La rivoluzione Russa


In realtà tra il 1917 e il 1918 sul territorio dell’ex impero zarista sono possibili ben 3 rivoluzioni, ma soltanto una di queste ha vinto e nemmeno l’aggettivo Russa è corretto, infatti poiché la Russia era composta da diverse nazionalità sarebbe più corretto dire la rivoluzione sovietica.
La prima guerra mondiale ha disgregato lo stato russo completamente e, stressato in più punti, si trova in grandi difficoltà a fine guerra.

Fine dell’Impero zarista, inizio del governo provvisorio costituzionaliberale.

Sul finire del 1916 il progetto dello zar (riproporre il potere zarista per compattare la Russia e gestirne le tensioni) fallisce.
La goccia che fa traboccare il vaso sono però delle proteste nelle retrovie (non al fronte) che si verificarono anche in Russia, come in altre parti del mondo, a fine febbraio 1917. Mancavano nelle città il cibo e il carbone per riscaldarsi così i cittadini protestano ma i soldati si rifiutano di placare la rivolta. Gli eventi precipitano e i consiglieri dello zar lo spingono ad abdicare in favore del fratello che rifiuta la corona e viene così nominato un governo provvisorio. La prima settimana di marzo 1917 il governo dello zar non esiste più e si crea, al suo posto, un governo provvisorio.
Nel frattempo erano nati i Soviet (“consigli”) che erano dei consigli di base che si formano in Russia tra operai e soldati, questi erano una specie di parlamento proletario ed emanavano spesso ordini in contrasto con le disposizioni del governo. Il più importante di questi è quello di Pietrogrado.

Il governo provvisorio è inizialmente presieduto dal principe Lvov che partecipa al gruppo dei Costituzional-liberali (o Cadetti). Questi sono un gruppo liberal-democratico e, tra i loro obiettivi, volevano trasformare l’impero zarista in una repubblica e proseguire la politica di guerra con l’Intesa.
Si propongono di convocare entro la fine del 1917 le elezioni per un nuovo governo (che per la loro volontà doveva essere liberal-democratico) in tutta la Russia.
Questo progetto portava con sé alcuni problemi: richiedeva in primis molto tempo per essere realizzato data la grandezza del territorio russo, e andava contro il volere popolare (uscire dalla guerra) che corrispondeva alla maggioranza.

I Social-rivoluzionari, dall’altra parte, sono socialisti, non marxisti, diffusi soprattutto nelle campagne. Questo tipo di socialismo è particolare, fa perno sulla tradizione comunitaria russa: le campagne erano organizzate attorno alle comunità di villaggio che possedevano tutte le terre e, a rotazione, le affidavano alle famiglie. In secondo luogo i contadini erano stanchi della guerra ed era compito dei Social-rivoluzionari accontentarli.

Hanno così inizio due scontri: contadini-latifondisti (i latifondisti possedevano molte terre e di solito quelle migliori e durante le guerre non le sfruttavano come avrebbero dovuto per questo i contadini sono tentati di prendergliele) e contadini-stato (lo stato, in periodo di guerra, compra ai contadini i viveri necessari per rifornire l’esercito ma a bassissimo costo). Quella dei Social-rivoluzionari è quindi una rivoluzione antistatale contadina appoggiata dal 80/85% della popolazione.

Ultimo partito è quello dei Bolscevichi (comunisti), sono una frazione del partito social democratico russo, sono marxisti e divisi in: Menscevichi e Bolscevichi.
I Menscevichi sono in maggioranza e sono marxisti, ortodossi, hanno letto il “Manifesto” e il “Capitale” di Marx e appoggiano il governo provvisorio poichè senza rivoluzione non c’è manodopera e non ci sono operai.
I Bolscevichi hanno a capo Lenin che soprattutto durante la guerra elaborano una nuova idea: Marx non era stato a contatto con la guerra mondiale ed è invece necessario agire per prendere il potere in nome del proletariato e creare quindi una repubblica sovietica.

