Capitolo 1
Nel 21° secolo il sistema politico internazionale è composto da circa 200 stati e da un gran numero di organizzazioni internazionali, governative e non: lo stato è ancora al centro del nostro modo di pensare e la carta geopolitica attuale è frutto di tre avvenimenti principali del '900:
La Guerra Fredda
Durata 40 anni, congelamento dell’Europa e formazione di due blocchi contrapposti, la sua fine avvenuta nel 1989-91 è alla base del passaggio al mercato ed alla democrazia. In seguito alla caduta dell’URSS vi è la nascita di nuovi stati e di nuovi sistemi inter-statali seguendo un lungo procedimento diviso in quattro ondate storiche: 1875-1914 penisola balcanica, 1919-1940 sull’impero asburgico e russo, dopo la seconda Guerra mondiale nei paesi arabi ed infine il collasso dell’URSS che ha generato 15 nuovi stati. L’interminabile conflitto di successione è un tratto del periodo post-guerra fredda e la moltiplicazione degli stati è sopraggiunta con la fine della centralità europea.
Se infatti fu solo nel 16° secolo che il mondo cominciò lentamente ad essere sperimentato come un’unità, ciò fu limitato nei successivi secoli solo sul piano economico e giunse ad un’accelerazione solo nell’800 con il regime di dominio coloniale da parte dell’Europa e lo sviluppo di un’economia sempre più integrata: il ruolo centrale dell’Europa cominciò ad incrinarsi e poi svanire con la Prima e la Seconda guerra mondiale, con la disgregazione delle colonie e l’avvento del bipolarismo. Se durante la guerra fredda l’Europa poteva ancora essere il centro, con la sua fine essa diviene, per la prima volta nella sua storia, una regione qualunque del sistema internazionale, senza dominare né essere dominata.
Il calo della fecondità
Il calo della fecondità si sostituisce al modello della “crescita a fungo” e porta alla “crescita zero”: vi è stata una “transizione demografica” contribuita dal fatto che le grandi città perdevano popolazione a favore dei piccoli centri e la rapida convergenza di natalità e mortalità su valori bassi. Le aree mondiali con più alta natalità sono l’Africa sub-sahariana ed i paesi arabi. L’incremento demografico si va concentrando nei paesi in via di sviluppo e muta il peso demografico delle singole aree.
La fine della guerra fredda e l'occidentalizzazione
Con la fine della guerra fredda è venuto meno il suo dualismo, con la sostanziale vittoria dell’ideologia degli USA, ed alla base di ciò sta il processo dell’occidentalizzazione, su cui si impernia la globalizzazione dei mercati ma che ha raggiunto tutto il mondo solo dopo la caduta dell’URSS. Sono inoltre rintracciabili diversi tipi di economia anche se il punto di partenza è rappresentato dagli Stati Uniti, che limitano l’intervento dello stato in economia e lasciano ampio spazio alle forze di mercato, che si è tradotto in una forte crescita economica ed un welfare state soddisfacente.
Diversamente, il modello dei paesi dell’Unione Europea si fonda su un maggiore intervento dello stato in economia che porta però ad inefficienze ed ad una più alta disoccupazione rispetto al modello americano, controbilanciato però da un forte welfare state. Negli anni ’90 vi sono state delle crisi in paesi le cui economie erano affidabili (vd. le tigri asiatiche), tuttavia essi hanno ripreso il loro ruolo per la fine del decennio, specie grazie a vari organismi internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale. Casi particolari sono l’America centrale e meridionale che hanno periodi di crescita e di crisi e problemi di natura politica e sociale.
Le innovazioni del '900
Le innovazioni del '900 hanno rivoluzionato il senso della distanza ed intensificato i flussi commerciali e migratori che costituirono la prima globalizzazione (cyberspazio, condivisione di informazioni) a cui seguì la seconda globalizzazione con la riarticolazione dell’economia internazionale.
L'invenzione di internet
L’invenzione di internet affonda le radici nella ricerca militare della Guerra fredda e nel suo predecessore, la rete Arpanet del ’69: negli anni più recenti si istituiranno i sistemi di banda larga e di fibra ottica che permisero una maggiore velocità ed un abbassamento dei costi.
La nuova infrastruttura informatica ha ridotto l’esigenza di mobilità di persone o cose ma allo stesso tempo ha previsto un incremento della rapidità e della flessibilità nel trasporto di merci e passeggeri. Il trasporto dei paesi in via di sviluppo sta crescendo ed il trasporto su rotaie è in declino in Europa mentre è ancora favorevole negli USA.
