Al cor gentile di Guido Guinizzelli


Il motivo del componimento è la stretta relazione tra cuore gentile ed amore: il primo rappresenta la naturale sede del secondo. Solo in un cuore ispirato dalla gentilezza, solo in un animo davvero nobile si può alimentate un sentimento come l’amore che, invece, quando incontra un cuore non nobile, è destinato a spegnarsi inesorabilmente.
Nella canzone sono presenti l’amore, il cuore, la natura e la donna. Ognuno di essi assume una connotazione specifica a secondo della relazione con gli elementi della natura ai quali viene di volta in volta paragonato.
Nella strofa iniziale, la relazione che intercorre tra cuore gentile ed amore, che è poi il motivo centrale dell’intero componimento, è paragonata a quelle tra la “verdura” (il verde della selva) e l’”ausello” (l’uccello), tra il “sole” e lo “splendore”, tra la “clarità di foco” (splendore di fiamma) e il “calore”, tra la “petra preziosa” e la “vertute” (virtù), tra il “doplero” (andelabro) ed il “foco”, tra “adamas” (diamante) e il “ferro in la miniera” (minerale ferroso), tra il “cielo” e le “stelle”.
Spiega il significato dei versi “come vertute… gentil cosa” (vv. 12-14).
Secondo una credenza medioevale, alcune pietre preziose venivano purificate dal sole tanto che le stelle donavano loro qualità magiche o miracolose.
La donna ha una funzione fondamentale nella canzone: fa da tramite tra l’amore ed il cuore gentile, permettendo al primo di generarsi ed alimentarsi nel secondo. È una donna più simile ad una creatura divina che ad una umana, paragonabile ad una “stella”, la quale infonde “vertude” in una “petra” solo dopo che questa è stata resa “preziosa” dal “sole”. Insomma la donna sta all’amore come la stella sta alla virtù: di conseguenza, non ci può essere amore senza la donna.
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