione

dello spazio globale rientra nello psyco-milieu americano.

Il mondo sembra dilatarsi grazie alla tecnologia, perché cresce e aumenta la capacità di movimento,

si allarga l’orizzonte. Ma allo stesso tempo si rimpicciolisce, appare pieno, interamente spartito e

carente di opportunità. Tutto questo rende necessario un impegno politico nel mondo: per non

essere del tutto esclusi e per farsi spazio nel mondo, bisogna impegnarsi nel mondo. Bisogna

salvaguardare le opportunità con una vigorosa politica estera: è necessario abbandonare

l’isolazionismo in favore della politica della Porta aperta.

In questi anni si sviluppa una prima generazione di teorie geopolitiche sul sistema internazionale,

che riguardano il processo di ristrutturazione e trasformazione dello spazio internazionale. Il mondo

viene pensato come un insieme: non è più possibile separare qualcosa dalle altre. Il baricentro del

mondo non è più l’Europa, ma l’Eurasia: avviene il declino della centralità dell’Europa a favore di

uno spostamento verso l’Asia e il tutto rientra in un’unica scacchiera dove la competizione si

inasprisce. In questo mondo non è più possibile rimanere indifferenti a ciò che succede. 22

trova un’analogia tra la frontiera americana e quella del mondo e

Josiah Strong spiega come il

continuare il percorso verso l’ovest proiettandosi verso il Pacifico

destino americano fosse quello di

e l’Asia. allarga così le idee di Turner. La chiusura dello spazio porta all’inasprimento della

Strong

competizione e il mondo diventa rigido e conflittuale.

libertà americana e l’individualismo anglosassone si sono formati

Brooks Adams afferma che la

quando c’erano terre libere e vacanti; c’è rapporto tra lo spazio americano e l’american way of life.

Ma ora che non ci sono più frontiere libere, esiste una minaccia per l’America che aveva sviluppato

una capacità di sovrapproduzione agricola e industriale e che aveva bisogno di sbocchi esterni. Se

non si trovano sbocchi esterni, l’America imploderà a causa delle lacerazioni sociali interne che si

inaspriranno. Questi sbocchi vanno difesi attraverso una politica estera indirizzata verso l’apertura e

non più verso l’isolazionismo di Washington.

Mackinder (geografo britannico) ci dà la riflessione più celebre ed esplicita circa le trasformazioni

dello spazio globale nel segno della chiusura. Egli è considerato il fondatore della geopolitica

anglosassone, i suoi scritti circolavano molto in America dove sono stati filtrati da intellettuali

americani e hanno avuto impatto sulla politica estera americana. Nel 1904 tenne una conferenza

(“The geographical Pivot of History”) in cui sostiene l’esistenza di mutamenti epocali che stavano

profonda internazionale: la fine dell’epoca colombiana e lo sviluppo

trasformando la geo-struttura

tecnologico hanno creato un sistema sempre meno eurocentrico e sempre più interdipendente. Lo

e non c’è modo di scaricare

spazio è saturo e connesso: diventa sempre più difficile isolarsi

esternamente le tensioni tra le potenze internazionali come era accaduto in epoca coloniale. Nel

sistema internazionale moderno c’erano un ristrettissimo gruppo di grandi potenze collocate in

Europa e una grande periferia dove riversare le loro istanze: era possibile diluire i conflitti nel

centro del sistema internazionale grazie alla frontiera del mondo; l’espansione di una potenza non

significava la perdita per un'altra: era possibile fare crescere la torta nel suo complesso grazie alle

opportunità al di fuori del recinto europeo. Ma nel sistema che Mackinder avverte a inizio ‘900

questo non c’è più: questa grande discontinuità geopolitica, con il passaggio da una globalità aperta

ad una globalità chiusa, avrebbe cambiato i processi internazionali in peggio. Essendoci meno

elasticità, c’è più pericolosità. Diventa possibile una chiusura egemonica. Pivot area è la parte più

interna di Eurasia che ha delle caratteristiche speciali sul livello geopolitico: una fortezza

continentale inespugnabile dal mare, ricca di ricorse alimentali e minerarie; è un’area con una

e geostrategica che tocca il bordo costiero eurasiatico. Qui c’è una grande

centralità geopolitica

potenza moderna, la Russia, che ha costruito delle infrastrutture ed è in grado di irradiare la sua

l’egemonia

influenza egemonica mettendo sotto pressione anche le coste, instaurando quindi

sull’interno spazio Per la prima volta nella storia c’è la possibilità di affermazione di

eurasiatico.

