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Il principato


Nella storia dell’uomo si sono susseguiti vari regni, domini, imperi ognuno dei quali è stato guidato in diversi modi, secondo l’organizzazione politica. Tra questi il principato ha storicamente avuto grande successo, basti pensare all’impero creato da Augusto, princeps di Roma. Il principato è il governo esercitato da un singolo, un principe. La figura del principe ha avuto un'evoluzione da Augusto fino all’epoca moderna. In epoca romana il principato rappresenta la prima forma di governo dell’Impero che va da Augusto fino a Diocleziano.

Le origini del principato con l'imperatore Augusto


Fu Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Cesare, ad instaurare il principato ricevendo il titolo di Princeps. Dopo la morte di Cesare e lo scontro con Marco Antonio, Ottaviano si fece assegnare l’imperium proconsulare di Spagna, Gallia, Siria e gli venne conferito il titolo di Augustus. Iniziò così ad acquisire cariche prestigiose. Acquisì prima la nomina di primo dei senatori (princeps senatus), successivamente il potere dei tribuni della plebe (tribunicia potestas) e pubblico potere (Imperium). Ottenne inoltre la precedenza nel presentare proposte in senato (ius primae relationis) e il diritto di convocazione di quest’ultimo (ius agendi cum senatu). Il suo imperium proconsulare venne riconosciuto superiore a quello dei proconsoli (maius et infinitum) e alla morte di Lepido la carica di pontefice massimo. In questo modo Ottaviano aveva di fatto acquisito tutti i poteri come un dictator, ma imparando dalle azioni di Cesare, Ottaviano voleva essere considerato primo tra pari (primus inter pares): Princeps. In questo modo evita di creare scompiglio nell’opinione pubblica, che temeva un ritorno alla monarchia e alla dittatura dopo gli ultimi esempi che si erano verificati. Così venne instaurato a Roma il principato, guidato dal princeps. Tiberio, poi, riuscì abilmente a mantenere ereditaria questa carica.

Evoluzione del principato dal Medioevo


Nel Medioevo il principe era un titolo conferito dal re, che sanciva un complesso rapporto feudo-vassallo. Nonostante ciò i principi ottennero una certa autonomia e fortificando i propri territori crearono gravi problemi all’autorità reale, decentrando di fatto il potere assoluto. In Germania i principi, che erano molti, formarono tra loro alleanze, tanto che venne meno l’autorità del re. Era difficile per il re governare i vari particolarismi. Il potere dei principi consisteva nella somma di poteri signorili radunati nelle loro mani. Erano pertanto d’intralcio ai re, che tentavano di formare Stati moderni unificando il regno, accentrando il potere. I vari principi, infatti, lottavano per mantenere i loro poteri. In Italia, nel Medioevo, sorsero prima i comuni, in quei centri contraddistinti per le loro forti attività economiche, che grazie all’opera della borghesia, affidarono il regno a dei “signori”. Sorsero così le signorie, le più forti divennero principati e poi stati regionali, simili a principati, derivati dal prevalere degli stati più forti sui più deboli. Alcuni Stati regionali abbandonarono l’organizzazione del principato, diventarono repubbliche, ducati e granducati. L’Italia fu a lungo frammentata tra questi Stati in lotta tra loro fino all’avvento della famiglia dei Medici, della Repubblica di Firenze, i quali riuscirono a portare la pace per un lungo periodo. I principati italiani e gli altri Stati regionali furono annessi al Regno d’Italia nel 1861, sotto il Ducato di Savoia, che sancì la fine dei principati in Italia. Per quanto riguarda la letteratura, Machiavelli scrisse il suo capolavoro: “Il Principe”. In quest’opera descrive e consiglia la gestione di un dominio attraverso la figura di un principe. Uno dei punti di forza del principato è l’accentramento del potere, unito al consiglio del popolo. Proprio Machiavelli afferma che il principe deve regnare mantenendo il potere a sé, ottenendo la fiducia e il favore del proprio popolo. Questo è proprio il tratto distintivo del principato, in tutte le sue evoluzioni storico-sociali.

A cura di Daniele.

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