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L’Algeria è l’unico caso di paese arabo mediterraneo di transizione democratica piena mentre per

quanto riguarda Turchia, Giordania ed Iran vi sono ancora molte contraddizioni.

Riassumendo quindi nel mondo arabo-islamico il modello democratico occidentale è ancora in fase

di rielaborazione ed adattamento alla specificità locale.

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La regione comprende economie molto diverse e ciò contribuisce alla frammentazione: l’unico

fattore in comune fra di loro è il forte influsso delle risorse energetiche in economia, che spesso

sono concentrate in stati poco popolosi.

La rendita petrolifera ha avuto un profondo impatto sulla struttura produttiva dell’area, lasciandola

così ai margini dell’economia mondiale: altro fattore di difficoltà nell’integrarsi nell’economia

mondiale sono i bassi livelli di IDE, per questo molti paesi hanno avviato riforme orientate

all’esportazione ed al settore privato.

Un ostacolo allo sviluppo sono però i conflitti regionali e le tensioni politiche, che frenano

l’economia con un’alta spesa militare; spesso inoltre vi è scarsità di risorse idriche e gravi problemi

ai suoli, oltre alla disoccupazione ed ai problemi sociali: per risolvere tutto questo ci vorrebbe una

maggiore integrazione economica ed un rilancio dell’economia.

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Un’integrazione economica regionale potrebbe compensare tutte le carenze ma per ora hanno dato

risultati modesti per il sovrapporsi di diverse motivazioni che si sono ostacolate: il solo processo

positivo riguarda la Turchia, mentre non vi è stata integrazione tra i Paesi Arabi.

Vi sono stati moltissimi tentativi falliti di integrazione economica, il cui insuccesso è segnato dal

fatto che sorgano da aspirazioni identitarie o finalità di sicurezza che lasciano in secondo piano le

questioni economiche.

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Prima della Guerra in Iraq l’ordine regionale era frutto dell’intifada dell’87, la fine della Guerra

Fredda e la Guerra del Golfo: l’intifada ha definito un’identità palestinese distinta da quella araba,

laguerra nel Kuwait ha visto contrapporsi gli USA e vari paesi arabi e non in una guerra per ottenere

uno sbocco sul Golfo, per ottenere le risorse di petrolio dell’area e risolvere i problemi finanziari

(per gli Stati Uniti ha posto fine alla contrapposizione fra Iraq ed Arabia Saudita ed Iran, per i paesi

arabi è la dimostrazione della debolezza degli stati della regione erano deboli).

L’ordine mediterraneo e del Golfo del dopoguerra è stato determinato dalla consepevolezza di

dover risolvere i problemi nazionali aperti, aumentare l’economia e la cooperazione regionale: sul

processo di pace ha influito anche la scomparsa dell’URSS, che ha dato il via alla pax americana

con cooperazioni bilaterali con le monarchie del Golfo e la cooperazione di Israele e Turchia, in

seguito perpetrata anche dalla Giordania.

Il processo di pace Arabo-Isrealiano dopo la guerra del ’90-’91 ha delineato un nuovo Medio

Oriente, con stati con un mercato comune ed istituzioni centrali come nell’UE con obiettivi di

politica, di sicurezza e democrazia.

Negli ultimi anni però il processo di pace si è delegittimato e le ispezioni internazionali sono

riprese, riguardo alle armi di distruzione di massa ed al terrorismo.

Vi sono tuttavia molte riforme al centro delle iniziative internazionali; inoltre nella guerra del 2003

la presenza americana in iraq ha inciso sulle relazioni nell’area ed ha premuto sugli stati canaglia,

coninvolgendo anche attori non arabi come la Turchia.

Altre importanti trasformazioni caturite dalla guerra del Golfo sono il declino della Lega Araba e la

configurazione della cooperazione fra USA e stati arabi in materia di sicurezza.

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Negli anni ’90 le relazioni fra gli stati del Mashreq sono state strutturate dal processo di pace

avviato con la Conferenza internazionale di Madrid del 1991, che prevedeva un processo bilaterale

fra Isreale e Palestina, Giordania, Siria e Libano e colloqui multilaterali sulle principali questioni

dell’area: i negoziati hanno portato alla dichiarazione di principi tra Israele e l’Organizzazione per

la Liberazione della Palestina, ed accordi di pace con Giordania e Israele; mentre il processo è

rallentato nella seconda metà degli anni ’90.

Gli sforzi diplomatici successivi si concentrano nella fine delle violenze e mantenimento della pace

con vari negoziati: il loro fallimento induce USA, UE, Russia e UN a delineare u percorso di

indipendenza democratica.

La destra israeliana propone un piano alternativo, con l’obiettivo di salvaguardare la maggioranza

ebraica ad israele.