un’unica potenza in Eurasia: nel 1904 identifica come l’immediata minaccia la Russia zarista, ma

introduce nello scenario anche la Germania che avrebbe potuto scalzare la Russia e appropriarsi del

pivot eurasiatico. Anche la Cina, se si fosse svegliata dal suo ritardo, avrebbe rappresentato un

pericolo e avrebbe potuto irradiare una forte influenza politica sullo spazio eurasiatico. Comunque il

dato fondamentale è che per la prima volta nella storia possiamo pensare che possa affermarsi un

impero mondiale. La chiusura egemonica dello spazio eurasiatico avrebbe portato alla formazione

di una grande isola in grado di sviluppare una potenza marittima in grado di strappare il dominio del

mare alla Gran Bretagna.

Mahan ha uno sguardo globale sulla politica e sull’economia e quindi anche sulle questioni politico-

strategiche. Le vecchie partizioni regionali per lui sono anacronistiche. Anche nei suoi scritti

troviamo un sentimento di claustrofobia: segnala ai lettori la scomparsa dei territori cuscinetto, aree

libere che separino le grandi potenze. Il risveglio dell’Asia, con nuovi Stati che chiedono spazi e

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risorse, contribuisce a saturare lo spazio. Si verifica una pericolosa vicinanza tra le potenze e un

aumento dei rischi di conflitti anche armati. La nuova prossimità non va di pari passo con una

convergenza culturale, spirituale e valoriale del mondo: le potenze extra-europee cercano di

emulare le istituzioni europee ma non sono interessate ad emulare gli Stati europei sul piano dei

valori. Avviene una modernizzazione del mondo senza una sua occidentalizzazione. Mahan guarda

alla Cina con ambiguità: era un gigante dormiente che sarebbe potuta essere spartita tra le potenze

già esistenti o che si sarebbe potuta svegliare e diventare una grande potenza a livello mondiale. C’è

preoccupazione verso il potenziale di potenza cinese. Secondo Mahan la Cina va accompagnata

sulla strada dello sviluppo in modo che possa assorbire i valori occidentali e per evitare che lo

rivelasse pericoloso. Nell’immediato Mahan temeva che la Cina

sviluppo si potesse essere spartita

dalle potenze europee, lasciando gli USA esclusi. Per lui la Russia rappresentava un fattore temibile

di chiusura dello spazio cinese e in generale eurasiatico. La Russia si è avviata sulla via

dell’industrializzazione finanziata dai francesi, stava anche intrecciando la sua economia con quella

riusciva a proiettarsi verso l’Asia. Se nessuno

tedesca, poi grazie alla nuova ferrovia, la Russia

avesse contrastato quest’inerzia si sarebbe verificata una chiusura russa, avrebbe instaurato

un’egemonia in questo territorio e avrebbe diviso lo stesso a suo piacimento. Egemonia sull’Asia =

egemonia sul mondo intero. Russia quindi ha tutti i requisiti per arrivare ad essere una grande

potenza e grazie alla ferrovia riesce anche a spingersi oltre il suo territorio. Sfruttando le grandi

risorse minerarie nell’heartland.

In seguito alla duplice chiusura: l’imperativo dell’impegno nel mondo

La duplice chiusura dello spazio americano e internazionale ha revocato il privilegio

dell’indifferenza agli Stati Uniti e quindi avviene una ridefinizione degli interessi americani nel

mondo.

Il nuovo interesse, inedito e pressante, è quello di trovare una nuova frontiera che possa sostituire

quella americana per riversarci la sovrabbondanza di energie americane; pena l’implosione della

nazione americana su sé stessa. Se non si trova una soluzione, ci sarà una crisi delle istituzioni

americane e dello stile di vita americane. Ma c’è anche la consapevolezza che la frontiera esterna va

trovata in un mondo che tende a rimpicciolirsi e in cui sono rivolti anche gli interessi degli altri

Paesi.

Nasce la teoria della Porta aperta: bisogna aprire la porta del mondo, mentre di chiude quella

americana. Inizialmente c’è un’attenzione verso l’Asia orientale e la Cina in particolare, ma poi

viene stabilito un principio più generale di non esclusione dell’economica americana tra le

principali economie del mondo, al di là della proiezione nel Pacifico.

