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Guido Cavalcanti

Vita

Guido Cavalcanti nasce nel 1258 a Firenze da una ricca famiglia guelfa, ma nel 1267 viene promesso in matrimonio a Bice figlia di Farinata degli Uberti ( la famiglia che guidava lo schieramento ghibellino) in modo tale da cercare di pacificare le due parti. Cavalcanti successivamente partecipa alla vita politica fiorentina schierandosi con i Cerchi ( guelfi bianchi) contro i Donati ( guelfi neri ), fino ad entrare a far parte, nel 1284, insieme a Brunetto Latini e Dino Compagni, nel consiglio generale del comune. Guido partecipa anche ad una serie di lotte intestine riguardanti la città, tentando di uccidere addirittura Corso Donati. Il 10 maggio del 1300 ( durante il priorato di Dante) viene esiliato a Sarzana ( La Spezia), dove ammalatosi di malaria muore lo stesso anno.

Opere

“Le Rime” di Cavalcanti comprendono circa 50 componimenti ( sonetti, canzoni e ballate), caratterizzati da una visione spirituale e angosciosa dell’amore per la donna ( irraggiungibile). Nella canzone “ Donna me prega, perch’eo voglio dire” Cavalcanti espone la teoria dell’amante “fedele d’amore” e attraverso le sue poesie si può notare la sua malinconia verso la morte e verso le conseguenze dolorose dell’amore. È proprio questa la sua caratteristica, pone tutto su un piano drammatico di fronte alla bellezza della donna dal punto di vista sia logico che fisico, seguendo i dettami della filosofia e della scienza medica di quel tempo, in particolare la corrente dell’averroismo. L’averroismo è una dottrina filosofica che fa capo agli insegnamenti di Averroè (un filosofo, medico e astronomo occidentale), diffusa verso il XIII e il XIV secolo nel mondo arabo ma anche in Europa e che sostiene l’indipendenza della verità di ragione da quella di fede, l’eternità della materia e la negazione dell’immortalità dell’anima individuale.
Cavalcanti inoltre pensa che nell’essere umano presiedano degli spiriti, gli spiritelli, delle entità aeree causate da una forte emozione. Per lui, gli effetti dell’amore sono quindi la conseguenza del movimento di queste sostanze incorporee, che possono lasciare il soggetto a cui appartengono, per seguire l’immagine della donna amata.
Cavalcanti manifesta inoltre il tormento dell’innamorato come su una scena teatrale, dove insieme ai veri personaggi agiscono anche i sentimenti e le emozioni dell’anima e l’individuo morto spiritualmente perde l’autocontrollo e la razionalità. L’amore è quindi una forza paralizzante, un’esperienza sconvolgente che rende l’uomo incapace di agire e di parlare. Da qui deriva l’ineffabilità, il concetto che afferma che l’amore, essendo un’esperienza irrazionale, non può essere compreso o rappresentato. Cavalcanti è dunque capace di riprodurre la dolcezza stilnovistica ma anche di sperimentare modi diversi, soprattutto i toni drammatici.
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