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Guido Cavalcanti - Chi è questa che vèn, ch‘ogn’om la mira


Testo


Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,
che fa tremar di chiaritate l’âre
e mena seco Amor, sì che parlare
null’omo pote, ma ciascun sospira?

O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dica l’Amor, ch’i’ nol savria contare:
cotanto d’umiltà donna mi pare,
ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.


Non si poria contar la sua piagenza,
ch’a le’ s’inchin’ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose ’n noi tanta salute,
che propiamente n’aviàn conoscenza

Guida all’analisi del testo


Qual è la struttura del componimento?


Il sonetto segue lo schema ritmico regolare: ABBA, ABBA, CDE, EDC. Il poeta adopera alcune parole prese in prestito dal latino come “seco” “âre”. Al quarto verso della prima quartina è presente un “enjambement”. Le due terzine iniziano entrambe con una frase negativa

Chi è questa donna che sta venendo, che tutti ammirano,
che fa tremare l’aria di splendore
e porta con sé Amore, a tal punto che, vedendola,
nessun uomo può parlare, ma ognuno sospira?

O Dio, come sembra quando muove lo sguardo,
lo dica l’Amore, perché io non sarei in grado di farne la descrizione:
mi sembra una donna di tanta umiltà e bontà,
che ogni altra al suo confronto la reputo malvagia.

Non si potrebbe descrivere la sua bellezza,
poiché di fronte a lei si inchina ogni nobile virtù
e la bellezza la indica come sua dea.

La nostra mente non fu mai così profonda

e in noi non abbiamo mai avuto le capacità
per arrivare ad averne un’adeguata conoscenza.

Qual è il tema generale?


Il tema del sonetto è la celebrazione della bellezza della donna amata, che per il suo
aspetto è superiore a tutte le altre e di fronte a lei tutti gli uomini restano senza parole, dimostrandosi inadeguati per descriverla e capirne l’origine divina

Quali termini adopera il poeta per descrivere la bellezza della donna

Le qualità positive della donna su cui insiste il poeta sono: chiaritate, piagenza, beltate, vertute, benevolenza (umiltà) e bontà.

Nel sonetto troviamo la descrizione fisica della donna?


No. Essa appare come circondata da un alone di luce e conosciamo solo gli effetti che essa produce su coloro che la stanno osservando. Essa è come un essere divino

Individua i termini che evidenziano i limiti dell’uomo, in estasi di fronte a tanta bellezza?


Per descrivere i limiti dell’uomo, rimasto ammutolito di fronte a lei, il poeta utilizza tutta una serie di espressioni negative: parlare/null’omo pote, nol savria contare, non si poria contar, non si pose in noi tanta salute, n’aviàn conoscenza

Indica il contenuto di ogni quartina


Nella prima quartina abbiamo l’apparizione della donna ed il tema della sua bellezza che è talmente grande che fa splendere l’aria e genera stupore fra tutti coloro che sono presenti.
Nella seconda quartina il poeta vorrebbe descrivere la bellezza della donna amata, ma si sente incapace e per questo chiede a Amore di farlo per lui. Si sofferma a richiamare la sua benevolenza e la sua bellezza a confronto delle quali tutte le altre donne sono malvagie; pertanto essa è superiore a tutte.
La descrizione della bellezza è accentuata nella prima terzina a tal punto che essa è assimilata alla dea della bellezza e tutte le nobili virtù si chinano, riverenti, di fronte a lei.
Nella seconda terzina abbiamo il tema dell’impossibilità di arrivare a conoscere ed a cogliere pienamente la bellezza sovrumana della donna, troppo profonda per essere capita e descritta a parole

Il tema della lode si ritrova anche in altri poeti?


Anche Guinizzelli celebra la bellezza della donna nel sonetto “Io voglio del ver la mia donna laudare” che utilizza la tecnica dell’analogia nei versi in cui la donna è paragonata agli elementi naturali più preziosi come i fiori, i prati, le stelle, le pietre preziose e tutto ciò richiama il paesaggio primaverile.
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