Concetti Chiave
- Leopardi trae ispirazione da un articolo sul "Giornale dei Sapienti", che parla dei pastori nomadi che cantano guardando la Luna.
- Il componimento riflette il pessimismo cosmico di Leopardi, che rappresenta l'umanità nella sua interezza, sottolineando la sua sofferenza esistenziale.
- La poesia inizia con interrogative in cui l'autore confronta la sua vita noiosa con l'eternità della Luna, giungendo alla conclusione che gli esseri umani sono limitati dal tempo.
- L'uomo è descritto come un "vecchierel", simbolo di fragilità e responsabilità, che affronta una vita segnata dalla sofferenza e dalla morte inevitabile.
- Nell'ultima strofa, Leopardi esprime il suo pessimismo, affermando che ogni nascita è funesta e che la felicità è un privilegio ignorato dalle bestie.
Indice
Ispirazione e Pessimismo Cosmico
Nel comporre questo canto Leopardi fu inspirato dalla lettura di un articolo del "Giornale dei Sapienti", da cui appresse che, in Asia centrale, i pastori nomadi che praticavano la transumanza avevano l'abitudine di trascorrere la notte seduti su una pietra a guardare la Luna e ad improvvisare canti.
In questo componimento, che rientra nei "grandi idilli", l'autore esprime il suo pessimismo cosmico: nella poesia, infatti, è rappresentata tutta l'umanità.
Interrogativi e Riflessioni
La poesia inizia con una serie di interrogative in cui Leopardi associa la propria insoddisfazione di uomo costretto ad una vita noiosa alla Luna, compiendo un ragionamento in fieri: prima interroga la Luna per chiederle il senso di tutta questa ricorsività, di questa vita sempre uguale, poi l'autore, riflettendo, arriva alla conclusione che non c'è paragone tra l'essere umano e la Luna, poiché essa è un'entità cosmica, eterna, a differenza dell'uomo che è una creatura inscritta nel tempo.
Allegoria dell'Uomo
Nella seconda strofa Leopardi parla dell'uomo; il "vecchierel" al verso 21 è proprio l'allegoria dell'uomo che è: vecchio (perchè è debole e anche per via della velocità con cui consuma la sua esistenza, la quale è un niente di fronte alla Storia; "ed è subito sera" dirà Quasimodo), malato (perché è fragile), mezzo vestito (perché non ha gli strumenti adatti per affrontare la vita) ed ha un carico pesantissimo sulle spalle (ovvero le responsabilità). Inoltre, ovunque va, l'uomo si muove per sentieri impervi, sconosciuti, correndo, respirando affaticato, senza riposo fino a che non arriva alla sua meta: la morte ("abisso orrido, immenso, ov'ei precipitando, il tutto obblia").
Sofferenza della Nascita
Nella terza strofa l'autore spiega quel momento di sofferenza che è la nascita: secondo il poeta già dalla nascita ("sul principio stesso") l'uomo soffre e i genitori subito lo consolano dell'esser nato. A questo punto Leopardi si interroga sul senso della vita ("Se la vita è sventura, perché da noi si dura??"; stessa domanda con cui si conclude il "Dialogo tra la natura e un islandese"). Dice il pastore che forse la Luna conosce il senso della vita, forse conosce "che sia questo morir, questo supremo scolorar del sembiante" (terza strofa). Questo è un concetto già presente in Seneca ("cotidie morimur": noi moriamo ogni giorno), con cui Leopardi vuole dire che l'uomo muore giorno dopo giorno poiché vive perdendo il passato, perdendo cioè continuamente parti di se stesso. Dunque l'autore vuole indicare l'impossibilità che qualcosa si prolunghi nel tempo: l'uomo continua a morire fino all'ultima morte che lo elimina del tutto.
Invidia delle Bestie
Nella quarta strofa l'autore afferma di invidiare le bestie, coloro che ignorano il senso della vita, poiché esse sono felici e non provano né dolore né noia ("tedio").
Pessimismo Finale
Nell'ultima strofa Leopardi esprime il suo pessimismo cosmico: ogni essere vivente è infelice ed il giorno della sua nascita è necessariamente funesto ("è funesto a chi nasce il dì natale").
Domande da interrogazione
- Qual è l'ispirazione principale dietro il canto di Leopardi?
- Come viene rappresentato l'uomo nella poesia di Leopardi?
- Qual è il significato della sofferenza legata alla nascita secondo Leopardi?
- Qual è il messaggio finale del pessimismo cosmico di Leopardi?
Leopardi fu ispirato dalla lettura di un articolo del "Giornale dei Sapienti", che descriveva i pastori nomadi dell'Asia centrale che, durante la transumanza, trascorrevano la notte a guardare la Luna e a improvvisare canti.
L'uomo è rappresentato attraverso l'allegoria del "vecchierel", simbolo della fragilità e della precarietà della vita, che si muove affaticato verso la morte, portando con sé pesanti responsabilità e affrontando sentieri impervi.
Leopardi sottolinea che la sofferenza inizia già dalla nascita, interrogandosi sul senso della vita e suggerendo che l'esistenza è una continua perdita di sé, in cui l'uomo "muore" giorno dopo giorno.
Leopardi esprime un profondo pessimismo, affermando che ogni essere vivente è infelice e che il giorno della nascita è funesto, evidenziando l'inevitabilità della sofferenza e della morte.