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Il termine “arabo” indica le regioni occidentali del Maghreb, i paesi arabi ad ovest dell’Egitto:fra

questi stati vi sono aspirazioni di unità ed un incoraggiamento all’unione economica.

Il pan-marghrebismo ha incontrato le stesse difficoltà del pan-arabismo: le ambizioni unitarie si

sono scontrate con le rivendicazioni nazionali (vdi guerra delle sabbie).

Nonostante il cessate il fuoco fra Algeria e marocco sono rimaste tensioni e fratture ideologiche e

per il riconoscimento dei diritti delle minoranze.

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La politica estera dell’Egitto ha dato priorità alla dimensione mediorientale e mediterranea: la sua

unica fonte idrica è il Nilo, anche la prima area d’interesse, mentre la seconda è la sicurezza, legato

alla guerra civile che dura dal ’56.

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La rivoluzione iraniana del ’79 ha dato vita alla repubblica islamica: l’Iran in seguito ha cercato di

uscire dal proprio isolamento internazionale secondo alcune direttrici, col milgioramento dei

rapporti che Teheran intrattiene con le monarchie petrolifere e stabilire relazioni diplomatiche con

le Repubbliche ex sovietiche. Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa invece vi era stata una

politica di scambi commerciali e contratti diplomatici che permettesse all’Iran di uscire dal suo

isolamento internazionale, senza evitare di affrontare alcuni punti di contrasto.

Capitolo 3: Africa

Negli anni ’70 di indipendenza vi era la speranza di un rapido sviluppo, tramutato nel decennio

successivo nella consapevolezza della crisi: negli anni ’90 vi fu invece la fine dell’apartheid.

Il rilancio dell’Unione Africana con l’avanzamento e la riduzione dei conflitti civili si sconta con la

marginalizzaizone del continente, la povertà e la crisi umanitaria.

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Negli anni ’90 vi furono conflitti civili come mai prima d’allora, forse dovuto allo scongelamento

degli antagonismi della guerra fredda o ad una competizione per le risorse.

La pacificazione di una guerra civile non porta all’uscita del paese dalla “trappola del conflitto”, per

cui è proprio negli stati in cui vi è stata una guerra civile che vi sarebbero probabili nuovi scontri

armati, in cui si tendono a formare tensioni dovute al razzismo ed in cui gli apparati restano

arretrati.

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Per quanto riguarda la riduzione dei conflitti hanno contribuito sia influenti paesi della regione

(Kenia, Sudafrica, Nigeria) sia i paesi occidentali (Francia, Inghilterra, USA).

La Pan Sahel initiative si occupa di proteggere i confini e della lotta al terrorismo di alcune regioni

attraverso l’esercito.

Altro motivo dell’interesse americano per il continente africano è il petrolio, che potrebbe ridurre la

dipendenza dal Medio Oriente: l’impatto della crescita di produzione del petrolio potrebbe infatti

aumentare la posta in gioco nella competizione fra le elites politiche dei paesi produttori e

comportare un interesse per la stabilizzazione politica dei paesi nell’area.

L’Unione Africana del 2002 tenta di superare la frammentazione presente fra le varie regioni,

specie dal punto di vista economico, anche attraverso organizzazioni che però hanno mostrato il

loro limite in casi di intervento regionale nelle crisi interne dei singoli stati.

Essa vuole quindi creare un terreno comune per l’unità economica e politica e grazie al NEPAD vi è

l’obiettivo di ottenere maggiori investimenti per il continente, mentre i paesi ricambiano l’occidente

con una good governance.

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Per quanto riguarda le religioni vi sono quelle monoteiste, come il Cristianesimo e l’Islam e quelle

tradizionali: il Cristianesimo è stato una forza di emancipazione ma anche un supporto ai regimi

coloniali.

Oggi essa ricopre un ruolo importante in Africa come fattore di cambiamento politico e costituisce

una fonte di tensione: le lingue parlate sono della famiglia delle afro-asiatiche, delle nilo-sahariane

e delle niger-congolesi.

Un fenomeno preponderante è quello dei movimenti di popolazione, causati da molteplici motivi,

tanto che in alcuni stati sono stati tracciati in epoca coloniale dei confini per dividere le aree abitate.

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Negli anni ’90 vi sono due grandi processi di riforma in Africa: rinnovamento che mira a

liberalizzare i sistemi economici controllati dallo stato e l’altro più politico ha portato alla

sostituzione di molti regimi autoritari con sistemi multipartitici.

Nonostante alcuni risultati positivi vi sono state molte difficoltà poiché queste riforme richieste

anche dalle istituzioni finanziarie, hanno favorito una legittimità internazionale a scapito della

legittimità interna.

L’altra novità è stato il reintrodurre un sistema democratico, che portò a colpi di stati e problemi,

col prevalere di stati a partito unico dettati dalla necessità di stabilità.

