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Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

La vita come male

Diversamente dagli altri Canti, non c’è il tema della rimembranza e dell’illusione, mentre prevale la riflessione filosofica fondata sul vero. Anche l’ambiente non è più Recanati, ma è vago e indeterminata: un luogo lontano, paesaggio sconfinato, un pastore anonimo e solitario, cui il poeta affida il proprio messaggio di dolore universale.

Lo sviluppo tematico

1. Il pastore e la silenziosa luna (1-20): Il pastore interroga la silenziosa luna ed è simbolo di come il poeta si chieda chi sia, quale sia lo scopo del’esistenza e il significato dell’universo.
La vita del pastore è come quella della luna: come essa sorge la sera, il pastore si alza all’alba e torna stanco la sera, senza aspettarsi altro dal destino.
2. La sofferenza umana (21-38): Con l’allegoria del Vecchierel si risponde alla domanda di cosa sia la vita (corsa verso la morte).

Come un vecchio che, dopo aver superato i tanti ostacoli, dimentica tutto, così la vita è una corsa senza senso verso il nulla della morte, che cancella ogni traccia e ricordo.
3. Riflessione sulla sofferenza degli uomini (39-60): La visione pessimistica è riassunta in alcune considerazioni sulla sofferenza degli uomini.
Persino venire al mondo è pericoloso per l’uomo: i genitori consolano il figlio del fatto d’esser nato e poi, crescendo, lo sostengono e incoraggiano.
4. La luna e il senso dell’umano destino (61-104): All’ignoranza del pastore, simbolo della limitatezza umana, si contrappone la consapevolezza della luna, simbolo di immortalità.
Il pastore ipotizza che la luna conosca il mistero dell’esistenza. Lui sa solo che la vita è sofferenza e trae la conclusione che l’uomo nasce solo per soffrire, per cui è meglio non nascere.
5. Dalla luna alla greggia (105-132): Agli animali si contrappongono gli uomini, dotati di ragione, per questo consapevoli della propria infelicità.
Il gregge è felice perché appagato dal cibo e dal riposo, e non tormentato dall’insoddisfazione dell’uomo.
6. L’universale sofferenza di tutti gli essere viventi (133-143): In qualsiasi condizione, per ogni essere vivente il giorno della nascita è funesto.
Immaginare come potrebbe essere una vita senza i limiti umani, libera e ricca di sensazioni, non è che un’inutile illusione.

Il pessimismo cosmico

Il pessimismo cosmico è sintetizzato nelle riflessioni del protagonista sul significato dell’esistenza: tutti gli esseri viventi sono nati per soffrire e la natura è indifferente al loro dramma. L’uomo, acquistata la consapevolezza di questa condizione, può solo accettarla con dignità.

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