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I primi due secoli dell'Impero Romano

Passaggio dal potere personale a istituzionale

Dal punto di vista giuridico il potere di Augusto è stato essenzialmente personale, cioè basato sul prestigio personale, su alcune leggi speciali che gli conferivano facoltà eccezionali e sul controllo che egli esercitava sullo stato. La trasformazione di questa forma istituzionale da personale a istituzionale avvenne con i suoi successori.

I successori di Augusto

Dopo Augusto, la struttura giuridica a cui ha dato vita si è consolidata, grazie ai suoi successori.
Essi hanno reso stabile il modello del principato che ha assicurato a Roma l’assetto statale e la supremazia in politica estera. L’impresa per loro non è stata facile, dal momento che il principato non era una forma di governo ereditaria e l’imperatore era una sorta di “magistrato supremo”; teoricamente, tutti gli aristocratici avrebbero potuto aspirare a diventare imperatore. Per questo molti imperatori guardavano con sospetto i personaggi più eminenti del Senato o dell’esercito. Tutti i successori di Augusto sono denominati “Cesare”, a sottolinearne la discendenza.

Il rapporto tra Senato e imperatore

Con il principato il potere formale del Senato era aumentato, ma l’imperatore può controllarne l’operato e raccomandare l’elezione di persone del cui appoggio era sicuro. Nel Senato c’è infatti una grande parte legata all’imperatore: egli può favorire certe famiglie nobili, impoverite dalle guerre civili, con contributi personali, assicurando loro il reddito necessario.
Lo spirito di casta è particolarmente vivo tra la nobiltà, a cui appartiene lo storico Tacito, che descrive l’epoca con una prospettiva antimperiale e filo senatoria: i successori di Augusto sono presentati come individui spietati e corrotti e i loro seguaci come servi. Quando Tacito e gli altri senatori identificano la repubblica con la libertà e l’impero con la servitù, essi si riferiscono solo alla libertà della propria classe sociale, che ha governato a suo piacimento per secoli e ora deve accettare l’autorità dell’imperatore per partecipare all’amministrazione del Senato.
Durante l’età imperiale, ci sono stati imperatori che hanno governato in accordo con il Senato, altri che hanno assunto atteggiamenti da monarchi orientali, talvolta dando luoghi a processi di massa per crimini di lesa maestà. Questi comportamenti non sono privi di fondamento, infatti in Oriente i sudditi dell’Impero Romano erano abituati a rispettare un sovrano assoluto e venerarlo come un dio.

Le nuove basi del potere

1. Declino dell’antico patriziato italico a partire da metà del 1° secolo d.C.
2. Crescita del peso dei provinciali nella classe dirigente
3. Esercito: strumento di difesa da eventuali oppositori a disposizione dell’imperatore
4. Consenso del popolo: l’imperatore usa il popolo come scudo contro eventuali intrighi di famiglie patrizie ottenendo il favore con “panem et circenses”
5. Fiscus: attraverso il suo patrimonio l’imperatore può finanziare elargizioni di denaro al popolo (Caligola e Nerone)

La romanizzazione dell’impero

Nei primi due secoli dell’impero esso è sottoposto a un’opera di romanizzazione/ parificazione: Roma livella e sopprime le antiche differenze tra i popoli delle province, creando un grande mondo comune all’interno di un’unica struttura statale.
In questo processo ha una grande importanza la cultura latina, che soppianta la cultura greca sulla scena internazionale, e la lingua latina diviene la lingua di tutto l’Occidente. Ad Oriente, invece, si parla il greco, quindi l’Impero romano è bilingue: intellettuali greci vivono a Roma e scrivono in greco di vicende romane, i giovani aristocratici romani si recano in Oriente per completare gli studi in scuole greche.
Molti intellettuali dell’età imperiale provengono da ambienti provinciali:
- Seneca  spagnolo
- Lucano  spagnolo
- Apuleio  Africa
La romanizzazione crea un unico mondo anche dal punto di vista intellettuale.

