Parafrasi Canto Notturno di un pastore errante nell'Asia


Canto notturno di Giacomo Leopardi, 1830.

vv 1-38

Che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai silenziosa luna?
Sorgi di sera e vai contemplando i deserti; e infine tramonti.
Non sei ancora soddisfatta di ripercorrere gli stessi percorsi?
Non sei annoiata, sei ancora desiderosa di guardare queste terre?
La tua vita e quella del pastore si somigliano.
Si sveglia al sorgere dell’alba e porta il gregge oltre il suo
Campo, per vedere altri greggi, altre fontane, altri prati, infine stanco si
Riposa verso sera: non spera mai di vedere altro.
Dimmi o luna, che senso ha la vita del pastore e la vostra vita
Per voi astri? Dimmi: dove porta questo mio vagar breve, e il tuo percorso immortale?
Vecchio coi capelli bianchi, debole, mal vestito, scalzo, con un pesantissimo
Carico sulle spalle, attraverso le montagne e le valli,

attraverso i sassi appuntiti sabbia in cui sprofonda e cespugli,
con il vento, con la tempesta;sia quando la stagione è torrida, sia
quando tutto è gelo, corre via, corre, respira affannosamente, attraversa
torrenti e paludi, cade, si rialza, più si affretta senza mai un attimo di
riposo o di tregua, lacero, sanguinante; fino a quando arriva nel luogo
dove tutte le sue fatiche furono indirizzate: orrido abisso, smisurato,
nel quale, precipitando, dimentica ogni cosa. Vergine luna, questa è
la vita degli uomini.

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