Comincia così un’alleanza tra contadini e Bolscevichi: Lenin e i Bolscevichi sono d’accordo sul fatto che i contadini sono conservatori ma anche la maggioranza. I Bolscevichi avanzano subito 2 proposte: era necessario proclamare immediatamente la pace senza annessioni e senza indennità (i contadini sono favorevoli), inoltre la terra deve essere data ai contadini.

Lenin comincia a prendere il potere.

Lenin, spinto dalla Germania che era interessata all’interruzione della guerra, rientra a Pietrogrado.
Il 6 aprile 1917 viene pubblicato un articolo (“Tesi di aprile”) nel giornale ufficiale dei Bolscevichi. Nel testo Lenin sostiene:
Si deve arrivare immediatamente alla pace senza annessioni e senza indennità;
La terra deve essere nelle mani dei contadini;
Controllo della produzione
Devono essere diffusi e ampliati i poteri dei Soviet, che dovevano controllare la produzione. Si contrappongono quindi da subito un dualismo di poteri: da una parte il governo provvisorio (formato da personaggi eletti al parlamento zarista che rappresentano la Russia) e dall’altra i Soviet (volontà popolare); in questo modo i Bolscevichi potevano avere la maggioranza degli appartenenti ai Soviet.

Si crea così un dibattito all’interno del partito comunista.
Lenin mantiene però due ambiguità di fondo:
Dare la terra ai contadini veniva già detto dai Social-rivoluzionari ma si scoprirà poi che le due idee sono completamente diverse, infatti i Social-rivoluzionari volevano rafforzare la proprietà collettiva di villaggio (autonomia per le campagne), mentre i comunisti vogliono che i contadini controllino la terra posseduta dallo stato (controllo dello stato sulle campagne);
Dare in mano tutto il potere ai Soviet significa capire che tipo di rapporto c’è tra i Bolscevichi e la democrazia dato che i Soviet non sono altro che espressioni della volontà popolare oltre che organismi rivoluzionari.

Lo stato russo crolla definitivamente ad agosto 1917: a causa di un’offensiva l’esercito russo comincia a sfaldarsi, i soldati tornano a casa armati. I contadini cominciano la loro rivoluzione e si prendono le terre con la violenza senza aspettare le promesse di Lenin.

Lenin conquista il potere.

In ottobre Lenin vuole passare all’azione, perché in minoranza, e riesce a convincere i Bolscevichi per un’azione di forza pianificata da Trotzkij. Il 25 ottobre i soldati e le guardie rosse (ossia milizie operaie) circondano il Palazzo d’Inverno e arrestano i membri del governo provvisorio e occupano i punti di controllo di Pietrogrado. Intanto si riuniva a Pietrogrado il Congresso panrusso dei Soviet, che emette 2 decreti:
Pace: vogliono cominciare i negoziati con Germania e Austria;
Abolita la grande proprietà terriera.
Si forma intanto anche il Consiglio dei commissari del popolo (formato da 6 persone appartenenti al partito bolscevico) di cui Lenin era presidente.

Viene eletto poi il nuovo parlamento russo, i Bolscevichi ebbero soltanto il 25% dei voti, i veri trionfatori furono i Social-rivoluzionari.
Il nuovo parlamento si riunì per la prima volta in gennaio, ma un gruppo di guardie rosse spinse per la chiusura dell’assemblea che non verrà più riaperta.

Lenin si ritrovò al potere senza poter più contare sull’appoggio delle altre forze politiche.
Primo problema al quale Lenin voleva trovare soluzione era la fine della guerra e raggiungere così una pace senza indennità e senza annessioni con la Germania e l’Austro-Ungheria. La pace di Brest-Litovsk viene firmata a marzo nel 1918, ma è una pace onerosissima. Molti territori dell’ex impero zarista vengono incorporati dentro lo stato tedesco e austriaco, la Russia perde così zone ricche dal punto di vista economico, soprattutto agricolo.
Le potenze dell’Intesa considerano la pace come un tradimento e cominciano così ad appoggiare i vari gruppi antibolscevichi ed inviarono contingenti militari per alimentare la guerra civile scoppiata tra l’armata bianca (antibolscevichi) e l’armata rossa (bolscevichi).

