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Durante la dittatura di Silla, Quinto Sertorio (uno dei generali più importanti) era riuscito a sfuggire all’esilio e a rifugiarsi in Spagna dove in breve aveva costituito un governo autonomo, guadagnandosi l’appoggio delle popolazioni locali. Nel 72 a.C. Sertorio fu sconfitto da Pompeo dopo 4 anni di guerra. Gli schiavi erano spinti dal desiderio di emanciparsi dallo sfruttamento di cui erano vittime. Spartaco e alcune decine di schiavi fuggiti dalla scuola per gladiatori di Capua guidarono la rivolta a partire dal 73 a.C. La rivolta fu stroncata da Crasso e da Pompeo dopo due anni di guerra. Da consoli Pompeo e Crasso abolirono le leggi di Silla: l’ambizione li spinse a cercare l’appoggio di chi poteva favorirli, non esclusi i popolari, loro antichi avversari. Nel 67 a.C. Pompeo ottenne dal senato un “comando straordinario” (imperium extraordinarium) della durata di tre anni con il compito di combattere i pirati, ritenuti pericolosi perché controllavano il Mediterraneo, danneggiando i commerci via mare e gli interessi dei cavalieri che gestivano i grandi traffici commerciali. In tre mesi Pompeo riuscì a stroncare l’attività dei pirati. Nel 66 a.C. Pompeo si fece attribuire per la seconda volta un comando straordinario, per condurre una nuova guerra contro Mitridate, re del Ponto. Egli,sconfitto e tradito anche dal suo stesso figlio Farnace, si tolse la vita nel 63 a.C. Pompeo dopo averlo sconfitto, ridusse allo stato di province il Ponto, la Bitinia, la Siria e la Cilicia. La Galazia, la Cappadocia e la Giudea furono affidate a sovrani leali di Roma, che estese il suo potere fino all’Egitto e all’Eufrate. Mentre Pompeo era occupato nelle sue campagne militari, la repubblica romana fu scossa da una nuova crisi politica. Nel 63 a.C. fu scoperto un tentativo di colpo di stato da parte di Lucio Sergio Catilina, un aristocratico che era stato seguace di Silla durante la guerra civile. Catilina aveva tentato più volte di farsi eleggere console, presentando un programma basato sulla cancellazione dei debiti, ottenendo così le simpatie non solo dei cittadini più poveri, ma anche di molti nobili caduti in disgrazia. Però il senato diffidava della sua ambizione e dei suoi numerosi debiti, e scelse come nuovo console Marco Tullio Cicerone, un brillante avvocato che aveva dato prova delle sue abilità oratorie in occasione del processo di corruzione celebrato nel 70 a.C. contro Gaio Verre ( ex governatore della Sicilia,accusato di una serie di abusi e di truffe ai danni della popolazione dell’isola). La cospirazione di Catilina fu quindi sventata da Cicerone e Catilina fuggì e morì in battaglia vicino a Pistoia. Quando Pompeo tornò dall’Oriente chiese al senato di approvare la costituzione delle nuove province e di assegnare terre ai suoi soldati. Il senato però rifiutò perché voleva contenere il potere personale dei capi militari e riaffermare l’unità delle istituzioni repubblicane. Gaio Giulio Cesare era nato a Roma nel 100 a.C. da un’antica famiglia patrizia, la gens iulia, che si vantava di discendere dall’antico eroe troiano Enea. Cesare era anche nipote di Gaio Mario, il che gli attirò le antipatie degli ottimati e lo avvicinò alle fila dei popolari. Cesare, che ambiva a candidarsi al consolato, comprese che un alleanza con Crasso e Pompeo (due influenti personaggi, di gran lunga più ricchi e potenti di lui) avrebbe potuto aprirgli la strada verso il governo di Roma. Così propose loro un patto segreto,con l’obbiettivo di dividersi le cariche politiche e assumere il controllo delle istituzioni repubblicane. In cambio dell’appoggio nelle elezioni al consolato,Cesare promise a Crasso vantaggi finanziari e a Pompeo che avrebbe fatto approvare una legge per la distribuzione delle terre ai suoi soldati. Nel 60 a.C. i triumviri diventarono i padroni della città e il senato si trovò in una situazione di grande debolezza. Eletto console Cesare rispettò il patto con Pompeo e Crasso e ottenne la carica di governo della Gallia Cisalpina e Narbonense.

