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Leopardi – Le tre fasi del pessimismo leopardiano


Il pessimismo leopardiano attraversò tre fasi principali:

Pessimismo personale: la prima fase di pessimismo,in cui Leopardi non si sentiva bello, aveva problemi fisici e familiari (infatti aveva una famiglia poco affettuosa) e non provava interesse per il suo paese. In questo periodo Leopardi pensava che ad essere infelice era solo lui;

Pessimismo storico: quando Leopardi si trasferì a Roma vide una società triste, così pensò che non era solo lui ad essere infelice.
Capì che l’infelicità non dipendeva dalla persona, ma dipendeva dalla storia, infatti adesso per lui erano infelici coloro che erano nati e vivevano in quel determinato momento;

Pessimismo universale (cosmico): successivamente Leopardi si convinse che l’infelicità non era una questione personale o storica, ma ogni essere vivente (uomo, animale o pianta) vivevano in un contesto di cattiveria e tutti erano infelici a causa della “natura matrigna” che illudeva i suoi figli. Infatti per il poeta la natura illudeva, faceva vedere all’uomo un futuro di gioia, ma venendo in contatto con la realtà quell’illusione cadeva.

Leopardi ha superato la sua fase pessimistica soltanto alla fine, con l’opera “La Ginestra” ( fiore del deserto ): un piccolo fiore che riesce a nascere dove è stata seminata la morte (in un terreno vulcanico). Il messaggio che il poeta voleva mandarci con quest’ultima opera era quello della speranza, che deve esserci sempre anche se c’è una vita triste.
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