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La presidenza Nixon e il primo processo di impeachment

In occasione delle elezioni del 1968, Johnson non si ripresentò e i democratici avevano come candidato Robert Kennedy, fratello del presidente assassinato. Era brillante, giovane, bello e aveva già ricoperto il ruolo di ministro della Giustizia sotto la presidenza del fratello. Durante le primarie però Robert Kennedy venne assassinato durante l'ultimo dibattito, mentre passava per la cucina dell' hotel, luogo di ubicazione dell'ultimo scontro politico delle primarie; i democratici, che si trovarono senza il loro candidato forte, ripiegarono sul ben meno noto Hubert Humphrey. Il candidato al partito repubblicano era Richard Nixon, molto esperto in ambito politico. Aveva perso per poco le elezioni del 1960 con Kennedy e questa volta, a causa dell’assassinio di Robert Kennedy, vinse facilmente. Si presentò come il portatore dell’ordine in un momento molto difficile per gli Stati Uniti.

Nel 1968 venne assassinato anche Martin Luther King e questo scatenò l’ala più estremista del movimento in difesa dei neri. Nixon decise di ridurre la presenza americana in Vietnam, fornendo più armamenti ai sudvietnamiti e ricorrendo a bombardamenti. In politica interna vi furono alcune repressione pesanti nelle università americane da parte della Guardia nazionale. Nixon aveva l’appoggio della parte conservatrice e tradizionalista degli Stati Uniti. Conservò il Welfare State perché era consapevole della crisi e si impegnò per l’aumento dei salari. Prendendo atto di queste difficoltà crescenti, Nixon nel 1971 decise di abbandonare gli accordi di Bretton Woods, tra cui soprattutto il Gold Standard.
Nixon scelse come ministro degli Esteri Henry Kissinger, uno studioso di Machiavelli e un politico atipico per gli Stati Uniti. Kissinger era un sostenitore del realismo politico e portò Nixon a delle mosse clamorose come l’apertura nei confronti della Cina. Fino ad allora gli Stati Uniti non avevano mai riconosciuto l’esistenza della Cina comunista e il posto di potenza permanente dell’ONU era affidato alla Cina nazionalista di Chiang Kai-shek che però controllava solo la regione del Taiwan.
Con Nixon il seggio di potenza permanente venne assegnato alla Cina comunista. L’Unione Sovietica non poteva porre il veto perché si trattava di un Paese comunista, ma il rapporto tra Cina e la potenza sovietica era totalmente compromesso. Nel 1972 ci fu l’avvio degli accordi START che prevedevano la limitazione degli armamenti nucleari. Nel 1973 venne firmato a Parigi un accordo con il Vietnam del nord in base al quale gli Stati Uniti si impegnavano a ritirare le proprie truppe. Nixon e Kissinger fecero si che l’Egitto fosse sotto il controllo americano, strappandolo all’Unione Sovietica.
Alle elezioni del 1972 Nixon si ripresentò e le vinse, però esplose lo scandalo Watergate. Nel 1973 due giornalisti del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, ricevettero una chiamata da un individuo anonimo che si presentava come uno dei collaboratori di Nixon. Quest'individuo informò i due giornalisti che durante la campagna elettorale il partito repubblicano aveva posto delle microspie nella sede del partito democratico, ovvero l’albergo Watergate di Washington. Queste microspie erano state trovate e la polizia aveva ritirato e messo a tacere tutto per ordine della Casa Bianca. Lo scandalo Watergate fu clamoroso e mandò subito in crisi la presidenza Nixon. Venne inviata la procedura di impeachment per destituire il presidente. Nixon rassegnò le dimissioni.

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