Eugenio Montale - La vita, il pensiero e la poetica, le opere

La vita

Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 da una famiglia di agiata borghesia. Conseguì il diploma da ragioniere e non si laureò. Prese lezioni di canto, senza però abbandonare la letteratura classica e dei simbolisti francesi. Collaborò con varie riviste, su cui pubblicò le prime opere. A Genova conobbe Anna degli Uberti, che frequentò per quasi due anni, cantandola nelle sue liriche come Annetta-Arletta. Nel 1917 prese attivamente parte alla Prima Guerra Mondiale e in seguito si unì ai Gobettiani, un gruppo di intellettuali torinesi. Firmò, nel 1925, il Manifesto antifascista redatto da Benedetto Croce. Nel 1927 si trasferì a Firenze, dove frequentò Irma Brandeis, che cantò col nome di Clizia. Nel 1948 si trasferì definitivamente a Milano, dove diresse il Corriere della Sera e dove conobbe Drusilla Tanzi, che sposò nel 1962, dopo circa vent’anni di convivenza e che morì dopo soltanto un anno di matrimonio. La donna venne ricordata col nomignolo di Mosca, nelle poesia di Xenia, una delle principali raccolte di Montale.

Ottenne numerosi riconoscimenti in vita: tre prestigiosissime lauree honoris causa, dall'Università di Milano nel 1961, dall’Università di Cambridge nel 1967 e da La Sapienza nel 1974. Nel 1967 fu nominato Senatore a vita e nel 1975 vinse il premo Nobel per la Letteratura. Morì nel 1981 a Milano e ai funerali di Stato parteciparono, tra gli altri, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica.

Il pensiero e la poetica

Alla base della poetica dell’autore genovese è presente una concezione pessimistica e desolata della vita, riconoscibile nel titolo della sua prima raccolta, Ossi di seppia, in cui allude ad una poetica arida, paragonandola agli ossi della seppia che vengono consumati dal mare e dal sole. Secondo Montale nessuna fede politica o religiosa può salvare l’uomo dal “male di vivere”, né può farlo la poesia, contrariamente al pensiero di altri poeti. Di fronte a questa condizione l’unica salvezza può essere rappresentata dalla “divina indifferenza” rispetto alla realtà, definita in Spesso il male di vivere. Tuttavia il poeta si concede a volte una speranza, oscillando tra la divina indifferenza e il vano tentativo di superare questo “male”.
Solitamente Montale viene paragonato a Giuseppe Ungaretti. In una prima, superficiale analisi, i due sembrano simili, ma nella realtà, escludendo pochi aspetti, sono quasi agli antipodi. Alla base della poetica ungarettiana ci sono le Avanguardie, molte delle quali non vengono accettate da Montale, che, invece, accetta il verso tradizionale (endecasillabo), senza però rifiutare il verso libero. Nella Poetica dell’attimo la parola ha un valore centrale che l’autore genovese non riconosce, ritenendola sì importante, ma priva di significato se non associata ad un oggetto. Questa soluzione “simbolica” prende il nome di correlativo oggettivo, adottato per la prima volta dal poeta di origine statunitense Thomas Stearns Eliot. L’analogia non è presente in Montale, che comunque fece largo uso del Simbolismo, come Ungaretti, anche nei titoli delle poesie. Un’altra differenza tra i due poeti è l’allusione, presente in Ungaretti. Montale invece esprimeva nelle sue opere il suo pensiero in modo preciso e completo.

La prima fase della sua poetica è definita “Poetica delle cose”, in riferimento alle piccole cose della vita quotidiana descritte nelle sue poesie, come il paesaggio, arido e spoglio, quale era quello ligure, fatto di scogli, sole, sospeso tra mare e monti.
In Montale la donna ha un valore molto importante, emblematico, perché rappresenta il tramite di cui il poeta aveva bisogno per compiere un percorso spirituale.
Nonostante la semplicità dei termini utilizzati e dei temi trattati, la poesia risulta complicata da interpretare a causa della quantità delle tematiche affrontate. Si parla per questo di plurilinguismo. Tuttavia il poeta riusciva a creare un ‘colloquio’ col lettore.

Le opere

Sono quattro le raccolte di liriche di Montale, a cui tuttavia vanno ad aggiungersi altre opere: traduzioni di poesie e prose, volumi di critica letteraria, gli articoli pubblicati sul Corriere della Sera e alcune raccolte di prosa, tra cui va ricordata Farfalla di Dinard, composto da brevi racconti colloquiali di fatti vissuti dall’autore.

Ossi di seppia è la prima delle raccolte di liriche, pubblicata nel 1925, comprendente ventitré poesie. Il titolo stesso è una metafora che rappresenta la vita dell’uomo, logorata dalla natura, come gli ossi delle seppie portati dal mare sulla spiaggia, che vengono consumati dal sole e dal mare, inariditi e ridotti al minimo, così come la poetica semplice ed essenziale dell’autore.
Nel 1939 pubblica Le Occasioni, poco dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, raccolta dedicata ad Irma Brandeis (Clizia), la giovane studentessa americana che aveva frequentato a Firenze. Nella raccolta sono presenti anche altre figure femminili, raffigurate come “angeli”. La poetica diviene più filosofica, il poeta indaga le ragioni della vita e della morte, l’impossibilità di dare una spiegazione all’esistenza e allo scorrere inesorabile del tempo.
La bufera e altro, del 1956, vede nuovamente protagoniste le donne, la novità è rappresentata dalla politica, che entra nella poesia di Montale per la prima volta, in un periodo, quello fascista, in cui il resto della letteratura se ne era quasi totalmente allontanato. Il poeta era profondamente pessimista nei confronti della storia, pur riconoscendone il valore. La poesia perde il suo valore pedagogico e lo fa riflettere sulla guerra, nuova occasione di meditazione.
Dopo circa un decennio di inattività viene pubblicata, nel 1971, Satura, una raccolta in cui il poeta approfondì la propria filosofia di vita, con quasi una sensazione di vicinanza della morte. Ne fa parte Xenia, una serie di “colloqui” con la moglie defunta, Drusilla Tanzi, soprannominata “Mosca”. Il titolo richiama Xenia, che nell'antica Grecia erano i doni fatti all'ospite, e che ora dunque costituirebbero il dono alla propria moglie.

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