Eugenio Montale

Montale nasce a Genova da una famiglia di commercianti e consegue il diploma di ragioniere. La sua formazione letteraria si compie solo grazie alla sorella che si iscrisse alla facoltà di Lettere e filosofia, e grazie agli studi autonomi. In seguito alla composizione di Ossi di seppia si trasferisce in Toscana e affronta un mutamento e comporrà Le occasioni.

Ossi di seppia

Pubblicata in tre edizioni, la raccolta comprende settanta poesie distribuite in quattro sezioni. Ogni scena è ambientata nel paesaggio della costa ligure, quindi un paesaggio aspro e brullo, dove il poeta trascorreva le villeggiature durante la sua infanzia. Da questo paesaggio però prende le distanze, come prende le distanze dal suo modello D’Annunzio, attuando un’assimilazione e un superamento della lezione dannunziana. Alla base della poetica si pone una concezione negativa dell’esistenza umana, viene messo in evidenza il disagio dell’uomo che avverte il proprio stato di angoscia, di tedio esistenziale espresso dal “male di vivere”. In questo contesto è la poesia che ha la funzione di ricercare la via della salvezza, infatti, sono presenti brevi tregue dal male, brevi rivelazioni vitali, rappresentate da diverse metafore (buco nella rete). Il linguaggio utilizzato è un linguaggio innovativo.

Falsetto

Sviluppa il motivo dell'opposizione tra l'io del poeta che si sente irrimediabilmente prigioniero del «male di vivere» e chi invece trova ciò che consente di liberarsi dall'angoscia e di vivere felici. La descrizione di Esterina è caratterizzata dall’ironia. Questa adolescente è spensierata, problematica, è incerta sul futuro, è così spensierata che si tuffa nel mare fondendosi con esso che rappresenta il simbolo di vita. Il poeta la descrive per questo con ironia, perché la sua vita è caratterizzata dal male di vivere in quanto lui conosce la realtà e porta sulle spalle il peso di questa conoscenza. Quindi Esterina è simbolo della vita che si realizza, nell'adesione totale con la natura.

Non chiederci la parola

E' un testo importantissimo per la definizione di quella "teologia negativa" che caratterizza la prima fase della poesia montaliana e in gran parte tutta la sua produzione. Montale si dichiara come un uomo che vive con affanno la vita, a differenza di coloro che vivono in pace con se stessi ignari della fragilità e della loro condizione. Con parole essenziali, Montale parla del suo modo di fare e concepire la poesia. Al poeta,che ha perduto ogni certezza, il lettore non può chiedere una guida, la rivelazione di verità assolute. L`unica certezza che può trasmettere è tutta negativa: ciò che non e, ciò che non vuole. Spesso il male di vivere ho incontrato. Questa lirica enuncia la concezione dolorosa della vita umana. Il male di vivere è oggettivato in tre immagini disposte in una climax crescente che va dalla sofferenza alla morte: il ruscello impedito nel suo corso rappresenta l’angoscia, la foglia bruciata è prossima a morire, il cavallo crolla morto al suolo. L’unico rimedio è di vivere con divina Indifferenza, la capacità di rimanere indifferenti al dolore, capacità tuttavia divina. Alle tre immagini negative si contrappongono immagini di imperturbabilità: la statua immobile a mezzogiorno (ora in cui si manifesta il divino), la nuvola inafferrabile e il falco che vola come uno slancio vitale.

Cigola la carrucola del pozzo

Nel secchio colmo d’acqua appare un viso, ma subito questo si deforma. Ciò indica il tema centrale, l’affiorare del ricordo dal passato. Il pozzo rappresenta l’abisso del tempo, il suo fondo rappresenta il passato perduto che sale e fa recuperare i ricordi. Il passato diventa chiaro con il presente e il ricordo diventa un puro cerchio (simbolo dell’infinito che annulla la linearità del tempo). Ma il passato è sfuggente, può essere rivisto e non rivissuto, il secchio cade e con lui ricompare la distanza tra l’Io e il ricordo.
Le occasioni
Le occasioni è una raccolta di 56 testi distribuiti in 4 sezioni dedicata a Irma Brandeis, una donna con cui Montale ebbe una relazione che compare nella raccolta con il nome di Clizia. Clizia è una donna-angelo, era la ninfa amata da Sole che poi venne trasformata in girasole, essa è salvezza che si può intravedere e che apre un varco di luce nel caos oscuro della realtà. Le occasioni sono caratterizzate da un forte simbolismo che però non è spiegato, cosicché il lettore si trova a contatto con gli oggetti e non capisce il significato. Sono piccole epifanie che assicurano una salvezza momentanea, una tregua dal male di vivere.

La casa dei doganieri

Montale si rivolge ad Arletta, una ragazzina morta giovane. Ricorda quando erano andati insieme alla casa dei doganieri (la guardia di finanza). Questa casa rappresenta la vita interiore del poeta, nella quale un giorno vi entrò Arletta. Il poeta si rivolge a lei come fece Leopardi con Silvia, come se fosse ancora viva. Questo pero’ è solo un tentativo invano di trattenere il ricordo per non farlo svanire col duro scorrere del tempo. Improvvisamente però appare un’epifania salvifica, (luce petroliera) ma è l’illusione di un istante. Alla fine il poeta si chiede se è morto lui che ha visto il ricordo logorarsi (la casa distrutta) o Arletta che ha mantenuto il ricordo intatto.
La bufera e altro
La bufera rappresenta la guerra mondiale, è anche guerra cosmica, che però non modifica la concezione monta liana della realtà perché è solo l’attualizzazione storica del male di vivere. Anche Irma Brandeis è scappata in America per le leggi razziali, lei però ora più che mai, deve portare la salvezza nel mondo. La Volpe prende il posto di Clizia con la fine della guerra, fase in cui fondamentale diventa l’amore passionale e salvifico, legato all’istinto biologico. Presenti sono i colloqui coni morti che sono i custodi di memorie. Infine Montale denuncia la sfiducia nella civiltà contemporanea.

Satura
La satira è costituita da quattro sezioni intitolate Xenia, questo titolo è un termine latino che indica i doni fatti dal padrone di casa al proprio ospite al momento della partenza. Le prime due sezioni sono dedicate alla moglie Drusilla Tanzi, soprannominata col nome Mosca, in quanto possiede l’istinto vitale di sapersi orientare in una realtà senza forma. Il titolo Satura ha il significato del genere latino che prevedeva la mescolanza di forme e temi e la sostanza satirica di alcuni componimenti. Il lessico è quotidiano e comico.

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