Nei decenni successivi però le oppressioni e la corruzione portarono all’adozione di soluzioni

multipartitiche in molti stati africani, stati costituzionali con un presidente eletto dal popolo:

nonostante ciò il processo di democratizzazione è lungo e reso incerto dalla povertà e

dall’analfabetismo e fra i più recenti corruzione e manipolazione.

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La Nigeria affronta da anni la transizione verso un governo civile dopo anni di quelli militari,

un’instabilità dovuta alla tesnione, all’indebitamento ed all’instabilità economica, oltre alla

divisione fra Nord e Sud riguardo all’etnia e la religione.

Il predominio politico del Nord ha intrecciato diverse conflittualità non risolvibili nemmeno col

passaggio al multipartitismo: i gravi problemi dell’Africa occidentale sono la crisi economica, la

riorganizzazione democratica del paese ed i conflitti interni e fra le varie regioni.

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La profonda crisi della regione dei Grandi Laghi ha coinvolto diversi stati africani e si compone di

diversi elementi destabilizzatori, come la caduta della dittatura ed il genocidio in Ruanda nel 1994.

Dal 1999 vi è stato un processo di pacificazione del paese, col ritiro delle truppe straniere e l’avvio

alla democratizzazione, interrotte con l’omicidio del capo di stato e riprese qualche anno dopo, che

ha portato alla formazione di un governo transitorio di unità nazionale.

Il Corno d’Africa ha vissuto in maniera drammatica il periodo post-coloniale e tutt’oggi mantiene

una certa importanza strategica, con relazioni verso gli Stati Uniti, la Francia ed il Sudan per il

petrolio, la posizione strategica ed i rapporti con gli algerini francesi.

Il ’91 è l’anno chiave, con la caduta del regime si ha l’avvento di regimi democratici e liberali.

Conflitti fra Etiopia ed Eritrea, l’indipendenza non riconsociuta internazionalmente della

Somaliland e del Puntland, vi fu il crollo dello stato in Somalia e problemi di legittimità politica in

Sudan: a partire dal 2003 però il nuovo focolaio è il Darfur.

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Le elezioni democratiche in Sudafrica nel 1994 hanno rappresentato un punto di svolta e la fine

dell’apartheid sembrava aprire la possibilità di cooperazione, quità e beneficio reciproco: il nuovo

governo sudafricano avrebbe saldato il debito con i paesi della regione.

Le radici dell’attuale crisi politica ed economica sono da ricercare negli anni ’80: l’apartheid aveva

unito dinamiche anzionali ed internazionali, il suo sonflitto regionale verrà a trovarsi inserito nella

contesa della Guerra Fredda.

Con la fine dell’apartheid sono emerse contraddizioni nelle varie regioni e con i vari squilibri ed

interdipendenza economiche arrivarono molti fondi esteri, che però non vennero divisi equamente e

creò squilibri nei redditi, mentre nel decennio successivo vi fu la stagnazione di regimi sospesi in un

equilibrio precario.

In Zimbawe vi è stata una crisi economica e sociale, alleanza fra Angola e Zimbawe, governo di

Mugabe.

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Nonostante siano passati un paio di decenni dalla liberalizzazione economica, il continente africano

è rilegato al ruolo di produttore di materie prime e non controlla i mercati; inoltre vi è stata una

riduzione dei fondi destinati a questo paese negli anni ’90, che è venuto a coinvolgere le elezioni

libere e la lotta alla corruzione.

Alle crisi acute si sommano quelle croniche, come i problemi odierni del settore agricolo: inoltre

mentre negli anni ’60 i prodotti per l’esportazione erano fortemente richiesti, trent’anni dopo sono

stati sostenuto come vantaggi all’economia di quel paese, rafforzando il ruolo dell’Africa come

produttore di materie prime.

Altro settore importante è quello minerario esportante verso le grandi multinazionali: questo tipo di

investimenti si è infatti rivelato vantaggioso per la manodopera a basso costo, anche se ciò non si è

trasformato in ricchezza per le popolazioni locali.

In molti paesi vi è infatti una discrepanza fra il livello di crescita economica e la qualità reale della

vita della popolazione: spesso infatti molti servizi elementari sono inadeguati e vi sono numerose

malattie e problemi nei servizi e nell’istruzione.

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La rete di trasporti e comunicazione dell’Africa è il risultato del processo di penetrazione

commerciale e coloniale: per quanto riguarda il clima arido, esso limita le potenzialità delle foreste

in Africa, come anche l’intervento dell’uomo in questo campo.

Da ciò nasce la necessità di sviluppare rapidamente politiche che affrontino queste tematiche

tenendo conto delle risorse e della popolazione locale.

