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Conquista della Gallia
Quando Cesare tornò in Gallia, continuò la sua irresistibile marcia di conquista, giungendo a esplorare la Britannia ancora sconosciuta. Dopo aver attraversato una prima volta per brevissimo tempo la Manica, nel 54 a.C, aveva raggiunto il Tamigi, stringendo alleanze con alcune tribù locali. Ma nel 53 a.C fu di nuovo impegnato in Gallia, per contrastare il giovane e valoroso Vercingetorige, capo degli Arverni, che aveva assunto il comando di molte tribù, decise di riconquistare la libertà perduta. Per due anni, Vercingetorige tenne eroicamente fronte alle legioni romane, ma nel 52 a.C, dopo un assedio alla città di Alesia (non lontano dall’attuale Digione), fu costretto ad arrendersi ai Romani, nettamente più forti. Ridotta a provincia, la Gallia venne definitivamente incorporata nel mondo romano: la sua resistenza le era costata un milione di morti e un milione di vivi aveva perso la libertà, cadendo in schiavitù.
Questo bagno di sangue ebbe conseguenze di enorme portata storica: il mondo celtico, infatti, fu inglobato in quello latino, al punto che, progressivamente, i vinti finirono per adottare i costumi e la lingua dei vincitori.
Forte delle vittorie militari, Cesare intendeva proporre la sua candidatura al consolato, ma il Senato, temendo che egli intendesse conquistare il potere con la forza, decise di contrastare le sue aspirazioni. Seguendo il consiglio di Pompeo, i senatori stabilirono dunque che i candidati alle magistrature dovessero essere personalmente presenti in città: per essere eletto, Cesare avrebbe dovuto lasciare le sue legioni e presentarsi a Roma come privato cittadino. Come condizione per farlo chiese che Pompeo sciogliesse il suo esercito, ma quando il Senato respinse la proposta, rifiutando persino di prenderla in considerazione, Cesare non esitò a ricorrere alla forza. La notte del 10 gennaio del 49 a.C quindi egli attraversò con le legioni il fiume Rubicone (presso Rimini) che segnava i confini tra Gallia Cisalpina e l’Italia meridionale, pronunciando la storica frase Alea iacta est, “il dado è tratto”: secondo la legge, chiunque conduceva un esercito oltre il Rubicone divenuto nemico di Roma; varcandolo, Cesare dava perciò inizio a una nuova guerra civile.

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