La concessione della cittadinanza romana

Possono diventare romani:
- Liberti di un cittadino romano
- Soldati al momento del congedo
- Intere città o regioni che lo hanno meritato
La concessione della cittadinanza è uno strumento politico di controllo, non un semplice atto di generosità.
Le rivolte di popolazioni sottomesse in epoca imperiale sono state assai rare, e le poche etnie che rifiutano di essere romanizzate sono sterminate.

Pressioni ai confini: i Germani e i Parti

1) Germani: insieme di tribù di lingua indoeuropea stanziate lungo il Danubio tra Reno e Elba. Il loro territorio è coperto da boschi e poco adatto all’agricoltura, perciò spesso organizzano incursioni nei confini romani o si arruolano come socii nell’esercito romano, dove dimostrano le loro capacità militari e il loro coraggio.
L’atteggiamento dei Romani nei confronti dei Germani è ambivalente: talvolta li considerano barbari, altre volte popolazioni meno corrotte dalla civiltà.
Già nel 1° secolo si costruiscono fortificazioni per la difesa dai Germani; alcuni accampamenti si trasformano in città e vari soldati scelgono di restare in quelle regioni una volta congedati
2) Parti: discendenti dei Parti, hanno uno stato perfettamente organizzato. La capitale è Ctesifonte. Gli interessi dei Romani e dei Parti sono opposti: i Romani vogliono conquistare il regno dei nemici per allargare i confini fino all’oceano Indiano, mentre i Parti cercano uno sbocco sul Mediterraneo, per il quale hanno già costruito strade carovaniere.

La dinastia giulio-claudia

Tiberio
Alla morte di Augusto nel 14 d.C. il potere passa nelle mani del figlio adottivo Tiberio, che governa dal 14 al 37 d.C. Egli era il figlio che Livia, moglie di Augusto, aveva avuto con Claudio Nerone.
Tiberio governa con grande prudenza, anche se verso la fine del suo governo mette in atto una dura repressione degli oppositori. Formalmente, infatti, tutti coloro che appartenevano alla classe senatoria avrebbero potuto succedere l’imperatore, dal momento che il principato non era ereditario.
- Forse fa uccidere il nipote Germanico
- Nel 31 d.C. condanna a morte il prefetto del pretorio Seiano, sospettato di aspirare al trono.
Nonostante questi due episodi, il bilancio del suo principato è positivo

Caligola e Claudio

A Tiberio succede Caligola, il cui vero nome è Gaio, che governa dal 37 al 41 d.C. Egli è figlio di Germanico, che è nipote di Tiberio. Con lui l’impero conosce una svolta assolutistica sul modello delle monarchie orientali. Anche per questo, nel 41 d.C. è vittima di un colpo di stato organizzato dai pretoriani.
Sale quindi al trono Claudio, zio di Caligola e fratello di Germanico, ricordato per aver reso più efficiente la burocrazia dello Stato e per aver conquistato la Britannia meridionale rendendola provincia. La sua carica dura fino al 54, quando muore avvelenato dalla moglie Agrippina, figlia di suo fratello Germanico.

Nerone

Dopo la morte di Claudio il Senato favorisce l’ascesa Nerone, figliastro di Claudio. Nerone era infatti figlio di Agrippina (moglie di Claudio, avvelenato dalla donna) e Domizio Enobarbo. Egli governa per il primo periodo in accordo con il Senato, aiutato dal filosofo Seneca. Successivamente, assume atteggiamenti assolutistici, accompagnati da crudeli delitti. Egli muore suicida nel 68 d.C.
- Nel 64 d.C., dopo l’incendio di Roma, costruisce al centro la sua immensa abitazione, la domus aurea
- Dopo lo sterminio degli oppositori, in risposta alla congiura dei Pisoni (65 d.C.), è isolato definitivamente.