Capitolo 4: l’Asia

Nel definire l’Asia si è tenuto conto non della geografia ma della crescita economica, che non ha

interessato il continente in egual maniera: definire l’Asia è difficile poiché non vi è un’identità

culturale nella quale le popolazioni asiatiche si riconoscono, caratterizzate da diversità culturali,

etniche, linguistiche e religiose.

Vi sono anche profonde differenze all’interno dei singoli paesi ed è inoltre possibile definire diverse

Asie: Centrale, Meridionale, Orientale e Sud-Orientale.

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La crisi economica in Asia degli ultimi 40 anni è stata causata da diverse ragioni: molti paesi

asiatici sono stati protagonisti del “miracolo” , che negli anni ’70 ha visto imporsi il Giappone e le

tigri asiatiche”, in seguito i paesi dell’ASEAN ed infine la Cina.

L’indicatore che più testimonia il decollo è la crescita del PIL, ben oltre la media mondiale, che ha

avuto anche ripercussioni sociali nei paesi.

Nonostante la crisi negli anni ’90 abbia attutito questa crescita miracolosa, le misure per arginare la

crisi hanno permesso di avviare un percorso di ripresa ed avere tassi positivi già nel nuovo

millennio.

I fattori che hanno contribuito alla crescita economica in Asia sono stati l’enfasi sulle esportazioni,

il livello di apertura dei mercati, la catalizzazione di IDE e gli investimenti governativi per

aumentare la scolarizzazione della popolazione.

Questo miracolo non ha però interessato altre aree dell’Asia che stentano a decollare per instabilità

politiche e sociali o mancanza di fondi economici: ad eccezione dell’India infatti, i Paesi dell’Asia

Meridionale e Centrale continuano a rimanere in situazioni di sottosviluppo.

L’immagine dell’Asia nel mondo è di un’area dinamica e che può migliorare le condizioni di vita

della popolazione, in cui però vi sono molte contraddizioni, anche interne alle regioni stesse.

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L’area asiatica comprende più della metà della popolazione mondiale, con tassi di crescita

demografica elevati: in molti paesi comunque sono stati fatti dei piani sulle nascite e tale scelta ha

avuto un impatto significativo sull’economia e la società, con un numero di maschi superiore a

quello delle femmine.

Oltre alla crescita della popolazione in Cina vi è un rapido inurbamento con esodi da campagne a

città, alla ricerca di migliori condizioni di vita: oltre alla sovrappopolazione ed all’inurbamento vi è

poi l’invecchiamento della popolazione, che crea problemi per il mantenimento della popolazione.

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L’accelerata crescita economica tramire lo sviluppo nel settore industriale ed agricolo, l’aumento

demografico e l’inurbamento hanno trasformato l’Asia dell’ultimo quarantennio: inoltre vi è il

degrado ambientale e la crescita economica è limitata da probelmi di natura ambientale ed

umanitaria.

Le principali preoccupazioni per l’Asia riguardano il disboscamento, le risorse idriche e

l’inquinamento atmosferico.

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Le principali associazioni dell’Asia sono l’ASEAN, l’APEC e la SAARC:

- l’ASEAN servì inizialmente a preservare la regione ed arginare il comunismo dell’Indocina,

creato nel ’67 e riuniva Indonesia, Malaysia, Thailandia, Filippine e Singapore mentre in seguito si

è allargata includendo Vietnam, Myanmar, Laos e Cambogia. Esso sta cercando di realizzare

un’area di libero scambio, l’AFTA.

Nel ’97 è stato creato l’ASEAN + 3 (con Giappone, Cina e Corea del Sud), con l’intento di

rafforzare la cooperazione fra ASEAN e le tre piu grandi potenze economiche dell’Asia Orientale.

-l’APEC riguarda i paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico, nata nell ’89 sulla scia dei grandi

flussi che legavano Nordamrica ed Asia: esso era un polo di consultazione ma è stato trasformato in

un’assocaizione regionale con struttura istituzionale. Il culmine si ebbe nel ’93 col l’Uruguay

Round che portò alla nascia del WTO. Oggi i membri dell’APEC sono 21 ed il principio ispiratore è

l’open regionalism, nel tentativo di coinvolgere l’integrazione regionale con la globalizzazione,

tuttavia questa organizzazione a causa della non interferenza negli affari interni dei paesi membri ha

compiuto pochi passi nell’integrazione economica nelle regioni.

-In Asia Meridionale l’associazione regionale è la SAARC creata nell’85 da India, Pakistan,

Bangladesh, Sri’lanka, Bhutan, Nepal e Maldive ma il processo decisionale è bloccato dal veto che

ogni paese può utilizzare ed è improbabile che questa organizzazione possa svolgere un ruolo di

integrazione fra quei paesi, specie per i conflitti che vi sono fra di loro.

