Marco Polo

L’affermarsi nella prosa nel Duecento


La poesia in volgare nasce e si sviluppa prima della prosa in volgare, a causa dell’egemonia del latino. Solo quando la civiltà comunale raggiunse, nella seconda metà del Duecento, il massimo del suo splendore, la prosa cominciò ad affermarsi come risposta alle esigenze dei nuovi ceti borghesi. La prosa in volgare si affermò soprattutto in Toscana, perché il latino era meno marcato.
Nel Medioevo la storiografia si riferiva soprattutto ad argomenti religiosi, come ad esempio Adamo ed Eva, la Torre di Babele, senza distinguere ciò che è oggetto di fede da ciò che è realmente accaduto. Nel corso del Duecento iniziano ad affermarsi le cronache, più interessate all’attualità e alle vicende politiche delle città comunali. Alle origini della narrativa italiana troviamo i volgarizzamenti dal francese e dal latino di storie antiche (Iliade, Odissea) e dei romanzi francesi di materia bretone (i cavalieri della tavola rotonda). Per quanto riguarda la novellistica nel Medioevo gli studiosi distinguevano tre tipi di narrazione:
La narrazione aperta: a cui corrisponde il racconto di cose realmente accadute, cioè la storia;
La narrazione verosimile o credibile: a cui corrisponde una vicenda plausibile;
La narrazione breve: a cui corrisponde una vicenda inventata, vale a dire la fabula (la fiaba).
La novella deriva dalla narrazione breve, cioè dalla fabula. In Italia ebbero una notevole importanza gli exempla, che narravano episodi a scopo educativo. Erano narrazioni brevi tratte da opere dell’antichità latina o dai racconti dei Padri della Chiesa, e servivano a dimostrare come certi fatti di personaggi importanti potevano essere presi come un modello di comportamento. A poco a poco, il sensus (il significato morale dell’exempla) si trasforma in senso laico e artistico dando vita alla novella. Del Novellino, con cui ha inizio la storia della novellistica italiana, è incerto tuttora quasi tutto: non si conosce il nome dell’autore\i; non è possibile accertare con sicurezza l’ordine, la struttura e il numero originari delle novelle; neppure il titolo è certo. Il Novellino è un’opera di intrattenimento, scritta per divertire e non solo per istruire; ha uno scopo sociale e non religioso.


Marco Polo e Il milione


Il milione si trova alla confluenza di generi letterari diversi: è una cronaca, ma è anche un trattato scientifico di geografia. E’ un romanzo di avventure, ma è anche un manuale di mercatura.
Il milione è il resoconto del viaggio in Oriente di Marco Polo, nato a Venezia nel 1254 e morto nel 1324. Il viaggio si svolse tra gli anni 1271 e 1295: quando Marco partì, accompagnato dal padre Niccolò e lo zio Matteo, aveva 17 anni, quando tornò, 24 anni dopo, ne aveva 41. Il padre e lo zio nel 1271 erano tornati da appena due anni da un precedente viaggio in Oriente. Attraversata l’Armenia e la Persia, i Polo volsero verso nord e attraverso l’Afghanistan raggiunsero la Mongolia e poi la Cina. Qui vennero ben accolti dal Gran Khan, che affidò a Marco incarichi di ambasceria in molte regioni del suo immenso impero. Il viaggio di ritorno, cominciato nel 1291 è durato quattro anni, fu prevalentemente per mare.
Tre anni dopo il ritorno, Marco Polo, fatto prigioniero dai genovesi, nella battaglia di Curzola, fu rinchiuso in prigione a Genova. Nello stesso carcere era prigioniero Rustichello da Pisa, un autore di romanzi cavallereschi catturato quattro anni prima. Dalla collaborazione tra i due, nacque il Milione, nel 1298. Marco poté utilizzare diversi suoi appunti di viaggio, ma la scrittura fu quella di Rustichello, che utilizzò il francese molto praticato e diffuso a Venezia. Il titolo deriva dal soprannome di Emilione che era attribuito ai Polo, dal nome di un loro antenato. L’opera, dopo un capitolo di esordio e un prologo che fornisce una serie di informazioni autobiografiche, si sviluppa per oltre duecento capitoli che narrano il viaggio Venezia-Pechino e ritorno. Il racconto è in genere condotto dal narratore, Rustichello, che presenta Marco in terza persona; ma spesso si usa il “noi” per indicare i due co-autori. Marco riferisce quanto ha visto ma spesso utilizza anche quanto gli è stato detto, così che non è difficile trovare particolari inesatti.
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