Nella ridefinizione degli interessi americani però c’è dell’altro, oltre alla ricerca di nuove

L’internazionalismo ha accolto fin dalle

opportunità commerciali. origini la necessità di impegnarsi

nel mondo per evitare la formazione di un polo di potenza allarmante e pericoloso che avrebbe

destabilizzato il sistema internazionale. Questo si evidenzia soprattutto con Wilson e la Prima

guerra mondiale. Il Presidente è uno dei fautori della porta aperta. Vengono riprese le riflessioni di

Mackinder e la paura per una chiusura egemonica dell’Eurasia per opera della Germania. Se gli

USA avessero dovuto dotarsi di un grande capacità di difesa, avrebbero dovuto compiere delle

azioni incompatibili con l’American way of life, come la dotazione di un grande esercito

permanente. Ce l’avrebbero fatta, ma gli USA sarebbero diventati una grande caserma. Sarebbe

delle istituzioni “leggere”

stata una grande discontinuità nella storia americana, che ha sempre avuto

e non un grande Stato accentrato con una burocrazia forte; l’economia si sarebbe dovuta

riorganizzare in funzione dell’industria bellica. La paura dell’irrigidimento politico e complessivo

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ora negli affari dell’Europa per evitare l’esito

portò a preferire la prevenzione: intervenire

egemonico e di rimanere intrappolati in una power politics che li avrebbe portati a diventare uno

Stato caserma. La concezione di sicurezza nazionale rimane quella di Turner: è una concezione

e ambigua, che parla della difesa dell’identità nazionale e del modo di vivere americano e

allargata

non di sicurezza interna.

Il Cosa dell’internazionalismo americano: il contenuto della politica estera americana

Come avviene la riorganizzazione dello spazio internazionale?

La scacchiera in cui si gioca la partita della promozione degli interessi fondamentali americani è

l’Eurasia. La politica estera volta a mantenere un ambiente accogliente per la sicurezza americana

passa per il mantenimento dello spazio eurasiatico in un assetto territoriale pluralistico ed

equilibrato e per la costruzione di un sistema oceanico di saldo controllo delle rotte marittime e dei

global commons.

La politica estera tende alla riorganizzazione dello spazio in due dimensioni: continentale e

marittima. l’azione geopolitica si svolge come

- Sul versante continentale organizzazione dello spazio

continentale ed eurasiatico di segno anti-egemonico (per evitare la porta chiusa e

l’aggregazione di potenza); il principio è quello dell’equilibrio, del mantenimento di una

molteplicità di potenze. L’attenzione si concentra verso l’Eurasia, dove ci sono le

dove c’è una concentrazione di

opportunità economiche e commerciali più importanti, l’Eurasia

potenze del sistema internazionale. In virtù delle sue caratteristiche geograficche,

si configura come il centro di potenza continentale, una fortezza naturale. Bisogna evitare

che si realizzi una saldatura egemonica dello spazio continentale eurasiatico (Mackinder),

soprattutto da parte della Russia. Bisogna evitare che la potenza centrale attragga a sé il

e che un’unificazione del rimland permettesse di sovrastare l’heartland

rimland (Spykman).

Non è importante chi sia la potenza, se Germania, Russia o Cina, ma ciò che è rilevante è il

dato strutturale della posizione di forza inscritta nell’heartland stesso. Serve quindi un

intervento americano, di influenza ma anche diretto, sulle potenze del rimland per sostenere

la loro indipendenza. Wilson si decide a entrare in guerra quando la potenza austro-

germanica sembra in grado di far cadere la Russia e di dominare l’heartland. Nel

dopoguerra, Wilson non avrebbe voluto indebolire troppo la Germania, che sarebbe servita

come contrappeso alla Russia. Lo stesso cercò di fare Roosevelt, considerando però anche il

Giappone, oltre che la Germania. L’obiettivo era l’equilibrio in Europa e il contenimento

Il disegno di Roosevelt dei “quattro poliziotti”

preventivo della Russia sovietica. (USA, UK,

URSS, Cina) sottintende la messa a punto di un equilibrio eurasiatico attraverso la

collaborazione, bellica e non, di quattro potenze che avrebbero fatto rispettare le regole agli

attori più piccoli e che avrebbero dovuto anche controllarsi tra di loro. Contenimento

dell’Asse durante la guerra e poi della Russia sovietica nel dopoguerra, nel caso avesse

cercato di gettare la sua influenza sull’intera landmass eurasiatica. La politica del

containment di Kennan (funzionario dell’ambasciata americana a Mosca) è la risposta a

questa percezione della minaccia russo-sovietica che diventa più concreta nel 1947, quando

la fiducia in una collaborazione con Mosca si perse del tutto; questa politica non si basa su

una astratta ideologia anti-comunista, ma è ispirata da considerazioni geopolitiche e di

balance of power calata nella dimensione dello spazio geografico. È centrale la difesa dei

rimlands. La Guerra Fredda rappresenta una grande contrapposizione geopolitica, uno

scenario che ricorda quello esplicato da Mackinder nel 1904; la politica del contenimento è

