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Richard Nixon - Politica interna ed estera



Richard Nixon è stato il 36° presidente degli Stati Uniti. Nonostante egli fosse un accanito oppositore al Comunismo, si rese protagonista di una politica di distensione con l’Unione Sovietica e con la Cina, giustificata, però, dal desiderio di difendere la posizione di forza americana.

Il suo nome è soprattutto legato allo scandalo Watergate, che lo costrinse a rassegnare le dimissioni di presidente, unico caso nella storia degli USA. Nel 1951, diventò senatore al congresso nelle file del Partito Repubblicano e l’anno successivo fu nominato vicepresidente a fianco di D. Eisenhower. Ricoprì questa funzione per otto anni, durante i quali ebbe contatti con Nikita Chruščëv e Fidel Castro. Con questa intensa attività diplomatica, riuscì ad attirarsi la simpatia del popolo americano e, nel 1960, decise di presentare la sua candidatura alla presidenza. Tuttavia, fu battuto da John Kennedy ed egli riprese la sua attività forense, pur continuando a seguire l’attività politica con un grande interesse. Nel 1968, Nixon si presentò di nuovo alle elezioni e, cavalcando in modo molto abile il malcontento esistente negli USA per la guerra del Vietnam, riuscì a battere il suo concorrente, anche se per poco.

In politica estera, egli si pose come obiettivo il ritiro dell’esercito dalla penisola indocinese, pur mantenendo un’alleanza con il Vietnam del Sud. Il conflitto si concluse con la pace di Parigi del 1973.
Negli stessi anni, con l’accordo di Berlino del 1971 e con i trattati sulla limitazione degli armamenti nucleari del 1972, venne avviata una politica internazionale di distensione. Inoltre, aprì le relazioni diplomatiche con la Cina di Mao - siamo nel 1972 -, sempre in chiave anti URSS. Nonostante questo, dobbiamo notare questa sua politica di distensione veniva sempre condotta da posizioni di forza militare; infatti decise di bombardare il Vietnam del Nord, mentre le trattative militare erano in corso.
In politica interna, Nixon lottò, con successo contro la recessione ed il contenimento del deficit pubblico, mettendo fine al sistema di parità fissa di Bretton Woods. Nel 1972, fu eletto una seconda volta a grande maggioranza
Subito dopo scoppiò lo scandalo Watergate, le cui origini risiedevano in uno spionaggio politico a danno del partito democratico, condotto dagli stretti collaboratori di Nixon durante le elezioni. Nixon si dichiarò estraneo ai fatti, ma fu scoperto che egli aveva dato ordine all’ FBI di interrompere le indagini e di insabbiare lo scandalo. Di conseguenza, egli fu costretto a dare le dimissioni.
Il suo successore, Gerald Ford, bloccò ogni ulteriore procedimento penale nei suoi confronti.
Alla fine degli anni Ottanta la figura di Nixon fu riabilitata e alla sua morte l’allora presidente Bill Clinton ne ricordò la figura con toni da elogio.