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Cesare in Italia: il Rubicone


Mentre Cesare conquistava le Gallie, Crasso era stato vinto e ucciso in una sfortunata spedizione contro il feroce popolo orientale dei Parti (53 a. C.), e Pompeo, che aveva governato la Spagna per mezzo di legati senza stabilirsi colà, si era cattivato la fiducia del Senato, appoggiandolo e riportando l’ordine in Roma, ancora turbata da lotte interne.
Cesare e Pompeo, rimasti soli, erano ormai rivali. Il primo aveva il favore del popolo e dei suoi fedelissimi soldati, il secondo aveva l’appoggio del Senato e delle legioni in Spagna, nonché un grande prestigio in Oriente.
Quando il Senato, richiesto da Cesare di una proroga nel comando delle Gallie, non volle concedergliela, proprio mentre concedeva a Pompeo ampi poteri politici e militari, Cesare non si sottomise a tali decisioni e a sua volta violò la legge, tanto poco rispettata in quei tristi tempi dall’uno e dall’altro partito; egli non congedò le sue truppe prima di passare il Rubicone (fiume che segnava il confine del territorio amministrato dal Senato) e marciò verso Roma (49 a.C.). la guerra civile era iniziata.
Pompeo e i capi del partito senatoriale fuggirono a Brindisi e si imbarcarono poi per l’Epiro. Cesare entrò a Roma, ma non perseguitò nessuno, si impadronì del tesoro pubblico, abbandonato dai suoi avversari nella fuga precipitosa, e si dispose a combattere. Anzitutto egli si recò nella Spagna, ove sconfisse le truppe di Pompeo, poi raggiunse quest’ultimo e lo vinse in Tessaglia (48 a. C.). pompeo fuggì in Egitto, ove il re Tolomeo lo fece uccidere.
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