Prima di partire per la Gallia riuscì, con il sostegno dei popolari guidati da Publio Clodio, ad allontanare dalla città i suoi due principali avversari: Cicerone e Marco Catone il Giovane. La Gallia era un ampio territorio, delimitato a nord dal mare del Nord, a ovest dall’oceano Atlantico, a sud dalla pianura padana e dal mar Mediterraneo e a est dal fiume Reno, che divideva i Galli dai Germani. L’economia dei Galli si basava sull’agricoltura e sull’allevamento. I Galli conoscevano anche l’uso della moneta per gli scambi commerciali. Uniti da un punto di vista linguistico e religioso, erano divisi in gruppi tribali, quindi la Gallia non era uno Stato unitario. A capo della società vi era un aristocrazia guerriera, affiancata dai druidi. Il pretesto per intervenire in Gallia fu fornito dagli Elvezi che, spinti dall’arrivo da Oriente dei Germani, passarono attraverso il territorio degli Edui, alleati di Roma. Con la scusa di difendere gli alleati, Cesare prima sterminò gli Elvezi e poi occupò l’intera Gallia. In base agli accordi di Lucca, Pompeo e Crasso ottennero nel 55 a.C. il consolato e per l’anno successivo il proconsolato in Spagna e in Asia. Inoltre a Cesare venne rinnovato il proconsolato in Gallia. Crasso aggredì i Parti per guadagnarsi quella fama di condottiero che ancora gli mancava. Ma, sconfitto, morì nella battaglia di Carre, in Mesopotamia, nel 53 a.C. Dopo gli accordi di Lucca Cesare effettuò due spedizioni in Britannia, poi attraversò il fiume Reno, entrando nelle terre dei Germani. Due anni dopo,nel 52 a.C., sconfisse ad Alesia una grande alleanza delle tribù galliche, guidata da Vercingetoriche. A Roma la vita politica era degenerata negli scontri di piazza tra i gruppi armati sostenitori di Cesare e quelli sostenitori di Pompeo e gli ottimati. Dopo l’uccisione di Clodio, il senato, terrorizzato dall’idea di una rivolta popolare, nominò Pompeo console unico(una carica simile a una dittatura). Cesare voleva presentare la propria candidatura alla carica di console. Secondo la legge, però, avrebbe dovuto lasciare il comando delle legioni, restando così indifeso di fronte ai pompeiani. Egli fece sapere di essere pronto a sciogliere le sue legioni se Pompeo avesse fatto lo stesso con le proprie e attese la risposta del senato presso il fiume Rubicone, che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e lo Stato romano. Alla risposta negativa del senato, nel 49 a.C. Cesare passò il Rubicone ed entrò in Italia, dando inizio alla guerra civile. Pompeo e molti senatori si trasferirono in Grecia e in Spagna, i seguaci del console, si preparavano allo scontro con Cesare. Giunto a Roma, quest’ultimo, si fece proclamare console; poi annientò le truppe pompeiane in Spagna, in Grecia e a Farsalo (48 a.C.) sconfisse Pompeo. Egli, fuggitivo, fu ucciso in Egitto dal faraone Tolomeo. Nel 47 a.C. Cesare in Asia annientò le truppe di Farnace, figlio di Mitridate. Nel 46 a.C. in Africa sconfisse le legioni di Catone e nel 45 a.C. in Spagna vinse le resistenze degli ultimi pompeiani. La guerra civile era conclusa. Cesare nominato dittatore a vita, assunse le cariche di console, di capo dell’esercito e di pontefice massimo. Cercò di pacificare la società romana e di allargare il consenso al suo potere sia tra i ceti popolari, sia presso la vecchia classe dirigente. Il dittatore, aprì il senato a nuovi ceti sociali (italici,provinciali, liberti) e aumentò il numero di pretori, edili e questori. In aiuto ai ceti poveri limitò i canoni