La dinastia Flavia

L’anno dei quattro imperatori

Il 69 d.C. è passato alla storia come “l’anno dei quattro imperatori”: Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano, comandanti di diverse legioni, sono proposti come imperatori.
Galba è rovesciato dai pretoriani, che impongono il loro candidato Otone. Egli, però, deve affrontare la ribellione delle legioni stanziate sul Reno sotto il controllo di Vitellio, che riesce ad uccidere il nemico. Tuttavia, ha la meglio Flavio Vespasiano, comandante delle legioni incaricate di fermare la rivolta degli Ebrei. Il figlio di Vespasiano, Tito, riporta Gerusalemme sotto il dominio romano. La salita al trono di Vespasiano è importante perché:
- Con lui ha inizio la dinastia dei Flavi
- Egli è il primo imperatore non aristocratico, ma appartiene alla classe degli equites
- Per la prima volta dopo molto tempo il passaggio del potere non avviene per via legittima ma è imposto dagli eserciti: essi combattono ricreando la situazione delle guerre civili
Vespasiano governa dal 69 al 79 d.C. In politica estera Vespasiano reprime la rivolta di Ebrei, in politica interna sana il bilancio e avvia la costruzione di importanti opere pubbliche, tra cui il Colosseo.

Tito e Domiziano

Per evitare conflitti alla sua morte, Vespasiano nomina suoi successori i figli Tito e Domiziano. Viene sancita, quindi, l’ereditarietà del potere. Tito governa dal 79 all’81 d.C. Nel 79 l’eruzione del Vesuvio distrugge le città di Pompei, Ercolano e Stabia.
Domiziano sale al potere nel 81 d.C., ha tendenze autoritarie nei confronti del Senato, che, in accordo con i pretoriani, lo uccidono nel 96 d.C. In politica estera, conquista la Germania Superiore e Inferiore, allargando i confini dell’impero Romano oltre il Reno.

Il 2° secolo d.C.

l beatissimum saeculum

Il 2° sec. D.C. è universalmente considerato dagli storici antichi e moderni “l’età d’oro dell’Impero”.
- Gli imperatori provengono tutti dalla nobiltà provinciale romanizzata, in particolare dalla Spagna e dalla Gallia
- Il senato è formato in maggioranza dalla nobiltà provinciale, che sta soppiantando quella italica
- I rapporti tra il Senato e l’imperatore sono migliorati rispetto al secolo precedente: essi provengono dallo stesso ambiente, hanno la stessa mentalità e comuni interessi
Durante il beatissimum saeculum:
1. Massima estensione dei confini dell’impero
2. aristocrazie provinciali perfettamente integrate nello Stato Romano
3. Rete stradale efficiente, collega le regioni dell’Impero trasportando mercanti e viaggiatori in discreta sicurezza
4. Incremento della vita cittadina:
- Fondazione di nuove città
- Tutte le città sono abbellite con monumenti e edifici di pubblica utilità
- Ogni città è amministrata da un consiglio di decurioni, formato dai cittadini più eminenti, che investono parte del loro patrimonio in opere pubbliche
- Terme, teatri, sale da concerto, ginnasi, palestre, bagni pubblici, acquedotti, biblioteche, stadi, scuole, mercati
5. Per la prima volta i cittadini dell’Impero si sentono partecipi di uno Stato comune e non sudditi di un dominio straniero
6. Nascita della cultura classica: intesa come unità di letteratura, filosofia e civiltà greco-latine
7. Sviluppo degli studi scientifici: si distinguono Claudio Tolomeo, autore di un modello cosmologico geocentrico e Galeno di Pergamo, autorità medica indiscussa fino all’Età Moderna

La crisi del 2° secolo

Lo splendore del 2° secolo, contiene già in sé i germi della crisi. I due problemi principali che l’Impero Romano deve affrontare durante il “beatissimum saeculum” sono la perdita di centralità dell’Italia e il declino dell’agricoltura.

