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Chi è questa che ven, ch'ogn om la mira


Entrambe le poesie “Chi è questa che ven, ch’ogn om la mira” di Guido Cavalcanti e “Io voglio del ver la mia donna laudare” di Guido Guinizzelli descrivono due donne belle, divine e affascinanti che suscitano l’attenzione di chiunque. Guido Cavalcanti descrive la sua donna come una donna dalla bellezza sovrumana, non appartenente quindi al mondo terreno, mentre Guinizzelli la paragona agli elementi della natura.
Cavalcanti, nella prima strofa, si chiede chi sia la donna che passando per strada è guardata da tutti e, a causa della sua bellezza, gli altri non riescono nemmeno a rivolgerle la parola. Nella seconda strofa l'autore si rivolge all'Amore, che viene personificato, affinchè racconti al suo posto quanto sia bella la sua donna in confronto alle altre. La terza strofa ci dice invece che la donna possiede una bellezza talmente divina che tutte le virtù si inchinano di fronte a lei. Nell'ultima strofa l'autore si arrende poichè comprende che la mente umana non è abbastanza elevata per riuscire a comprendere tutte le caratteristiche della donna.
Entrambe le donne sono dotate di un animo così nobile che tutti le ammirano. Infatti, la donna di Cavalcanti è di una bellezza indescrivibile tanto che l’uomo non ha nient'altro da fare se non arrendersi, così come la donna di Guinizzelli ha un animo talmente nobile da riuscire ad annientare chiunque riceva il suo saluto. Inoltre, secondo Guinizzelli, nessun uomo che abbia un cuore vile si può avvicinare alla sua donna, mentre la donna di Cavalcanti è talmente umile e meravigliosa che tutte le virtù che nella poesia vengono personificate si inchinano a lei e la Bellezza la indica come sua dea.
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