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La prima Guerra mondiale

La Prima guerra mondiale segnò la fine di un’epoca, il definitivo cedimento dell’equilibrio costruito un secolo prima dal Congresso di Vienna e il disintegrarsi degli imperi multinazionali in una moltitudine di stati indipendenti.

La situazione prebellica e le cause del conflitto

Nel 1882 Germania, Austria e Italia strinsero un patto di carattere difensivo denominato Triplice Alleanza. Incoraggiato da tale accordo il Kaiser tedesco Guglielmo II avviò una vasta campagna coloniale, dalla quale si generarono situazioni precarie. Nel mondo, infatti, scarseggiavano i territori liberi dall’egemonia europea, e spesso le mire di più potenze entravano in contrasto. Accadde in Marocco, ambito da Francia e Germania: i tedeschi, sfiorato il conflitto, dovettero cedere alle decisioni di una conferenza internazionale, ma le tensioni non si dissiparono. Francia e Gran Bretagna firmarono un accordo militare (Entente cordiale) per fronteggiare la minaccia tedesca, che si perfezionò nel 1907 nella Triplice Intesa tra francesi, inglesi e russi.

Le rivalità imperialistiche produssero contrasti tali da indurre le potenze europee alla corsa agli armamenti. Le economie dei principali Paesi del Vecchio continente mutarono per sostentare l’industria militare e la fabbricazione di quanto poteva servire agli eserciti.

Parallelamente la già “scottante” situazione dell’area balcanica si fece ancor più intensa. L’Austria, approfittando dell’indebolimento dell’Impero ottomano, riuscì ad annettere al proprio dominio il territorio della Bosnia-Erzegovina. La Serbia protestò e finì per coinvolgere la Russia, di cui era alleata. L’escalation bellica culminò con le due guerre balcaniche del 1912-13. La Serbia ne uscì rafforzata e poté accentuare la sua politica antiaustriaca, mentre la Bulgaria si avvicinò all’asse della Triplice Alleanza.

Lo scoppio del conflitto (1914)

Il 28 Giugno 1914, a Sarajevo, l’estremista serbo Gavrilo Princip assassinò l’arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e la moglie. L’episodio fece crollare i fragili equilibri dell’Europa di quegli anni e spinse molti Paesi a entrare in conflitto. L’Austria lanciò un deciso ultimatum al governo serbo, che riteneva quantomeno informato dell’attentato. La Serbia respinse l’ultimatum e il 28 Luglio l’Austria le dichiarò guerra. Immediatamente scattarono i sistemi di alleanze internazionali: Russia e Francia si schierarono al fianco del paese slavo, mentre a loro dichiarò guerra la Germania. In breve anche la Gran Bretagna scese in campo a fianco degli alleati dell’Intesa.

Il conflitto iniziò come guerra di movimento, secondo piani da tempo preparati. I governi in gioco pensavano si sarebbe trattato di uno scontro breve, ma tale previsione si rivelò presto illusoria. Le operazioni militari furono condotte su tre fronti: l’impero austro-ungarico invase la Serbia, la Russia avanzò in Prussia e in Galizia (fronte orientale), la Germania provò a sfondare il fronte francese attraverso l’occupazione del Belgio neutrale (fronte occidentale). Nel Settembre del 1914, lungo il fiume Marna, le truppe francesi riuscirono a fermare l’avanzata tedesca. Sul fronte occidentale, lungo quasi 800 km, iniziò così una guerra di posizione e di trincea che proseguì per ben 4 anni senza portare a risultati significativi. Sul fronte orientale la Russia riuscì inizialmente a guadagnare terreno, ma presto fu arrestata e costretta alla medesima condizione.

Intanto il Giappone era entrato in guerra a fianco dell’Intesa, seguito dalla Turchia, che si schierò invece con le forze dell’Alleanza. Lo scontro aveva assunto proporzioni mondiali.

L’Italia dalla neutralità all’intervento

L’Italia si tenne per il momento neutrale al conflitto, sostenendo che il trattato della Triplice Alleanza riguardava esclusivamente interventi difensivi, mentre era stata l’Austria ad innescare la guerra. In realtà l’alleanza con gli austriaci, ancora in possesso del Trentino e del Friuli, aveva oppositori in Parlamento ed era malvista dall’opinione pubblica. Il Paese era spaccato dal dissenso tra interventisti e neutralisti.