Stato economico pre-prima guerra mondiale
Lo stato economico pre-prima guerra mondiale presentava buoni rapporti di esportazioni e PIL, tuttavia i due conflitti mondiali e la crisi degli anni ’30 coincisero con un’elevata frammentazione del mercato mondiale e si riprenderà solo più tardi, grazie al Piano Marshall e ad altri aiuti.
Alla riduzione delle barriere al libero commercio hanno contribuito il GATT, stipulato nell’immediato dopoguerra a Bretton Woods, che ha permesso di mettere in circolo una maggiore quantità di beni: esso ha operato con successive negoziazioni, chiamate round. Il GATT si è poi tramutato in un’organizzazione internazionale, la WTO, di cui attualmente fanno parte 147 paesi. In termini quantitativi il volume del commercio è cresciuto poiché si produce di più ed una quantità maggiore di beni è destinata all’estero e non al consumo interno.
Globalizzazione e mercati
Per effetto della globalizzazione a partire dagli anni ’70 si è registrato un aumento del mercato internazionale dei capitali, che ha riguardato sia gli investimenti a breve, sia gli Investimenti Diretti Esteri, più durevoli: questi ultimi si concentrano in pochi settori e sono indirizzati ai paesi più industrializzati. Una critica dei flussi di capitali riguarda il fatto che influenzino i singoli stati e ne vincolino a volte la crescita, specie per quanto riguarda gli “investimenti di portafoglio”.
Le migrazioni internazionali riguardano una dilatazione trans-nazionale: esse si globalizzano negli anni ‘80-’90 e coinvolgono un numero crescente di paesi e sono alimentate dalla transizione demografica e da squilibri economico-sociali. Ciò avviene in un mondo con ampi divari di ricchezza fra Nord e Sud e, specie nei paesi sviluppati, gli squilibri qualitativi nella domanda di lavoro tendono ad aumentare la domanda di immigrazione. Dagli anni ’80 si sono fissati alcuni sistemi migratori internazionali che vedono gli Stati Uniti come il primo polo d’immigrazione ed il Messico come il principale paese d’emigrazione: un altro polo d’immigrazione è l’Australia e paesi di emigrazione sono le Filippine, l’Indonesia e la Thailandia, mentre l’Arabia Saudita è un punto di riferimento per le migrazioni del mondo arabo, del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale. Il secondo polo d’attrazione mondiale è l’UE, con la Germania in testa mentre i paesi dell’Europa centro-meridionale costituiscono l’altro cambiamento.
Infine è mutata anche la composizione dell’immigrazione in Europa e la società occidentale di accoglienza ha risposto con diversi modelli: melting pot, Gastarbeiter, assimilazione.
Flussi trans-nazionali e crimine internazionale
Tuttavia i flussi trans-nazionali necessitano dell’economia illegale e, man mano che cresce il volume di questi flussi, risulta sempre più difficile controllarli da parte delle agenzie statali. La crisi della sovranità nel periodo post-Guerra fredda ha favorito l’attività di gruppi criminali, specie grazie al vuoto di potere geopolitico creato dall’implosione dell’URSS: i gruppi criminali infatti non vogliono contestare il potere statale ma si inseriscono laddove i governi non riescono più ad estendere la loro disciplina. Il commercio di droga è il primo caso di piena e compiuta internazionalizzazione delle organizzazioni criminali e riguarda paesi come Afghanistan, Myanmar, Colombia, Perù e Bolivia. Tuttavia vi sono altre attività del crimine internazionale come il traffico d’armi, il contrabbando di sigarette, il traffico di persone, il traffico di auto rubate, il crimine ambientale, la pirateria e la vendita di opere protette da copyright. Il money laundering designa le operazioni finanziarie volte a mascherare l’origine illecita dei proventi criminosi ed a integrarli nel sistema economico legale.
Ambiente e sfida globale
Il deterioramento dell’ambiente accompagnatosi allo sviluppo industriale e la deforestazione sono fenomeni che riguardano tutto il globo ed alterano il clima, costituendo la sfida globale per eccellenza: il riscaldamento globale a cui l’uomo contribuisce aumenta l’acqua nell’atmosfera, la toglie al suolo causando la desertificazione, fa ritirare i ghiacciai, assottigliare le calotte polari e ritirare i mari. L’alterazione prodotta dall’alteramento della composizione chimica dell’atmosfera contribuisce, anche con l’anidride carbonica, a riscaldare il suolo e gli oceani assorbendo le radiazioni infrarosse. Gli scarsi risultati nella lotta contro le emissioni nocive ha portato alla firma del Protocollo di Kyoto nel ’97, a cui però gli Stati Uniti non hanno aderito.
