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Gli idilli


L’infinito è sicuramente il più infinito tra i piccoli idilli, questo idillio contiene tutte le caratteristiche della politiche di leopardi. Di questo idillio dobbiamo ricordare la forma, tipica italiana, ovvero, gli endecasillabi ,però endecasillabi sciolti, quindi sta tra tradizione e rinnovamento ,come usato ancher da autori precedenti come Foscolo

L’infinito


Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

Struttura


La poetica del vago e dell’indefinito è proprio rappresentata molto bene in questo idillio. Quest’idillio è diviso in 2 parti simmetricamente strutturate, sono 15 endecasillabi, la prima parte è costituita da 7 versi e mezzo (a spaura) la seconda anche essa da 7 versi e mezzo, simmetriche le due parti anche nell’espansione dei contenuti. La prima e la seconda vengono separate da una forte censura nell’ottavo endecasillabo (spaura, e il punto). Nella prima parte è rappresentata l’idea di un infinito spaziale , nella seconda un infinito temporale, entrambe le rappresentazioni dell’infinito vengono suggerite da sensazioni vaghe e indefinite, quello spaziale , da una sensazione visiva (la siepe) quella temporale da una sensazione uditiva, lo stormire delle foglie mosse dal vento, sono entrambe sensazioni vaghe e indefinite .Da tener conto l’uso del gerundio (esempio v4 “sedendo e mirando”) molto caro anche a Montale poiché è un tempo indefinito. Per unire i 2 momenti della poesia Leopardi usa una sinalefe tra l’ultima sillaba (ra) che rappresenta il primo momento ed (e) del secondo, altrimenti vi sarebbero state 12 sillabe. La lirica è altamente soggettiva, viene molto usato l’IO. Il lessico è molto curato con arcaismi e latinismi (ermo, fingo, spaura, cor,sovvien). Da notare le enumerazioni con climax ascendenti(Es v.12-13 mista)

Parafrasi


Sempre caro mi fu questo colle solitario e questa siepe, che impedisce lo sguardo di gran parte dell’estremo orizzonte .Ma sedendo in questo posto ed osservando con stupore e meraviglia , io nel mio pensiero mi fingo, dove il cuore per poco non si spaura. Quando io ascolto il rumore delle foglie mosse dal vento, io vado paragonando quell’infinito silenzio a questa nuova sensazione indefinita e mi sovviene l’eterno, l’età ormai passata , e l’età presente ancora viva con le sue azioni, così in questa enorme immensità il mio pensiero sprofonda ed il naufragio (nel mare dell’infinito) mi è dolce

Commento


Ci troviamo in una di quelle situazioni favorevoli come le definisce anche leopardi nella poetica del vago e dell’immortale , in cui la ragione viene spenta e viene messo il moto la fantasia e l’immaginazione , in questo caso la siepe, spinge l’immaginazione del poeta a pensare cosa potrebbe esserci dietro e da qui si costruisce un infinito spaziale (v1-3). Il poeta si finge, immagina nella sua mente questo infinito che gli è dolce. Stando in questa moltitudine di emozioni prova questo sentimento di angoscia e sbalordimento (il cor che si spaura)(v4-8).Si passa da “spaura” una sensazione di intermezzo a una meraviglia totale dato che l’infinito temporale annulla completamente la sua mente rendendogli dolce il naufragio.(v8-15)
Questo è uno dei pochi idilli in cui si nota apertamente la felicità che normalmente non è mai rappresentata, questo piacere è dovuto dall’annientamento totale dell’ intelletto.

La sera del dì di festa


In quest’idillio che appartiene alla prima produzione di Leopardi già si può notare che il pensiero di leopardi sulla concezione dell’infelicità dell’uomo non riguarda solo lui ma tutto il genere umano (soprattutto nella seconda parte) struttura tipica dell’idillio leopardiano , prima una fase descrittiva seguita da una riflessiva. Nella parte riflessiva prima si parla della sua infelicità, con le punte della sua infelicità , con lui che cerca di ribellarsi alla sua condizione , che dal v29, si passa all’infelicità del mondo intero.