Nel frattempo erano stati creati la Ceka (polizia politica) e il Tribunale rivoluzionario centrale, entrambi avevano il compito di punire chi disubbidisse al nuovo governo e si procedeva alla riorganizzazione dell’esercito col nome Armata rossa degli operai e dei contadini il cui artefice principale fu Trotzkij.
I Bolscevichi vinsero la guerra civile per vari motivi, non soltanto perché erano più forti, ma soprattutto perché l’armata bianca era divisa all’interno e gli altri stati, usciti dalla guerra, non avevano intenzione di perdere e spendere altro denaro. Il mondo contadino può così schierarsi con i bianchi, ma avrebbero perso tutto quello che avevano conquistato, se invece si fossero schierati con i rossi avrebbero potuto tenersi ciò che avevano conquistato nella loro piccola rivoluzione.

Vinta la guerra civile i Bolscevichi dovettero fare i conti con l’attacco polacco che, non contento dei confini, dopo una prima sconfitta, vinse sui Bolscevichi che furono costretti alla pace.

Politicamente parlando Lenin e Trodski sono certi che la rivoluzione bolscevica per vivere aveva una sola possibilità: diventare una rivoluzione mondiale. Per portare a livello mondiale la rivoluzione Lenin pensa che sia necessario coordinare le forze del proletariato di tutto il mondo, si forma così la Terza Internazionale o Internazionale comunista fondata nel 1919 e comincia a funzionare tra 1920 e 1921, è formata da tutti i partiti di proletari. Il partito comunista chiamava all’interno della Terza Internazionale gli altri partiti comunisti a creare in tutto il mondo una rete di partiti sul modello bolscevico, a fare della Russia un paese il centro del comunismo e a difenderla.

Lenin cerca di sistemare l’economia russa.

Lenin comincia a manifestare quella che era la sua idea politica sulle campagne.
Il primo problema dei Bolscevichi è quello di nutrire le città (far arrivare il cibo), viene così messo in atto il “comunismo di guerra”: il potere bolscevico comincia a requisire nelle campagne il cibo necessario per le città pagandolo a prezzi ridicoli e Lenin cerca di installare nelle campagne kolchoz (liberi contadini, fattorie collettive) e sovchoz (contadini dipendenti dello stato, fattorie sovietiche).
Tra il 1920 e il 1921 anche dopo l’istituzione di kolchoz e sovchoz l’economia è a pezzi e, poiché i contadini non vogliono che gli vengano requisiti i prodotti, si rivoltano. La rivolta termina soltanto a causa di una gravissima carestia che aveva colpito le campagne russe provocando numerose morti.

Nel marzo del 1921 Lenin pensa così ad una nuova politica economica che diminuisce le requisizioni delle campagne e permette ai contadini di commerciare ciò che vogliono che non dovevano consegnare a prezzi di mercato, affinché potessero produrre di più per sfamare le città. Lenin fa così approvare la Nep (Nuova Politica Economica).
Questa nuova economia crea una nuova classe borghese, i kulaki (contadini ricchi), che giunsero in breve tempo a controllare il mercato agricolo.

Formazione dell’Urss.

Nel 1918 venne varata la prima Costituzione della Russia che si apriva con una Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato. Si diede così vita all’Urss (Unione delle repubbliche socialiste sovietiche). Il potere doveva appartenere del tutto ai soviet uniti nel Congresso dei soviet dell’Unione, ma il potere reale era nelle mani del Partito comunista che forniva le ideologie e la politica a cui si ispirava il governo.

Il nuovo governo lottò contro la Chiesa ortodossa che si scontrava con la politica comunista e fu drasticamente ridimensionata e limitata.
Il nuovo governo riconobbe il matrimonio civile e facilitò il divorzio, legalizzò l’aborto e dichiarò la parità dei sessi. L’istruzione fu resa obbligatoria fino all’età di 15 anni e fu collegata al mondo della produzione privilegiando l’istruzione tecnica su quella umanistica.