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una risposta a questo scenario e uno sforzo di riorganizzazione dello spazio eurasiatico nel

segno del mantenimento dell’equilibrio e della frammentazione del rimland; bisognava

che quest’ultimo rientrasse sotto l’influenza sovietica. Kennan vedeva nel mondo

evitare

cinque grandi addensamenti di risorse demografiche, produttive e industriali (USA, URSS,

UK, Germania e regioni vicine, Giappone); gli USA dovevano impedire che le altre regioni

cadessero nell’orbita dell’URSS: il contenimento prevede la sottrazione dei poli di potenza

all’Unione Sovietica. Kennan ridimensionò l’importanza dalla Cina (rispetto a Mahan),

perché secondo lui all’epoca era ancora troppo arretrato e destinano a rimanerlo ancora a

lungo; quindi il suo ruolo negli assetti geopolitici globali era ancora poco allarmante. Il suo

successore invece, Paul Nitze, rivaluterà la Cina dopo il 1949 (vittoria dei comunisti cinesi)

e la nascita di un asse sino-sovietica che avrebbe comportato una saldatura della parte

orientale dell’Eurasia come negli scenari più cupi di Mackinder. Seguì anche una

rivalutazione della penisola coreana. Per Kennan e i suoi successori il Golfo Persico e il

– –

Sud-est asiatico erano importanti dopo UK, Germania e Giappone in quanto fornitori di

materie prime per Europa e Giappone. C’è quindi l’idea che queste aree non dovessero

essere lasciati all’influenza diretta o indiretta dell’URSS, che avrebbe potuto mettere in

difficoltà gli alleati anche solo con ricatti politici e blocchi energetici. Quindi si ritorna

all’idea della difesa del rimland di Spykman. Il nucleo geopolitico rimarrà più o meno

immutato fino alla fine della Guerra fredda, ma a partire dagli anni ’70 inizierà a crescere di

l’area del Medio Oriente (Iran, Afghanistan, Kuwait).

importanza La capacità di plasmare

gli assetti territoriali e gli equilibri di potenza è vincolata nel caso americano alla potenza

insulare e alla loro capacità di proiettare potenza al di là degli oceani.

l’azione geopolitica si configura come

- Sul versante marittimo-oceanico politica di

costruzione di un grande sistema oceanico di dominio del mare (e dello spazio aereo); mare

e spazio aereo come global commons. Il principio è quello della supremazia americana nello

spazio oceanico. La supremazia marittima avrebbe permesso di proiettarsi nello spazio

continentale per il sostegno dei propri interessi. La politica della porta aperta che tende

all’ampliamento del commercio, include anche l’importanza della sicurezza delle rotte

Il Sea command, l’agibilità e la sicurezza delle rotte marittime-oceaniche

marittime. e per

estensione delle rotte aeree, è l’esercizio dell’influenza e della protezione di potenza

americana oltreoceano. Significa avere la possibilità di usare senza rischi lo spazio

marittimo e poi anche quello aereo, che si tratti di fornire aiuti agli alleati, di fare operazioni

di dimostrazione di forza o di guerra economica, di intraprendere una guerra diretta. Il

controllo del mare assicura i presupposti geostrategici per gettare influenza sul continente

eurasiatico. Il dominio del mare è presupposto anche della dottrina della Porta aperta.

L’espansione della Marina militare americana ha accompagnato la conversione della politica

all’internazionalismo (sebbene ci sia stato un

estera degli Stati Uniti dall’isolazionismo

ripensamento dopo la Prima guerra mondiale); la creazione della US Navy coincide con la

nascita della teoria della Porta aperta. La vittoria della guerra contro la Spagna per Cuba

ancora un’espansione navale, cui protagonista fu T. Roosevelt, che autorizzò il

incoraggiò

varo di numerose navi da battaglia. Roosevelt era influenzato dalle idee di Mahan. Egli

portò la Marina militare all’inizio del ‘900 ad essere la seconda forza navale al mondo, dopo

quella britannica. Riorganizzò anche le flotte in un assetto da battaglia permanente: Flotta

dell’Atlantico, Flotta del Pacifico e Flotta asiatica (minore); prima invece le navi erano

dislocate in squadre per la protezione delle navi commerciali, disperdendone così la forza.

