MiK194 di MiK194
Habilis 2838 punti

Dolce Stil Novo - Tematiche ed esponenti

Il Dolce Stil Novo è una corrente letteraria che si affermò a Firenze tra il 1280 e il 1310.
Il nome di questo genere letterario fu coniato da Dante, nella Divina Commedia, nel XXIV canto del Purgatorio, per indicare la cerchia dei poeti successivi a quella della scuola Siculo-Toscana che venne definita come la toscanizzazzione dell’esperienza siciliana.
Le tematiche dello Stil Novo sono il concetto della nobiltà d’animo come dote spirituale e non ereditaria e il rapporto tra la nobiltà d’animo e la capacità d’amare la quale era vista da alcuni poeti come uno strumento di conoscenza di se stessi.
La donna viene immaginata come un angelo capace di purificare l’animo dell’amante fino a condurlo dal peccato alla beatitudine; ella è, appunto, definita come una creatura intermediaria fra cielo e terra e, di conseguenza, non viene più vista come tentatrice, e il suo saluto determina la salvezza dell’anima.

Le novità stilistiche utilizzate in questa corrente letteraria riguardano sia il linguaggio sia il metro utilizzato; entrambi dovevano risultare "dolci", infatti, i poeti tendono ad usare un linguaggio aulico che sia il più possibile elevato, puro e melodioso. Per quanto riguarda la struttura metrica, quella più usata è la canzone, considerata la forma di poesia più illustre.
Tra i maggiori esponenti dello Stil Novo, troviamo Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri che hanno un modo, per alcuni aspetti, diverso nell’esprimere le principali tematiche di questo genere.
Si ritiene che Guinizzelli sia stato l’unico a rispettare le tematiche dello Stil Novo in quanto, tutte le sue opere, hanno come tema centrale la figura della donna - angelo e il rapporto tra disposizione di un cuore gentile e l’amore. Infatti, la canzone “A cor gentil rempaira sempre amore” sviluppa i temi stilnovisti e proprio per questo, la canzone, è stata definita come il ‘manifesto’ della tradizione stilnovista. Guinizzelli, nel primo verso, usa il verbo "rempaira", che significa ‘rimpatriare’, per legare la nobiltà d’amore (cor gentil) alla capacità d’amore. Il poeta sviluppa l’opera mediante metafore naturali. Nella seconda strofa, difatti, egli afferma che la natura non ha creato il cuore gentile prima dell’amore, né l’amore prima del cuore gentile così come non ha creato il sole prima della luminosità e viceversa.
Guido Cavalcanti nacque a Firenze . Egli apparteneva ad una a famiglia schierata con i guelfi bianchi e per questo partecipa attivamente alla vita politica della città. La sua produzione letteraria è fortemente incisa dall’esperienza dell’esilio. Nel 1300, Cavalcanti, infatti, viene esiliato e trascorre il suo esilio in Liguria dove si dedica all’attività letteraria che è completamente diversa da quella di Guinizzelli. Per Cavalcanti, in effetti, la donna non è più una persona d’amare bensì un’occasione di riflessione e analisi interiore di se stessi. Egli è interessato ad analizzare gli effetti spesso devastanti dell’amore sull’uomo servendosi delle componenti della condizione di innamoramento (occhi, mente e cuore). Quindi la concezione dell’amore di Cavalcanti è, perlopiù, negativa e tragica, egli infatti sostiene che il saluto della donna provoca una minaccia per la vita dell’amante e, addirittura, l’incontro con l’amata determina distruzione invece di salvezza.
"Chi è questa donna che vèn, ch’ogn’om la mira" e "Voi che per li occhi mi passaste'l core" sono due sonetti di Cavalcanti nei quali si notano le differenze dalla produzione guinizzelliana.
Nel primo sonetto, si parla dell’arrivo di una donna che causa un turbamento che coinvolge tutti i sensi dell’uomo il quale non può far altro che sospirare e, proprio per questo, l’uomo non ha la possibilità di conoscere la donna dal punto di vista filosofico. Nell’altro sonetto, Cavalcanti parla degli effetti provocati dalla sguardo della donna sul poeta. Questo è così forte e indelebile tanto da condizionare tutta la vita dell’autore lasciando il suo cuore in pessime condizioni.
La produzione dantesca, è anch’essa, incisa dall’esperienza dell’esilio ma anche dall’incontro con Beatrice e dalla conoscenza con alcuni esponenti dello Stil Novo (Cavalcanti e Lapo Gianni). Le opere di Dante presentano alcuni elementi in comune con la produzione di Cavalcanti.
La "Vita Nuova" è un’opera scritta prima dell’esilio del poeta il quale narra dell’incontro con Beatrice che sconvolge la sua vita. Dante afferma che Beatrice non è la donna - angelo ma è simbolo di spiritualità e teologia e con questo egli supera i temi stilnovisti. Nel sonetto ‘Tanto gentile’, Dante evidenzia l’ineffabilità di Beatrice che va dicendo all’anima di sospirare.
Un’altra opera di Dante sono "Le Rime" che è un componimento suddiviso in rime stilnovistiche, rime petrose e rime dell’esilio. Nelle prime due parla di Beatrice, sottolineando nelle rime petrose, il sentimento di durezza della donna da lui amata. Una novità stilistica che non ritroviamo in altri poeti stilnovisti, è quella di associare ad un tema aspro un linguaggio aspro.
Un sonetto che fa parte de "Le Rime" è intitolato "Guido, io vorrei che tu, Lapo ed io". In quest’opera Dante immagina un viaggio con i suoi amici Guido e Lapo e le rispettive donne con il quale cerca di allontanarsi dalla vita sociale di quel periodo che era fortemente caratterizzato dalla nobiltà di sangue.

Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico Letterario?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email