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Dopo la Grande Guerra

La prima guerra mondiale termina nel 1918. L'impero tedesco, l'impero Ottomano e l'Impero austroungarico sono sconfitti. L'impero tedesco sopratutto causa delle rivolte spartachiste di Monaco e Berlino. Gli alleati fondano la Società delle Nazioni nel 1919.

Le conseguenze della Prima Guerra mondiale

L'impero russo, che era entrato in guerra per appoggiare la Serbia era solo apparentemente una grande potenza. In tutti i campi era possibile cogliere evidenti segnali di debolezza: in campo politico impero russo è ancora fermo al XVII secolo in quanto il paese era governato da un monarca assoluto. Nel 1905, dopo la rivoluzione seguita alla sconfitta della Russia nella guerra con il Giappone, era stata istituita la camera dei deputati, la Duma, dotata di poteri di controllo sull'operato del sovrano e sulla politica del governo; tale organismo veniva però di fatto sistematicamente scavalcato dall'imperatore. Anche sotto il profilo economico tra la Russia resto d'Europa esisteva un vero e proprio abisso. L’economia era basata su un’agricoltura estremamente arretrata, in ogni ambito. L’industria si era sviluppata solo a fine dell’Ottocento e le poche industrie erano concentrate in alcune zone, soprattutto la capitale San Pietroburgo.

A Pietrogrado, a causa del logoramento, nel 1917 si ebbero le prime manifestazioni. Lo zar Nicola II non riuscì a fermare le varie dimostrazioni e il 14 marzo 1917 nacque un governo provvisorio che ottenne l’abdicazione dello zar. Il governo provvisorio era stato espresso dalla Duma, formata principalmente da liberali moderati. Fuori dal Parlamento rinacquero gli organi di autogoverno già sorti dopo la prima rivoluzione del 1905, i Soviet. Questi erano consigli formati da operai e soldati. In questo periodo si parla di Dualismo di poteri, esistevano cioè due diverse forme di governo concorrenti, i Soviet e il governo provvisorio.
Il partito socialdemocratico russo era formato dal 1903 da due correnti principali: i Menscevichi, la parte minoritaria, che incarnava il marxismo ortodosso e quindi optava per creare una democrazia, in modo tale da permettere la nascita della fase borghese e la successiva rivoluzione comunista. I bolscevichi, la parte maggioritaria, invece, prevedevano un partito elitario, con una ristretta dirigenza di militanti subito pronto ad attuare misure rivoluzionarie.
Il leader della corrente bolscevica era Lenin che si trovava in esilio a Zurigo. Tuttavia, si accordò con le autorità tedesche in modo da poter attraversare il territorio tedesco e tornare in Russia. La Germania dal suo canto era favorevole al ritorno di tale leader in Russia, poiché le sue idee avrebbero creato ulteriore disordine e, quindi, limitare l’efficienza bellica della neonata repubblica. Le sue idee vennero condensate nelle Tesi di aprile. Le due parole d’ordine erano “pace immediata” e “tutto il potere ai soviet”. Lenin, infatti, sosteneva la necessità di una pace immediata con la Germania, poiché la guerra, sostenuta invece dal governo provvisorio di Kerenskij, era solamente un mezzo di espansione del capitalismo. I conflitti erano inoltre la diretta conseguenza della politica imperialista delle nazione avanzate. In questo modo, Lenin giusti!cò anche la mancanza della fase borghese, identificata con la politica imperialista.
Il 25 ottobre 1917 reparti armati bolscevichi assaltarono il Palazzo d’Inverno, arrestarono numerosi ministri del governo e il potere venne assunto dal Consiglio dei Commissari del popolo, guidato da Lenin. Il nuovo governo in primo luogo abolì la proprietà privata nelle campagne, nazionalizzando i terreni, distribuiti poi a tutti i contadini che desideravano coltivarli. Le banche e le industrie con più di 5 dipendenti vennero nazionalizzate. Il nuovo governo, inoltre, concesse: la parità tra uomo e donna con il diritto di voto alle donne, l’introduzione del diritto al divorzio e all’aborto, la giornata lavorativa di otto ore e la divisione completa fra Chiesa e Stato.

La Russia comunista

Tutti coloro che non appartenevano alla classe proletaria e si contrapponevano alla rivoluzione divennero nemici dello Stato. Nel 1918 vennero così istituiti i primi campi di concentramento. Con la fondazione della Commissione straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio iniziò il Terrore Rosso che vide l’eliminazione di tutti gli oppositori al regime. I bolscevichi, tuttavia, non si sentirono abbastanza forti per poter cancellare le elezioni a su$ragio universale istituite per il 12 novembre 1917. Queste videro una grandissima sconfitta dei bolscevichi. Lenin decise di lasciar riunire l’assemblea costituente che venne subito sciolta.

Con il trattato di Brest-Litovsk del 1918, la Russia giunse alla pace con la Germania. Tuttavia, il nuovo regime dovette affrontare una guerra civile contro ribelli, aiutati da Francia, Inghilterra e Stati Uniti. L’armata Rossa, completamente riorganizzata da Trockij, riuscì a sconfiggere i nemici. I comandanti dei Bianchi, i ribelli, si rifacevano ad un feroce antisemitismo, che in accordo con il documento Protocolli dei Savi di Sion prevedeva un piano di conquista mondiale da parte degli ebrei. Negli anni 1917-19 vennero compiuti numerosi pogrom (massacri) nei territori controllati dai bianchi.
Il problema principale degli anni 1917-21 fu l’approvvigionamento delle città. Il governo sovietico attuò così il comunismo di guerra: tutte i raccolti venivano requisiti dal governo e ridistribuiti. Questo portò a numerose rivolte contadine e all’intenso uso di campi di concentramento, a scopo rieducativo. Dopo la sconfitta subita con la Polonia, Lenin decise di rivedere la politica sovietica, con i contadini ormai ridotti alla fame dalle continue requisizioni. Nel marzo 1921 venne varata la NEP (Nuova Politica Economica) che riaffermò un’economia di mercato nelle campagne. Questa fu definita da Lenin come un passo indietro nella via del socialismo. Si venne così a creare una classe di piccoli imprenditori i Kulaki.

La Russia Stalinista

Dopo la morte di Lenin nel 1924 salì al potere Stalin, dopo una feroce lotta per la successione. Stalin creò un vero e proprio stato autocratico, eliminando ogni libertà e perseguitando i suoi nemici politici, attuando le cosiddette “purghe”. In questo periodo iniziò anche la politica di pesante industrializzazione della Russia. La produzione venne in ogni ambito controllata dallo Stato, dando vita ad un’economia pianificata, soprattutto dopo la creazione dei piani quinquennali, che fissavano gli obiettivi da raggiungere della produzione. L’esperienza sovietica degli Anni Trenta causò l’ammirazione di tutti gli stati europei, attanagliati dalla Grande Depressione. Ben presto i kulaki si rifiutarono di immettere nel mercato i propri raccolti, ritenendo i prezzi troppo bassi. Stalin iniziò così la liquidazione di tale classe sociale, definita un vero e proprio parassita, e collettivizzò le campagne. I kulaki vennero deportati in numerosi campi di rieducazione. Lo Stato divenne così proprietario anche delle campagne e i contadini divennero dipendenti statali, riuniti in grandissime aziende agricole.

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