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Appunti di Psicologia clinica

La dipendenza affettiva: una malsana e falsa idea dell'amore. La tesi parla di questa dipendenza: la definizione, cause, sintomi. Si focalizza poi sulla terapia cognitivo comportamentale e sulla prevenzione, nell'ottica dell'educazione.
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La seguente tesi compilativa esplora l’applicazione dell’EMDR nella depressione post-partum (DPP), una problematica molto diffusa ma poco trattata. La prima parte analizza il trauma psichico, il PTSD e i disturbi del puerperio legati al parto (maternity blues, DPP, psicosi puerperale e PTSD post partum) per discriminare tra i possibili quadri clinici e applicare interventi finalizzati. La seconda parte tratta la prevenzione del disturbo da stress post-traumatico (DSPT), evidenziando l’importanza del supporto sanitario e della lotta alla violenza ostetrica. La terza parte approfondisce le metodologie di trattamento e la specifica applicazione dell'EMDR, una tecnica basata sulla stimolazione bilaterale, alla DPP. L’obiettivo è sensibilizzare sulla DPP, promuovendo diagnosi e cure adeguate.
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La morte è un evento inevitabile nell'esperienza umana, ma affrontarla rappresenta una sfida significativa a causa del dolore che essa inevitabilmente comporta. Il lutto obbliga ciascuno di noi a confrontarsi con la sofferenza, la vulnerabilità e la debolezza interiore. Per approfondire la comprensione di come le persone reagiscono alla morte, ho intrapreso un'analisi dettagliata di questo fenomeno, con l'obiettivo di offrire nuove conoscenze e strumenti per gestire questa esperienza dolorosa. Ho esaminato le principali teorie psicologiche sul lutto, a partire dalle riflessioni di Lewis e Lindemann, che hanno identificato le fasi del lutto e dalla teoria dell'attaccamento di Bowlby, che descrive quattro fasi nel processo di lutto: incredulità, ricerca e angoscia, disorganizzazione e riorganizzazione. Si prende in considerazione il concetto di coping, ovvero le diverse strategie per affrontare il dolore derivante dalla perdita, presentando i modelli di Weiss, Parkes e Worden, che definiscono i compiti chiave per una sana elaborazione del lutto. Mi sono concentrata sugli effetti psicologici della perdita, esplorando i disturbi patologici legati al lutto, come il disturbo da lutto complicato, analizzando le diverse modalità terapeutiche per trattare il lutto, tra cui la terapia EMDR, che può contribuire a ridurre i rischi psicologici e fisici associati a una gestione inadeguata del dolore. Ho approfondito, le terapie destinate ad adulti, adolescenti e bambini che affrontano un lutto, esaminando le reazioni dei più giovani alla perdita di un genitore e le relative strategie di supporto. Inoltre, ho affrontato tematiche attuali, come il lutto durante la pandemia di Covid-19 e l'uso di Internet come strumento di comunicazione e supporto sociale. Questa ricerca esplora la complessità del concetto di morte, un tema universale e profondamente significativo per l'umanità. L'intento è quello di fornire informazioni pratiche per affrontare il lutto in modo consapevole, considerandolo non come un vicolo cieco, ma come un'opportunità di crescita. La morte di una persona cara lascia un segno profondo e, poiché ogni individuo vive il lutto in modo unico, ciascuno sperimenta emozioni nuove e intense.
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L'elaborato approfondisce il disturbo dissociativo dell’identità (DDI oppure DID, dall’inglese Dissociative Identity Disorder), una volta noto come “disturbo di personalità multipla”, prendendo come riferimento la storia reale di William Stanley Milligan, un ragazzo di poco più di 20 anni che alla fine degli anni '70 venne arrestato perché accusato di aver rapito, derubato e stuprato 3 ragazze. Milligan divenne famoso perché fu il primo uomo, in tutta la storia della giustizia americana, ad essere scagionato in quanto ritenuto non colpevole, per ragioni di infermità mentale.
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La letteratura sul tema dell’infertilità è ampia, variegata e in continua evoluzione. Diversi studi hanno messo in evidenza la necessità di affrontare questo fenomeno in un'ottica multidisciplinare che includa, oltre agli aspetti medici, anche la dimensione psicologica. Numerose pubblicazioni scientifiche hanno inoltre sottolineato l’importanza di garantire un adeguato supporto psicologico a tutte le persone che si confrontano con un problema di infertilità, evidenziando quanto tale sostegno sia fondamentale per accompagnarle nel percorso di elaborazione e adattamento. Questo lavoro si propone quindi di offrire non solo una panoramica generale, ma anche di focalizzare l’attenzione sulla relazionalità della coppia infertile, mostrando la sofferenza e il disagio che essa vive di fronte alla diagnosi, in particolare nella sfera sessuale, e la sfida che deve affrontare nel riprogettare la propria vita coniugale. La motivazione di questo lavoro si fonda sull’esigenza di esplorare un tema, spesso trascurato, nella letteratura scientifica: l’impatto dell’infertilità sulla qualità della relazione sessuale e affettiva della coppia. L’infertilità, ancora una volta, non si configura soltanto come una problematica medica, ma rappresenta anche una sfida psicologica e sociale di grande portata, capace di incidere profondamente sulla vita delle persone coinvolte. L’interesse verso questo argomento deriva dalla consapevolezza che l’esperienza dell’infertilità non genera soltanto sofferenza emotiva e stress, ma influisce negativamente su diverse dimensioni della relazione coniugale, come la comunicazione, l’intimità e la qualità di vita complessiva. Da qui l’obiettivo di contribuire a colmare le lacune esistenti nella letteratura, offrendo una riflessione che possa orientare anche la progettazione di interventi psicologici mirati. Si sottolinea l’importanza della vicinanza emotiva che bisognerebbe avere nei confronti delle coppie avvolte da questo fenomeno che non solo perdono la possibilità di una genitorialità biologica ma devono far fronte a delle scelte di vita non indifferenti. In conclusione, si ritiene che l’infertilità sia un argomento da non sottovalutare e per questo oggetto di studio del presente lavoro.