Fratture internazionali post-guerra fredda
Nel mondo bipolare si subordinava ogni altra frattura e la si inseriva nel terreno potenziale di espansione degli schieramenti contrapposti e la fine di questa era ridà all’arena internazionale le fonti di ostilità nell’ambito di una frammentazione internazionale. La scomparsa del nemico comune ha dilatato le distanze politiche, un allargamento della distanza politica tra le due sponde del Pacifico. Molti sono stati i segnali della constatazione della dipendenza politico-strategica dagli Stati Uniti (Bosnia, Kosovo) come quelli di divergenza da esso (riguardo al disarmo iracheno). Vi sono nuove cooperazioni, non solo come quelle fra Cina e Russia, Cina ed India e Russia ed India, ma anche come quella fra Stati Uniti ed India che indicano che non si sta formando però un triangolo strategico che si contrapponga alla potenza unipolare.
Il venir meno della forza del colosso sovietico ha contrassegnato una fase geopolitica dettata dall’instabilità e dal conflitto: un arco di instabilità che va dal Baltico, ai Balcani, al Caucaso ed all’Asia centrale, caratterizzato da entità politiche nuove con legittimità politica precaria, confini contestati e popolazioni non omogenee culturalmente. Molti conflitti armati si sono posizionati nel primo decennio post Guerra fredda: Albania, Iugoslavia, Caucaso, Afghanistan.
Raggruppamenti geopolitici in Medio Oriente e Asia centrale
I raggruppamenti geopolitici del Medio Oriente e dell’Asia centrale sono esposti a due destabilizzazioni: da una parte sono di formazione recente, prodotti dalla decolonizzazione del ‘900 e sono dotati di scarsa istituzionalizzazione col territorio circostante mentre i risultati deludenti in termini di sviluppo economico e prestigio internazionale sfociano in quel periodo in una contestazione delle formule occidentali che hanno ispirato la lotta all’indipendenza.
Conflitti in Africa Sub-Sahariana
Per quanto riguarda l’Africa Sub-Sahariana essa ha avuto un alto tasso di militarizzazione negli anni ’90 e, proprio in quest’anno comincia la lotta in Ruanda: negli anni successivi si susseguono conflitti come quelli in Zaire e Burundi. Per quanto riguarda l’Africa Occidentale si sono riscontrati conflitti in Sierra Leone, Guinea, in Costa d’Avorio.
Globalizzazione e conflitti
La globalizzazione non produce la neutralizzazione dei conflitti né la smilitarizzazione delle relazioni internazionali, al contrario ci si continua a reggere sulla capacità strategica degli attori. Per quanto riguarda il nucleare, qualunque sia il suo fine, lo sviluppo di questa capacità è terreno privilegiato delle grandi potenze che esse utilizzano per ottenere lo status d’interlocutori, obbligati dagli Stati Uniti.
Tuttavia la politica di non proliferazione nucleare ha ottenuto dei risultati negli anni ‘80-’90, facendo smantellare gli arsenali già esistenti in uno stato (Bielorussia, Kazakistan, Ucraina, Sudafrica) o accantonando i programmi di sviluppo avviati (Brasile e Argentina). Nel 1991 entra in vigore lo START, il trattato sulla limitazione delle armi strategiche, che avrebbe ridotto gli arsenali delle due superpotenze mentre nel 1993 si sottoscrive lo START 2, nel ’95 il Trattato di non-proliferazione e nel ’96 il Trattato sul bando dei test nucleari. Stati Uniti, Cina, India e Pakistan non ratificano però né lo START 2 né il trattato per bandire il nucleare, delineando un riorientamento delle politiche di sicurezza delle grandi potenze sotto il segno della rivalutazione nucleare: la Russia estende il ruolo del nucleare nel 2000, la Cina abbandona la “deterrenza minima” ed anche in India, in cui si collaudano missili portanti testate nucleari. Se per la Russia il nucleare gli permette di rimanere al vertice della gerarchia internazionale, per le potenze in ascesa rappresenta un banco di prova ed un punto d’ingresso per la parità internazionale: infatti quando vi è da ridefinire l’assetto geopolitico regionale le piccole potenze tentano di guadagnare peso grazie al nucleare. Anche l’Iraq e la Corea del Nord sono restii ad abbandonare il nucleare.