In segreto il presidente del Consiglio Antonio Salandra aveva avviato consultazioni con le forze dell’Intesa, dalle quali l’Italia poteva guadagnare vantaggi consistenti. Il 26 Aprile 1915, all’insaputa del Parlamento, i vertici del governo italiano firmarono il patto di Londra, con il quale si impegnavano ad entrare in guerra entro un mese a fianco della Triplice Intesa. L’accordo prevedeva aiuti economici per l’Italia e concessioni territoriali alla fine del conflitto:
  • il Trentino e il Tirolo meridionale, fino al Brennero;

  • Trieste, l’Istria e la Dalmazia, eccetto Fiume;

  • la base di Valona in Albania e il protettorato sul paese;

  • vantaggi, da definirsi alla fine della guerra, dallo smembramento dell’impero coloniale tedesco.

Il Governo italiano dovette convincere il Parlamento ad avallare il patto con l’Intesa. Fu il cosiddetto periodo delle “radiose giornate di Maggio”, nel quale i gruppi nazionalisti più accesi [il poeta Gabriele D’Annunzio e l’ex socialista Benito Mussolini organizzarono manifestazioni popolari a favore dell’intervento bellico e contro le idee dei pacifisti. Gli scontri di piazza si ripercossero in Parlamento, dove la maggioranza, liberale e neutralista, chiese le dimissioni del governo Salandra. Ma il re Vittorio Emanuele III le respinse, dimostrando una consonanza tra governo e corona che indusse la maggioranza a schierarsi a favore dell’intervento.
Il 24 Maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria.

La guerra di logoramento (1915-1916)

L’esercito italiano fronteggiò gli austriaci lungo il confine nord-orientale del Paese. Il generale Luigi Cadorna, comandante dell’esercito, scatenò diverse offensive sull’Isonzo e sul Carso ma non ottenne i risultati sperati. L’Austria, dal canto suo, portò un poderoso “attacco punitivo” (Strafexpedition) contro le linee italiane, ma ancora nulla si smosse. Anche sul fronte italo-austriaco iniziava un’estenuante guerra di posizione nel fango e nella neve delle trincee. Il 26 Agosto 1916, in accordo con il patto di Londra, l’Italia dichiarò guerra anche alla Germania.

Nel frattempo la Gran Bretagna aveva istituito un blocco navale contro i tedeschi, i quali per reazione dichiararono la guerra sottomarina totale: avrebbero scatenato i loro moderni sommergibili contro qualsiasi nave fosse in affari con i Paesi dell’Intesa. L’affondamento di molte imbarcazioni battenti bandiera statunitense e, in particolare, del transatlantico inglese Lusitania (con molti passeggeri americani), indusse gli Stati Uniti a considerare l’intervento bellico. I tedeschi lanciarono un imponente attacco anche a Verdun, sul fronte occidentale, ma furono degnamente rivaleggiati dalle forze anglo-francesi, che per la prima volta fecero uso dei carri armati.

Sul fronte orientale, invece, le forze dell’Alleanza stavano ottenendo qualche vantaggio. La Russia mostrava evidenti disorganizzazioni interne, e l’Austria, fiancheggiata dalla Bulgaria, era riuscita ad invadere la Serbia. L’entrata in guerra della Romania a fianco dell’Intesa non servì a risollevare le sorti dello scontro.

La guerra, comunque, stava facendo le sue vittime e presto sorsero le prime manifestazioni per la cessazione del conflitto. Papa Benedetto XV inviò una nota ai Paesi belligeranti affinché fermassero l’”inutile strage”, mentre cresceva, in molti stati, la preoccupazione per la condizione sociale interna, che lentamente stava subendo gli effetti dello scontro.

La svolta del 1917

Nel 1917 si verificarono 3 eventi decisivi e carichi di conseguenze.

  • In Russia si scatenò la Rivoluzione bolscevica in seguito al tracollo del regime zarista.

  • Il 6 Aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania. Avevano concesso ingenti favori alle forze dell’Intesa e, se queste avessero perso, l’economia americana avrebbe subito un duro contraccolpo. Inoltre il presidente Thomas Woodrow Wilson attribuì all’intervento bellico un significato ideologico, dichiarando che gli USA scendevano in campo in difesa dei principi di libertà, democrazia e autodeterminazione dei popoli.