Il declino dell’Italia

Nel 2° secolo d.C., l’Italia perde la sua centralità. Nella penisola:
- l’agricoltura decade
- la popolazione diminuisce
- l’economia dà i primi segni di difficoltà
Gli obblighi militari che gravano sui cittadini italici tolgono forza-lavoro alle attività produttive e favoriscono il calo demografico. L’esercito Romano, infatti, è ancora formato per la maggior parte da Italici, che vengono richiamati a migliaia al fronte per sostituire i veterani caduti o congedati. I soldati trascorrono molti anni ai confini e spesso, al posto di tornare al loro villaggio in Italia, preferiscono restare nei luoghi dove hanno prestato servizio militare. Così la popolazione italica diminuisce, e quella provinciale aumenta.
Gli imperatori dell’epoca cercano di risolvere questo problema obbligando i senatori all’acquisto di terre in Italia, vietando l’impianto di viti al di fuori dei confini della penisola e proibendo alla popolazione di emigrare. È difficile, però, fermare forze storiche che lo stesso Stato Romano ha messo in moto: ormai i cittadini italici sono sparsi in tutto l’Impero e tendono ad identificarsi con gli altri abitanti; non è possibile nemmeno togliere i privilegi acquisiti con il diritto di cittadinanza romana, che viene ulteriormente esteso. Ormai i Romani di origine coloniale o acquisita sono più numerosi degli Italici e la loro nobiltà si è perfettamente integrata nel sistema statale.
Inoltre:
- l’artigianato cittadino è fiorente ma non sufficientemente sviluppato da raggiungere la produzione di una vera e propria industria
- la bilancia commerciale è in passivo: il commercio (soprattutto di beni preziosi provenienti da Oriente) determina un flusso crescente di denaro che esce dai confini dell’Impero

la crisi dell'agricoltura

Durante il 2° secolo dell'Impero i terreni agricoli sono affidati a grandi proprietari terrieri, non particolarmente interessati a ottenere un'abbondante produzione dal momento che hanno già un buon reddito. Essi decidono quindi di assegnare i terreni a contadini nullatenenti o semiliberi che formano la classe sociale dei coloni. In questo modo l'agricoltura migliora perché i contadini poveri sono spinti dal bisogno di risorse. I coloni devono consegnare metà del raccolto ai padroni ma possono tenere il resto per loro stessi.

Il principato adottivo


Dal momento che per una serie di circostanze nessuno degli imperatori del 2° secolo ha discendenti diretti, per provvedere alla successione al trono ogni imperatore deve adottare una persona estranea alla propria famiglia. Ha inizio il principato per adozione/adottivo, in cui il sovrano non è scelto per le sue origini famigliari ma perché ha particolari capacità, è apprezzato dal Senato e dall’esercito, in quanto è stato designato da chi ha governato in precedenza.

Nerva

I congiurati (pretoriani) che hanno assassinato Domiziano eleggono imperatore Nerva, un vecchio e autorevole senatore. Egli governa dal 96 al 98 e adotta il più prestigioso generale dell’epoca, Ulpio Traiano, per ottenere l’appoggio dell’esercito. Nm

Traiano

Dopo la morte di Nerva, gli succede Ulpio Traiano: il passaggio del potere è così pacifico che Traiano, impegnato nelle campagne militari, non le interrompe nemmeno per recarsi a Roma e farsi incoronare.
Traiano, che governa dal 98 al 117 d.C., è ricordato perché:
- è il primo imperatore di origine non italica, egli è un provinciale proveniente dalla Spagna
- sotto il suo governo l’impero raggiunge la massima estensione

Campagne militari di Traiano

1) conquista della Dacia: nel 101 Traiano riprende la guerra contro i Daci e il loro re Decebalo, incorporando nell’Impero tutta la regione oltre il Danubio, come provincia della Dacia. I coloni mandati sul posto romanizzano velocemente la regione. La Dacia è ricca di miniere d’oro, che forniscono le risorse necessarie per proseguire le campagne militari e una politica di grandi lavori pubblici: vengono costruiti il Foro di Traiano, i Mercati traianei e la Colonna traiana (per celebrare le imprese dell’imperatore in Dacia). Le ricchezze restanti venivano accumulate nel fiscus del principe.
2) conquista della Mesopotamia: dopo la conquista della Dacia Traiano si dedica all’Oriente per sconfiggere i Parti; occupa la capitale Ctesifonte, ed espande i confini dell’Impero fino al golfo Persico. Il regno dei Parti diventa così stato vassallo di Roma.
Mentre è impegnato in Mesopotamia, scoppia una ribellione di Ebrei che lo costringe a rientrare, muore in Cilicia nel 117.

