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storia e descrizione del comunismo

Nascita e sviluppo del comunismo e delle dottrine socialiste


Il comunismo è quel tipo di relazione sociale che ha come suo principio fondamentale la comunanza dei mezzi di produzione e anche l’organizzazione collettiva del lavoro, con l’obiettivo di costituire una società di persone uguali senza che si creino i presupposti per dei conflitti di natura sociale, politica e per delle guerre tra i vari Stati. Ovviamente come tipo di regime politico il comunismo è stato l’unico che si è prefissato l’obiettivo di creare questo genere di società, senza però riuscire a realizzarla nel concreto. Il comunismo ha avuto come prima esperienza per eccellenza quella sovietica nel 1917 grazie alle figure importanti di Lenin e di Stalin; successivamente altri regimi comunisti si sono affermati anche in altri Paesi mondiali.

Il secolo per eccellenza in cui si diffusero le dottrine socialiste fu senz’altro il XIX secolo quando si affermò la Rivoluzione industriale con la nascita della classe operaia. Con le dottrine socialiste l’obiettivo e lo scopo principale era quello di prendersi a cuore la questione sociale e di realizzare un progetto assai ambizioso, ovvero la creazione di una società che non fosse caratterizzata dal dominio dei capitalisti. Fourier, Claude-Henri de Saint-Simon, Robert Owen, Louis Blanc furono coloro che caldeggiavano la nascita di una società pacifica, mentre Blanqui fu tra coloro i quali erano a sostegno della dittatura del proletariato e della cospirazione.

Il primo esperimento di Stato comunista: l’Unione Sovietica


I filosofi Marx ed Engels nel loro pensiero filosofico affermavano che il regime comunista avrebbe preso piede in degli Stati avanzati, invece nella realtà questo non avvenne e il primo Stato che nell’anno 1917 ebbe un sistema politico comunista fu l’arretrata Russia sotto la guida del capo del partito bolscevico, Lenin. Il tipo di regime che si instaurò assunse le caratteristiche tipiche della dittatura e con Lenin prese il nome di Unione Sovietica. Alla morte di questi, prese le redini del potere nel Paese Iosif V. Džugašvili noto a tutti come Stalin. La sua politica interna fu caratterizzata da una forte statalizzazione dell’economia e negli anni Trenta dalla creazione di un importante e solido apparato industriale. Tra i grossi provvedimenti da lui portati avanti vi fu anche l’abolizione della proprietà privata. La tanto agognata società di eguali che veniva idealizzata dalle dottrine socialiste non fu dunque realizzata, poiché lo Stato sovietico fu caratterizzato da una forma di potere autoritario guidata da un altrettanto leader autoritario e forte come Stalin. Egli fu anche l’artefice di numerosi crimini al fine di imporre il suo potere assoluto su tutta la Nazione.

In politica estera egli riportò dei grandi successi come ad esempio la vittoria contro la Germania nazista nel corso della Seconda Guerra mondiale (anni 1941-1945), il far diventare l’Unione Sovietica una potenza fortissima e l’estendere il regime comunista nei Paesi dell’Europa orientale. Egli morì nel 1953, ma i suoi successori continuarono a farsi portavoce delle dottrine comuniste. Alla sua morte, il suo successore fu Nikita Chruščëv che denunciò i crimini portati avanti dal suo predecessore e Brežnev sotto cui l’Unione Sovietica iniziò a vivere una fase di declino a livello economico, ma una fase di consolidamento a livello militare. In seguito salì al potere Michail S. Gorbačëv che cercò in tutti i modi di rinnovare il suo Paese riformando il sistema, senza riuscire però a portare avanti un’azione del tutto incisiva, considerando la crisi in atto sul finire degli anni Ottanta, quando si assistette al crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale e al crollo medesimo dell’Unione Sovietica avvenuta nel 1991.

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