Testo


Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna.

Parafrasi


La notte è serena dolce senza vento e la luna riposa sopra le case in mezzo ai giardini e in lontananza fa risplendere i profili di tutte le montagne

Testo


O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno.
A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

Parafrasi


O donna mia ormai ogni sentiero tace,e dai balconi traspare di tanto in tanto una luce notturna, tu dormi poiché un sonno piacevole ti ha accolto nelle tue stanze silenziose, e non sei angosciata da nessun tormento e nemmeno pensi a quanto tormento hai provocato nel mio cuore. Tu dormi, io questo cielo che solo all’apparenza sembra così benevolo io guardo, l’antica natura onnipotente che mi creò per il tormento. A te nego la speranza , anche la speranza ;e i tuoi occhi non brillino di altro se non di pianto

Commento


La donna di cui parla è una donna fittizia da non collegare a nessuna donna realmente esistita.La natura gli disse, io ti nego anche la speranza dell’illusione

Testo


Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo.

Parafrasi


Oggi è stato un giorno di festa, ora tu stai riposando in maniera dolce dopo il divertimento e forse ti ricordi a quanti giovanotti sei piaciuta e quanti sono piaciuti a te, non io , sicuramente io,non ci spero nemmeno che ti ricordi di me. Intanto io mi chiedo per quanto ancora devo vivere in questa condizione di infelicità, e qui per terra mi getto grido e fremo (mi ribello alla natura che mi impedisce anche l’illusione)

Commento


(Fase descrittiva), qui si rappresenta anche il suo titanismo(Mi getto, e grido, e fremo.) Poetica della rimembranza (forse ti ricordi). Il fatto che lui non speri nemmeno che la donna si ricordi di lui è anche dovuto al fatto che la natura gli ha negato anche l’illusione quindi non può sperare restando necessariamente in questa condizione di infelicità.

Testo


Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia.

Parafrasi


Oh questo giorni orribili, nell’adolescenza.Io per la strada sento da lontatno giungere le note del canto l’artigiano che ritorna alla sua umile casa a tarda notte dopo la festa. E questa sensazione mi spinge a ricordare tutte le età antiche , a pensare come tutto al mondo passa e non lascia traccia di sé.

Commento


Qui è da vedere un rapporto con l’infinito , anche qui attraverso una sensazione uditiva( l’artigiano) si costruisce l’immagine dell’infinito temporale

Testo


Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.

Parafrasi


Il giorno festivo ormai è finito velocemente, e al giorno festivo susseguirà un giorno normale, di lavoro, ed il tempo trascinerà con se tutti gli eventi senza lasciarne traccia, dov’è il suono di quei popoli antichi? Dov’è traccia di tutte le imprese dei nostri antichi antenati , e il grande potere di Roma e le sue battaglie, e lo scalpore che disseminò in tutte le terre e in tutti i mari, ora tutto e pace e silenzio ed il mondo tutto fa riposare e non fa ricordare nulla di loro.

Commento


Qui si ha un passaggio dall’infelicità del poeta alla caducità di tutte le cose , anche le più famose, perché il tempo che passa in fretta( nota petrarchesca) elimina tutto. Pessimismo , niente rimane

Testo


Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Parafrasi


Nella mia giovinezza, quando tutti aspettano con desiderio il giorno di festa , dopo che era trascorso questo giorno trascorrevo la notte sveglio disteso sul letto sofferente (piume=sineddoche?) e a notte inoltrata questa canto(artigiano)che udito che a mano a mano si spegneva in mezzo ai sentieri già a modo simile mi provocava sentimenti di angoscia e riflettevo sulla nullità di tutte le cose.

Struttura


Endecasillabi sciolti, diviso in 2 parti, una più soggettiva , una con un pessimismo esteso a tutto il genere umano ( da verde etate). Vi sono molti arcaismi e figure retoriche, enumerazioni (mi getto , grido e fremo , la più importante) , latinismi (Es. speme)
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