Politica interna

- riorganizza la burocrazia
- promulga leggi a favore della piccola proprietà contadina  fonda una cassa di risparmio che concede prestiti ai piccoli contadini
- abolisce le tasse arretrate per alleggerire il peso fiscale sulle province
- cerca di rimediare ai problemi della penisola  impone ai senatori l’obbligo di investire 1/3 del loro denaro in Italia

Adriano

Traiano, poco prima di morire, ha adottato come erede Elio Adriano, nobile di origine spagnola di grande cultura letteraria e artistica. Ricordiamo il regno di Adriano perché:
- Con esso ha fine l’epoca dell’imperialismo espansionista: per frenare le spese delle campagne militari e della difesa dei confini Adriano abbandona le province mesopotamiche e rinuncia a intraprendere nuove conquiste; da questo momento la politica degli imperatori è volta al consolidamento dei confini  Adriano fa costruire sul confine della Britannia il famoso “vallo di Adriano”, mura di difesa di 118 km per proteggere la provincia dalle scorrerie dei popoli settentrionali
- riorganizzazione dell’apparato statale e della vita economica: Adriano si reca nelle province per controllare ogni aspetto dell’amministrazione
- rinascita di Atene: Adriano è consapevole che l’Impero sia ormai greco-romano, si dimostra benevolo nei confronti delle popolazioni orientali; nel suo progetto di valorizzazione di Atene è aiutato dal grande amico mecenate Erode Attico
- architettura monumentale a Roma:
villa adriana  dove vive fino alla morte, mostra elementi romani, greci e orientali
ristrutturazione del Pantheon  celebre cupola fiorata,
mausoleo per sé stesso  trasformato poi in fortezza, oggi conosciuto come Castel Sant’Angelo
- fondazione di nuove città (Adrianopoli) e ristrutturazione di altre (anche villaggi tribali nei Balcani o in Africa, per trasformarne gli abitanti in cittadini e diffondervi la cultura greco-romana)
- ferma (con spargimento di sangue) una ribellione di Ebrei, fondazione sulle rovine di Gerusalemme la colonia di Elia Capitolina
- diffusione dell’educazione scolastica
- scelta dei funzionari e cortigiani tra le persone più colte
- leggi per proteggere gli schiavi dagli arbitrii del padrone
Muore nel 138 d.C., dopo aver scelto come suo successore il figlio adottivo Antonino Pio

Antonino Pio

Antonino Pio è designato come figlio adottivo dall’imperatore, ed è un nobile proveniente dalla Gallia. Egli è denominato “Pio” per la sua indole pacifica e riflessiva, ed è passato alla storia come “l’imperatore filosofo”. Con lui ha inizio la dinastia degli Antonini. Egli governa dal 138 al 161, quando muore di morte naturale.

Marco Aurelio e Lucio Vero

Il potere passa nelle mani dei due fratelli Lucio Vero e Marco Aurelio, adottati da Antonino Pio per volere di Adriano. Essi governano insieme, ma Lucio Vero muore improvvisamente nel 169 d.C., lasciando la carica di imperatore al solo Marco Aurelio. Marco Aurelio è ricordato come un imperatore “pensatore”; egli affronta l’epidemia di vaiolo e le invasioni di Parti e Germani. Dopo aver sconfitto le tribù dei Quadi e dei Marcomanni, impone loro di schierarsi come difensori e fornitori di truppe ausiliarie oltre il limes romano (per la prima volta gli invasori diventano difensori).
Questo periodo segnò la fine della prosperità e l’inizio della crisi dello Stato.
Marco Aurelio muore nel 180 di morte naturale.

Commodo

A Marco Aurelio succede il figlio Commodo, secondo la trasmissione dinastica del potere.
Egli accentua sia i tratti populistici, per ottenere il favore della plebe, sia quelli autocratici:
- sperpera i fondi dello Stato con feste
- inimicizia con il Senato: lo esautora dalla vita politica
- inimicizia con l’esercito: pone bruscamente fine alla guerra contro i Quadi e i Marcomanni
Nel 192 cade vittima di una congiura di palazzo.
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