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Mussolini e il fascismo

Il fenomeno del fascismo è totalmente legato alle vicende personali del suo leader: Benito Mussolini.
La carriera del Duce inizia nel 1912 quando diventò direttore dell’”Avanti!”, giornale di matrice socialista. Scoppiata la guerra il PSI si schierò a favore della neutralità italiana, mentre Mussolini si schierò a favore dell’intervento in guerra. Si dimise dall’Avanti! e fondò “Il Popolo d’Italia”, questo causò la sua espulsione dal Partito socialista. Tra il 1917 e il 1918 si accostò all’ideologia nazionalista e condannò la Rivoluzione russa. Nel 1919 fondò i Fasci italiani di combattimento, un’alternativa sia allo Stato liberale sia al socialismo, anche se tentava di fonderne i pilastri fondanti.

All’inizio del 1920 il movimento fondato da Mussolini attraversò un momento di profonda crisi a causa degli scarsi consensi ottenuti. Era il segnale che quel melange di socialismo e nazionalismo non aveva conquistato le masse.

La vera svolta del movimento fascista avvenne nel 1920, quando il fascismo iniziò a guardare al socialismo come un nemico della Patria e si alleò apertamente con la borghesia. Il 13 luglio a Trieste venne incendiato l’Hotel Balkan, sede delle associazioni slavofile della città, mentre il 21 novembre i fascisti impedirono l’insediamento della nuova giunta comunale comunista a Bologna, segnando così l’inizio dello squadrismo. Nella prima metà del 1921 il fascismo cominciò ad organizzarsi in squadre d’azioni alle cui azioni le forze dell’ordine non risposero. Va comunque precisato che lo squadrismo era acefalo e dunque privo di un’organizzazione gerarchica.
Mussolini cercò comunque di tranquillizzare i piani alti firmando il Patto di pacificazione, attraverso il quale impegnava il movimento fascista a cessare le azioni squadriste, ma i ras (i capi delle principali squadre d’azione) sconfessarono l’accordo, negando che Mussolini avesse l’autorità per stipularlo. Effettivamente nell’estate del 1921 Mussolini non aveva ancora alcuna autorità, mentre le vere guide del movimento erano Balbo, Grandi e Farinacci. Mussolini rassegnò allora le proprie dimissioni, che non furono accettate poiché era l’unico a godere di una fama nazionale e di un grande carisma.
Nel novembre del 1921 il movimento dei Fasci si trasformò in Partito nazionale fascista.


La marcia su Roma

Nel corso del 1922 Mussolini ottenne la fiducia di un numero sempre crescente di burocrati e militari a cui il fascismo parve una cura, i sindacati credevano di poterlo utilizzare a proprio vantaggio. Alla fine dell’ottobre del 1922 fu inscenata la cosiddetta Marcia su Roma: 14.000 camicie nere si accamparono nella capitale, mentre altre occupavano pacificamente le prefetture. Vittorio Emanuele III avrebbe dovuto dichiarare lo stato d’assedio e invece il 29 ottobre diede a Mussolini il compito di formare un nuovo Governo, nonostante la presenza dei fascisti in Parlamento fosse minima (35 seggi). Mussolini ottenne dunque il potere senza alcun colpo di Stato.

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