  • Gli austriaci sfondarono le linee italiane a Caporetto, e sembrarono sul punto di sbloccare la guerra. L’Italia reagì: Cadorna fu esonerato e sostituito dal generale Armando Diaz, che seppe instaurare un rapporto diverso e migliore con le truppe. Le forze italiane riuscirono a fermare gli austriaci sul monte Grappa e lungo il fiume Piave, dove l’avanzata nemica esaurì finalmente il suo slancio.

Verso la fine dell’anno gli stati dell’Alleanza erano in vantaggio sul fronte orientale e in Italia, ma sapevano di dover concludere l’azione militare prima dell’arrivo degli Stati Uniti, il cui dispiegamento di forze richiese parecchio tempo.

La fine del conflitto e le condizioni di pace (1918-1919)

Nella Primavera del 1918 la Germania scatenò un’ultima serie di offensive sul fronte occidentale, ma la sua azione fallì. Le forze dell’Intesa, supportate dagli Stati Uniti, costrinsero i tedeschi a ripiegare entro la linea fortificata Sigfrido. La Germania avviò la progressiva cessazione delle attività militari e nel giro di pochi mesi arrivò a chiedere l’armistizio agli Stati Uniti. Iniziava un Autunno che avrebbe visto i Paesi dell’Alleanza ritirarsi uno ad uno dal conflitto.

Sul fronte balcanico la Bulgaria si arrese, seguita dalla smembrata Turchia. L’Austria subì la decisa controffensiva italiana a Vittorio Veneto e desistette. In Germania si scatenarono poi rivolte interne che indussero il Kaiser ad abdicare. Nel mese di Novembre nacque la Repubblica tedesca e fu firmato l’armistizio definitivo con l’Intesa.

All’alba del 1919 si organizzò a Parigi una conferenza di pace, alla quale parteciparono i Paesi vincitori della guerra. In quell’occasione si firmarono diversi trattati.

  • Il trattato di Versailles definì le condizioni di pace con la Germania, reputata la principale responsabile del conflitto. I tedeschi dovevano restituire alla Francia le regioni dell’Alsazia e della Lorena, alla ricostituita Polonia il “corridoio di Danzica”, alla neonata Repubblica cecoslovacca la regione dei Monti Sudeti. Fu imposto lo smantellamento delle forze militari tedesche e la spartizione dell’impero coloniale tra i Paesi vincitori. Infine la Germania fu condannata al pagamento di danni di guerra ingentissimi.

  • I trattati di Saint-Germain e di Trianon stabilirono le condizioni per l’ex Impero austro-ungarico. Alle principali etnie che lo componevano fu riconosciuto l’autogoverno, così nacquero le repubbliche d’Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. Le popolazioni slave dei Balcani furono riunite nel Regno di Jugoslavia.

  • Il trattato di Neuilly ridefinì il territorio bulgaro a vantaggio di Grecia, Jugoslavia e Romania.

  • Il trattato di Sèvres determinò infine lo smembramento dell’ex Impero ottomano. La Turchia mantenne in Europa la sola Istanbul e fu confinata nella penisola anatolica. Il controllo dei territori mediorientali fu affidato a Francia e Gran Bretagna, mentre nell’Europa dell’est sorsero nuovi Stati baltici (Lituania, Estonia, Lettonia e Finlandia) dalla regressione della Russia zarista.

All’Italia fu riconosciuto meno di quanto promesso dal Patto di Londra. Il Trentino, l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e l’Istria furono effettivamente annessi alla penisola, che tuttavia vide represse le proprie ambizioni espansionistiche sulla Dalmazia a causa della formazione del Regno jugoslavo. I gruppi nazionalisti parlarono perciò di “vittoria mutilata” e anche l’opinione pubblica fu profondamente delusa.

In generale i trattati di pace generarono una situazione squilibrata. Era prevalso il sentimento di vendetta di Francia e Gran Bretagna nei confronti dei vinti; le minoranze etniche e l’identità delle nazioni extraeuropee non furono rispettate, diversamente da quanto auspicato dai “Quattordici punti” del presidente americano Wilson.

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