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Magna Carta



Nel 1215 i baroni ottennero, in un momento di crisi del potere sovrano, il riconoscimento di una vasta serie di diritti e di poteri, che trovò espressione nella Magna Carta. Questo celebre testo non si limitava a ribadire le libertà della Chiesa e della città di Londra, ma riconosceva le prerogative dei Lords nei confronti dei sottoposti, liberi e coloni, in particolare i loro poteri giudiziari.
Questo fondamentale documento fu mantenuto in vita e costantemente richiamato nei secoli successivi e le medesime formule in esso contenute assumeranno significati nuovi e inaspettati (nessun libero dia imprigionato o privato del suo possesso se non attraverso il legale giudizio dei suoi pari o il diritto del luogo). Una parallela evoluzione si verificò nella rappresentanza politica. Se agli inizi del ‘200 l’assemblea generale aveva i caratteri di un’assemblea feudale, non solo ai rappresentati feudali si aggiunsero i rappresentanti delle città e dei borghi, ma queste tre categorie vennero a far parte di un Parlamento mediante procedura elettiva, non più per scelta discrezionale dello sceriffo.

Va comunque sottolineata la natura prevalentemente giurisdizionale del Parlamento, dove le disposizioni approvate erano assimilabili a decisioni giudiziarie con validità estesa e permanente. La ricerca di danaro per le guerre e le spese del regno, quindi la necessità per Enrico III di estendere l’alveo dei contribuenti dai quali poter ottenere risorse, dovendoli pertanto coinvolgere nelle decisioni sui tributi, colloca il regno inglese alle origini del sistema europeo della rappresentanza politica.