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Nell’ ultimo decennio le emozioni di colpa e vergogna sono divenute un argomento molto importante di disputa e di ricerca in Psicologia. Infatti, esse hanno un ruolo fondamentale sia per quanto riguarda le interazioni sociali sia per la consapevolezza di sé e delle proprie azioni. Molti sono gli studi che dimostrano come le persone che soffrono di disturbi psicopatologici abbiano maggiore difficoltà nella regolazione di queste emozioni. Nei pazienti con Disturbo Borderline di Personalità (BPD), la capacità di regolazione di queste due emozioni è profondamente compromessa, provocando sofferenza e disagio sociale elevati. Quindi, la domanda di ricerca del presente elaborato di tesi è stata: ci sono differenze nella percezione di colpa e vergogna tra i pazienti Borderline ed un campione costituito da individui senza psicopatologia? Allo stato dell’arte non ci sono molti studi su queste due emozioni morali. Una delle difficoltà principali sta nella loro misurazione, ovvero nella creazione di stimoli che sicuramente creino stati di vergogna e colpa nei soggetti. Con il nostro studio si è deciso di indagare, in modo innovativo, la percezione di queste due emozioni molto particolari e fondamentali per il nostro funzionamento psichico utilizzando un paradigma sperimentale noto come Shame Task.
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Studio di ricerca sul fenomeno del sexting collocato all'interno dell'ampia sfera legata al cyberbullismo. La prima parte descrive in generale il mondo virtuale analizzando i suoi rischi, in particolare il fenomeno del cyberbullismo. La seconda parte si concentra sul tema specifico del sexting analizzando il fenomeno, la sua diffusione, fattori di rischio e conseguenze e prevenzione citando il contesto legislativo italiano. Nella terza parte è descritto il mio studio di ricerca sul fenomeno: metodo, partecipanti, misure, procedura, analisi dei dati e risultati.
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Le interazioni relazionali precoci e i legami che si instaurano nelle prime fasi dello sviluppo rivestono un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico, ma anche neurobiologico dell’individuo. Fin dalle prime esperienze di vita, la relazione con le figure di accudimento rappresenta, per il bambino, il primo legame affettivo significativo e svolge una funzione determinante sia nello sviluppo emotivo, che nello sviluppo cognitivo e sociale (Hornor, 2019). La qualità delle esperienze relazionali precoci incide in modo rilevante sulle capacità di regolazione emotiva, sulla costruzione dell’identità e sull’organizzazione dei sistemi neurobiologici implicati nella gestione dello stress (Tomoda et al., 2024). Alla luce di tali considerazioni, le esperienze avverse, in particolare quelle caratterizzate da deprivazione affettiva, esercitano un impatto significativo sullo sviluppo del bambino, con esiti che si estendono lungo intero ciclo di vita (Marici et al., 2023; Ma et al., 2025). L’interesse per il tema nasce dalla necessità di approfondire le modalità di manifestazione e la sua pervasività, negli attuali contesti culturali e sociali e nella quotidianità, sia da un punto di vista psicologico che neuroscientifico. A tal proposito, risulta fondamentale comprendere le vulnerabilità emotive ma anche relazionali e identitarie alle quali tali esperienze possono esporre. Tutto ciò con il fine di ampliare le conoscenze cliniche e individuare programmi di prevenzione ed intervento efficaci e mirati, che potrebbero contribuire anche ad una eventuale mitigazione della cristallizzazione delle conseguenze strutturali e funzionali a livello cerebrale associate alla deprivazione. L’approfondimento di tutti questi aspetti si basa su una prospettiva che tiene conto della persona nella sua individualità e complessità, ma che soprattutto mette al centro la relazione, la quale viene riconosciuta come strumento imprescindibile del clinico, e fattore privilegiato per favorire il cambiamento. Alla luce di tali obbiettivi, il presente lavoro amplia la visione della deprivazione come forma di trauma relazionale precoce, facendo riferimento ad una prospettiva teorico-clinica e neuroscientifica.
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