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Nella Guerra fredda l’Asia è stata lo scacchiere su cui i due blocchi si sono fronteggiati: in quel

periodo infatti vi sono stati numerosi conflitti in quei luoghi come la guerra di Corea, di Indocina e

la prima nell’Afghanistan e finito quel periodo storico l’area ha cercato una nuova identità che

rispecchi la forza fra i vari attori.

La Cina sta lottando per ridefinire il proprio ruolo ed accrescere la sua legittimità internazionale,

anche con la diplomazia con Washington e la lotta al terrorismo, anche se permangono punti di

tensione fra i due paesi, come il progetto dello scudo spaziale e la trasparenza in campo nucleare.

Per la questione di Taiwan si è deciso di mantenere lo status quo.

Il Giappone dopo decenni vede vacilalre la propria posizione, nonostante l’alleanza con gli USA.

Vi sono poi tentativi di riavvicinamento fra Corea del Nord e del Sud, non ancora giunti a buon

fine.

La questione del Kashmir ha riportato la tensione fra india e Pakistan, portandoli ad un’escalation di

esperimenti nucleari.

Consapevoli delle tensioni in materia di sicurezza, i paesi asiatici stanno cercando di dar vita ad

organizzazioni i grado di evitare la degenerazione delle tensioni, nel’93 è stato quindi creato l’ARF

che riunisce anche molti paesi non asiatici ed in un clima di fiducia cerca con la diplomazia

preventiva diimpedire l’insorgere dei conflitti, anche se fino ad oggi nn ha sortito gli effetti sperati.

Nel ’95 si è invece firamto il trattato di SEANWFZ che sancise il divieto di acquisire, sviluppare e

detenere armi nucleari in tutta la regione ed impegnano le potenze stranire che la possiedono a non

usarla nella zona.

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Il crollo dell’URSS ha portato le repubbliche dell’Asia centrale ad un’inaspettata indipendenza e

forse neppure desiderata: in seguito a ciò esse dovettero infatti fronteggiare problemi di antura

politica ed istituzionale, problemi economici ed etno-sociali.

Se le 5 repubbliche prendono il nome delle etnie di riferimento, sono però sempre esistite delle

minoranze che desideravano l’indipendenza fra i vari gruppi ed insieme alla crisi economica ciò ha

spinto negli anni ’90 parte delle popolazioni a toranre verso le loro repubbliche, accentuando i

disagi.

Un altro livello diconflitto è quello che riguarda fra le diverse popolazioni centro-asiatiche, sia di

tipo inter-etnico, sia di tipo intra-etnico formati da rivalità storiche, economiche autonomiste o

politiche patriottiche.

Durante quel decennio sono poi anche aumentate le tensioni politiche all’interno delle singole

repubbliche causate dai contrasti fra i presidenti-autocrati ed i clan di riferimento ed opposizione:

inoltre dopo l’11\9 è stato permesso alle repubbliche di reprimere questi movimenti, anche grazie

all’appoggio USA.

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L’Afghanistan è sempre stato caratterizzato da una pluri-etnicità con relazioni conflittuali fra i

diversi popoli stanziati nello stesso territorio: fra le etnie più importanti vi sono i Pashtun, divisi fra

Durrani e ghilzay, i Tagiki, gli Hazara e gli Uzbeki.

Nel ’78 vi fu un colpo di stato comunista con una violenta guerra civile, in un crescendo di scontri

nel’94 nacquero i Taliban, gruppo politico-religioso che si proponeva di unificare il paese attorno

ad una visione dogmatica e radicale dell’Islam: essi però si sono dimostrati non capaci di unificare

il paese proprio a causa del fanatismo e dell’insensibilità, e lasciando così continuare la guerra

civile.

L’11\9 ha evidenziato i legami fra Taliban e terrorismo e l’intervento americano ha favorito un

nuovo governo multietnico e l’adozione di una costituzione di ispirazione occidentale, nell’evitare

di tornare le circolo dei signori della guerra e con n ambizioso piano di ricostruzione: le violenze

sopite purtroppo si sono risvegliato nel 2003 contro le cellule di al-Qa’ida che ha avuto effetti

controproducenti rispetto alla politica di disarmo e rimane il problema dell’insufficienza dei fondi

economici internazionali.

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L’Asia meridionale è dominata dall’India, paese dalle enormi dimensioni e dal grande influsso

economico che domina gli altri paesi della regione: il divario fra territori ricchi e poveri sta

aumentando e questo stato ha saputo imporsi nel campo delle telecomunicazioni, delle nuove

tecnologie e dei prodotti informatici.

