Anna Rainoldi
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Concetti Chiave

  • During World War I, soldiers lived and fought in fortified trenches, enduring harsh conditions and constant threats.
  • Trenches were fortified with stone or concrete parapets and protected by sandbags, often built manually or with basic tools.
  • Life in the trenches involved constant labor, transporting materials like ammunition and supplies, amid the risk of sudden death.
  • Food quality was poor, often inedible, and water was scarce and contaminated, contributing to difficult living conditions.
  • Trenches were infested with pests like rats and lice, leading to widespread disease, with over 30% of Italian soldiers dying from illness rather than combat.

Indice

  1. La vita nelle trincee
  2. Condizioni di vita e malattie

La vita nelle trincee

Nel corso della Prima Guerra Mondiale milioni di soldati, di tutti i fronti di guerra, vissero, combatterono e purtroppo morirono in lunghe buche fortificate chiamate trincee. Scavate nel terreno, le trincee erano irrobustite con parapetti di pietra o in cemento ed erano protetti da file di sacchi di terra; erano interrotte da feritoie e da piccoli passaggi per uscire. Ogni soldato aveva a disposizione uno spazio di poco superiore a un metro cubo e lì doveva mangiare, sparare e sperare di sopravvivere. Le trincee erano delle linee più importanti ed avanzate, quelle che si dovevano difendere ad ogni costo (quindi fino alla morte), erano scavate con perforatrici pneumatiche e con esplosivi, ma alcune di esse vennero create semplicemente grazie all'uso delle proprie mani e delle baionette: tutte occuparono il lavoro di centinaia di migliaia di soldati, in un continuo alternarsi di di scavi, combattimenti, distruzioni e ricostruzioni. L'alba di ogni giorno poteva preannunciare una giornata di assalti, bombardamenti, morte.

Vita e sopravvivenza nelle trincee della Prima Guerra Mondiale articolo

Condizioni di vita e malattie

Nelle pause di una vita quotidiana che poteva essere troncata in ogni momento, i soldati lavoravano al trasporto dei materiali che la trincea divorava di giorno: munizioni, rotoli di filo spinato da svolgere, cemento, sacchi di terra, vettovaglie. Il cibo era cucinato nelle retrovie e quando arrivava alla trincea era pressoché immangiabile: la pasta e il riso erano colla, il brodo gelatina, la carne cuoio, il pane raffermo o in briciole. L'acqua, sempre troppo poca, era sporca, inquinata, calda e, spesso, imbevibile. Nei diari di si soldati e ufficiali l'ambiente di trincea era paragonato a un immondezzaio strapieno di rifiuti, escrementi, liquami, in cui spesso circolavano topi, ratti e pantegane "grandi come ratti". Scarafaggi, pidocchi e molti altri parassiti (per liberarsi dei quali si ricorreva al reciproco spulciamento, come le scimmie), infestavano i ricoveri, gli indumenti e gli stessi corpi dei soldati, rendendoli più deboli all'insorgere delle malattie: si calcola che più del 30% dei soldati italiani non morirono combattendo ma per malattia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era la condizione di vita dei soldati nelle trincee durante la Prima Guerra Mondiale?
  2. I soldati vivevano in condizioni estremamente difficili, in spazi ristretti e insalubri, esposti a continui pericoli e malattie, con cibo immangiabile e acqua inquinata.

  3. Come venivano costruite e mantenute le trincee?
  4. Le trincee erano scavate con perforatrici pneumatiche, esplosivi, o manualmente con baionette, richiedendo il lavoro di centinaia di migliaia di soldati per scavi, combattimenti e ricostruzioni continue.

  5. Quali problemi di salute affrontavano i soldati nelle trincee?
  6. I soldati erano afflitti da malattie causate da condizioni igieniche pessime, infestazioni di parassiti e cibo contaminato, con oltre il 30% dei soldati italiani morti per malattia anziché in combattimento.

Domande e risposte

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