Morte di Lenin e presa del potere di Stalin.

Alla morte di Lenin la situazione economica era migliorata, ma all’interno del gruppo bolscevico si aprì la lotta alla successione, l’uomo voluto dalle folle è Trotzkij che pensa:
se il comunismo rimane soltanto nell’Unione sovietica muore (comunismo internazionale);
abolire la Nep che ha portato avanti soltanto i contadini;
usare il prodotto delle campagne a favore della nazione per fare dell’unione sovietica un paese più tecnologico possibile.

Dall’altra parte c’è Stalin, è in una posizione di secondo piano, ma nel ’22 grazie alle sue doti da organizzatore Lenin lo pone a capo dell’organizzazione del partito e può così mettere a capo del partito uomini a lui fedeli che può controllare, propone:
è irrealistico pensare di portare la rivoluzione a livello mondiale, possiamo solo consolidare il socialismo nel nostro paese;
Andare avanti con la Nep.

Grazie all’appoggio del partito il vincitore sarà Stalin, nel giro di 2/3 anni Stalin si impone come successore di Lenin.
Stalin vuole dare al comunismo un’ideologia reale passando dalla teoria alla pratica.

Sospensione della Nep e inizio della liquidazione dei nemici.

Dato che nel 1927 il raccolto non aveva dato successi, riapre la questione contadina dal 1928, una volta al potere fa sua l’idea di Trodski attaccando economicamente, culturalmente, organizzativamente le campagne sovietiche. Stalin punta sulla meccanizzazione dell’agricoltura, ma in assenza di soldi ciò non poteva avvenire.

Poiché l’unico paese che può essere comunista è l’Unione sovietica, allora:
bisogna combattere i nemici interni,
bisogna combattere i nemici esterni.

Bisogna liquidare i kulaki come classe dando inizio alla collettivizzazione del settore agricolo: Stalin fa deportare moltissimi contadini, alcuni vengono mandati in campi di lavoro forzato, altri furono lasciati a morire in terre inospitali. I kulaki scomparvero così non solo come classe, ma in gran parte anche come persone fisiche. I campi di lavoro forzato sono campi penali, i contadini erano condannati al gulag per un tempo determinato (3,5,10,.. anni), gli operai furono sottoposti a una disciplina severissima ai limiti della militarizzazione, ma allo stesso tempo stimolati con incentivi materiali per i lavoratori più produttivi.

Tra il 1931 e il 1932 il potere lotta contro i contadini; il tutto declina in Ucraina: qui non solo si ha la guerra contro i contadini, ma a questa si aggiunge la sofferenza delle popolazioni ucraine contro i bolscevichi che li comandavano a seguito di una piccola indipendenza. La situazione è molto critica, in Ucraina mancano completamente i vivere. Stalin decide quindi di usufruire di questa situazione per distruggere del tutto la rivolta ucraina.

Stalin finì con l’assumere un ruolo da capo assoluto, simile a quello dei dittatori dell’altra sponda politica. Qualsiasi critica assumeva i caratteri del tradimento, le arti subirono una rigida censura entro i canoni del realismo socialista (esaltazione della realtà sovietica).
Alcuni hanno interpretato la dittatura staliniana come una forma di dispotismo industriale (una scorciatoia autoritaria per un rapido sviluppo economico).

Da così inizio a quelle che vengono chiamate le purghe (fa sparire tutti quelli che potessero essere oppositori politici, rende così il partito omogeneo con la sua linea):
Purga del 35/36;
Purga del 37/38, è quella più importante, soprattutto per le dimensioni, fa fuori gran parte dell’esercito sovietico, con questa vuole omogeneizzare la società sovietica.

Le vittime nella maggior parte dei casi venivano prelevate dalle loro case e fucilate o deportate nei campi di concentramento senza conoscerne i motivi, altri venivano processati pubblicamente, ma le confessioni venivano estorte tramite tortura.

Il regime comunista continuò comunque a mantenere intatto il suo fascino nonostante le persecuzioni di massa.

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