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Disfatta di Caporetto

disfatta della Battaglia di Caporetto

Nel 1917, una volta che la Russia è uscita dalla guerra, gli imperi centrali si apprestano ad alleggerire l’impegno militare sul fronte orientale.
Oltretutto l’esempio russo, che ha mostrato che è possibile avere una rivoluzione socialista abbandonando la strada del riformismo, così come l’invito dei bolscevichi all’Europa a cessare le ostilità con una pace senza vinti né vincitori, hanno influenzato molto l’opinione pubblica europea.
Per quanto riguarda l’Italia, nell’agosto 1917 si verifica una rivolta di operai torinesi a causa della carenza dei generi di prima necessità ed il calo dei salari. In realtà la vera causa è la fine della guerra, che si vorrebbe ormai veder giungere. La rivolta viene sedata dagli alpini della brigata “Sassari!.

Tra il 23 e il 24 ottobre 1917 avviene per l’esercito italiano la disfatta di Caporetto a Caporetto, ad opera degli austriaci. I soldati italiani sono infatti ormai stanchi, e le diserzioni aumentano. Oltretutto i turni di trincea irregolari fanno sì che spesso i soldati vadano al fronte senza aver dormito.
E’ comune l’imboscamento nella disfatta di Caporetto: fenomeno con il quale grazie alle raccomandazioni molti soldati evitano di andare al fronte.
Inoltre i tedeschi –alleati degli austriaci- hanno a disposizione una nuova tattica bellica: dopo brevi bombardamenti, e su un fronte molto ridotto, la fanteria attacca le zone più deboli dello schieramento, e con degli accerchiamenti infrangono le resistenze. Le truppe italiane si trovano dunque in preda al panico.
Al Piave la situazione si arresta: si pensa che sia ormai necessario cambiare il modo di condurre il conflitto.
Intanto si arruolano giovanissimi coscritti (i ragazzi del ’99).
Al ministero Borselli succede quello di Vittorio Emanuele Orlando.
Cadorna è invece sostituito dal generale Armando Diaz.
Diaz è convinto che bisogni promuovere la partecipazione consapevole dei soldati al conflitto.
Gli ufficiali iniziano dunque a tenere apposite conferenze sul campo, si rafforza la propaganda bellica e ci si preoccupa sempre più delle condizioni dei soldati a Caporetto.
I successi per mare (grazie a mezzi d’assalto come i MAS) ed aerei (in questo si distinguerà l’asso dell’aviazione Francesco Baracca) non mancano, e anzi riaccendono l’entusiasmo italiano contro gli austriaci, che vengono fermati proprio sul Piave.

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