d’affitto; tagliò poi il numero dei beneficiari delle distribuzioni gratuite di grano. Nelle province combatté la corruzione dei funzionari pubblici, concesse la cittadinanza romana agli abitanti della Gallia Cisalpina e fondò molte nuove colonie. Cesare divise l’anno in 365 giorni, con un anno bisestile di 366 giorni ogni quattro anni, mettendo così in pari anno civile e anno solare. Nonostante la sua politica di riforme e di pacificazione, Cesare non riuscì a guadagnarsi la simpatia di tutti. Gli oppositori, appartenenti al vecchio sistema oligarchico, temevano che Cesare volesse instaurare una monarchia. Dunque, per i suoi avversari politici era un pericolo non solo per la Repubblica,ma per la stessa libertà dei Romani. Gaio Cassio e Marco Bruto (due aristocratici) nipote di Catone Uticense e figlio adottivo di Cesare, formularono un complotto per assassinare Cesare. Il loro obbiettivo e degli altri congiurati era di provocare un’ insurrezione in favore delle istituzioni repubblicane. Ma il loro piano fallì: invece che ridare ai Romani la libertà perduta, l’uccisione di Cesare condusse a una nuova e drammatica guerra civile. I funerali di Cesare si trasformarono in una grande manifestazione popolare che fece fuggire i congiurati da Roma. Nel 43 a.C. il senato proclamò la divinizzazione di Cesare (divenne così il divino Giulio. Marco Antonio si presentò al popolo a i legionari come il successore di Cesare. Ottaviano, erede del patrimonio di Cesare, voleva ereditarne anche il potere politico. Cercò l’appoggio dei legionari fedeli a Cesare, ottenne i favori della plebe con distribuzioni di denaro e l’appoggio dei senatori che temevano Marco Antonio. Mentre i congiurati fuggivano in Oriente, a Roma i seguaci di Cesare chiedevano la loro condanna. Alla fine ci fu un compromesso:il senato ottenne dai cesariani l’amnistia per i congiurati, Antonio impose che il senato approvasse gli atti di governo di Cesare. Ottaviano dopo aver sconfitto a Modena Antonio, impose al senato di affidargli il consolato. L ‘obbiettivo del secondo triumvirato (Ottaviano, Antonio, Marco Emilio Lepido) fu quello di eliminare, con l’esilio, l’aristocrazia conservatrice responsabile dell’uccisione di Cesare. Tra le vittime delle proscrizioni vi fu anche l’anziano Cicerone. I sicari di Antonio uccisero l’oratore nel dicembre del 43 a.C. La sua testa fu portata da Antonio e, per suo ordine, esposta pubblicamente sui rostri, la tribuna degli oratori nel Foro romano. Infine Bruto, Cassio e i repubblicani furono sconfitti da Antonio e Ottaviano a Filippi, nel 42 a.C.I triumviri divisero i domini romani in tre aree: Antonio ebbe le province orientali, Ottaviano l’Italia e le province occidentali, Lepido l’Africa. Antonio di trasferì ad Alessandria d’Egitto, mentre Ottaviano rimase a Roma e consolidò il suo prestigio politico. Sposò la regina Cleopatra e mirò alla ricchezze dell’Egitto per finanziare le sue spedizioni militari. Antonio conquistò l’Armenia e sul piano politico riorganizzò le regioni orientali in una federazione di monarchie con a capo Cleopatra. Antonio in seguito fu accusato di volere trasformare i domini romani in una monarchia di tipo orientale indipendente da Roma. Ottaviano dichiarò guerra a Cleopatra, ma non ad Antonio, perché la guerra non doveva apparire una guerra civile, ma una guerra contro una potenza straniera, in difesa dei valori di Roma e dell’Occidente. Ottaviano divenne il padrone assoluto di Roma perché la città era ormai stanca di guerre