luck_00 di luck_00
Ominide 246 punti

La Prima Guerra mondiale


Le cause politiche: La situazione politica europea era molto complessa: da un lato c’era la Triplice Alleanza (Impero austro-ungarico, Italia e Germania), dall’altro la Triplice Intesa (Francia, Inghilterra, Russia).
L’Inghilterra era economicamente in contrasto con la Germania soprattutto da quando, nel 1903, questo aveva iniziato la costruzione di una linea ferroviaria che, collegando Berlino all’Iraq, avrebbe aperto una seconda via per i traffici commerciali verso l’Oriente, facendo concorrenza al canale di Suez, monopolio inglese.

La Francia nutriva nei confronti dell’Impero tedesco un sentimento di revanchismo, a causa della perdita di Alsazia e Lorena.
La Russia inoltre appoggiava gli interessi espansionistici della Serbia e vedeva nell’Impero austro-ungarico un nemico sempre più pericoloso da quando aveva ampliato la sua influenza nella Bosnia-Erzegovina.
La Germania aveva elaborato in gran segreto un piano, il Piano Schlieffen, che prevedeva una guerra lampo contro la Francia, attaccandola dal Belgio (neutrale), per poi dirigersi verso la Russia.
L’Italia, sebbene facesse parte della Triplice Alleanza, nutriva delle forti conflittualità verso l’Austria, che possedeva i territori del Trentino e della Venezia Giulia.
Le cause economiche: Lo sviluppo del capitalismo esercitava pressioni fortissime sui governi perché realizzassero forme di politica economica favorevoli agli interessi della grande industria. Per questo si crearono inevitabili conflitti tra le potenze europee per le colonie, per il livello dei dazi e per il controllo dei mercati.
Le cause sociali: Le questioni sociali non contribuirono direttamente allo scoppio della guerra, ma crearono un clima ad essa favorevole. Attraverso le sue organizzazioni sindacali e politiche, il movimento operaio era in rapidissima crescita. Erano in molti a temere o a sperare l’avvento di rivoluzioni sociali che avrebbero finito con il trasformare integralmente la vita della società. La guerra, quindi, avrebbe potuto essere un utile strumento per inquadrare la classe operaia militarizzandola per esigenze belliche, bloccando così lo sviluppo politico autonomo.
Le cause culturali: Quel che diede alla guerra il suo specifico carattere fu certamente il nazionalismo. Il nazionalismo era inteso come diritto per la propria patria alla supremazia sulle altre, o comunque come rivendicazione della propria superiorità culturale. Aveva assunto toni razzisti, esaltati dalla guerra.

Lo scoppio del conflitto


Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria, aveva da tempo manifestato la propria volontà di creare una triplice monarchia, che ponesse sullo stesso piano austriaci, ungheresi e slavi. Voleva quindi la realizzazione di una Grande Serbia.
Il 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando, in visita ufficiale a Sarajevo, venne assassinato insieme alla moglie dal giovane studente serbo Gavrilo Princip, membro di una società nazionalista serba.
Un volta assicuratosi il sostegno dell’Impero tedesco, l’Austria inviò il 23 luglio 1914 un ultimatum a Belgrado nel quale si imponevano 48 ore di tempo alla Serbia per l’arresto di tutti coloro che erano coinvolti nell’assassinio e l’accettazione di funzionari austriaci per operare la repressione. Il governo serbo cercò di essere conciliante anche se respinse la presenza di funzionari. Fu il pretesto che permise il 28 luglio 1914 all’Austria di dichiarare guerra alla Serbia. Il 1º agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia e il 2 agosto alla Francia.
A fianco dell’Intesa intervennero il Montenegro e il Giappone, mentre a fianco degli imperi centrali si schierò l’Impero ottomano.
L’Italia il 2 agosto dichiarò la propria neutralità, giustificata dal fatto che la Triplice Alleanza era un accordo di tipo difensivo.

Fronte occidentale: L’esercito tedesco, guidato dal generale Von Moltke, iniziò ad attuare il Piano Schlieffen invadendo il Belgio, con l’idea di condurre una guerra lampo e di vincere facilmente. Ma le truppe del Belgio rallentarono l’avanzata tedesca e l’esercito francese riuscì a respingere il nemico nelle battaglie della Marna e della Somme. La guerra di movimento si trasformò in guerra di posizione. Si creò un fronte ad occidente e si costruirono delle trincee: era una guerra di logoramento che utilizzò diverse tattiche belliche. Era nata la mitragliatrice, che divenne l’arma dominante, e vennero utilizzati potenti gas tossici, come l’iprite, sia a scopo offensivo che difensivo.

Fronte orientale: Sul fronte orientale l’esercito degli Imperi centrali dovette fronteggiare l’attacco delle truppe russe. La Germania era guidata dal maresciallo Paul von Hindenburg e dal generale Ludendorff, che sconfissero gli avversari nelle battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri.

Fronte balcanico: Nel frattempo era entrata in guerra la Bulgaria contro la Serbia e si aprì così un nuovo fronte, quello balcanico. Quando la Bulgaria iniziò la mobilitazione, un’armata tedesca e una austriaca, sotto il comando del maresciallo August von Mackensen, intervenne circondando il territorio.