I fattori del suo successo in questi campi sono la preparazione tecnica, la collaborazione fra governo

ed Associazione dei software, costo del lavoro molto basso: nonostante ciò però la società indiana

deve far fronte alle disparità religiose nel paese, indù e musulmani, ed i rapporti con gli altri stati,

come la disputa sul Kashmir aperta con il Pakistan.

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La questione del kashimir è aperta dal 1947, col termine della campagna per l’indipendenza

dell’India dal governo britannico, condotta da Gandhi e dal Partito del Congresso: dall’ex impero

britannico nacquero due stati, l’India ed il Pakistan, con conseguente partition da uno stato all’altro.

Il Kashmir aveva grande significato strategico per entrambi: per il Pakistan la perita impedisce di

completare il progetto di creazione di uno stato che riunisca tutti i musulmani del sub-continente

indiano ed ha ruolo per la coesione interna mentre per l’India serviva come dimostrazione di uno

stato in cui potessero convivere religioni diverse.

Esso è poi una via importante di accesso al sub-continente indiano.

L’India è inoltre preoccupata della relazione fra Cina e Pakistan e l’11\9 ha rinsaldato il legame

India-USA non solo per motivi economici ma anche per la preoccuapzione dei movimenti

terroristici.

L’India ha inoltre un forte interesse per il sistema di difesa missilistica americano mentre il Pakistan

rappresenta un alleato nella lotta al terrorismo: il vero problema per l’Asia meridionale è un

Pakistan troppo debole, che potrebbe essere preda del fondamentalismo religioso ed oggi gli Usa

devono mantenere buoni rapporti verso entrambi i contendenti.

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L’Asia orientale contiene le due Coree, il Giappone, la Mongolia, taiwan e la repubblica Popolare

Cinese.

Dopo la sconfitta della Seconda guerra mondiale il Giappone è stato fautore di una inaspettata

ripresa divenendo fra gli anni ’60 e ’90 la seconda potenza industrializzata del mondo: il suo

modello di sviluppo si distingue infatti dagli altri, presentando il “flying geese model”, per

descrivere come attraverso i flussi di investimento vari paesi della regione abbiano cominciato la

loro crescita economica seguendo l’esempio giapponese, che ha diffuso le esportazioni in tutti gli

stati circostanti, contribuendo alla crescita della regione.

Altro stato emergente è la Cina che registra alti tassi di crescita, con l’ingresso nella WTO,

l’intensificazione degli scambi commerciali e la capacità di attrarre flussi di IDE.

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Il modello giapponese, considerato da esempio, propone una corporate governance, una rigida

regolazione del mercato finanziario, un ruolo dello stato nel controllo dell’ economia: un modello

che incoraggia i risparmi, stimola gli investimenti e le esportazioni.

Tuttavia eso è entrato in crisi a aprtire dagli anni ’90 e solo oggi sembra sulla strada della ripresa:

per spiegare l’arresto del Giappone sono state fatte due ipotesi, la prima che attribuisce le cause

della crisi a errori nelle scelte di politica economica, le seconda si riferisce al logorio istituzionale

ed al declino del modello di sviluppo giapponese, innescato da una competizione mondiale, una

maggiore liberalizzazioni e dall’innovazione tecnologica.

Vi sono riforme atte a sviluppare il paese tramtite alcuni punti chiave come una riforma della

corporate governance, riforma del mercato del lavoro, liberalizzazione dei mercati finanziari verso

l’estero e riduzione del controllo dello stato sull’economica.

Questo paese sta anche modificando la sua politica estera e di sicurezza.

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Dal ’78 la Cina si sta pian piano integrando col resto del mondo: nonostante la popolazione questo

stato è riuscito a mantenere tassi di crescita elevati ed ha anche promosse politiche di apertura e

molti IDE.

La rapida crescita economica è stata trainata dalle politiche di apertura, un approccio graduale alle

riforme e cambiamenti nell’economia: tuttavia vi sono forti diseguaglianze all’interno della

popolazione, con disparità fra zone urbane e rurali e vi sono molte questioni aperte come le imprese

statali poco competitive e la riforma del settore bancario.

Anche la salvaguardia per l’ambiente sta procedendo velocemente, anche se più rapidamente

avanza lo sviluppo economico.

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Il Sud-Est asiatico è caratterizzato dall’eterogeneità etnica e religiosa: nel 20° secolo la

decolonizzazione ha generato nuovi stati indipendenti, che non sempre hanno aggregato le

popolazioni in modo equilibrato.

Nel periodo post-coloniale questi stati dovettero creare un’identità nazionale capace di aggregare

popolazioni eterogenee per etnia e religione.

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Il paese più rappresentato dalla multietnicità della regione è la Malaysia, il cui miracolo economico

dell’ultimo trentennio ha tenuto sopite le tensioni etniche: vi sono stati inoltre la liberalizzazione, la

privatizzazione ed un modello orientato al Giappone ma atto comunque a preservare l’autonomia

del paese.