e accettò di dargli il potere. La sua vittoria segnò la fine della repubblica e l’inizio dell’impero (31 a.C.). Ottaviano conquistò il potere gradualmente: egli si presentò come difensore delle tradizioni, conservò le magistrature esistenti e rifiutò di ricoprire le magistrature straordinarie, come la dittatura. Mantenne l’ordinamento repubblicano,ma accentrò nelle sue ani tutti i poteri dello stato. A partire dal 28 a.C. si fece eleggere console per cinque anni consecutivi. Sempre nel 28 a.C. venne nominato “principe del senato”. Nel 27 a.C. gli conferì il titolo di Augusto e seguito l’appellativo di “padre della patria”. Nel 23 a.C. Augusto si fece conferire i poteri spettanti ai tribuni della plebe e ai proconsoli. Nel 12 a.C. Augusto fu nominato pontefice massimo. Una volta consolidato il proprio potere a Roma, si dedicò alla riorganizzazione politica e amministrativa dell’immenso territorio sottoposto alla sua autorità, distinguendo le province in due categorie: senatorie e imperiali. Le prime erano costituite dai territori di conquista più antica ed erano governate da ex magistrati di nomina senatoria. Le seconde comprendevano i territori di conquista più recente e vennero affidate a governatori (legati) nominati dal principe. Le entrate fiscali delle province imperiali andavano al fisco, posto sotto controllo del principe. Per l’amministrazione di Roma Augusto si circondò di nuovi funzionari, i prefetti, che potevano essere nominati o revocati solo dal principe. Il prefetto urbano curava l’amministrazione di Roma e garantiva l’ordine pubblico; il prefetto dell’annona era incaricato dell’approvvigionamento alimentare nella capitale e delle distribuzioni gratuite di grano ai proletari; il prefetto dei vigili svolgeva funzioni di polizia e di controllo degli incendi; il prefetto del pretorio era il comandante dei pretoriani, la guardia personale del principe.
La politica estera di Augusto
A occidente Augusto sconfisse le tribù ribelli della Spagna. In Africa ridusse la Mauritania a Stato sottoposto. A nord creò una fascia di domini lungo l’arco alpino, a protezione della penisola iberica; sottomise i Liguri e fondò le colonie di Torino e Aosta. Con la sottomissione delle tribù stanziate in Rezia, nella Pannonia e nella Mesia, i confini romani giunsero fino al Danubio. Fallì il tentativo di espansione al di là del Reno: nel 9 d.C. tre legioni romane furono annientate dai Germani nella foresta di Teutoburgo. A Oriente proseguì la politica di sostegno ai regni fedeli a Roma (Armenia,Tracia,Ponto).
La politica culturale di Augusto
Con Augusto Roma visse una straordinaria fioritura culturale e artistica. Poeti come Virgilio, Orazio e storici come Tito Livio esaltarono la grandezza di Roma e gli ideali augustei (la pace,l’ordine sociale,la moralità), celebrando le lodi del principe. Il grande organizzatore dei circoli culturali fu Mecenate, che costituì una cerchia di poeti e scrittori disponibili ad appoggiare gli obbiettivi della politica augustea.
Le grandi opere pubbliche
Al fine di trasformare la città in una splendida capitale Augusto fece costruire importanti monumenti a partire dal Foro, il centro politico e sociale della città. I maggiori edifici voluti da Augusto furono il Pantheon (tempio dedicato a tutte le divinità romane) e l’Ara Pacis (altare eretto nel Campo Marzio). Durante il suo principato furono restaurati 82 templi e vennero create le prime biblioteche pubbliche.

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