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La morte di Cesare

Cesare morì il 15 marzo (idi di marzo) del 44 a.C. Egli assassinato in Senato da un gruppo di congiurati in Senato capeggiati da Marco Giunio Bruto(figlio adottivo di Cesare) e da Caio Cassio.
L'assassinio di Cesare fu il momento culminante di un complotto a cui non era estraneo il Senato. L'oligarchia senatoria era convinta che questa dittatura sfociasse in una monarchia ellenistica.

Gli eredi di Cesare

L'assassinio di Cesare avrebbe dovuto comportare il ripristino della repubblica, ma in realtà l'oligarchia senatoria si dimostrò incapace di controllare la situazione. Marco Antonio (un generale fedelissimo a Cesare e un suo collega nel consolato del 44 a.C) chiese al Senato di celebrargli funerali solenni.
Il suo atteggiamento era ambiguo, poiché appoggiò in Senato la concessione di amnistia dei cesaricidi e la proposta di abolizione della dittatura, ma avanzava anche la proposta di confermare tutte le deliberazioni cesariane (compreso il testamento).

Egli tentava di proporsi come erede di Cesare, per fare ciò si avvicinò a Marco Emilio Lepido (ex console fedele a Cesare).
Testamento di Cesare
Le ultime volontà di Cesare furono lette in pubblico il 18 marzo del 44 a.C. La lettura di queste porto diverse reazioni:
Da una parte la commozione della plebe e dei suoi soldati ai quali aveva lasciato come eredità 300 sesterzi a testa.
Dall'altra la delusione di Marco Antonio, poiché si vide escluso dall'eredità restante, dato che Cesare aveva lasciato tre quarti dell'eredità restante a Ottaviano, mentre un quarto ad altri due nipoti.

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