-- L’Indonesia è il quarto paese al mondo per popolazione, la maggior parte è concentrata

sull’isola di Giava ed il territorio comprende isole ed arcipelaghi molto diversi fra loro.

Uno sviluppo economico incentrato sullo sfruttamento dei territori ha favorito la concentrazione

delle ricchezze nelle mani di pochi e, per continuare la crescita economica, il paese deve

superare molte sfide, come le tensioni etno-religiose, le disparità economiche e l’autonomia,

specie dopo la secessione di Timor Est: vi sono 300 etnie diverse ed un debole governo centrale

che ha ricercato negli USA un aiuto nella lotta al terrorismo.

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L’Oceania gode di una posizione privilegiata ed il suo interesse per economie dell’Asia ha

portato all’incremento delle relazioni fra queste regioni, in particolare con Giappone, Cina e

Corea del Sud, mentre per quanto riguarda il pacifico intrattiene relazioni con gli Stati uniti, che

li hanno sostenuti nella lotta al terrorismo.

Se i legami con la Nuova Zelanda si sono accresciuti, quelli con l’Indonesia sono divenuti più

tesi: inoltre si noti il ruolo più attivo che in passato dell’Australia verso le isole del Pacifico.

Capitolo 5: Le Americhe

Il continente americano è caratterizzato da una netta distinzione fra Nord e Sud: gli stati Uniti ed

il Canada sono le più grandi economie a livello mondiale, mentre l’America-latina ha subito

l’influenza del decennio ’80-’90 e sono ancora in cerca di un modo di riattivare le economie

nazionali.

Tuttavia le Americhe comprendono paesi economicamente, socialmente ed istituzionalmente

molto diversi: ad esempio in America latina l’attività economica è instabile e si è incrementata

la diseguaglainza nella regione, oltre a dover affrontare la recessione nell’ultimo cinquantennio.

Gli indicatori di sviluppo sono infatti legati alla demografia, geografia ed alle istituzioni: vi

sono alcuni paese più giovani di altri ed il tasso di crescita della popolazione è preoccupante,

oltre al fenomeno dell’urbanesimo, che ha concentrato la popolazione in agglomerati urbani.

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In Nord america spicca il PIL e la migliore equità del reddito, mentre al sud sono lenti,

contentui e diseguali: l’America latina ha inoltre avuto sempre difficoltà in termini di crescita

nel medio e lungo periodo, ed è mancata stabilità ed un’equa distribuzione del reddito, tanto che

in certe nazioni la popolazione che vive sotto la soglia della povertà è moto alta.

L’iniqua distribuzione del reddito rappresenta una problematica molto complessa nei paesi della

regione: inoltre, sebbene lo sviluppo dell’America latina sia stato limitato, la regione ha fatto

progressi nell’ultimo decennio nelle aree di base dello sviluppo umano, sanità ed analfabetismo.

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L’America possiede un divario Nord-Sud anche tecnologico ed i fattori che influenzano il gap

tecnologico di ogni paese sono connessi ai legami commerciali, alle privatizzazioni ed alla

presenza di turismo internazionale.

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Urbanizzazione e deforeztazione sono i principali responsabili dei problemi ambientali

dell’America Latina: nonostante possieda le più ampie riserve di terra coltivabile, l’impoverimento

del suolo mette in pericolo le coltivazioni, mentre la deforestazione elimina la biodiverità dalal

regione. L’effetto serra è legato alla distruzione dei “polmoni verdi” del continente.

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Sono molti i paesi del continente per cui il settore energetico risulta rilevante: sa il Nord che il Sud

si distinguono con paesi produttori di petrolio, mentre per quanto riguarda i gas naturali sono gli

Stati Uniti e Canada i principali produttori.

L’aumento della domanda di energia e petrolio ha portato alla costruzione di nuovi oleodotti con

conseguenti investi internazionali dall’estero.

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Il decennio 1990-2000 ha visto l’espansione del commercio interno all’emisfero occidentale, di cui

ne ha beneficiato soprattutto l’America latina , in parte dovuto ai processi di integrazione sub-

regionale: la strategia di regionalismo adottata nel sud combina l’integrazione regionale con uan

maggiore apertura commerciale verso il resto del mondo.

Argentina e Brasile sono i paesi più chiusi, mentre messico ed i paesi centroamericani i più aperti:

nell’ultimo decennio la crescita dell’America Latina è stata legata all’economia internazionale,

anche se la diversificazione delle esportazioni rimane insufficiente.

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Gli IDE sono aumentati negli anni ’90 per merito della privatizzazione, anche se dal 2000 vi è stata

una diminuzione dei flussi.