Con Wilson prosegue l’espansione navale. Mentre tra le due guerre si ha un ripensamento, a

metà anni ’30 riprende l’interesse per la Marina militare. Dopo la Seconda guerra mondiale,

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con la cristallizzazione della politica del containment, si stabilizza la presenza e la forza

della flotta americana negli Oceani e nei mari; nasce la Sesta flotta, in una posizione

avanzata nel Mediterraneo, e la Settima flotta che diventerà essenziale per gli interventi in

flotta viene costruita negli anni ’70 e viene direzionata nel

Corea e Vietnam. La Quinta

Golfo Persico. Si parla di tridente: Pacifico occidentale, Atlantico/Mediterraneo e Golfo

Persico.

Oltre all’organizzazione delle flotte, il dominio del mare passa per l’organizzazione di basi

d’appoggio e per il controllo di una rete di posizioni logistiche: porti strategici, basi navali e

aeronavali, centri di stanziamento di materiali bellici, impianti per le telecomunicazioni. Il

mare si controlla anche controllando territorio costieri che possono avere un basso valore

intrinseco, ma che sono fondamentali per la loro utilità logistica (valore estrinseco). Le aree

con valore estrinseco sono quelle individuate da Kennan e sono quelle che hanno un peso

critico nella bilancia degli equilibri di potenza del sistema internazionale. Le aree con valore

estrinseco sono importanti per il loro valore geostrategico e logistico: il loro controllo incide

sulla capacità di proiettare potenza e di dominare a distanza, ma non direttamente sulla

distribuzione delle risorse di potenza. Questi territori si collocano lungo le principali rotte

oceaniche e in prossimità dei principali punti focali in cui convergono le rotte (passaggi

obbligati, choke points); queste posizioni vanno guadagnate nei mari marginali che

attorniano la massa eurasiatica. Il loro controllo permette di tenere liberi e sicuri i

di basi all’estero è l’altra manifestazione del

collegamenti transoceanici. La proliferazione

graduale abbandono dell’isolazionismo in favore dell’internazionalismo (insieme

all’espansione della Marina militare); il varo della Porta aperta e degli interessi commerciali

in Asia orientale porta alla ricerca di basi avanzate adatte a sostenere la penetrazione

americana nel Mar cinese e in quei territori costieri. Gli USA rafforzano la loro presenza alle

Hawaii. Cuba, sebbene non sembra aver niente a che fare con l’Asia, è invece una buona

Cuba è l’unica isola che si

base di partenza verso il Pacifico e per via del Canale di Panama.

Golfo del Messico, quindi ha un’importanza

affaccia sia sul Mar dei Caraibi che sul

geostrategica unica. Così è anche per la Giamaica. Riemergono dalla guerra contro la

anche con l’isola di Guam nell’arcipelago delle

Spagna (1898) Marianne, che sono

un’importante step nella rotta verso la Cina, l’isola di Wake, Portorico e le Filippine

Questa è la costruzione della prima dell’ala della farfalla

(soprattutto la baia di Manila).

americana, nel Pacifico. Roosevelt cerca di assicurarsi una base nella baia di Guantanámo e

appoggia l’indipendenza di Panama. Centrale è la costruzione del Canale di Panama

nell’istmo, per il cruciale collegamento del Mediterraneo americano (Golfo del Messico e

Mar dei Caraibi) con il Pacifico; la costa orientale, il polo industriale e produttivo degli

USA, e la valle del Mississippi (il granaio americano) vengono così collegati con i mercati

dell’Asia orientale. Il Canale di Panama diventa un imbuto per i traffici commerciali. In

questo modo è possibile diventare competitivi nei mercati asiatici con le merci europee

(Canale di Suez collega Europa e Asia). Il Canale è importanza anche in termini militari,

da un oceano all’altro,

perché permette di spostare più velocemente le navi mantenendo la

flotta unita. Con la Prima guerra mondiale gli USA guardavano alcune isole delle Antille

(isole Vergini), mentre non la Seconda firmano un accordo la GB per prendere in affitto per

99 anni le basi inglesi nel Mar dei Caraibi. Però si va oltre i Caraibi, verso l’Atlantico: gli

USA acquistano il diritto di avere basi a Terranova e nel Labrador, poi in Groenlandia come

d’accordo con la Danimarca per evitare che vi ci accedessero i tedeschi. F.D. Roosevelt

estese i confini del Western Hemisphere (dottrina Monroe) per farvi rientrare anche la

Groenlandia, dove fede costruire basi navali e aeree. Roosevelt riuscì a tradurre la

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DETTAGLI
Esame: Geopolitica
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noeeeee95.music di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geopolitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Stefanachi Corrado.

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