Fronte italiano: Il prolungarsi delle trattative da parte dell’Austria e le tensioni sociali che si erano create nel Paese tra neutralisti e interventisti convinsero il ministro Sonnino a firmare il 26 aprile 1915 il Patto di Londra con le potenze dell’Intesa. L’Italia assicurava l’entrata in guerra e le venne garantita l’annessione del Trentino, di Trieste, di Gorizia, dell’Istria (ad esclusione di Fiume) e della Dalmazia.
Il 24 maggio 1915 il Parlamento riunito votò l’entrata in guerra dell’Italia.
L’esercito italiano, guidato da Luigi Cadorna, combatté le quattro battaglie dell’Isonzo. Ebbero risultati modesti ma ci furono ingenti perdite di vite umane. Nel maggio del 1916, a un anno dall’inizio della guerra, l’Italia subì quella che gli austriaci chiamarono Strafexpedition, “spedizione punitiva”, che si risolse in nulla di fatto. Il momento più difficile giunse nel 1917, quando con una manovra a sorpresa gli austriaci riuscirono a sfondare le linee italiane nei pressi di Caporetto. Ma l’Italia, guidata dal nuovo generale Armando Diaz, riuscì a fermare l’avanzata austriaca sul Piave e a sconfiggere l’Austria nella battaglia di Vittorio Veneto.

Fronte ottomano: La storia del XX secolo si apre con il primo dei grandi genocidi del periodo: quello nei confronti degli armeni. Gli armeni erano, inizialmente, un’etnia maggioritaria in Anatolia con unità linguistica, culturale e religiosa. La loro Chiesa cristiana si scisse da quella romana poiché rifiutava la natura di Cristo unica, frutto di quella divina e umana. La nascita di questa Chiesa privò gli armeni dell’appoggio dell’Occidente. All’entrata in guerra della Turchia, gli armeni decisero di compiere lealmente il proprio dovere militare a fianco dei turchi, ma a causa delle sconfitte furono accusati di tradimento. Iniziò così lo sterminio:
Vennero arrestati tutti gli esponenti politici della cultura armena, deportati in Anatolia e massacrati
I soldati armeni vennero disarmati e massacrati
Vennero sterminati donne, bambini e anziani.
Si procedette a deportazioni e massacri.
Nel 1918 gli armeni ebbero un loro Stato, che ebbe breve vita, perché nel 1920 fu spartito tra Russia e Turchia.

1917: l’anno decisivo


Nel 1917 entrano in guerra gli Stati Uniti, perché colpiti dalla guerra sottomarina. Woodrow Wilson dichiarò quindi guerra alla Germania e pochi mesi dopo aveva illustrato i “14 punti di Wilson”, in cui enunciava i principi fondamentali ai quali attenersi nella formulazione dei trattati. L’ultimo punto prevedeva la nascita di un organismo internazionale, la Società delle Nazioni, con sede a Ginevra.
Nel 1917 la Russia si ritira dal conflitto a causa della rivoluzione civile e firma la Pace di Brest-Litovsk, con cui perde enormi territori.

La conferenza di pace a Parigi


Trattato di Versailles: I lavori furono diretti da Woodrow Wilson, Georges Clemenceau, David Lloyd George e Vittorio Emanuele Orlando. La pace che ne uscì fu un umiliante diktat, cioè un’imposizione non passibile di discussione da parte della Germania.
La Germania doveva:
-Pagare un ingente debito di guerra
-Ridurre il proprio esercito
-Cedere Alsazia e Lorena alla Francia
-Rinunciare alle colonie
-Cedere alcuni territori alla Polonia e alla Danimarca

Trattato di Saint-Germain: Il trattato con l’Austria (sempre un diktat) portò alla dissoluzione dell’Impero. L’Austria venne privata di uno sbocco sul mare e le venne proibito di allearsi nuovamente in futuro con la Germania (Anschluss).
L’ex impero dovette cedere all’Italia il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e l’Isonzo. Questa pace non soddisfece l’Italia che parlò di “vittoria mutilata”.
Dai suoi vecchi possedimenti furono creati nuovi Stati: la Cecoslovacchia, la Grande Serbia che prese il nome di Iugoslavia, la Polonia e l’Ungheria.

Trattato di Neully: Si riconobbe l’indipendenza della Bulgaria.

Trattato di Sevres: Il trattato con la Turchia prevedeva:
-L’indipendenza dell’Armenia
-La cessione alla Grecia delle zone egee e di Smirne
-L’autonomia del Kurdistan
-L’assegnazione di Cipro all’Inghilterra e del Dodecaneso all’Italia
-Il pagamento di un ingente debito di guerra
Trattato di Brest-Litovsk: Quando Lenin prese il potere in Russia decise di uscire dalla guerra e ciò costrinse la Russia ad accettare condizioni molto dure:
-La rinuncia ai territori della Polonia e di parte della Bielorussia
-La rinuncia dell’Ucraina
-L’indipendenza della Lituania, Lettonia e Estonia
-L’indipendenza della Finlandia
In realtà nel 1921 tornerà in possesso di molti dei territori persi.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email