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Gli indicatori però trascurano il rispetto della vita, le libertà individuali ed i comportamenti sociali

di gruppo: i paesi del sud presentano infatti corruzione sociale e politica, alti tassi di crimine e città

con periferie insicure.

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La divisione linguistica e geografica sono un ostacolo per la governabilità, poiché le società

frammentate come quelle devono conciliare diversi interessi fra di loro: linee di frammentazione

etniche e geografiche ha creato situazioni di tensione sociale che in alcuni casi sono sfociate in

conflitti locali fra le comunità indigene ed il governo centrale.

--

Secondo l’ispirazione euro-asiatica globalista, Europa ed Asia Orientale costituiscono le due

periferie vitali del continente geopoliticamente centrale, l’Eurasia: esse hanno poi acquistato

ulteriore valore geostrategico come snodi cruciali e linee di collegamento tra i bacini oceanici.

--

In asia Nord-orientale nel medio periodo è possibile che salga un competitore alla pari con gli Stati

Uniti: di qui la priorità di contenere la vigorosa espansione della Repubblica Popolare Cinese che,

nel medio periodo può crescere nel mercato mondiale, ma senza nel lungo periodo essere costretta

dalla dipendenza degli scambi commerciali.

Il decollo economico cinese è stato in parte favorito dall’accesso al vasto mercato americano,

mantenendo una relazione cooperativa fra i due stati, per cui Pechino potrebbe divenire uno sbocco

commerciale per altre economie dell’area.

La Cina inoltre presenta manodopera a basso costo e potrà permettere l’accrescimeto della

competitività sui mercati: al contrario del Giappone però essa può sviluppare la sua base industriale

all’interno, al sicuro, anche se nell’ultimo ventennio si è invece rilevato uno spostamento

dell’economia nelle meno sicure zone litorali.

La Cina è dopo USA ed URSS la maggiore detentrice di Carbone e la sesta produttrice di petrolio, il

che la rende non vincolata dai mercati esteri, come invece accade ad altre economie dell’area.

--

Dall’altra parte dell’Asia vi è invece la regione del Golfo Persico, detentrice di enormi risorse

energetiche, con in testa Arabia Saudita ed Iraq.

L’importanza cruciale del Golfo tuttavia non sono gli idrocarburi ne la dipendenza dagli Stati Uniti

ma sul piano economico, che in primo luogo l’elevato grado di integrazione globale del mercato

dell’energia limita i singoli apesi importatori di immunizzarsi dalle conseguenze inflazionistiche,

per cui l’afflusso di energia rimane fondamentale per gli USA, mentre sul piano politico si riscontra

un incremento della dipendenza dal Golfo Persico delle econoie asiatiche ed europee.

Inparticolare per la sua posizione geografica, fra Asia nord-orientale, Subcontinente indiano e

Medio Oriente.

Inoltre vi sono due corridoi marittimi che sono il punto di accesso al mercato regionale e mondiale

per paesi come Giappone, Corea del sud e Taiwan e la preservazione dello spazio del Sud-est

asiatico è una delle funzioni assunte dagli USA come garanti di stabilità, base per far funzionare le

economie esportatrici degli alleati, utilizzandolo come strumento di pressione e controllo.

--

Molti fattori ci mostrano che il settore militare, culturale, economico e sociale tendono ad allargare

il loro divario fra USA ed Europa: anche se quest’ultima è un polo strategico mondiale ed

economico, come nordamerica ed Asia Orientale.

L’Europa ha anche valore con gli interessi che gli Stai Uniti difendono fuori dell’Europa, altra base

importante sono i Balcani.

--

L’inizio della relazione travagliata fra USA e continente latino-americano si ha nel 1823 con la

“dottrina Monroe”, secondo cui le potenze europee non avrebbero potuto intervenire nell’emisfero

occidentale.

Nel 19° secolo gli USA posero le basi per l’egemonia continentale: con la costruzione dello Stato-

continente ed esportando la democrazia nei territori limitrofi e con la necessità di dover imporre la

propria influenza sulla regione centroamericana.

In seguito nel 1904 sarà il “corollario Roosvelt” a sostenere che gli Stati Uniti si attribuivano il

diritto e dovere di intervenire ovunque nell’emisfero occidentale dove fosse necessario, per

esercitare funzioni di polizia internazionale.

--

Ratificato nel ’94 il NAFTA è un accordo fra Canada, Stati Uniti e Messico per la creazione di

un’area di libero scambio, eliminando le barriere doganali ed aumentando gli investimenti.

Ciò ha rappresentato per il Messico una crescita dei capitali in entrata, per gli USA un ampliamento

del mercato delle esportazioni e per il Canada di migliorare la posizione in entrambi i mercati.


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DETTAGLI
Esame: Geopolitica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geopolitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Redaelli Riccardo.

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