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Montale, Eugenio - Vita e pensiero scaricato 10 volte

Eugenio Montale (Ermetismo)


Montale è stato un interprete della crisi dell'io e della società. La sua è una visione differente rispetto a quella di Ungaretti. Infatti non ha mai abbandonato la convinzione della negatività della vita.
La negatività montaliana suona come una denuncia delle false certezze su cui la cultura del tempo riposava. La poesia montaliana non intende abbellire la realtà o nascondere il male di vivere, ma intende dichiararla con la dignità del testimone. E' un atteggiamento paragonabile al pessimismo di Leopardi. Tale visione negativa viene espressa in un poetare essenziale: Avrei voluto sentirmi essenziale, dichiara il poeta. Questa essenzialità va intesa a più livelli:
• Filosofico: l’essenzialità è una ricerca di autenticità e di verità. Montale pensò che il primo compito della poesia fosse quello di attingere l'autenticità della vita;
• Stilistico e tematico: l'essenzialità non è solo un tema filosofico, lui vuole torcere il collo al linguaggio della tradizione, non teme di usare parole comuni o dialettali. Il poetare di Montale rinuncia a ogni tradizione della funzione poetica. La sua resta una poesia che si presenta come depurata da ogni residuo di sentimento esposto;
• Simbolico: l’essenzialità è un modo sobrio di comunicare concetti ed emozioni senza esibirli. Egli esprime i sentimenti attraverso i simboli.

I limoni, “Ossi di seppia – sezione Movimenti”


Montale afferma nella prima strofa di non essere un poeta laureato. Per spiegare la propria diversità, egli confronta il paesaggio da lui prediletto con quello dei poeti laureati. Mentre costoro preferiscono piante dai nomi ricercati, a lui piace parlare di alberi comuni, come i limoni. La seconda e la terza strofa descrivono il paesaggio in cui crescono i limoni e in cui il poeta si sente a proprio agio: un paesaggio silenzioso e deserto. Qui all’improvviso, può accadere il miracolo: può apparire una presenza rivelatrice, si può incontrare il segreto dell’Essere.
Allora l’uomo ritorna in un’età felice, quando nel mondo si aggirava qualche disturbata Divinità.
La quarta strofa evidenzia il carattere passeggero di questa illuminazione. Non tutto è perduto: il finale della poesia ripropone la possibilità del miracolo, legato all’improvvisa scoperta dei limoni oltre il portone di qualche cortile cittadino.

È estate: il poeta sta trascorrendo la vacanza nelle Cinque Terre, il luogo dove passò l’infanzia, questo ritorno gli ispira:
• La presa di distanza dai poeti laureati; diversamente da loro, per fare poesia a lui bastano un linguaggio semplice e contenuti quotidiani;
• La coscienza della ricchezza, che si sprigiona da una realtà semplice come i limoni, per il loro profumo intenso e per il colore luminoso dei frutti.

La terza strofa anticipa uno dei temi di fondo di Montale. Le sue poesie evidenziano: un paesaggio semplice, una natura ridotta all’essenziale, in questo quadro, il poeta attende un segno del destino. Spesso Montale avverte che le cose sono sul punto di farsi riconoscere nella loro intima realtà; forse, esse sono di più di quanto appaiono; forse sono forme con cui la Divinità cerca di raggiungere l’uomo.
Nella strofa finale l’illusione manca e l’inverno ci riporta alla consueta vita di città, con tutte le sue amarezze. Il messaggio della poesia è che, anche quando la luce si fa avara: improvvise apparizioni possono risvegliare in noi la speranza.


Spesso il male di vivere ho incontrato, “Ossi di seppia – sezione Ossi di seppia”


La prima quartina dichiara il tema fondamentale: il male di vivere. Esso è espresso con tre immagini:
• Il ruscello impedito nel suo libero scorrere;
• La foglia che si accartoccia;
• Il cavallo caduto.
La seconda quartina comincia con un'affermazione: l'unico bene coincide con l’Indifferenza. Questo concetto viene espresso con tre immagini:
• La statua;
• La nuvola;
• Il falco che volteggia in cielo.
Montale ha una visione negativa dell'esistenza. Il male di vivere interessa l’essere vivente, non solo l'uomo. Nella lirica ne sono la testimonianza il ruscello strozzato, la foglia accartocciata, il cavallo stramazzato e le tre immagini. L'unico rimedio possibile all'uomo è quello dell'indifferenza.
Il poeta non ha verità o certezze da rivelare, di fronte all'impossibilità di ogni consolazione non resta che l'accettazione dignitosa della propria condizione di angoscia e di sconfitta.

Non chiederci la parola, “Ossi di seppia – sezione Ossi di seppia”


Scritta nel 1923. “Non chiederci la parola” rappresenta la condizione di solitudine e di amarezza spirituale in cui si muove l’umanità contemporanea. Montale sostiene che è finito il tempo in cui ai poeti si riconosceva l’ultima parola o la possibilità di soluzioni positive. La poesia di oggi non può che presentarsi come nuda testimonianza della crisi.

