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L’eredità di Cesare


La morte di Cesare gettò Roma nel turbamento e nell’incertezza. I seguaci del dittatore erano disorientati, ma anche i congiurati temevano la reazione del popolo e dei veterani di Cesare.
Il collega di Cesare nel consolato, Marco Antonio, eccitò il popolo contro i congiurati con un appassionato discorso e leggendo il testamento del dittatore che lasciava grandi ricchezze al popolo romano.
La folla commossa corse alle case dei congiurati per punirli, ma costoro fuggirono dalla città. Pareva che Antonio stesse per succedere a Cesare, quando giunse a Roma l’erede designato nel testamento di quest’ultimo: il pronipote Caio Ottaviano, giovane di 18 anni, dall’apparenza delicata, ma ambizioso ed accorto.
Per gratitudine egli volle chiamarsi Caio Giulio Cesare Ottaviano, ottenne l’appoggio del popolo, distribuendogli generosamente i donativi stabiliti da Cesare, e si cattivò anche le simpatie del Senato, che lo giudicò meno temibile di Antonio.
Fra i senatori più avversi a quest’ultimo fu Cicerone; le sue violente orazioni contro Antonio furono chiamate “Filippiche” in ricordo delle orazioni di Demostene.
Da ricordare:
• Nello sgomento generale seguito alla morte di Cesare, si fanno luce Caio Ottaviano, suo erede, e Marco Antonio.
• Insieme a Lepido costoro costituiscono il II triumvirato, combattono i congiurati e si dividono il potere. Mentre Antonio, in Oriente, si aliena l’animo del popolo, Ottaviano accresce la sua popolarità.
• L’urto tra i due, ad Azio (31 a. C.) si conclude con la vittoria di Ottaviano.
Augusto rispetta le magistrature repubblicane, ma le accentra in se stesso e diventa il vero padrone di Roma.
• Egli riorganizza l’Impero ed opera importanti riforme. Sotto il suo governo fioriscono le lettere e le arti.
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