Gli Stati Uniti dal canto loro si avviano verso lo sviluppo di una difesa antimissile, col National Missile Defence Act nel 1999: esso non comporta una neutralizzazione dell’arsenale nucleare URSS mentre la Cina sarebbe impotente. Mosca ha stabilito con gli Stati Uniti una riduzione delle testate operative mentre gli europei temono il progetto di difesa antimissile, reputandolo uno strumento di destabilizzazione globale.
Superiorità strategica degli Stati Uniti
Tuttavia la superiorità strategica degli Stati Uniti si basa non solo sul nucleare ma nel divario strategico e nell’innovazione ed applicazione di nuove tecnologie al settore militare. All’indomani della guerra del Golfo del ’91 ci si ferma a riflettere e si realizza la grande utilità che la capacità di raccogliere, elaborare e trasmettere dati ha in una guerra: tuttavia è proprio la rivoluzione tecnologica fa cessare alla guerra convenzionale il suo ruolo come strumento di rinegoziazione politica dell’arena internazionale; esso non elimina la minaccia bellica ma spinge la guerra al di fuori della cornice statalizzata, all’interno degli spazi franchi aperti negli anni ’90, di cui l’Afghanistan è solo un esempio. Il conseguimento dell’obiettivo politico è perseguito quindi fuori dal campo di battaglia, dove la superpotenza può essere colpita, nella sfera civile ed economica.
Risorse energetiche e idriche
La salvaguardia dell’accesso alle risorse è comunque l’imperativo politico degli stati, in particolare l’approvvigionamento energetico ed idrico. Per quanto riguarda l’energia ed il futuro vi sono due tendenze: la crescita della domanda globale e la stabilità del paniere energetico (è attesa inoltre un’impennata dei paesi in via di sviluppo). Anche nel caso di crescita economica moderata la domanda di Cina ed India eccederebbe la loro produzione energetica, al momento le economie asiatiche si rivolgono al petrolio del Golfo Persico: un aumento dei consumi è previsto anche per gli Stati Uniti e l’UE. Il Golfo Persico è il perno della sicurezza energetica europea mentre i maggiori fornitori di gas nell’UE sono Norvegia, Russia ed Algeria: gli Stati Uniti sono invece il secondo produttore al mondo di petrolio ed il primo importatore. Le riserve esistenti sono situate in un numero limitato di aree geopolitiche: Medio Oriente-Golfo Persico, Arabia Saudita, Iran ed Iraq, Nordafrica, Russia e Mar Caspio-Asia centrale, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Africa Sub-Sahariana, Nordamerica, America Latina, Caraibi e Mare del Nord. Si noti che la concentrazione di risorse energetiche è situata in aree segnate da notevole instabilità e che vi è un coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, specie la Cina, nelle aree da cui dipende in misura crescente l’approvvigionamento energetico: si ricordi la presenza cinese nell’area del Caspio e nel Golfo Persico e con Iran ed Iraq.
Negli ultimi 35 anni i consumi idrici sono aumentati, specie per la pressione demografica e la crescita economica: attualmente però vi sono alcune zone che soffrono di penuria idrica come il Medio Oriente, l’Africa ed il Nord della Cina.
Sviluppo tecnologico e distanze globali
Vi è progressivamente un annullamento della distanza attraverso lo sviluppo tecnologico: lo spazio geografico smette di essere un limite e diviene un insieme di relazioni trans-nazionali in tempo reale ma che lascia ancora fuori molti paesi ed aree. La rivoluzione digitale ha quindi rinforzato i legami trans-nazionali con la parte del mondo con cui condivideva già un elevato grado di integrazione, allontanando i Paesi in via di sviluppo. La contrazione delle distanze nell’orizzonte globale può andare di pari passo con l’accrescimento delle barriere comunicative a livello locale, come si è riscontrato negli anni ’90. Generalmente chi è già competitivo investe in competitività e si ricordi che nella Guerra fredda è stato l’accesso alla tecnologia americana da parte delle “tigri asiatiche” a contribuire al loro decollo economico.
Disparità nella distribuzione della ricchezza
Il mondo globalizzato comunque continua ad essere segnato da disparità nella distribuzione della ricchezza e nelle aspettative di vita: a fronte della crescita economica del ’75-’99 di tutte le aree geopolitiche mondiali, i livelli di crescita sono poi stati differenziati da area ad area. Sia in Europa Orientale che nella Comunità degli Stati Indipendenti ed in altre aree si rileva una tendenza generale al ribasso del reddito pro capite. Se per alcune...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.