La prima stanza mette in contrapposizione due modelli di poesia:
• Il modello della poesia retoricamente intonata;
• I poeti della nuova generazione caratterizzati da un animo informe che non si lascia facilmente definire dalle parole.
La seconda strofa presenta la satira dell’uomo che procede sicuro per la sua strada. L’immagine ha almeno due valenze. Una valenza politica e un valore esistenziale.
Il poeta è l’unico consapevole del male di vivere.
Nella terza strofa sono famosi i due versi finali: Dobbiamo prendere coscienza della crisi storica in atto e della debolezza dell’arte stessa.
Per enunciare la propria verità il poeta utilizza un linguaggio prosastico. Rinuncia perciò alle immagini poetiche.

Cigola la carrucola del pozzo, “Ossi di seppia – sezione Ossi di seppia”


La breve lirica è un ritorno al passato. Una persona amata si riaffaccia alla mente, ma subito scompare, lasciando una dolorosa traccia di vuoto e di solitudine. Il tema di questa lirica è il ricordo.
Il messaggio del testo viene valorizzato dalla sua struttura sintattica.
Abbiamo all’inizio la risalita del secchio e poi l’affiorare del ricordo alla mente del poeta.
Ma questo slancio positivo verso l’alto ha breve vita: due periodi, lunghi ciascuno due versi e mezzo, segnano il movimento di ridiscesa del secchio. A esso si accompagna il processo di offuscamento della memoria.
Possiamo sintetizzare il significato di questa lirica. Il poeta:
• Prima si illude di salvare un frammento di sé;
• Poi però non può che misurare quell’infinita distanza che ci divide dagli altri, da noi stessi e dal mondo.
Chi non sa ricordare il proprio passato prova un angosciosa percezione: quella di essere diventato diverso da se stesso.
La casa dei doganieri, “Le occasioni – sezione IV”.

L’ispiratrice di questa poesia è Annetta. Montale la frequentò in gioventù dal 1920 al 1924. Il poeta si ricorda della casa dei doganieri e dei momenti che lì trascorse con Annetta e le manda con questi versi una cartolina d’amore. La casa dei doganieri è l’occasione, egli evoca qui un attimo di felicità della sua giovinezza, la nostalgia di un ricordo d’amore lontano. Ma questo ricordo, anziché gioia, gli suscita un senso di smarrimento profondo e la consapevolezza dello scorrere inesorabile del tempo che distrugge il passato, e della triste solitudine che lo isola dal mondo.

Qui, nella casa sul confine del mare, un giorno lontano vennero i due protagonisti. Ora il poeta è ritornato. Egli tiene ancora il ricordo, ma è un ricordo confuso. La donna, che per un attimo è venuta a visitare la sua memoria, sta per abbandonarlo. Ella appare una creatura fatta di nulla, simile a uno sciame di pensieri. E’ una situazione drammatica, nei suoi due movimenti contrastanti: il ricordare ancora, da parte del poeta; il non ricordare più, da parte della donna. Il dialogo è un monologo senza risposta, costruito sul tema dell’incomunicabilità.
Il dramma è acuito dagli elementi dell’inverno. Alla fine giunge la sconfitta. Il ritmo discendente della poesia porta a un risultato di fallimento: io non so chi va e chi resta.

Nella prima stanza il poeta si rappresenta nella casa dei doganieri, dove sostò con la sua amata. Nella seconda stanza Montale descrive l’ambiente, nella casa vi è instabilità, la donna non appare più felice e non ricorda quei momenti.

Nella terza strofa il poeta sostiene di essere ancora vittima del ricordo. Il tempo passa e l’amata resta irraggiungibile.
Nella quarta strofa compare la speranza: la luce di una petroliera. Ma la donna non ricorda e Montale si ritrova disorientato.

L’anguilla


Il testo si divide in due parti:
- Nella prima si descrive il viaggio che l’anguilla compie dai freddi mari del Nord (in riferimento a Clizia come donna del Nord) al Mediterraneo e poi dal mar Tirreno agli Appennini;
- Nella seconda viene messo in evidenza il contrasto tra l’inospitalità del paesaggio naturale e la vitalità dell’anguilla.
Negli ultimi versi vi è una domanda rivolta dal poeta a Clizia per chiederle di ammettere la propria somiglianza con l’anguilla. Clizia e l’anguilla si scambiano reciprocamente un particolare: l’iride degli occhi della donna appartiene anche all’anguilla, mentre Clizia è immersa nel fango come l’animale.
La poesia di Montale presenta una scansione ritmica regolare con versi endecasillabi e settenari. Come rime possiamo indicare una rima interna e una baciata.
Nella poesia è forte la speranza che l'autore trasmette ai lettori, e, dato che è stata scritta durante la Seconda guerra Mondiale, vuole portare a ricominciare a trasmettere la voglia di vivere all'umanità.

La poesia parla dell’anguilla che lascia il mare Baltico, risalendo i fiumi per andare a deporre le uova in una pozza d’acqua morta. Passano gli anni e ai ricordi dolorosi subentrano momenti più sereni. La bufera rappresenta lo sforzo di Montale di avvicinare la sua poesia alla vita.

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